Monthly Archives: Maggio 2008

Brunellopoli: contro i blocchi alle frontiere ecco i blocchi alle cisterne…lettera al Sindaco di Montalcino

Dato che ormai non so più tenere una penna in mano e la mia calligrafia ormai è al tardo sumero come chiarezza, uso il blog per indirizzare al Sindaco di Montalcino una lettera petizione lanciata da Daniele Cernilli, direttore Guida dei Vini del Gambero Rosso, che mira a far fare un atto di trasparenza e rilancio dell’immagine di correttezza e pulizia del Brunello di fronte alle ultime preoccupanti notizie internazionali (vedi KelaBlu, WineNews , Vino al VinoVinoWire).

Signor Sindaco,

mi permetto di scriverLe questa lettera per provare a dare un contributo, attraverso una proposta, per affrontare in modo positivo alcuni dei problemi che hanno colpito e stanno colpendo l’immagine di Montalcino e dei suoi vini.
Le indagini in corso, doverose e nel merito delle quali non intendo assolutamente entrare, hanno in una certa misura appannato il prestigio nazionale ed internazionale del Brunello di Montalcino, e la situazione potrebbe rivelarsi preoccupante non solo per gli evidenti danni commerciali che le aziende, coinvolte o meno, stanno ricevendo, ma anche, e di conseguenza, per i livelli occupazionali della zona e per l’economia generale del Comune, ed è per questi ultimi motivi che mi permetto di rivolgermi a Lei.
Ci sono stati dei controlli sulla veridicità dell’Albo dei Vigneti, e, come Lei sa bene, solo una minima parte non è risultata in regola. Gli eventuali problemi legati all’uso illegale di vitigni diversi dal Sangiovese per la produzione del Brunello, a mio sommesso parere, potrebbero essere dovuti ad altre ragioni.
Se fossero ad esempio dovuti ad un’ illegale aggiunta di vini trasportati a Montalcino da altre zone, magari nottetempo e con automezzi privi di documentazioni ufficiali, come viene adombrato da qualcuno, al fine di fugare eventuali dubbi e di impedire il traffico illecito, qualora avvenisse, la questione potrebbe essere affrontata nel modo con il quale è stato fatto in alcune regioni vitivinicole della Francia.
Sarebbe sufficiente vietare in tutto il territorio comunale il trasporto di vini sfusi provenienti da fuori, in contenitori superiori ai 5 litri, con deroga, a chi ne facesse espressa richiesta. E che dovrebbe comunicare preventivamente i dati del vettore utilizzato, almeno due o tre giorni prima del trasporto, al Comando dei Vigili Urbani di Montalcino. Targa del mezzo, nome del conducente, motivo del trasporto ed, ovviamente, il percorso da effettuarsi all’interno del comune con destinazione finale.
Il sistema potrebbe essere completato con una sorta di ZTL, con previsti precisi varchi per gli automezzi superiori ad un certo peso, ai quali possa essere fotografata la targa, in modo da avere un ulteriore controllo attraverso il confronto fra quelle dichiarate nella richiesta d’ingresso in territorio comunale, e quelle effettivamente transitate sotto i varchi stessi.
Le segnalo che un sistema del genere, oltretutto allargato a tutti gli autoveicoli, è in funzione da diversi anni nel centro storico di Bologna, e che potrebbe chiedere informazioni ulteriori ai responsabili della viabilità e del traffico di quel Comune.
A coloro che fossero trovati sprovvisti di documentazione o che non avessero fatto richiesta nei termini stabiliti dall’Autorità Comunale,, verrebbero comminate gravi sanzioni amministrative, da stabilire in modo da rendere del tutto non conveniente correre dei rischi. Considerando che quasi tutti i trasporti di questo genere vengono eseguiti da mezzi di proprietà dei conducenti, il sequestro dell’autobotte e del carico potrebbe rappresentare un vero spauracchio in questo senso.
Concludo dicendoLe che sono convinto che la messa in atto di misure di questo genere non sarebbe solo un modo per evitare qualunque chiacchiericcio e qualunque dubbio sull’onestà dei produttori e sull’autenticità del Brunello di Montalcino, ma avrebbe anche un’evidente valenza promozionale nei confronti del pubblico dei consumatori, che si sentirebbe più puntualmente e più autorevolmente tutelato, in Italia e soprattutto nei Paesi esteri.

Scusandomi di averLa importunata con queste mie proposte, dovute solo alla considerazione che nutro per il Brunello e per i suoi artefici, cordialmente La saluto.

