Andrea Gori

Sommelier, giornalista pubblicista, scrittore e ristoratore da 4 generazioni a Firenze con la Trattoria da Burde di famiglia, fondatore del Dissapore Network e Intravino, i siti web più frequentati dell'enogastronomia italiana. Scrivetegli pure a burdedj[@]gmail.com

Venerdì 23 ottobre i vini di George Lucas sul Trasimeno!

Finalmente siamo riusciti a far quadrare le stelle ! Forse non sapete che ormai quindici anni fa con Viandante del Cielo, George ha lanciato in silenzio e discrezione una bella sfida al vino italiano partendo da un luogo incredibile affacciato sul Trasimeno. Bianchi che affondano le radici nella storia dell’Umbria, un rosso dedicato ai vitigni storici del centro italia e un grand vin di ispirazione bordolese.

Qui, la Forza si esprime attraverso la cura meticolosa di vitigni autoctoni quasi dimenticati e varietà internazionali, dando vita a vini che riflettono l’integrità e l’eccellenza delle opere cinematografiche di Lucas: il progetto nasce  dal restauro di un antico convento del XVI secolo, la tenuta fonde tradizione rurale e spirito cosmopolita. I Vini sono una collezione limitata che include uve come il Foglia Tonda e il Sanforte, salvate dall’estinzione e vinificate in una cantina ipogea all’avanguardia.
La Filosofia è di produrre vini che, proprio come un film epico, sappiano emozionare e trasportare chi li assaggia verso nuove frontiere del gusto. Preparatevi a scoprire come un maestro del cinema abbia trasformato un angolo di cuore verde d’Italia in un’esperienza sensoriale senza tempo. Da pochi mesi Viandante del Cielo ha inaugurato una nuova fase della  propria storia sotto la guida di Michele Biraga, nuovo direttore d’azienda.

Saranno vini all’altezza dell’ambizione? Lo scopriremo insieme a tavola con Michele Biraga l’enologo che li segue passo passo.

Vini in abbinamento

Lungolago 2021 Bianco IGT Umbria

Lungolago 2022 Bianco IGT Umbria

Lungolago 2023 Bianco IGT Umbria
Pristinvm 2020 Igt Umbria
Viandante del Cielo 2019 IGT Umbria

Menu completo a cura di Paolo Gori con matrimoni umbro-toscani 65€

Sabati di settembre in vigna in Palagina

Tempo di vendemmia anche se anticipata ma la nostra vigna è in formissima! Ci avviamo però alla fine per quest’anno e se non ci siete mai stati o volete tornare sappiate che ci avviamo alle ultime date… Si parte il prossimo Martedi 1 Settembre per proseguire con Venerdì 4 e martedì 8 e poi tre sabati a concludere ovvero sabato 12, sabato 19 e sabato 26.
Proseguono fino a fine settembre le nostre famose e rigeneranti cena in vigna, oggi in mezzo al pieno rigoglio delle nostre piante cariche di grappoli da vendemmiare! In abbinamento Rosa, Bianco e Chianti Palagina, tutti i vini che nascono dalla vigna in cui cenerete nel mezzo!

