Andrea Gori

Sommelier, giornalista pubblicista, scrittore e ristoratore da 4 generazioni a Firenze con la Trattoria da Burde di famiglia, fondatore del Dissapore Network e Intravino, i siti web più frequentati dell'enogastronomia italiana. Scrivetegli pure a burdedj[@]gmail.com

Cascina Melognis Divicaroli 2024 Colline Saluzzesi Doc Pelaverga

Il vitigno catalogato nel registro nazionale delle varietà si chiama semplicemente Pelaverga. Nel Verdunese — una zona del Barolo — si produce un vino chiamato Verduno Pelaverga, ma è fatto con un’uva diversa: il Pelaverga Piccolo, che non è geneticamente imparentato con il “nostro”. Condividono una certa speziatura, ma quello là è molto più speziato e più alcolico; questo invece è leggerissimo.
È un vino ideale per l’estate: lo serviamo dal frigo, al posto di un bianco. A 10°–12° va benissimo, perché fa solo 11,5° e ha un’acidità molto contenuta — è meno alcolico persino del frizzante che avete bevuto prima. L’anno scorso l’ho portato a Firenze, l’ho servito da Buca Mario, e ha avuto un successo enorme.
È un vino che ha questa speziatura naturale — il pepe viene fuori, ma delicatamente. C’è soprattutto molto zenzero, una nota di garofano, e una componente vegetale che contribuisce a renderlo fresco e leggero. Manca la componente tannica, ed è proprio per questo che si può servire tranquillamente freddo, anche con il ghiaccio.
Michele Antonio Fino: È un vino assolutamente divertente e accattivante. La 2025 è un po’ più tannica — ma la 2024 è quella giusta, e hai perfettamente ragione. La 2024 ha incontrato molto bene il mercato: ha preso ottimi riconoscimenti da IS e da Slow Wine, e sta girando un po’ in tutto il mondo. Non male per un’uva che veniva considerata povera dal punto di vista dell’alcolicità — ma oggi, in realtà, l’uva “poverina” non è più uno svantaggio.

Da noi su Acquacotta Casentinese (pomodoro, pane, salsiccia, cipolle) è andato alla grande!

Terrazze Chianti Classico Riserva 2020 Castagnoli

Filippo Forte racconta la realtà su scisto e terrazze affascinanti ma faticosissime da lavorare a Castellina in Chianti. Naso accattivante fitto di resine e ribes rosso e nero, cassis e pepe , sorso pronto e vivace che risponde in armonia e grinta. Finale piccante tra sandalo tabacco resine , lunghezza notevole divertente a tavola anche su un sugo di pasta ricco di grassi e acidità come l’amatriciana di Paolo Gori con cinta senese.

Paolo e Noemia d’Amico – Noe dei Calanchi 2024, Orvieto DOC

Un Orvieto che mostra esattamente come può essere incantevole e intrigante questo vino nelle giuste mani e con il giusto tempo in bottiglia. Piacevolissimo e stuzzicante al naso di pesca gialla, ananas e agrumi, lieve canfora e tiglio ma soprattutto un incalzante sorso fresco e sapido con vena salina che non lo abbandona mai neanche quando prende qualche grado di temperatura.
Paolo e Noemia d’Amico è una azienda fondata nel 1985 nella valle del Vaiano, a Castiglione in Teverina, sul versante laziale della denominazione, su colline vulcaniche dei Calanchi a 450 metri, condotta con metodo biologico non certificato. Il Noe è un blend di Grechetto 40%, Trebbiano 30% e Pinot Grigio 30% BeMa Wine, raccolto a mano. Macerazione, decantazione e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata, affinamento sempre in acciaio.

Cantina Custodi – Pertusa Vendemmia Tardiva 2022, Orvieto Classico Superiore

La vendemmia tardiva e i vini dolci e muffati sono una specialità storica dell’Orvieto doc che sta vivendo un momento di parziale rilancio negli ultimi periodi. Merito di un territorio che regala un sottofondo salino muschiato e intrigantemente saporito a vini altrimenti molto dolci e ricchi. Il naso è intensamente tropicale tra mango, papaja e frutto delle passione poi anche albicocche e pesche sciroppate, tante spezie dolci tra curry, curcuma e pepe bianco. Ottimo sulla Rocciata tradizionale ma favoloso anche in abbinamenti salati come il piccione alla leccarda o la pasta all’amatriciana dove duetta splendidamente con il rancetto umbro o la guancia laziale. La Cantina Custodi si trova in località Canale sulle colline di Orvieto, su circa 70 ettari tra oliveto, seminativo e vigneto, metà dei quali a DOC Orvieto Classico. La Pertusa è un dolce da Malvasia bianca lunga e Grechetto, da vigne con esposizioni particolari e uve soggette ad attacchi di muffa nobile, raccolte dopo il 25 ottobre fino a novembre. Pressatura soffice, fermentazione in acciaio a max 18°C arrestata col freddo al tenore zuccherino voluto, imbottigliamento l’anno successivo.