Andrea Gori
www.sommelierinformatico.it

(nonchè acquirente di decine di casse all’anno di Brunello per la Trattoria da Burde a Firenze)

La Vieille Julienne- Daumen père et fils Châteauneuf-du-Pape AOC 2005

Quando Parker e i suoi emuli americani (e anche Gary!) ci parlano di vini esplosivi
del Rodano e di fiumi di blackcurrant (mirtillo nero) che invadono il palato è di
questo vino che stanno parlando! Giovanissimo e aggressivo, già alla vista con il suo
porpora intenso e le note violacee accesissime preannuncia di essere un vino
impetuoso e diretto. Al naso è lampone, è fragola, spezia dolce, tabacco e cacao,
frutta di bosco scurissima e matura, cassis, un vero e proprio concentrato di note
aromatiche piene e compatte. In bocca mantiene ciò che ha promesso al naso con un
impatto forte e impetuoso che lascia il palato quasi intorpidito di fronte a cotanto
tannino aggressivo, all’acidità alta e tagliente e al roboante 15.5% di alcool, più
che necessario e affatto fastidioso visto che aiuta, insieme ad un corpo pieno e
serrato, a controbilanciare una massa di durezze davvero rara. Un vino sicuramente
giovanissio e assolutamente da non bere adesso ma perfetto per capire già in
gioventtù i crismi della grande annata. E il 2005 nel Rodano del Sud è una di quelle
annate che faranno storia e se la faranno sarà proprio per merito di vini come
questo!(70% Grenache, 10% Syrah, 20% tra Mourvèdre, Cinsault, Counoise e diversi vitigni a bacca bianca).

Da Burde a € 75,00 in tavola e in enoteca
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La Vieille Julienne Chateneuf du Pape AOC 2005
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Vive le Rhone! Chateauneuf du Pape e Cote Rotie

Grandi vini per una piccola introduzione al Rodano vitivinicolo e alle sue affascinanti diversità. Sala gremita e pubblico molto attento a scoprire dettagli e sfumature di vini mai così tanto al centro dell’attenzione (vedi Wine Spectator e Robert Parker) ma anche mai così poco conosciuti al grande pubblico. Ed ecco che la serata è scorsa via molto piacevole tra Grenache Blanc in purezza per un discreto vino da inizio pasto come il Chateau Des Tours 2004, della stessa maison del monumentale Chateau Rayas, e la nobile e mineralissima versione del Viogner di Chateau Grillet, una delle maison francesi più celebrate. Il Grillet 98 di è rivelato succoso e territoriale e godibilissimo. Tra i rossi, sferzata in apertura di tannino e acidità e frutta esplosiva per un’altro grandissimo successo enologico recente ovvero La Vieille Julienne 2005, con il suo Chateneuf du Pape “biologico”. Passo indietro negli anni per un Cote Rotie Vidal Fleury 1995 un pò in fase calante ma molto tipico per un Syrah evoluto, con note di humus, carne e pepe nero.

Grandissimo il finale di serata con uno Chateau Rayas 1998 che non ha deluso le aspettative mostrando classe ed eleganza più che muscoli affascinando tutti i commensali. Dolce chiusura con il Muscat de Baumes et de Venise di Duboeuf e la sua calda  aromaticità di fiori e frutta, perfetti per accompagnare la nostra torta di mele caserecca e anche per il Cremino “C’era una volta” della cioccolateria La Molina di Quarrata (PT).

Su YouTube disponibili nelle prossime ore tutti i vini degustati. Già da oggi disponibili in vendita da Burde con il seguente listino:

  • Château des Tours Réserve 2004                          € 15,00
  • Château-Grillet 1998                                                 82,00
  • La Vieille Julienne- Châteauneuf-du-Pape 2005  € 75,00
  • Vidal Fleury Côte Rôtie Brune et Blonde 1995      30,00
  • Château Rayas – Châteauneuf-du-Pape 1998       175,00
  • Muscat de Beaumes des Venise 2005                    € 18,00

Miglior Sommelier Toscana: correzione carta dei vini

Da sempre la prova finale di ogni concorso, è il suggello di una prova e anche se a livello di punteggia teoricamente non conta tantissimo sul totale, è molto importante per l’impressione che si lascia di sè quindi spesso conta molto. Vi riporto la foto della carta da correggere (così come è stata mostrata ai concorrenti sul palco) e di seguito la carta corretta dalla giuria. Qui l’emozione forse conta meno ma spesso il problema nasce dal fatto che non si capisce mai bene se l’errore è grammaticale (come ad esempio PaiLard invece che PaiLLard) oppure più concettuale o un semplice scambio di nomi. In ogni caso, memorizzare il numero più alto di etichette e di DOC/AOC è l’unica strada…

Carta corretta:

Campioni a confronto: Simona Andrea e Alberto vs Vino rosso da decantare

Terza prova della finale e quella in cui davvero si trema e se si trema si rischia davvero grosso. 7 minuti per decantare un vino rosso possono sembrare tanti ma se vi facessi leggere il protocollo di decantazione (2 pagine di istruzioni e attenzioni) vi renderete conto che ogni passo e ogni movimento devono essere studiati e soppesati con molta attenzione.

