Ricette

Ricette di Burde o di casa Gori, dal ricettario di Nonna Irene e dalla mani di Paolo Gori, spesso con video!

I segreti della pasta fredda di Giovanni Fabbri: come cuocere la pasta

Si ok lo sappiamo che in giro ci sono miliardi di ricette di pasta fredda ma pochi che spiegano in dettaglio come dobbiamo fare a cuocerla perfettamente per non rovinare ogni buona intenzione. Ed e’ per questo che lo abbiamo invitato apposta Giovanni per carpirgli i segreti piu’ importanti della pasta fredda…ed ecco che ve li spiega da YouTube. Prendete appunti!

Segreti Pasta Fredda parte 1

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Segreti PAsta Fredda parte 1
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Segreti PAsta Fredda parte 2

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Segreti Pasta Fredda parte 2
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Baccelli e Marzolino per cominciare

Per i primi caldi non ancora estivi e quando ancora è facile trovare i baccelli e il marzolino, magari quello della fattoria di Corzano e Paterno, ho “inventato” questo semplice e fresco piatto. Pochi ingredienti ma tanto successo assicurato. Ecco allora la ricetta, scritta e a voce:

Viti, Marzolino e Baccelli
Ingredienti: (per 6 persone)
gr. 500 di viti del Pastificio Fabbri
gr. 500 di baccelli
gr. 200 di marzolino
olio extravergine d’oliva, sale grosso e fino, qb.
pepe nero in grani
Preparazione: Buttare la pasta in 5 lt. di acqua bollente salata col sale grosso e scolarla a metà cottura (davvero!). Freddarla benissimo sotto l’acqua corrente e scioglierla con un po’ d’olio, rigirandola bene. Conditela con i baccelli sgranati, il marzolino passato al mixer e ancora olio. Schiacciare nel mortaio qualche grano di pepe e spargerlo sopra.

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Pasta fredda Baccelli e Marzolino
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Seguire il consiglio di Giovanni Fabbri e non prepararla con troppo anticipo!

Ricette pasta Fabbri per l’Estate, un venerdi’ da ricordare

Serata speciale quella di venerdì da Burde con due protagonisti d’eccezione: Giovanni Fabbri e la “sua” pasta.
L’estate si avvicina e con lei arriva la voglia di fresco anche per quel che riguarda il mangiare.  Ecco allora l’idea che abbiamo offerto ai nostri ospiti: la pasta Fabbri in versione fredda. “Banale!”, potrebbe obiettare qualcuno ma l’altra sera non è stato così. Il nostro Paolo infatti ci ha proposto 5 piatti davvero da ricordare, facili e veloci da cucinare e da riproporre poi ai nostri ospiti delle cene estive.
Ecco il menù: viti al marzolino e baccelli, tagliatelle con lo zafferano del Chianti e la ricotta, insalata di trippa e caserecce, stracci al pesto verde e pecorino, fiocchi di maggio. Alla fine della serata, fatto un breve calcolo, abbiamo scoperto di aver mangiato ben 300 gr. di pasta a testa! Sarà un problema per la prova bikini?
In attesa dei post di Paolo con le ricette e i video, vi anticipiamo alcuni scatti della serata. A presto…

La seconda migliore schiacciata con l’uva si mangia da Burde!

schiacciataNonostante le guide non amino i nostri dolci e ci facciano con solerzia notare che non sono molto vari, almeno quelli che ci sono “pare” che siano di livello…Non bastasse la Torta di mele cui molti sono affezionatissimi, in questa stagione sembra che una delle più grandi prelibatezze dolci fiorentine sia proprio la nostra Schiacciata con l’uva! Sabato 13 ottobre scorso, la giuria composta dal Cenacolo degli Sparecchiatori, tramite puntigliosi e delicati assaggi, ha decretato la classifica dell’evento realizzato in collaborazione con JMT Communication, società che gestisce gli eventi all’Ippodromo del Visarno.
Il primo classificato, il forno “Star Bene” ha ricevuto una splendida targa di riconoscimento forgiata dall’artista Lucia Rinaldelli con i suoi 48 punti.
Dietro (vicinissimi) da Burde con 46 punti a parimerito con il forno Pane e Cioccolata.
schiacciata concorso ippodromo
Se volete emularci..vi ricordo la nostra ricetta!

