Champagne

Tutto il mondo delle magiche bollicine francesi

Champagne Oxymore Grand Cru Extra Brut Ernest Remy 2011

Il 2011 in Champagne è stato un po’ come in Italia: ricordate il grande caldo, soprattutto in primavera? Fine primavera, inizio estate. La vendemmia è stata abbastanza anticipata per la Champagne – dal 26 agosto è andata avanti per due settimane – e ha dato un’annata che Krug ha definito “rotonda, vivace”. È un modo elegante per dire che non era pesante ed esagerata, ma comunque un’annata vivace per essere un millesimo non facilissimo da realizzare.

Qui siamo di nuovo sulla Montagne de Reims, ma questa è una cuvée dedicata al Pinot Nero – almeno alla Montagne stasera – però qui c’è la particolarità che c’è anche lo Chardonnay. Quindi è Pinot Nero e Chardonnay.
Si chiama Oxymore perché c’è Pinot Nero, c’è una parte che fa acciaio e una che fa legno. Ed è quello che giustifica il colore giallo dorato – non è solo il tempo, gli anni che è stato in legno o in bottiglia, ma proprio anche l’ossidazione controllata.
Oggi Vincent è diventato maestro nell’ossidazione: champagne lasciati a contatto misurato con l’ossigeno. Era un tabù enorme. Meglio, cent’anni fa si faceva il legno, l’ossigeno si perdeva tantissimo, poi è arrivato l’acciaio. C’è stata la moda degli champagne tutti in riduzione, che non vedevano mai l’ossigeno. Poi siamo arrivati al contrario. Quindi in realtà oggi la situazione, per chi la sa controllare, è un pregio. In questo caso è un pregio, perché quando ci metti il naso senti queste note che ricordano il cappuccino, la vaniglia, il candito, la nocciola, la mandorla, la frutta secca – proprio questo compendio dolce.
Però di dolcezza ce ne sono 2 grammi, neanche. E ha queste note che ricordano tanto il miele di campo, la ginestra, la pesca, l’albicocca quasi. L’albicocca dei vini passiti, quasi l’albicocca di una Malvasia delle Lipari. Le note gessose, quel gesso che abbiamo imparato un po’ a riconoscere: la scorza di arancia mista a roccia, questa sensazione un po’ salina.
E soprattutto in bocca qui si sente da bere – c’è una grande ricchezza anche di calore, struttura, intensità, corpo. Quanto stava bene sul cappone! Stava bene anche il Blanc de Blancs, però questo direi che mi stava ancora più dietro, coccolava ancora di più, anche solo come lunghezza. Qui c’è un buon 20% ancora in più di lunghezza rispetto all’altro.
Ed è uno champagne di un equilibrio notevole. Ma tant’è che vi ricordo: nel 2025-2026 questo vino – insomma 14 anni fa era in vigna – lo stiamo bevendo come se fosse giovane. In realtà è stato quasi 10 anni sui lieviti e ha ancora vitalità e una ricchezza particolare, una ricchezza che è tenuta da questa bella acidità, da questa sanità.
Secondo me il vino effettivamente tiene fede al suo nome: questo Oxymore, questo mettere insieme elementi opposti. Però come succede, se li sai mettere insieme bene, li cassi bene, viene fuori qualcosa di piacevole, ricco. Ti spinge anche da solo, ma diventa incredibile sull’abbinamento, altrimenti rischi di rovinarlo perché qui i rischi sono spesi non pochi.
La proprietaria è Anne-Laure, quarta generazione di viticoltori. Suo marito Tarek Berrada viene dalla Spagna – c’è questo mix Francia-Spagna che contribuisce a rendere un po’ più esotico lo champagne.
È uno degli champagne che, di nuovo, non so se oserei dire “guardate, lo porto io al ristorante come champagne unico”. Però probabilmente su questo in pochi al mondo ci arrivano. Qua tutto via – poi la temperatura, continua – fuori i profumi: se non è zafferano è curry, ci sono note… c’è quasi una nota di riso basmati, quasi una cosa di macchia mediterranea.
Un vino che più lo lasci lì, più si distende, si allarga, tira fuori la sua struttura. Questa è la bellezza dell’ossidazione: a chi non piace lo champagne e chi ama lo champagne fatto in acciaio in riduzione – buonissimo in certe situazioni – probabilmente non piace questo.
Secondo me è perfetto a fine serata, fra la carne e il dolce, e prima del dessert, quando hai ancora un po’ di fame, ti tiene anche per schiarirti un po’ lo zafferano. È lo champagne perfetto per tanti mondi in una bottiglia. Veramente eccezionale.​​​​​​​​​​​​​​​​