Nello specifico IMHO ha contato molto che Simona è riuscita a mantenere il sangue freddo e ha togliere la bottiglia dal cestino (operazione da fare direi sempre) e non si è spaventata dalla fuorisciuta di vino al momento della rimozione del tappo. Questione poi dibattutissima è il quando va portato il tappo a chi ha ordinato il vino, non c’è grande accordo tra i sommelier e direi che ogni volta conta più come lo fai che quando lo fai. Regola che vale un pò per tutta la prova, più che la correttezza formale (direi buona per tutti) conta la presenza (mai troppo invadente) e il senso di dimestichezza che si deve trasmettere con l'”oggetto” vino e anche qui mi pare che Simona abbia avuto una marcia in più, anche se magari formalmente corretta quanto gli altri. Notate ad esempio con Andrea quanto “pesi” sulla scioltezza del servizio il fare troppi viaggi tra il tavolo di servizio e il gueridon, errore che ho commesso anche io in finale a Londra.

Ma spazio ai filmati e ai vostri commenti!

Alberto Camuso e la decantazione 

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Alberto Camuso e la decantazione
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Andrea Balleri e la decantazione

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Andrea Balleri e la decantazione
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Simona Bizzarri e la decantazione

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Simona Bizzarri e la Decantazione
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Campioni a confronto: prova abbinamento al Miglior Sommelier Toscana 2008

Questo il menu che i nostri Sommelier si trovavano proiettato e che rappresentava la sequenza di piatti della ipotetica cena dei commensali sul palco. A partire da questi piatti era richiesto di abbinare 3 vini Italiani da 3 regioni Italiane diverse con almeno un vino toscano, 3 vini da 3 paesi europei con almeno uno francese e 3 vini da 3 paesi extraeuropei. Si tratta di una prova difficile perchè i nomi dei vini li puoi conoscere e servire anche spesso ma quando sei sul palco se non ti sei preparato qualche schema con i nomi dei vini o le foto delle etichette hai in mente solo il nbuio completo. In questa prova direi che Simona ha nettamente battuto gli altri partecipanti scegliendo non solo vini adatti ai piatti ma anche capaci di suscitare qualche emozione per legami con il piatto o con il territorio. Bene anche Andrea ma forse vini più banali, almeno alle orecchie di noi sommelier un pò esperti. Alberto alla sua prima occasione azzecca gli abbinamenti ma cita solo le tipologie di vino non specificando nomi delle aziende e annate dei vini il che è formalmente corretto ma ovviamente non raccoglie punteggi altissimi in giuria.

Ecco gli abbinamenti di Alberto Camuso

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Alberto Camuso Abbinamenti
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Ecco gli abbinameni di Simona Bizzarri

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Simona Bizzarri Abbinamenti
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Ecco gli abbinamenti di Andrea Balleri

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Andrea Balleri abbinamenti
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Eric Asimov scrive la “fondazione” del godere nel bere vino, e ci spiega perchè Parker è così importante per gli Americani

“Sometimes a great Beaujolais is a better choice than La Tâche” dice Nathan Vandergrift, ricercatore di statistica all’ University of California. E nel bellissimo post sul NewYork Times, Eric Asimov , curatore del blog di culto The Pour nonchè nipote del GRANDE Isaac Asimov, pone una questione fondamentale ovvero che la componente meno studiata e più sottovalutata nella valutazine di un vino sia proprio la nostra testa e in genere tutto ciò che non il vino in sè, quindi ambiente, compagnia, luci, suoni, rumori, musica, stato psicofisico, umore. Tutti elementi che magari siamo abituati a pensare come abbinamenti al vino e non a fattori che ne cambiano radicalmente la percezione. L’esempio che Eric riporta del vino incantevole bevuto in Toscana tra le colline che non ha lo stesso sapore a casa propria (negli USA) credo chiarisca tutto. E altrettanto interessante è la descrizione che fa dei Winephobic ovvero di quanti sono terrorizzati al momento dello scegliere un vino sul fatto di “sbagliare” e fare così una brutta impressione sul capo o, peggio credo, sulla LEI/LUI della situazione. E quindi ecco che i punteggi di Parker e simili vengono in soccorso cercando di soppiantare ogni elemento soggettivo e ambientale nel processo di fruizione del vino.

L’argomento merita attenzione e discussione secondo me e in teoria taglia pure la testa al toro di tante discussioni sui punteggi delle guide…o meglio ci fa capire che godere e apprezzare il vino, come tantissime altre faccende (si, sesso compreso) è una questione di TESTA più che di altro. Altra riprova che la testa non serve solo a dividere le orecchie e tenere appeso il tastevin.