Altarocca – Albaco 2023, Orvieto Classico Superiore DOC

Altarocca è uno dei più grandi e bei resort della zona nasconde al suo interno una cantina che si sta ritaglianodo un bello spazio nell’Orvieto DOC. Siamo a Rocca Ripesena, di fronte a Orvieto città, fondata nei primi anni 2000 dalla famiglia Ceprini, 11 ettari a viticoltura biologica certificata. Albaco nasce da Grechetto, Chardonnay e Procanico (Trebbiano Toscano) su terreni vulcanici, sedimentari e argillosi a 300 metri. Pigiatura soffice con contatto sulle bucce per 12-18 ore, fermentazione in acciaio a max 16°C; affinamento di 2 mesi in barrique di rovere francese nuove per il solo Chardonnay prima dell’assemblaggio, poi 6-8 mesi in bottiglia. Note piccanti e sulfuree un poco da riduzione e un poco da terroir al naso insieme a bella frutta fresca a polpa bianca e gialla, fiori d’acacia e un tocco di legno dolce che affiora per poi sfociare in un sorso apparentemente semplice ma dotato di energia e brio perfetti anche su una palomba alla leccarda di Paolo Gori.

Argillae – Panata 2022, Orvieto Classico Superiore DOC

Giulia di Cosimo è la nipote del dott Bonollo che ebbe l’intuizione di acquistare questi terreni confinanti con il celebre Castello della Sala nell’Orvieto DOC e portare alla massima espressione il potenziale del vino su questi terreni argillosi ma non solo vista la presenza di conchiglie fossili enormi che lei ama portare sempre dietro come talismano. Il suo vino, raccontato da Filippo Lazzerini proviene dell’alto Orvietano e nasce appunto su suoli calcareo-argillosi e calanchi. Panata è la selezione di vertice di Argillae, da Grechetto 50%, Procanico 20% e Chardonnay 30%, vendemmia manuale e rese ridotte. Vinificazione separata delle tre uve con breve macerazione a freddo in pressa chiusa, fermentazione in acciaio a temperatura controllata, eccetto una piccola parte di mosto di Grechetto che fermenta e affina in barrique di rovere francese; segue un anno in bottiglia, con uscita due anni dopo la vendemmia. Pompelmo, frutti esotici, pasta di mandorla, sapido e persistente ma soprattutto una dimostrazione che ci vogliano tempo e tanto lavoro sulle fecce per avere un vino intensamente gastronomico come questo capace di stare alla grande su una amatriciana con il rancetto umbro ma anche con cacciagione di piuma e penna.

Martedì 14 Luglio Bistecca fritta & Champagne!

Il prossimo martedì 14 luglio siete invitati nel nostro nuovo locale dentro lo Starhotels Michelangelo in centro a Firenze per il nostro evento speciale estivo 2026 ovvero la Presa della Bistecca!   La Bistecca Fritta è un piatto delle feste, delle grandi occasioni della cucina fiorentina. A differenza della classica bistecca alla fiorentina cotta sulla brace, questa versione fritta nasce dalla necessità di utilizzare i tagli disponibili in trattoria, quando si serviva la fiorentina con osso. È un piatto che nostra nonna Irene ha sempre fatto, cucinando con quello che c’era in casa – o meglio, in ristorante, visto che abitava al piano di sopra, noi ci abbiamo solo aggiunto lo Champagne!