Menu

Finocchiona

Bruschetta e fettunta

Panzanella e pappa al pomodoro

Porchetta patate al forno e insalata mista

Biscotti di Prato e Vin Santo a concludere

Tutto compreso a 45€, bambini e ragazzi 25€

Chateau Simon Barsac AOC 2022 e Fegatello di Maiale


Con questo bicchiere siamo a Barsac — un comune confinante con Sauternes, come Margaux e Pauillac nel Médoc: due paesini diventati famosi per i vini muffati. Il Barsac si trova a prezzi leggermente più accessibili del Sauternes, ma rimane un vino impegnativo, anche perché produrlo costa molto.
I vitigni di base sono Sémillon e Sauvignon Blanc — quest’ultimo a Bordeaux cambia completamente rispetto alla Loira o al Friuli: niente note di bosso, niente erba, figuriamoci in versione muffata. Quello che rende questi vini unici è la Botrytis cinerea, la muffa nobile. Funziona così: in autunno, la mattina c’è nebbia che fa sviluppare la muffa sulle uve; nel pomeriggio arriva il sole e il vento, che asciugano l’umidità. La muffa, privata dell’umidità dell’aria, va a prendere quella del chicco d’uva, disidratandolo e cedendogli sostanze particolari. Il risultato è una concentrazione straordinaria — non di alcol, siamo a 13,5° — ma di zuccheri e aromi. Tecnicamente siamo ben oltre il passito: la vendange tardive si raccoglie a fine settembre, il muffato va ancora più avanti, fin quasi al limite della vinificabilità
Nel bicchiere si trovano pepe bianco, leggera nota di umidità, zafferano, funghi, sottobosco, e un comparto fruttato molto maturo: mango, papaya, banana, agrumi. E poi c’è quella componente ematica e ferrosa un po’ particolare, che ritornerà nell’abbinamento. In bocca la dolcezza è potente, ma la muffa introduce sostanze che creano un equilibrio inaspettato — una freschezza quasi paradossale che li rende molto meno pesanti di quanto ci si aspetti. Servito fresco, non è lontanissimo come beva da un Gewürztraminer vendange tardive; lasciato qualche anno in bottiglia, tende quasi ad asciugarsi. Il colore evolve dall’oro al mogano, ma le bottiglie di Château d’Yquem di cento anni fa sono ancora vive e luminose: i muffati sono tra i vini più longevi del mondo, insieme ai Madeira. Se vi nasce un figlio, una cassettina di Sauternes dell’annata è un investimento che vale la pena fare.
Il libro parte proprio da Sauternes, con un primo capitolo — Le liasions dangereuses de Sauternes — che mostra come questo vino si presti a moltissimi abbinamenti. I francesi hanno mostrato la strada col foie gras; noi in trattoria la stessa magia la facciamo col crostino al fegatino e il Vin Santo. Chi viene a pranzo da noi lo sa: il crostino con il Vin Santo continua a sorprendere anche i clienti abituali. L’effetto è simile perché il fegato ha componenti ematiche e ferrose che si ritrovano anche in questo vino, creando un abbinamento per concordanza. Ma c’è anche l’amarognolo — il fegato è amaro, e se da bambini vi avessero dato un Sauternes con la scaloppina di fegato, forse l’avreste mangiata più volentieri. Il dolce bilancia l’amaro, l’alcol e la freschezza acida del vino puliscono il palato dalla grassezza e dalla pastosità, che su un fegatello diventano molto importanti. Il Vin Santo funziona, ma sporca di più il palato; il Sauternes ha quella freschezza ineffabile che i muffati — come gli SGN alsaziani e i Trockenbeerenauslese tedeschi e austriaci — devono proprio alla muffa. È quasi un vermouth per complessità aromatica, ma fatto da un singolo chicco d’uva e dalle sue strane alchimie.

Ferragosto in Vigna a Palagina!

Quest’anno organizziamo nella nostra vigna in Valdarno una cena spettacolo con musica di Ciro Amato e la bontà del menu delle nostre serate in versione extralarge grazie ad Eros Ghezzo e Paolo Gori, In abbinamento Rosa, Bianco e Chianti Palagina, tutti i vini che nascono dalla vigna in cui cenerete nel mezzo! In tavola avrete Salumi misti, Bruschetta e fettunta, Panzanella e pappa al pomodoro, Lasagna di verdure, Porchetta patate al forno e insalata mista e per finire Cocomero!

Menu di Paolo Gori ed Eros Ghezzo:
Salumi misti
Bruschetta e fettunta
Panzanella e pappa al pomodoro
Lasagna di verdure
Porchetta patate al forno e insalata mista
Cocomero

