Pinocchio, storia di un burattino gourmet: le ricette della favola in tavola da Burde

Nel libro capolavoro di Carlo Lorenzini, il cibo viene rammentato, sognato, discusso e trattato per ben 36 volte. Vi si può leggere adesione piena alle ricette di Pellegrino Artusi, amore per la tradizione e sincera passione per il gusto, il tutto reso più luminoso dagli occhi di un bambino burattino per cui il cibo ha un valore tutto speciale.

“Le avventure di Pinocchio Storia di un burattino” e i perchè del legame con Burde:

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Capitolo IIMaestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.

(… )Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco.(…)


Capitolo VII – Geppetto torna a casa, e dà al burattino la colazione che il pover’uomo aveva portata per sé.
(…) Geppetto, che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa sola, cioè che il burattino
sentiva morirsi dalla gran fame, tirò fuori di tasca tre pere, e porgendogliele, disse:
– Queste tre pere erano per la mia colazione: ma io te le do volentieri. Mangiale, e buon pro ti
faccia. –
– Se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle (……)

Capitolo XIII – L’osteria del Gambero Rosso.
(…) Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté  mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro   porzioni di trippa alla parmigiana: e perché la trippa non gli pareva condita  abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato!(…)
………………….
(…) La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre, si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro. (…)

Ricetta e spiegazione Lepre in dolce e forte:

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Approfondimento sul cibreino

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=vtQ7OqNyxyI[/youtube]

Capitolo XVI – La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino: lo mette a letto, e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto.

(…) Di lì a poco, si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color dell’aria, tutta imbottita di penne di canarino e foderata nell’interno di panna montata e di crema coi savoiardi. La carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi, e il Can-barbone, seduto a cassetta, schioccava la frusta a destra e a sinistra, come un vetturino quand’ha paura di aver fatto tardi. (…)

Capitolo XXIV – Pinocchio arriva all’isola delle Api industriose e ritrova la Fata.
(…) – Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d’acqua, ti darò un bel pezzo di pane. – Pinocchio guardò la brocca, e non rispose né sì né no. – E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll’olio e coll’aceto, soggiunse la buona donna.  (…)

Capitolo XXXIII – Diventato un ciuchino vero, è portato a vendere, e lo compra il direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare e a saltare i cerchi; ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro, per far con la sua pelle un tamburo.
(…) – Pretenderesti, dunque, che un somaro, par tuo, lo dovessi mantenere a petti di pollo e cappone in galantina? – soggiunse il padrone arrabbiandosi sempre più e affibbiandogli una seconda frustata. (…)
…………………..
(…) — Questo fieno non è cattivo, — poi disse dentro di sé, — ma quanto sarebbe stato meglio che avessi continuato a studiare!… A quest’ora, invece di fieno, potrei mangiare un cantuccio di pan fresco e una bella fetta di salame!… Pazienza! (…)
…………….                                                                                                                                                                                                                                                                   (…) Allora prese una boccata di paglia tritata: ma in quel mentre che la masticava si dové accorgere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto né al risotto alla  milanese né ai maccheroni alla napoletana. (…)

“E se volessi avere le ricette?”

Ve le forniremo in futuro ma sappiate fin da ora che sono le stesse ch già indicava Pellegrino Artusi nel suo celeberrimo libro di ricette “nazionali”.

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