Champagne Rousseaux-Batteux Montagne de Reims Grand Cru “Blanc de Noirs” EB

Verzenay è un posto particolare perché accanto ad Aÿ comunque lo stile è quello di entrare in densità, struttura, a volte anche esagerata, poco alata. Quando si dice “eleganza maschile” in Champagne, si prende un pochino brusco qualche volta, soprattutto prima, perché è una zona dove l’acidità è altissima, è protetto dal bosco, freddo, però esposto al sud. C’è un po’ un mix di considerazioni da far.
Qui è quasi tutto Verzenay, anche se questa è un’azienda piccolissima: due ettari e solo la quarta generazione, e l’ultimo è appunto Rousseau, che ha iniziato… Suo nonno del 1920 compró mezzo ettaro pian piano con pazienza, quindi una zona dove un ettaro costa uno o due milioni di euro, si è arrivati a 2 ettari e mezzo di oggi.
E questo Blanc de Noirs dosato attinge dai millesimi 2021 e 2022 insieme. questo è praticamente un extra brut, non c’è la morbidezza dello zucchero, è pochissimo. in bocca è veramente da carne perché ha materia tagliente e acida. Tante note rosse di fronte di bosco , ribes nero , melograno? fragola mirtillo poi anche liquirizia e olive tocco quasi di peperoni e tante sensazioni di Spezia quasi esotica. È appena iniziata l’evoluzione della sua complessità .
Però questo fatto che c’è poco zucchero, di Verzenay, un bel verde, cioè è un po’ basico, un tocco di gusto duro che piace e non piace,. Ora pensateci: questa sboccatura recente, risale a tre mesi fa. È una cosa che non si fa mai in Champagne, quindi almeno sei mesi, un anno di bottiglia ci vorrebbe. nonostante questo, la struttura e anche la lunghezza in bocca avviano alla complessità , cioè un bambino che è ancora lì che evoca un po’, diciamo, note di nocciola quasi di cuoio.
Solo così sono champagne comunque molto maschili, molto duri, eh, che hanno i loro estimatori, ma se non sono abbinati bene non rendono quanto dovrebbero , e speriamo di esserci riusciti invece bene noi con il cappone ripieno di Paolo Gori!

Callot Champagne Grand Cru Blanc de Blancs Brut

Partiamo dalla Côte des Blancs, in particolare partiamo da Avize, che in realtà è il più grande terroir di Chardonnay della Champagne negli ultimi anni. Perché, come tutte le regioni viticole del mondo, anche la Champagne ha subito il cambiamento climatico, e alcuni territori che prima erano considerati “così così” negli ultimi anni hanno avuto un plus di eleganza, di raffinatezza, di completezza. Avize è uno di questi.
È un territorio che era sempre stato Grand Cru – per carità, sono quegli Chardonnay, sono gli stessi – e quindi può darsi che oggi qualcosa sia cambiato, ma tant’è che storicamente era uno dei pochi terroir dove l’uva praticamente maturava sempre. Oggi matura un po’ ovunque, ma all’epoca – cento, duecento anni fa – veramente era molto raro. In questi posti, oggi magari la geografia dei Grand Cru sarebbe cambiata, ma fatto sta che Avize è dove appunto stanno tanti grandi produttori.
È da sempre la faglia, il peso più acido della Champagne. Che non vuol dire solo che ha più acidità – l’ha senz’altro – ma concede veramente poche, pochissime concessioni alla dolcezza. Ma di sicuro c’è questa nota di pietra bagnata, questo wet stone come si dice in inglese, questa sensazione un po’ minerale che però rendono lo Champagne di Avize mordace. E soprattutto rendono – pensate, questa è una zona dove questo champagne ha il 40% di riserva – ci sono 8 grammi di zucchero. Che oggi sembra tantissimo, eppure si beve come un vino seccissimo. Invece, se non ci fosse tanta acidità, questo vino sarebbe totalmente imbevibile.
Al naso, inizialmente è un po’ chiuso, e piano piano prende un po’ di gradi, sì – agrumi, gessosità – ma prendono anche un pochino più maturi: un po’ di pesca, mandarino, pompelmo rosa, qualche nota pochino più speziata, un po’ di muschio, qualche nota floreale che spalanca un po’ la dolcezza.
In bocca, la bocca è veramente croccante, piena, ma non pesante. C’è questa profondità aiutata dal frutto, una bellissima maturità. Si sente la mandorla – non è che ci siamo andati pesante, ma del resto tutti gli champagne di oggi potrebbero reggere un pasto da soli. Nessuno è un peso medio, un peso leggero.
Ma ci piace sempre questa tradizione, iniziare con un Blanc de Blancs che è un nostro grande amore, e soprattutto quando è interpretato in maniera così diretta è sempre una grandissima soddisfazione.

