Bevute

Assaggi di vino distillati con punteggio, spesso con video degustazione

Carl Reh Uerziger Schwarzlay Riesling Auslese 1989

carl rehI miei suoceri me lo hanno regalato per scherzo…per farsi due risate e in effetti me lo hanno incartato insieme ad un novello 1990 di incerta provenienza abruzzese ritrovato in una enoteca di Oldenburg città natale di mia moglie. é finita che ce lo siamo gustati accanto ad un piatto di tagliolini freschi da un pastificio torrelaghese con code di gamberi e zucchine . Ecco come è andata…
tappo carlIl tappo era in buone condizioni per avere 18 anni e salvo un pò di muffa superficiale era intatto e sembrava aver svolto il suo compito. Appena versato nel bicchiere il vino si presentava limpido e quasi cristallino con assenza di qualsiasi particella in sospensione. Inoltre il colore era incantevolmente dorato pieno e deciso, quasi con sfumature ambrate. Roteandolo, si notava una certa resistenza, perfettamente in linea con quello che ci saremmo aspettati da un Auslese sia pur di “soli” 8 % di alcol. coloreAl naso inizialmente si sente quasi solo quella nota strana di pomodoro e ananas cotto dal sole che hanno certi eiswein poi però svaniscono velocemente ed ecco che escono un bellissimo cedro e un lime squillante. Subito dopo è il turno di salvia e resina di pino con il cedro che diviene un cedro candito. Giungono poi note di frutta più tipiche del Riesling come l’albicocca e l’ananas e della papaya matura. Sul fondo si intravedono note di pietra focaia uva passa e miele. Questo grandissimo naso ci fa ben sperare per il gusto e in effetti è sorprendente come un vino bianco di quasi 20 anni si lasci bere con questa facilità! colore2L’acidità ancora alta e l’alcol e il corpo del vino dall’altra ne fanno un vino equilibrato, neanche troppo dolce (qualche anno fa poteva anche essere un pò troppo stucchevole per i nostri palati). Dicevamo, in bocca è abboccato, di corpo,fresco e piuttosto sapido in un retrogusto lungo di frutta e spezie che a me hanno ricordato una cedrata Tassoni(che per me è un gran complimento!)…Sul finale ecco marmellata di arance amare e una lievissima nota ossidata che però non rovina assolutamente l’esperienza ma anzi che ci ricorda che per provare queste bellissime sensazioni con un Riesling tedesco vale veramente aspettare qualche anno! E dire che la cantina Carl Rehnon è neanche tra le più pregiate o famose…(ammesso che esista ancora…)
In tavola come detto c’erano taglierini alle zucchine e gamberetti (cucinati con un pò di Orvieto Classico le Velette) e il Riesling non stonava più di tanto, ma è stato più degno compagno dello zuccotto della Gelateria Romana di Torre del Lago che abbiamo avuto come dolce.zuccotto
Una grande esperienza che consiglio a chiunque passi in Germania…non è raro che le enoteche diano via a prezzo di saldo questi piccoli tesori dato che anche in patria, non si lasciano invecchiare questi vini più di due-tre anni al massimo.
Per chi si fosse incuriosito sui Riesling vi ricordo che potete dare una lettura alla pagina della serata che abbiamo fatto da Burde lo scorso Autunno e sentire i nostri Podcast sull’argomento!

English Translation (Summary)
This started as a joke from my wife’s parents…but it ended like a good and formativa tasting! It’s always difficult to find good and old German Riesling due to a too recent discovery of the fantastic aging possibilities of this grape variety. Here it is how it was!Shiny and deep gold color. On the nose lime and ceddar mixed with sagebrush and pine sap. On the palate, golden apples, ginger and minerality, apricot, raisins and a sweet note of honey.
The fruit is still very present and gives the wine an unexpected vitality. A lot of acidity left makes a good balance with the low alcool (8%). A great body gives a sensation of complexity and fruitness to the wine but in the end it gives a good example of what it is “mineral” for a german Riesling. We tried to drink with fresh pasta and zucchini but we preferred it with the sweet zuccotto ice cream cake that we tasted after the pasta. Look out in Germany for wine like these, often they comes out with a vary affordable price since in German they prefer to drink younger (and not so fantastic well balanced) Rieslings!

