Il prossimo martedì 14 luglio siete invitati nel nostro nuovo locale dentro lo Starhotels Michelangelo in centro a Firenze per il nostro evento speciale estivo 2026 ovvero la Presa della Bistecca! La Bistecca Fritta è un piatto delle feste, delle grandi occasioni della cucina fiorentina. A differenza della classica bistecca alla fiorentina cotta sulla brace, questa versione fritta nasce dalla necessità di utilizzare i tagli disponibili in trattoria, quando si serviva la fiorentina con osso. È un piatto che nostra nonna Irene ha sempre fatto, cucinando con quello che c’era in casa – o meglio, in ristorante, visto che abitava al piano di sopra, noi ci abbiamo solo aggiunto lo Champagne!
Lo sapete vero che dal 1 Luglio vi aspettiamo anche in centro allo Starhotels Michelangelo? Ebbene si, abbiamo deciso di portsre la nostra cucina di Via Pistoiese al Michelangelo, nel cuore di Firenze: stessi piatti, stessa carta dei vini, stesso spirito — ma in un contesto nuovo, con trenta coperti e una cucina più attrezzata che ci permette finalmente di avere la bistecca fritta in carta tutti i giorni.
Niente Burde 2.0, niente adattamenti per il turista: il peposo è il peposo, il crostino coi fegatini e il Vinsanto anche. La novità vera è il pubblico e la sfida bella è capire cosa succede quando una trattoria nata nel 1901 in periferia si racconta al mondo senza cambiare una virgola… Dall’incontro nasce la magia, lo abbiamo sempre creduto!
Ecco il menu con cui abbiamo iniziato
Antipasti
Crostino con fegatino e calice di Vin Santo — 14 €
Ruota di prosciutto di Cinta Senese e carciofi sott’olio — 16€
Panzanella — 14 €
Panino con lampredotto e salsa verde — 16 €
I PRIMI
Pappa al pomodoro — 14 €
Pici all’aglione e tartufo — 20 €
Pici al ragù bianco toscano — 18 €
Insalata di farro con uvetta, ceci e baccalà — 16 €
I SECONDI
Insalata di trippa — 18 €
Tartare di manzo — 22 €
Peposo — 20 €
Baccalà alla fiorentina e ceci — 24 €
Bistecca fritta e acciugata (per 2) — 80 €
I DOLCI
Biscotti di Prato “Mattei” con gelato al Vin Santo — 10 €
Arali è basata sulle uve autoctone, quindi è il miglior Sangiovese che abbiamo — 80% — e 20% di Colorino. Il Colorino è un’uva che poi è il Colorino del Corno, in zona molto comune: un’uva piccola, molto tannica, con tanto colore. Va trattata bene, perché altrimenti ti può dare delle note stringenti, ma c’ha proprio questa bella struttura, questo bel colore, che ti aiuta un pochino a sostenere il Sangiovese. Tornando anche un po’ al vino di prima: man mano che ci stiamo spostando da Fonteboni ad Arali a Bonorlo, cambiano i contenitori dell’affinamento. Fonteboni è botte grande, cemento, acciaio — quindi tutti contenitori un po’ più neutri. Qui invece si passa già alla botte tradizionale, quindi la botte grande e un pochino di tonneau di rovere francese da 600 litri. Ecco, per ora è il mio preferito — poi vedremo che succederà. Il mio preferito perché c’ha proprio questo carattere della vecchia vigna, questo gusto che a me ricorda quelle zone. Maryamado, queste note un po’ resinose, queste note di sottobosco… il frutto si fa più scuro, si fa più ribes rosso-nero, un po’ più di mora di rovo. Però si sente che c’è il sangue verde, c’è l’arena, c’è la viola — che magari qui è candita. C’è un po’ di legno, effettivamente: magari col tempo la gestione delle botti chiaramente arriverà, quindi immaginate, sono tutte botti nuove, per forza un vino può essere un po’ più rigido. Però se gli date il beneficio della