Acqua e vino compresi , Prezzo 55€

Cascina Melognis Novamen 2021 Barbera e Pinot nero


Questo è il vino per cui è nata l’azienda Cascina Melognis. Michele Antonio Fino racconta che è stata fondata con sua moglie nel 2009: “avevamo piantato la prima vigna di Pinot Nero nel 2002, e nel 2008 abbiamo trovato una vecchia vigna di Barbera in affitto, molto bella, su una punta di collina. Noi siamo nelle Prealpi, non in zona collinare classica — le esposizioni, le pendenze e i suoli sono molto diversi rispetto all’Astigiano. Quella vigna aveva allora una quarantina d’anni, oggi ne ha 55, e ci dà ancora una Barbera di grande struttura. L’idea del blend è nata per imitazione — abbiamo copiato quelli bravi. Il vino che ci piaceva all’epoca era Forteto della Luja “Le Grive”, Barbera e Pinot Nero creato da Giancarlo Scaglione a Loazzolo, in provincia di Asti: un vino che alla fine degli anni Novanta era monumentale. Oggi è molto cambiato, perché quella zona è diventata caldissima con il cambiamento climatico — è diventato una specie di Opus One con un punto in meno di acidità, un po’ seduto. Da noi invece l’acidità della Barbera rimane molto vibrante, e il Pinot Nero porta il tannino che la Barbera non conosce affatto
Questo è un vino che abbiamo in tutte le annate dal 2009 — abbiamo persino un 2007 sperimentale in casa — e non c’è ancora un’annata che abbia scollinato. La capacità di invecchiamento è molto buona: unisce le virtù di due varietà diverse.”
Al naso, da giovane, questo vino è abbastanza sulla sanguinella — ricorda certi Nebbioli più scuri, certi Barali — e può ingannare. Il tannino è nell’ordine di un Barolo di Monforte o di Serralunga, un pochino scorbutico, ma con i suoi estimatori appassionati.
Personalmente non sono un grande fan della Barbera — trovo che abbia spesso troppa acidità, troppa esuberanza, un carattere un po’ sguaiato. Quando invece viene indirizzata su un binario più nordico, più controllato, la preferisco molto. E la Barbera sente il terreno in maniera clamorosa. La nostra vigna è su un suolo molto pietroso, fatto di scisti che si sbriciolano all’aria, con pochissima sostanza organica — e le piante hanno 55 anni. Il risultato è un vino molto longilineo.
Francesco Annibali una volta ha detto: “I tuoi vini hanno tutti i fianchi stretti.” Lo consideriamo un grande complimento alla nostra viticoltura: fianchi stretti vuol dire meno potenza, più eleganza, più persistenza gustativa, più profumo. Anche la Barbera da noi arriva a 14,5°–15° nelle annate calde come il 2022 — che è poco, credetemi, perché a Nizza Monferrato negli ultimi anni si arriva tranquillamente a 17° senza particolari sforzi. Da noi rimane un filo più tesa, con acidità più alta e alcol più basso, e si sposa bene con il Pinot Nero, che è basso di acidità ma ricco di tannino.
Mangiate pure — vedete che arriva quello che non chiamerei involtino, ma Tommasella — e noterete come un po’ di tannino e di struttura siano perfetti per asciugare un piatto con bella succulenza e untuosità. Dal punto di vista aromatico, questo vino unisce il lato più rosso della Barbera e il lato più scuro del Pinot Nero; in bocca è un connubio divertente, intrigante, con quella giusta lunghezza e quella freschezza che al nostro palato suona sempre molto nordica.
È un vino moderno, ma che non rinuncia alla sostanza. A forza di voler scaricare tutto — vendemmiare sempre prima, alleggerire sempre — a volte si toglie il vino dal vino. Si sta andando un po’ troppo dall’altra parte. Dai vini Kardashian ai vini-fantasma, c’è qualcosa in mezzo. E questa moda del monovitigno a tutti i costi è abbastanza estranea alla tradizione italiana in generale — con l’eccezione della Vernaccia, che è talmente esile che se la mescoli con qualcosa perde la sua identità. Tutti gli altri sono sempre stati vini da taglio.
Michele ricorda che ” Noi facciamo anche un blend Barbera e Chatus — un altro vitigno tipico locale, il vino di tutti i giorni dei Saluzzesi. Questo è un blend nuovo, e con il nome latino l’abbiamo chiamato Noamen, che significa “novità”. L’idea di fondo è che il blend sia il modo migliore per valorizzare le diverse attitudini dei vitigni adattati al territorio — ed è questa, in fondo, la forza di tutto il progetto”.

Lunedì 10 agosto Grigliata di San Lorenzo!

Quest’anno nella nostra dimora di campagna in Valdarno andrà in scena una rievocazione storica della notte in cui San Lorenzo per la benevolenza dei Medici segnò la nascita della Bistecca alla Fiorentina, stavolta in Palagina fronte villa con accompagnamento con la birra del Birrificio Comedia e un duo musicale che non dimenticherete facilmente! Il menu prevede: Antipasto centro tavola: crostini misti, focaccia, salumi e formaggi, Pacchero al ragù bianco di chianina, Gran grigliata: rosticciana, salsiccia, pollo, scamerita, tagliata di manzo e bistecca, Patate al forno verdure grigliate e insalata mista, Zuppa inglese.

Menu

Antipasto centro tavola: crostini misti, focaccia, salumi e formaggi
Pacchero al ragù bianco di chianina
Gran grigliata: rosticciana, salsiccia, pollo, scamerita, tagliata di manzo e bistecca
Patate al forno verdure grigliate e insalata mista
Zuppa inglese
Caffè

Vini dalla carta di Burde in Palagina e Birra Comedia ospite speciale

Menù completo e un calice di vino € 55,00

Info e prenotazione 055317206 oppure via mail info@daburde.it o anche a Palagina Email: info@palagina.it
Tel. +39 055 95 02 029