Direi anche appunto che porta pure acqua al mulino di noi sommelier, che dobbiamo cercare non solo di presentare belle etichette, ma far vivere un pò di emozioni, che è quello che il cliente ci chiede poi in fondo se decide di spendere per del vino.

E allora diciamo, meglio un Beajoulais presentatovi da un grande sommelier che un La Tache versato da una persona qualunque…

Via DrVino e Mondosapore

Felsina Berardenga Fontalloro Toscana IGT 2001 in Magnum

Grande sorpresa (anche per me!) ma che giunge a coronamento di una sequenza bellissima di espressione del Sangiovese (la serata con Felsina qui da Burde lo scorso Aprile) cui non poteva mancare una riprova delle potenzialità di invecchiamento e maturazione di questo vitigno. Al naso l’effetto magnum è evidente con note fruttate, speziate e balsamiche nettissime e larghe, addirittura più evidenti e fresche rispetto al giovanissimo 2004. Al naso sembra quasi ricordare più la Rancia che il Fontalloro tanta è la potenza espressiva fruttata di questo vino. In bocca invece i tannini sono già in parte evoluti e mostrano un notevole carattere setoso e la mineralità unita all’acidità ne fanno un vino ancora in evoluzione.

Chiusura fruttata larghissima e convincente sostenuta da un alcol e da un corpo veramente impressionanti. Perfetto connubbio tra i terroir senesi del Chianti e i vicini caratteri ilcinesi e montepulcianesi, questo 2001 ci regala un Fontalloro tra i più grandi di sempre e in una fase evolutiva interessantissima e soprattutto ci fa capire quanto possa dare in termini di eleganza il Sangiovese con qualche anno di maturazione sulle spalle.

Ecco qui la degustazione di questa grande annata.

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Campioni a confronto Andrea Alberto e Simona nelle prove di degustazione della Finale

Ed ecco come da tradizione da 90esimo minuto la disamina della finale per permettere a tutti i sommelier (e non) in ascolto di capire perchè e per come ha vinto Simona e soprattutto impare dalle finezze e dagli errori altrui. Partiamo con la prima prova della finale ovvero 3 vini da degustare in 9 minuti e una “bevanda”. Dico bevanda perchè nella trappola della bevanda da identificare sono caduti sia Andrea che Simona mentre Alberto se l’è cavata con una scioltezza notevole.

I vini erano rispettivamente:

  1. Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva 2005
  2. Quercegobbe Petra 2004 (merlot 100%)
  3. Moscato d’Asti Moncucco Fontanafredda 2007
  4. Sakè 

Dei tre vini, che ho assaggiato dopo a bottiglia scoperta, direi che sul primo, Verdiccho Riserva, chi ha detto o ha pensato che fosse uno chardonnay passato in legno è pienamente giustificabile visti i sentori pronunciati tropicali e l’effetto barrique che copriva alcune note tipiche del Verdicchio mettendo in evidenza profumi come quelli di banana e burro che spesso si trovano in chardonnay importanti. Il Quercegobbe forse era un pò più semplice ma obbiettivamente era piuttosto ricco da far pensare ad un vino del sud. Moscato invece riconosciuto da tutti senza troppi patemi. Ottimo il sangue freddo di Simona che cambia l’ordine scelto di degustazione per non rovinarsi il palato con il dolce una volta che ha capito di essere partita dal bicchiere “sbagliato”. Sul sakè la trappola stava nel fatto che ci si aspetta quasi sempre un distillato e praticamente mai un FERMENTATO come invece (di riso) è il Sakè.

Ma spazio ai video:

Alberto Camuso [coolplayer width=”240″ height=”190″ autoplay=”0″ loop=”0″ charset=”utf-8″ download=”1″ mediatype=””]
Alberto Camuso degustazione vini
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Simona Bizzarri 

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Simona Bizzarri Degustazione vini
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Andrea Balleri 

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Andrea Balleri Degustazione Vini
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Marcello Lippi e Oliviero Toscani protagonisti al Premio Versilia con i sommelier

Marcello Lippi è stato insignito del titolo di Sommelier Onorario e ci ha spiegato qualche retroscena dei festeggiamenti mondiali (ovvero che hanno festeggiato con bollicine Ferrari) e ci fa conoscere i suoi vini preferiti, Sassicaia e Brunello di Montalcino in testa, ma il Carmignano???

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Marcello Lippi e il Sassicaia
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Oliviero Toscani molto gioviale e simpatico ci racconta invece del suo vino prossimo venturo dalla Maremma e come mai lo chiamerà Quadrato Rosso…(nella foto il quadro astratto di Kasimir Malevic da cui il vino prenderà il nome)

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Vino Toscani: come mai quadrato rosso?
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