novità del legno, in realtà sentite che il frutto è bello. Cioè, questo frutto delle vecchie vigne c’ha questa nota un po’ più umami, un po’ più ferrosa, un pochino più speziata — una complessità che anche al naso è poco decifrabile, però che in bocca, al di là dell’effetto un pochino del legno, si vede quant’è la profondità, e soprattutto la saporosità che c’ha questo vino. Avete magari provato su questo piatto? Lì avete un doppio: avete la guancia, quindi avete il formaggio, e c’avete l’umami del vino. E quindi il piatto sarà sembrato molto più ricco e molto più complesso di quanto non fosse senza vino, proprio perché l’umami, la profondità, l’estratto di queste vecchie vigne si combinano con la guanciale — così come la pancetta — concentrato di umami, e il piatto diventa… insomma, praticamente in teoria potreste finire la cena qua e sareste tranquillamente soddisfatti senza bisogno di altro. Proprio perché i due si rincorrono. La magia delle vecchie vigne è proprio questa: ti dà questa idea, questo senso del luogo, il senso del territorio. Secondo me questo vino lo centra molto bene. Anche la scelta di fare solo uve autoctone — e anche il Colorino è di nuovo un elemento di territorio. Prima parlavo della Tenuta del Corno: il Colorino è una bestia difficile da trattare in purezza, secondo me è meglio smettere di provarci, nonostante ci provano tutti. Questo Colorino poi è veramente tannico, ispido. Quindi qui è il Sangiovese che dà la parte dolce e il Colorino che dà la parte serrata — a volte invece c’era il contrario: in altre zone il Sangiovese era ammorbidito. In questo caso è il Sangiovese che ammorbidisce, però è un Sangiovese di vecchia vigna, giocato sulla freschezza e l’immediatezza. Quindi questo è un vino anche qui molto versatile, ma anche molto divertente da assaggiare e da gustarselo così
Il prossimo venerdì 29 maggio avremo l’onore di ospitate in trattoria , Michele Antonio Fino giurista e autore di best seller prima che vignaiolo e sua moglie Vanina Maria Carta che conducono Cascina Melognis, meno di quattro ettari sulle Colline Saluzzesi alle pendici del Monviso, con varietà che altrove faticano a trovare posto come Pelaverga Grosso, Neretta Cuneese, Freisa, Bolana , coltivate in biologico su suoli poveri e minerali tra i 330 e i 500 metri.
Fermentazioni spontanee, rese basse, nessuna scorciatoia: il vino che ne esce racconta un angolo di Piemonte che il mercato ha quasi dimenticato…ma non da noi!
Menu Torta di Mato Acquacotta casentinese Raviole Tomaselle (Involtini Lunigiani) Pan di lampone e panna montata
Vini CaMelò bianco 2024, rifermentato a base di Malvasia moscata Divicaroli 2024 Colline Saluzzesi Doc Pelaverga Econverso 2021, 100% Pinot nero Novamen 2021, 70% Barbera 30% altri vitigni rossi Vermouth Artigianale Aromatum Umor
Menu completo e tutti i vini 55€, info e prenotazioni 055317206 oppure info@daburde.it . Orario cena 20:30.
Hypertrattoria è il primo festival e movimento dedicato alla trattoria contemporanea, che debutta a Roma a maggio 2025. Ideato da Stefano Costi, Simone Brengola e curato da Laura Lazzaroni, mira a celebrare ed evolvere la trattoria italiana, unendo tradizione, alta qualità, ricerca e socialità. In attesa del festival 2026 del 2-3-4 ottobre Da Burde ospita alcuni dei protagonisti in una cena epica in trattoria con ospiti speciali da tutta Italia, Federico Sisti di Frangente (Milano), Gianpietro Stancari di Ai Due Platani (Parma), Gabriele Giura (Roscioli, Roma).