Report compleanno: Cabreo e Montina Franciacorta per i miei 34 anni

Mi sono appena ripreso dalla stramangiata di ieri sera per il mio compleanno e vi riporto almeno la descrizione di due grandi vini che hanno allietato il mio 34esimo compleanno.
Si tratta dell’ormai famoso Cabreo la Pietra, il gioiello bianco di Ambrogio (padre) e Giovanni (figlio) Folonari e del relativamente nuovo Montecolo Brut de La Montina, una giovane e dinamica azienda franciacortina.
Sul buonissimo risotto di mare cucinato da mia mamma risotto mutuato da una ricetta del ristorante La Riva di Viareggio Darsena di tanti estati fa, abbiamo degustato questo grande spumante di Franciacorta, il Montecolo (disponibile solo in Magnum!) fatto da solo uve Chardonnay, uno dei cru aziendali. La bottiglia che abbiamo aperto ieri sera era una sboccatura 2005 ma non presentava la benchè minima sbavatura. Oltretutto l’avevo aperta perchè mi era rimasta per sbaglio in veranda al ristorante ed aveva vissuto tanti di quegli sbalzi termici che ero pronto a buttarla nel lavandino. Quindi in ogni caso mi scocciava venderla (anche perchè decorata con un “Buone Feste” natalizio…) e allora ho deciso di bermela…Il colore era di un giallo dorato molto intenso con i colori di un thè al cedro più o meno. Perlage fine ma non molto persistente. Al naso mi ha ricordato qualche champagne biodinamico francese tanto era “naturale” e carnoso con le note di camomilla, thè e lievito ancora fragrante. montecolo. In bocca si è rivelato pieno e consistente con una spuma dolcissima che accarezzava il palato in maniera egregia. Rivelava poi altre note fruttate che al naso erano un pò coperte dai sentori floreali e speziati. Sul risotto era un incanto tanto che mi sono rifatto di 3 piatti di risotto (era comunque il mio compleanno e gli altri non mi potevano brontolare…) e 4-5 coppe di spumante. Veramente notevole, lo consiglio a quanti pensano che la Franciacorta siano solo i soliti grandi nomi!
cabreo pietraSulla coda di rospo al forno ecco il sontuoso e sempre troppo poco bevuto (almeno in toscana!) Cabreo la Pietra, versione 2004. Di questo vino ti colpisce subito il colore dorato pieno lucente senza sbavature che ti da subito l’impressione di un vino particolare. Al naso poi da freddo e appena versato nel bicchiere rivela solo note di burro, minerale e nocciola che però lasciano nel giro di pochi secondi (e pochi gradi di temperatura) spazio a note freschissime di camomilla, fiori gialli, rosa, albicocca e una speziatura vanigliata appena accennata. Buonissimo ma non diverso da altri Chardonnay barriccati toscani… Ciò che mi ha sorpreso è stata la verve in bocca acida e fresca che rendeva ogni sorso piacevolissimo e mai stancante. Particolare da sottolineare perchè in passato a questo vino io stesso avevo spesso rimproverato una scarsa bevibilità e troppi muscoli. Ieri sera, forse complici gli anni in bottiglia, era veramente ottimo e ha convinto non solo me ma anche tutta la mia famiglia riunita a tavola.
Ragion per cui sono ancora più impaziente che arrivi il 5 Ottobre quando, nell’ambito delle Degustazioni d’Autunno da Burde avrò ospite proprio Giovanni Folonari che ci porterà non solo 3 annate del Cabreo Rosso il Borgo (1985, 1997, 2004) ma anche rarissime annate di Cabreo Bianco come il 1987 e il 1995!
Che faccio, vi aspetto?