Burde won the second prize in the annual competition for the best Schiacciata con l’uva cake, traditional sweet pastry for autumn in florence and Tuscany too. Burde received 46 points while the first prize with 48 points went to the bakery “Star bene”. If you want to try at home, follow pur recipe!

Gioie di stagione: arriva la schiacciata con l’uva!

schiacciata uva burdeOgni mese ha le sue gioie e a settembre in Toscana c’è sempre stata nel corso dei secoli un sacco di uva buona dolce che ci sembrava brutto usarla per fare vino e allora ecco che ci siamo inventati un dolce “povero” come tutta la nostra tradiziona culinaria che permettesse con un pò di pasta lievitata da pane, olio e appunto uva di mettere in tavola un dolce succulento e tenero. Da allora le versioni si sono moltiplicate e come giustamente anche ‘Ino fa notare, ognuno ha la sua versione preferita, da quella più panosa dove l’uva è affogata nella pasta, a quella con l’uva senza semi (senza tannini…), fino alla mia preferita ovvero una schiacciata che potrei definire banalmente un lago di pasta semiconfusa e sciolta nello zucchero porpora dell’uva a dare un piccolo mosaico di isole scure in un mare di melassa. Insomma, Gianna di TrashFood me la boccerebbe di sicuro!
Da Burde ne prepariamo una versione un po’ più light di cui vi riporto la ricetta qui sotto ma chi fosse interessato alla versione da me preferita, si faccia avanti che si organizza!

Ingredienti: 400 gr farina, 25 gr lievito di birra sciolto in un po’ di acqua tiepida, zucchero, sale, olio extravergine d’oliva, tanta (1 kg e più) uva nera del tipo “da schiacciata”
Staccate gli acini dai grappoli d’uva e puliteli delicatamente con un panno umido senza lavarli. Mettete a fontana sulla spianatoia la farina con al centro il lievito, il sale, 50 gr. di zucchero e 5 cucchiai d’olio e lavorare il tutto versando poco alla volta dl. 1,5 di acqua tiepida. Formare una palla, ungetela d’olio, ponetela in una ciotola e copritela con un foglio di pellicola trasparente per alimenti. Lasciatela lievitare per 30 minuti, quindi dividete la pasta a metà e stendetela sottile con il matterello. Con una parte coprite il fondo di una teglia rettangolare di circa 30×40 cm. ben unta d’olio. Spennellate la pasta d’olio, copritela con la metà dei chicchi d’uva schiacciandoli leggermente in modo da farli penetrare nell’impasto e spolverizzate con 2 belle cucchiaiate di zucchero. Coprite con la pasta rimasta facendo ben aderire i bordi e spennellatela ancora d’olio. Distribuitevi sopra i chicchi rimasti e coprite con pellicola da alimenti. Lasciate lievitare per un’altra mezz’oretta e poi spolverizzate la superficie con altre due belle cucchiaiate di zucchero. Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti circa.

In Tuscany during September we always had a lot of fantastic and sweet grapes and since we couldn’t use it all for wine (that we already have in quantity…) we discovered to use it for making a fantastic cake. Just every tuscan and florentine reciper is “poor” and simple, you have only to use bread mill, water and baking powder to make the dough for the bread and then put on a cake pan in the oven this a lot of red grapes on it together with sugar and not to forget, Tuscan Oil (Extra Virgin). Cook for about 40 minutes (the time necessary for the sugar and the grape to melt in a lake of a deep crimson) and you’re ready! Or you cant try visiting florence in September or October and taste for yourself!

Baccalà alla fiorentina

baccalà provvisorioIngredienti: baccalà sotto sale e “ammollato” (un filetto ogni 4 persone), farina, olio extravergine di oliva toscano, aglio, pomodori freschi o pelati.