Antipasti Animella alla brace e mazzancolla (Frangente Milano) Testa di maiale, scorza amara, calamari e indivia (Frangente) Insalata di nervetti di vitello , asparagina e cipollotti (Ai Due Platani, Parma) Cannolo salato con mousse di ricotta affumicata, composta di datterino e sciroppo di olive (Roscioli, Roma) Primi Piatti Ravioli di fagiano, crema di patate, foie gras e porcini secchi di Borgo Taro, salsa al ginepro (Ai Due Platani) Cacciucco di ceci (Da Burde) Secondo Ricordo di saltimbocca: controfiletto di vitella, Mayo al prosciutto e demi glacée alla salvia (Roscioli) Dolce Zuppa degli inglesi (Da Burde)
Vini a disposizione (oltre la carta classica di Burde) Stefano Amerighi Rosato igt Toscana 2024 Stefano Amerighi Syrah Cortona DOC 2021 Stefano Amerighi Syrah Cortona DOC Apice 2020 Angol d’Amig Pulonia Pignoletto e Trebbiano – bianco frizzante Angol d’Amig Spoma ? Lambrusco di Sorbara – Rifermentato rosato Stefano Amerighi Sangiovese La Botte Secrète 2022 Vins de Potes
Tutto menu compreso 65€ più vini a parte con la partecipazione speciale di Stefano Amerighi e il suo Rodano!
Alberto Chioni racconta la storia di Tenuta Maryamado con la calma di chi ha fatto le cose per bene, senza fretta. Le prime due vendemmie — 2019 e 2020 — sono state vendemmie di prova, di ascolto. Solo dopo la 2020, una volta assaggiato, si è deciso cosa tenere. Nel frattempo i vigneti erano stati rimessi in sesto: potature migliori, cura ritrovata per vigne che erano state un po’ lasciate andare. Alcune meritavano di restare, altre sono state estirpate. I vini rossi che si assaggiano oggi vengono tutti da vigne vecchie — piantate negli anni Settanta, Ottanta, Novanta e nei primi anni Duemila — ritrovate in azienda, rivalorizzate, restituite alla loro dignità. Il rosé è un capitolo a parte. È l’unico vino che proviene già dalle vigne nuove — ed è un vino che, a rigore, non doveva esistere. La vigna è del 2022, la vendemmia è la 2024: si vendemmia sempre dai primi grappoli, per capire cosa sta succedendo. Poi, a dicembre del 2024, ci si è trovati davanti a un tino d’acciaio con qualcosa di inaspettato — un rosé piacevolissimo. Risultato: primo imbottigliamento da 3.000 bottiglie. Nei nuovi impianti sono state messe a dimora uve rosse — Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Merlot, Cabernet — e, dopo studi di zonazione, anche uve bianche a base Vermentino, in vista di un futuro vino bianco. Ma torniamo al rosé, perché merita una spiegazione. È un rosé atipico per la Toscana. In questa regione i rosé nascono quasi sempre come salasso del Sangiovese: dopo la pigiatura si toglie mosto dalla vasca per aumentare il rapporto tra liquido e bucce, concentrare il colore, dare struttura. Qui il ragionamento è completamente diverso — nasce tutto dalla vigna. Il Syrah è stato piantato in una parte della tenuta volutamente un po’ più in ombra: un’esposizione che non sarebbe ideale per un rosso, ma che per un rosé è perfetta. Non si cerca struttura, non si spinge sulla maturazione: si cerca frutta, freschezza, acidità. Si lascia più uva in pianta, non si defoglia, si vendemmia presto. Poi in pressa si lavora soffice, prendendo solo la prima frazione del mosto — la più fresca, la più acida — e lasciando andare via tutto il resto. Il vino cerca i 12-13 gradi, non di più. Fermentazione e poi sui lieviti fini fino a marzo: la 2024 è andata in bottiglia a marzo 2025, in commercio da maggio. La 2025 è già imbottigliata e uscirà tra un mese e mezzo. L’azienda è in conduzione biologica integrale. Il progetto punta al recupero agricolo completo e alla biodiversità: non solo vite e olivo, ma anche grano — trasformato in pasta da un pastaio di fiducia con cereale proprio — miele, olio. E per il futuro: una tartufaia di nero pregiato e coltivazione di zafferano. Tutto produzione interna.
Come è al naso questo rosa d’esordio? Un rosé che sa esattamente cosa vuole essere. Nel bicchiere il colore è luminoso, con riflessi che rimandano già a quello che il naso conferma: mandarino, melograno, fragolina di bosco — frutto preciso, nitido, senza sbavature. La bocca è il punto di forza: c’è acidità, c’è freschezza, ma anche una piccola spalla di corpo che lo rende più serio di quanto ci si aspetti da un vino così giovane e da una vigna di due anni. Divertente, nel senso migliore del termine — un vino che non si prende troppo sul serio ma non delude mai. L’abbinamento ideale non è solo la bruschetta — anche se ci starebbe benissimo. Funziona sorprendentemente bene sui carciofi, piatto storicamente ostico per il vino, proprio grazie a quella freschezza acida e a quella leggera struttura che reggono l’amaro del carciofo senza soccombere. Un vino da tenere d’occhio, a Palagina e non solo.