Champagne Collet Art Deco’ Brut

Lo champagne di ingresso della maison Collet mostra lo stile della casa che è fatto di bella eleganza maschile con levità ma anche una dose di intensità non banale. Note di lamponi, more, ribes rosso, tabacco, succo di bergamotto, spezie esotiche ma anche la classica zagara, sorso con frutto gustoso, bella croccantezza ma persistenza e vinzosità percepite che lo rendono ottimo per pasteggiare. Da noi con torta di caprino e fichi e prosciutto toscano si è rivelato ottimo aperitivo ma non solo.


40% CHARDONNAY – 40% PINOT NOIR – 20% MEUNIER
INVECCHIAMENTO (ANNI) 4 , 48mesi sui lieviti
DOSAGE 8 g/L
VINI DI RISERVA 20%
VINIFICAZIONE IN FUSTI DI ROVERE 5%
ASSEMBLAGGIO DI 7 MAGGIORITARI CRU : Vertus, Villers-Marmery, Mailly-Champagne, Ludes, Chigny-les-Roses, Rilly-la-Montagne e Ville-Dommange.

Champagne Collet Rosè Brut

Grinta carattere e una bellissima attitudine alla tavola sono le caratteristiche principali di questo Rosè Brut di Champagne Collet che mette in evidenza il radicamento della Maison nelle zone che contano del pinot nero in Champagne. Tanta arancia sanguinella, bergamotto, amarene, frutta di bosco e poi un lato floreale di violaciocca che ravviva il tutto. Bocca succosa e intensa con una vinosità e una sottile trama tannica che si spalma benissimo sul palato quando c’è succulenza e carni da abbinare…


Champagne Collet Rosè Brut , 50% PINOT NOIR – 40% CHARDONNAY 10% MEUNIER
DOSAGE 10 gr/lt
INVECCHIAMENTO (ANNI) 4, 48 mesi lieviti
VINO ROSSO 14%
VINI DI RISERVA 23%
ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Vertus, Cumières, Champillon, Rilly-la-Montagne e Sermiers.

Champagne Collet Blanc de Blancs

Il bianco di chardonnay in purezza di casa Collet, casa fortemente radicata ad Ay e al pinot nero, si rivela una bellissima sorpresa di acidità e gessosità da grandi cru della Côte des Blancs ma anche di frutto e stile Montagne. Limoni, arancio, mandarino, lieve tocco tropicale poi anche note di sottobosco, spezie, miele di tiglio, acacia e rosmarino. Bello il comparto di pasticceria e speziatura che lo completano nel bellissimo finale. Ottimo in aperitivo e molto versatile a tavola, da noi su Pasta fagioli con le cozze è andato alla grande.
INVECCHIAMENTO (ANNI) 5 anni, 60 mesi sui lieviti
VINI DI RISERVA 25%
DOSAGE 7 g/L
VINIFICAZIONE IN FUSTI DI ROVERE 15%
ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Oger, Avize, Cramant, Chouilly e Villers-Marmery

Champagne Millesimè 2016 Collet

L’annata 2016 in Champagne è stata preceduta da un inverno e una primavera piovosi che hanno rallentato la crescita delle viti, seguiti da un’estate calda e soleggiata che ha favorito una maturazione completa delle uve. Un bel contrasto climatico che ha portato a vini ricchi, maturi e con una notevole profondità aromatica come si riflette in questo 2016 di Champagne Collet, a leggera maggioranza di pinot nero. Ancora in fase giovanile ma già di bel carattere. Note belle e intriganti da confettura di frutta quasi tropicale, lamponi, rabarbaro, pepe bianco, muschiato, soavità floreale di zagara e biancospino in una bella spinta dello chardonnay. Sorso di intensità e succulenza già belle definite, componente umami sapidità iodio e salsedine davvero percepibili con anche frutta secca e arachidi. Finale che spinge disseta e stuzzica, un grande vino e un grande champagne da bistecca alla fiorentina.

60% PINOT NOIR – 40% CHARDONNAY
L’espressione di un’annata eccezionale nei terroir della Maison COLLET.
INVECCHIAMENTO (ANNI) 7
DOSAGE 7gL
ASSEMBLAGGIO DI 9 PREMIERS E GRANDS CRU :
Mailly-Champagne, Verzy, Villers-Marmery, Ambonnay, Aÿ, Chouilly, Cramant, Avize e Oger.