Menu 

Crostini Toscani e Champagne

Pappa al Pomodoro

Bistecca fritta e acciugata

Zuppa Degli Inglesi

Vini in abbinamento

Champagne Collet Art Decò Brut

Champagne Collet Brut Rosè

Champagne Collet Millesimato 2015

Menu completo e tutti i vini 125€

Vicchiomaggio Ripa delle More Igt Toscana 2021

Che è un tempo li avremmo definiti Super Tuscan! Oggi comunque si vanno a vedere e contestualizzare nel suo territorio. In Maremma è praticamente una zona molto adatta per questo tipo di vini. C’è chi usa Cabernet e Merlot senza l’apporto di Sangiovese. Secondo me il Sangiovese, soprattutto in bocca, gli dà un altro smalto, un altro brio, un’altra struttura.
Qui c’è veramente, soprattutto al naso, le note del Cabernet e del Merlot vengono fuori, quindi appunto abbiamo detto il caramello, la frutta di bosco, ma più mirtillo, prugna, ribes nero, la mora di rovo prima, magari la mora di gelso. Ecco, anche lì mora di gelso e mora di rovo potete giocarvela: mora di rovo nel Cabernet, mora di gelso nel Sangiovese.
Le zone un po’ di sole… qui c’è una bella nota di eucalipto, anche quello viene fuori spesso quando il Cabernet sta al sole. E di nuovo una bella sventagliata di pepe appena macinato, qualche idea di castagna, la macchia mediterranea — l’elicriso, il lentisco, un po’ d’alloro.
E sicuramente un vino che probabilmente l’abbinamento col piatto, meno a livello aromatico, era con questa nota affumicata, un po’ fumé, ci stava molto bene. Perché c’è anche la tostatura del legno e un po’ la nota del Cabernet con un pochino di invecchiamento — questo è il 2021 — questo fumo va a trovare questa nota un po’ affumicata, un po’ anche di bacon che c’è nel vino, viene esaltata da questa nota affumicata della polenta. E poi la carne ovviamente ci dà la succulenza, e il vino ne sentiamo quasi il bisogno per ripulire il nostro palato.
Quindi ecco, un bel percorso. La sensibilità chiantigiana in Maremma crea anche questi vini qui, molto più accattivanti, forse un pochino più massicci, più intensi, più sfacciati. Il Chianti Classico seduce e magari colpisce meno lì per lì, però probabilmente va a finire che avete bevuto un bicchiere o due di Ripa delle More, ma tre o quattro di Chianti Classico. E quello è giusto, visto che si fa molto più col Sangiovese che col Cabernet: bene che il Sangiovese si beva di più e meglio.
Senza nessun invito all’alcolismo ovviamente — mettiamo i disclaimer — ma insomma, dopo una scena… una serata così, anche se avete bevuto mezza bottiglia di vino, potete tranquillamente affrontare la serata. Anzi, direi che sogni d’oro come stasera li fate poche altre volte.

Jurij FioreChianti Classico Sonocosì 2024

Sonocosì a Lamole per l’appunto. Perché Jurij con questo vino voleva dare l’impressione di mangiare un grappolo di Sangiovese di Lamole, cioè questo vino è il Sangiovese così come nasce a Lamole. Prosegue Jurij “Io per fare quel vino lì non faccio niente per cercare concentrazione: quindi in vigna non tolgo l’uva in eccesso — ultimamente, in questi ultimi anni, uva in eccesso non ce n’è, tra cinghiali, caprioli e cambiamenti climatici — però in vigna non tolgo l’uva in eccesso. In cantina non faccio il salasso, che è un’operazione tradizionale che si fa per ottenere i grandi vini. E poi lo lascio nel cemento, non gli metto il vestitino, diciamo, del legno.
E questo secondo me è un vino che rispecchia Lamole al 200%, non al 100%, perché — sentite — è proprio floreale, è molto floreale, ha questo colore, prima ancora: già ha questo colore abbastanza tenue, violaceo, ma quasi trasparente. I tannini morbidi morbidi, scorre sulla lingua come se nulla fosse perché è un vino che nasce in altitudine. Noi si vendemmia a metà ottobre, anche, quindi l’uva ha tutto il tempo per far maturare i tannini. E poi, un po’ come il bianco, ha questa acidità sostenuta e questa salinità che ti fa venire voglia di berti più di una bottiglia — mi raccomando, non una sola! E io lo devo vendere…”

Dal 1 Luglio Siamo aperti allo Starhotels Michelangelo!

Lo sapete vero che dal 1 Luglio vi aspettiamo anche in centro allo Starhotels Michelangelo? Ebbene si, abbiamo deciso di portsre la nostra cucina di Via Pistoiese al Michelangelo, nel cuore di Firenze: stessi piatti, stessa carta dei vini, stesso spirito — ma in un contesto nuovo, con trenta coperti e una cucina più attrezzata che ci permette finalmente di avere la bistecca fritta in carta tutti i giorni.

Niente Burde 2.0, niente adattamenti per il turista: il peposo è il peposo, il crostino coi fegatini e il Vinsanto anche. La novità vera è il pubblico e la sfida bella è capire cosa succede quando una trattoria nata nel 1901 in periferia si racconta al mondo senza cambiare una virgola… Dall’incontro nasce la magia, lo abbiamo sempre creduto!

Ecco il menu con cui abbiamo iniziato 

Antipasti

Crostino con fegatino e calice di Vin Santo — 14 €

Ruota di prosciutto di Cinta Senese e carciofi sott’olio — 16€

Panzanella — 14 €

Panino con lampredotto e salsa verde — 16 €

I PRIMI

Pappa al pomodoro — 14 €

Pici all’aglione e tartufo — 20 €

Pici al ragù bianco toscano — 18 €

Insalata di farro con uvetta, ceci e baccalà — 16 €

I SECONDI

Insalata di trippa — 18 €

Tartare di manzo — 22 €

Peposo — 20 €

Baccalà alla fiorentina e ceci — 24 €

Bistecca fritta e acciugata (per 2) — 80 €

I DOLCI

Biscotti di Prato “Mattei” con gelato al Vin Santo  — 10 €

Zuppa degli Inglesi — 10 €

Zuccotto — 10 €

Crostata di fichi e mandorle — 10 €

E qui la carta vini da cui scegliere dalla cantina storica di Burde i vini per la vostra cena al Michelangelo.

Trattoria Da Burde – Starhotels Michelangelo Firenze – Firenze – viale Fratelli Rosselli, 2 – 055 27841