Siamo pronti per riaprire la nostra Dimora in campagna nel Chianti a Figline! Per la Domenica di Pasqua, e il lunedi dell’Angelo, il ristoro con Burde in Palaginavi propone un menù speciale, servito nella limonaia della storica dimora di campagna nel Valdarno per due giornate di festa da passare insieme. In fattoria sarà organizzata la caccia alle uova per i più piccoli e poi ci sederemo a tavola.. dove vi potrete godere il nostro menu pasquale accompagnato dalla selezione dei vini della trattoria.
Menu Flan di spinaci con fonduta di pecorino e uovo marinato Carciofi ripieni in piedi Pappardella ripiena di asparagi su crema allo zafferano Lingotto d’agnello al suo sugo, crema di carote e chips di topinambur Dolci pasquali al centro della tavola: Colomba pasquale con crema al mascarpone, crema al limone, caramello salato, zabaione Uova di cioccolato Pastiera Biscotti pasquali
Una serata molto particolare per voi il prossimo venerdì 19 giugno… La dedicheremo insieme a Fabrizio Caneschi a Fausto De Andreis l’alchimista amorevole che ha creato vini liberi e indimenticabili per 35 anni a Rocche del Gatto ad Albenga dopo una vita dedicata alla meccanica: Vermentino, pigato , rossese e ormeasco nella sua visione sfidano il tempo e le stagioni carpendone la parte essenziale.
La assaggeremo insieme in una cena con menù tosco ligure e 6 grandi vini .
Menu
Panissa Minestrone genovese al pesto Testaroli alle noci Scottiglia di carni bianche Focaccia e caffè latte
Vini Vermentino 2021 Riviera Ligure di Ponente doc Pigato 2017 Riviera Ligure di ponente doc Macajolo vdt 2022 Ormeasco Pigato Senza Tempo Igt Liguria Macajolo Vdt 2006 Rossese Pigato 2004 Riviera Ligure di Piemonte doc
Menu completo e tutti i vini 55€ Info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it
Una nuova idea di natura accompagna la (ri) nascita di una tenuta splendida a pochi km da Firenze , tutta dedita all’agricoltura di prodotti tipici toscani e non solo al vino. Con Luca d’Attoma, scopriremo cosa vuol dire oggi riscoprire un territorio e come si lavora con le vecchie vigne in Toscana .
Menu
Bruschetta con l’Olio Maryamado Carciofo ritto Zuppa baccelli Pici guanciale cinta e briciole Guancia al vermut Diriola
Vini in abbinamento
Olio Evo 2025
Rosè & Me IGT Toscana 2024
Fonteboni IGT Toscana 2021
Arali IGT Toscana 2021
Bonorlo IGT Toscana 2021
Tutti i vini e menu completo 55 euro Prenotazioni a info@daburde.it oppure via telefono 055317206
In trasferta in Romagna a Ravenna per una cena a quattro mani in cucina il nostro Paolo Gori ospire di Luca Magnani del Valentino! In Sala Piero Pompili a coordinare con maestria la cena di Dante in un gemellaggio culinario che unisce ciò che la storia ha diviso..
Menu Crostino nero e alici di Lampara e giardiniera fatta in casa Brodetto alla portocorsinese/ Cacciucco di Ceci Peposo e rosole ripassate leggermente piccanti Le due Zuppe: Zuppa inglese Toscana e Zuppa inglese Romagnola
Vini in abbinamento Honorine Toscana IGR Sangiovese Rosa, Sàgona Madonna dei Fiori Romagna Albana Secco DOCG Marta Valpiani Gattorosso Toscana Igt Sangiovese, Sàgona Arrocco Romagna Albana Passito DOCG Fattoria Zerbina
45€ a persona bevande escluse oppure 20€ per il percorso al calice dei vini. Prenotazioni al Valentino: 3311253525
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