Champagne Charles Mignon Premium Reserve Rosè

Un componente piccola ma non indifferente di pinot nero vinificato in rosso AOC Champagne rende questo Premium Reserve Rosè di Charles Mignon un rosa da non sottovalutare nella sua apparente semplicità. Al naso è melograno, fragole, rose e ribes rosso e nero con sfumature di tabacco, olive, tostatura leggera di caffè, ritorni balsamici di alloro e mentuccia. Ma è in bocca che si rivela davvero intrigante con struttura vinosa che al naso veniva ben mascherata dal resto e dall’intensità del floreale e fruttato. Sensazioni saline ne costellano il sorso e il dosaggio generoso (per la media attuale) lo rende ideale servito freddo sulla Panzanella di Seppia e sulle Tagliatelle all’acqua pazza e Scorfano di Eros Ghezzo in Palagina. Appena si scalda può essere l’ideale su una cartelletta al lampone oppure, nel nostro caso, su uno zuccotto fiorentino semifreddo dove duetta bene con i canditi…
L’assemblaggio è 55% 25% 20% meunier chardonnay pinot noir, di cui 7% di vino rosso AOP Champagne. E’ un rosé d’assemblage con il 15% di vino di riserva proveniente da una solera iniziata nel 2016. Basato su terroir della Valle della Marna “Chavot, Monthelon, Moussy, Vinay, Epernay, Fleury-la-Rivière, Venteuil, Port-à-Binson, Jonquery, Barbonne, Bergères-lès-Vertus, Leuvrigny” e del Sézannais “Vitry”. Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura, Fermentazione malolattica completa, Dosaggio Brut 9g/L

Champagne Charles Mignon Grand Cru Cuvèe Comte de la Marne

Il grand cru e l’alto lignaggio delle uve di questa Cuvèe di Charles Mignon mostra subito il suo carattere con note di canditi, floreale bianco tra gelsomino, tiglio e sambuco . Bella la gamma di frutta gialla matura dalla susina Mirabella alla mela goledn passando per la pera Williams e frutti rossi e neri di bosco, mirtilli, lamponi e cassis. Belle le note gessose e saline e di colazione francese comprese note di mandorla e nocciola. Ben tratteggiate le note tostate e di miele di acacia, mandorle e arachidi con sconfinamenti nell’arabica pregiata. Colpisce soprattutto al sorso dove una bella componente umani salina e intensa sottolinea l’abbinamento con il calamaro ripieno su crema di piselli di Eros Ghezzo.
Composizione : 70% chardonnay dalla Côte des Blancs, 30% pinot noir. I vini provengono dalle sole prime pressature dei terroir classificati Grand Cru della Montagne de Reims Bouzy, Louvois, Ambonnay e della Côte des Blancs Avize, Cramant, Chouilly. Assemblaggio di una sola vendemmia (2019 in questo caso). Invecchiamento nell’oscurità delle cantine, a temperatura costante di 12°C per 48 mesi.
Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura. Fermentazione malolattica completa. Dosaggio moderato di 7 g/L per preservare la purezza, la complessità e l’equilibrio dei sapori.

Champagne Charles Mignon Brut Premier Cru


Uno Champagne lieve e fresco ma non senza complessità questo carnoso Premier Cru di Charles Mignon. Si sente molto il meunier al 55% con la sua mela grattugiata e una bella idea nitida di zenzero. Poi il lato del frutto rosso e bianco con bei ritorni agrumeti di lime e mandarino. Un lieve tocco di gesso lo completa mentre al sorso parte dolce e sinuoso, abbracciando molto bene tra mandorle e noccioline il baccalà fritto di Eros Ghezzo, un abbinamento notevolmente riuscito nella nostra serata Pesce e Champagne per San Lorenzo 2025 in Palagina.


Champagne da Meunier, Chardonnay, Pinot Noir nell’assemblaggio del 55%, 25%, 20%. Il 15% del totale proviene da una riserva proveniente da una solera iniziata nel 2016. Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Basato su terroir della Valle della Marna “Chavot, Monthelon, Moussy, Vinay, Epernay, Fleury-la-Rivière, Venteuil, Port-à-Binson, Jonquery, Barbonne, Bergères-lès-Vertus, Leuvrigny” e del Sézannais “Vitry”. Invecchiamento nelle nostre cantine a temperatura costante di 12°C per 24 mesi. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura, Fermentazione malolattica completa, Dosaggio Brut di 9g/L