Cascina Melognis Vermouth Artigianale Aromatum Umor

Un prodotto fuori programma e fuori regola di Cascina Melognis questo vermouth…Solo 80 bottiglie all’anno, non hanno etichetta e sono quasi “illegali”, perché chi fa il vermouth deve denunciare ai Monopoli l’uso dell’alcol. Sono quindi prodotte esclusivamente in modo artigianale, da condividere con gli amici e non poste in commercio. La base è il vino bianco di Michele Antonio Fino fermo Comies. Nel vino sono stati macerati cedro, arancia, mandarino e bergamotto; ci sono poi genzianella e Artemisia genepi a dare la componente erbacea, tintura di semi di Riesling e tintura di semi di albicocca che donano una nota morbida e mandorlata, e infine le quattro spezie: anice stellato, pepe del Sichuan, coriandolo e cardamomo.
Tutto viene macerato nel vino per 15 giorni, poi filtrato, rinforzato fino a 18 gradi alcolici e zuccherato con 80 g di zucchero per litro.
È un dry senza essere un extra dry, e si caratterizza per una nota molto agrumata, nello stile tipico dei Lillet, i vermouth di Bordeaux, molto più agrumati di quelli tipicamente prodotti in Piemonte. Ci piace perché è perfetto per il Vesper — quello che in Italia chiamiamo Martini Cocktail — la ricetta creata da Fleming: si sporcano solo i cubetti di ghiaccio, si shakera il gin, e con questo vermouth il profumo è mondiale. Le note agrumate sono belle, toniche e vivaci.

Cascina Melognis Divicaroli 2024 Colline Saluzzesi Doc Pelaverga

Il vitigno catalogato nel registro nazionale delle varietà si chiama semplicemente Pelaverga. Nel Verdunese — una zona del Barolo — si produce un vino chiamato Verduno Pelaverga, ma è fatto con un’uva diversa: il Pelaverga Piccolo, che non è geneticamente imparentato con il “nostro”. Condividono una certa speziatura, ma quello là è molto più speziato e più alcolico; questo invece è leggerissimo.
È un vino ideale per l’estate: lo serviamo dal frigo, al posto di un bianco. A 10°–12° va benissimo, perché fa solo 11,5° e ha un’acidità molto contenuta — è meno alcolico persino del frizzante che avete bevuto prima. L’anno scorso l’ho portato a Firenze, l’ho servito da Buca Mario, e ha avuto un successo enorme.
È un vino che ha questa speziatura naturale — il pepe viene fuori, ma delicatamente. C’è soprattutto molto zenzero, una nota di garofano, e una componente vegetale che contribuisce a renderlo fresco e leggero. Manca la componente tannica, ed è proprio per questo che si può servire tranquillamente freddo, anche con il ghiaccio.
Michele Antonio Fino: È un vino assolutamente divertente e accattivante. La 2025 è un po’ più tannica — ma la 2024 è quella giusta, e hai perfettamente ragione. La 2024 ha incontrato molto bene il mercato: ha preso ottimi riconoscimenti da IS e da Slow Wine, e sta girando un po’ in tutto il mondo. Non male per un’uva che veniva considerata povera dal punto di vista dell’alcolicità — ma oggi, in realtà, l’uva “poverina” non è più uno svantaggio.

Da noi su Acquacotta Casentinese (pomodoro, pane, salsiccia, cipolle) è andato alla grande!

Terrazze Chianti Classico Riserva 2020 Castagnoli

Filippo Forte racconta la realtà su scisto e terrazze affascinanti ma faticosissime da lavorare a Castellina in Chianti. Naso accattivante fitto di resine e ribes rosso e nero, cassis e pepe , sorso pronto e vivace che risponde in armonia e grinta. Finale piccante tra sandalo tabacco resine , lunghezza notevole divertente a tavola anche su un sugo di pasta ricco di grassi e acidità come l’amatriciana di Paolo Gori con cinta senese.

Paolo e Noemia d’Amico – Noe dei Calanchi 2024, Orvieto DOC

Un Orvieto che mostra esattamente come può essere incantevole e intrigante questo vino nelle giuste mani e con il giusto tempo in bottiglia. Piacevolissimo e stuzzicante al naso di pesca gialla, ananas e agrumi, lieve canfora e tiglio ma soprattutto un incalzante sorso fresco e sapido con vena salina che non lo abbandona mai neanche quando prende qualche grado di temperatura.
Paolo e Noemia d’Amico è una azienda fondata nel 1985 nella valle del Vaiano, a Castiglione in Teverina, sul versante laziale della denominazione, su colline vulcaniche dei Calanchi a 450 metri, condotta con metodo biologico non certificato. Il Noe è un blend di Grechetto 40%, Trebbiano 30% e Pinot Grigio 30% BeMa Wine, raccolto a mano. Macerazione, decantazione e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata, affinamento sempre in acciaio.