Ratatouille e il vino: due riflessioni

ratatouillee vinGià perchè di bellissime e interessanti parole sulla cucina di Ratatouille è pieno il web (ma non così belle come quelle di Sigrid Verbert alias Cavoletto di Bruxelles), così come è pieno di versioni di ricette della ratatouille, ma del vino che pure nel film se ne vede e se ne beve tantissimo, ovviamente nessuno ne parla!
E si preferisce discutere sul vino che la Disney voleva lanciare sul mercato USA, rinominando un borgogna bianco a base chardonnay da 12,99 dollari. Per fortuna del Vino in generale la mossa commerciale si è impatanata…anche perchè nel film il protagonista è il grande rosso di Bordeaux. Precisamente le mitiche bottiglie che i protagonisti bevono sono un sontuoso (immagino) Chateau Latour del 1967, uno Cheval Blanc del 1947 e un Lafite Rotschild di annata non definita. Si scorge anche uno champagne e un Cote Rotie che Ego beve nel suo studio nella bellissima scena in cui gli viene annunciato che deve tornare da Gousteau dopo l’ultima stroncatura.
Che dire delle scelte? non entro nel merito degli abbinamenti perchè il Latour viene bevuto per altri scopi che non sono alimentari, che lo Cheval Blanc viene solo nominato e che il Lafite viene ordinato PRIMA di scegliere il piatto però faccio notare che, a dispetto del Pinot Noir e della Borgogna che ultimamente almeno nel cuore dei presunti veri intenditori ha surclassato il vecchio e demodè Bordeaux lafite, nel film il vino classico che più classico non si può si prende una bella rivincita.
Stai a vedere il vitigno Kiarostami (© Andrea Scanzi) comincia un pò a perdere l’effetto Sideways che tanto lo aveva celebrato?
E che magari il caro vecchio taglio bordolese è sempre e comunque l’archetipo di vino cui tutti ci rifacciamo?
Non continuate a leggere se non volete rovinarvi il finale…

****Spoiler*****
A me ha colpito più che altro il perchè la ratatouille vince. Vince sulla logica fredda del critico perchè viene cucinata talmente genuina e semplice che risveglia in Ego un ricordo ancestrale della cucina di mamma: la fusione dei sapori delle verdure è tale che cade ogni barriera psicoogica e ogni costruzione intellettuale rispetto alla cucina, lasciando vivere solo la parte emozionale che questa fa risvegliare (e potrebbe essere un bel metro di giudizio per tante cucine odierne…).
Allo stesso modo il vino forse sta cominciando a perdere la funzione di stupore ad ogni costo per assumere quella più semplice e genuina di compagno della buona tavola, schietto complesso e raffinato, ma soprattutto vero e capace di risvegliarci emozioni profonde, magari legate a qualche episodio della nostra infanzia. Non mi riferisco al famoso ciuccio intinto nel Brunello per natale (cooome? da voi non si usa?!?) ma quanto ad una serie di profumi e sensazioni primigenie che alcuni vini hanno la capacità di regalarci. trapetMi è capitato, anche solo domenica scorsa, di rimanere impietrito e basito nell’assaggiare lo Chambertin 2002 di Trapet però non mi ha scaldato minimante il cuore come il sorso di Poggio al Vento 99 che ho bevuto martedì scorso in cucina a casa mia prima di andare a letto (ed era aperto da venerdì sera…). poggio ventoE non posso dire che il Poggio al Vento sia un vino in assoluto migliore (in termini di punteggio) ma in termini di emozioni, PER ME, non c’è paragone! Però io sono toscano di almeno sesta generazione e oste di quarta quindi ho una deriva genetica che mi impedisce di legarmi sentimentalmente a vini che non siano a base sangiovese quindi sono un caso a parte…
Ah già, volete magari sapere com’era il film…vi dirò che da grande fan della prima ora della Pixar, vi assicuro che ci troviamo di fronte dal punto di vista tecnico, grafico e registico ad un nuovo termine di paragone per l’animazione e che nemmeno per due secondi mi è venuto da pensare che fosse un film il cui target fosse Malwin…
E quanto al resto, concordo al 100% con tutto quanto ha scritto Piera Detassis di Ciak quando dice che Ratatouille è “uno spettacolo degno della grande e perduta classicità di Hollywood”.
Chapeau, Brad!