Con un panno asciugare bene il baccalà per non pregiudicare la riuscita della frittura.
Tagliatelo a pezzi non tanto piccoli, infarinateli e friggeteli in una padella di ferro con parecchio olio di oliva extravergine toscano.
Intanto a parte in un’altra padella far colorire qualche spicchio d’ aglio in un po’ d’olio, stando attenti a non superare il colore biondo, aggiungere 2 o 3 pomodori freschi o pelati e fateli cuocere per una ventina di minuti.
A questo punto sistemate il baccalà fritto su questa salsa di pomodoro e fatelo insaporire a fuoco moderato per 5-10 minuti rigirandolo un paio di volte.
Prima di toglierlo dal fuoco, ma proprio all’ultimo momento, aggiungete, se volete “passare” alla versione livornese, un po’ di prezzemolo tritato.

Anatra ripiena come faceva l’Irene

ANATRA RIPIENA come faceva l’Irene

Ingredienti:
1 anatra
200 gr. di carne di vitello macinata
200 gr. di carne di maiale macinata
1 fetta alta di mortadella di Bologna
1 fetta di pane raffermo imbevuta nel latte
parmigiano grattugiato
2-3 uova
aglio e prezzemolo tritato
olio extravergine d’oliva, sale, pepe
cipolle di Tropea non troppo grandi
patate

Preparazione:
Fiammeggiare bene l’anatra, lavarla e asciugarla anche all’interno.
In una terrina mescolare le carni macinate con 2 cucchiaini di aglio e prezzemolo tritati, il parmigiano, le uova sbattute, la mollica di pane strizzata bene e la fetta di mortadella tagliata a dadini e aggiustare di sale e pepe.
Riempite con questo composto l’anatra e cucitela con un filo.
Legatela bene con uno spago e fatela rosolare in una casseruola con l’olio, dopodiché mettetela in una capace teglia da forno insieme alle cipolle che salerete a parte e lasciatela cuocere per 1 ora e mezzo circa a 180-200°, rigirandola ogni mezz’ora.
Dopo una trentina di minuti unite le patate tagliate a dadi e proseguite la cottura.
Aspettate un quarto d’ora prima di tagliarla per dare modo ai liquidi della carne di rientrare al loro posto e presentatela su un vassoio circondata dalle fette del ripieno.

Papero in umido: la ricetta di Paolo Gori

Ingr. Papero tagliato a pezzetti, sedano carota e cipolla, vino rosso, pomodori pelati e conserva di pomodoro, sale, pepe
Si prepara un abbondante battuto con gli odori e lo si mette a rosolare in un capace tegame. Si aggiungono i pezzi del papero e dopo che hanno preso un bel colore si bagnano con un bicchiere di vino che si lascerà sfumare. Quando non sarà rimasta più traccia dell’alcolicità del vino si unisce una bella cucchiaiata di conserva, i pomodori pelati schiacciati ed una tazza di brodo (tenere in caldo dell’altro brodo nel caso che il papero fosse vecchio e avesse bisogno di una cottura più lunga). Aggiustare di sale e pepe e portare a cottura a fuoco lento per un’ora o più a secondo dell’età dell’animale.
Piatto tradizionale della cena della battitura nelle campagne toscane, per cui si allevava apposta il papero

Collo di papero ripieno: la ricetta di Paolo Gori

ingredienti: 1 collo di papero, carne di vitello e mortadella macinata, 1 fegatino di pollo, prezzemolo tritato, noce moscata, parmigiano grattugiato, un uovo sbattuto, un po’ di midolla di pane bagnata nel brodo e sbriciolata, sale e pepe q.b.. La quantità degli ingredienti varia con la dimensione del collo.
Dopo aver tolto l’osso si fiammeggia per pulirlo bene delle penne rimaste, si lava, si asciuga e si lega il becco con un filo. Si prepara ora il ripieno mescolando la carne e la mortadella macinata con gli altri ingredienti e con questa farcia si riempie il collo. Cucitelo all’estremità con del filo bianco e bucatelo qua e là con un ago perchè non si rompa durante la cottura. Mettetelo ora a cuocere nel brodo per circa 40-45 minuti.. Lasciatelo raffreddare e servitelo tagliato a fettine accompagnato se vi piace con salsa verde o maionese.
Era, ed è anche oggi, uno dei piatti tipici del pranzo della battitura.