Abbinamenti Rosati

rosati burdeSull’ultimo numero del Gambero Rosso c’è un articolo un pò autoincensante (ma stavolta forse hanno ragione) sulla riscoperta dei rosati e anche la rivista AIS De Vinis dedica con Franco Ziliani una pagina in chiusura a questo fenomeno. Anche Slawka (Suafca) G. Scarso in un articolo su tigullio vino e nel suo blog Marketing del Vino tratta l’argomeno in un post…che dire?
Facendo due conti anche da Burde quest’anno abbiamo venduto quasi tre volte tanto rosè che gli scorsi anni, eppure in carta ne abbiamo solo 5 (Castello di Ama, Riecine, Piano Piano Terre di Talamo, Vin Ruspo di Capezzana). Nonostante questa scarsa attenzione, sono andati via senza problemi, complice il caldo sì ma anche il tam tam mediatico che ovunque si può osservare. Personalmente sono un grande fan dei rosati in quanto permettono abbinamenti altrimenti difficile o addirittura impossibili. Da Burde per esempio si consiglia il rosato sul baccalà alla livornese (alternativa rossa pinot nero come quello di Fortuni) e sui crostinicrostini toscani dove un bianco è in forte difficoltà per intensità e corpo e un rosso è troppo abbondante di spessore e tannino. Ma lo consigliamo anche sul civiero di farro e manzo con spezie medioevali semifreddo. civiero
D’inverno ve lo proponiamo di gusto sulla pasta e fagioli e anche sulla ribollita.
Abbinamenti più astrusi lo portano anche su carni arrosto come la pancetta di vitella arrotolata e su qualche formaggio ma in genere direi che come accompagnamento di antipasti e primi vale tantissimi bianchi toscani. Fra quelli che abbiamo quello di cui ne vendiamo di più è il Ruspo di Capezzana per motivi tradizionali e di territorio e il Castello di Ama che in effetti è buonissimo ma vende molto anche per il nome (io l’ho scoperto alla mostra Taste del Gastronauta alla Leopolda). Gli altri seguono un pò a distanza ma rispetto al passato come vi dicevo è veramente tutta un altra storia.

Bevute di ieri “Podere dell’Anselmo”

anselmo_1Ieri sera sono stato al compleanno di un’amica di mio figlio Malwin in quel di Montespertoli, località Anselmo, al Podere e Agriturismo Anselmo. Serata piacevolissima, vari tentativi di tuffo in piscina dei bimbi a parte, e piacevole scoperta di un bianco notevole (per la Toscana un vino bianco buono è sempre un evento!). Si tratta dell’Anselmino, ovvero un IGT bianco a base di Malvasia, Sauvignon e Trebbiano arricchite di una buona percentuale di Riesling. Lì per lì al primo assaggio alla cieca avevo sentenziato “Sauvignon e Vermentino”, il che mi pareva strano ma dai profumi e soprattutto un retrogusto minerale mi faceva propendere per il vermentino. anselmino Quando il proprietario mi ha rivelato la presenza del Riesling mi sono spiegato un pò meglio il bouquet molto originale del vino che affiancava a note di foglia di pomodoro e sentori tropicali una netta nota minerale, appunto quasi “tedesca”. Tedesca come la giovanissima moglie del proprietario e guarda caso di Leer, paesino sconosciuto ai più ma non a mia moglie che è del paesino accanto, Oldenburg!
Insomma abbiamo passato un pò di tempo a discorrere di Riesling e Birre tedesche continuando a sorseggiare l’Anselmino che ha fatto il suo dover sulle lasagne al pesto (un abbinamento veramente azzeccato) e sulla pizza cotta nel forno del podere.
Degli altri vini vi rammento un Chianti DOCG tutto sangiovese con una nota piccante piuttosto intrigante.
Per il futuro c’è allo studio un vino a base di Viogner che sembra la moda imperante in Toscana degli ultimi anni e in effetti, acidità scarsa a parte, dovunque l’ho trovato per ora, ha sempre dato una nota di albicocca bellissima e un frutto bello carnoso.
Per cui ne aspetto presto una bottiglia!
Del posto invece vi metto qui due foto che rendono l’idea più di mille parole…
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Cantina del mese!

cantinettaEbbene si da questo mese (ma in realtà più spesso saranno due settimane) anche da Burde cominciamo a proporre ai clienti non solo l’intera carta dei vini (comunque disponibile a richiesta) con i suoi 400 e passa etichetta ma una ragionata selezione in base agli abbinamenti possibili. Di questa cantina del mese fanno parte ogni volta due bollicine, un bianco, un rosato, due rossi leggeri da carni arrosto o bollito, due rossi di corpo per la bistecca e due rossi importanti da stracotto o da meditazione.
Tutti risiedono in attesa di essere “chiamati” al tavolo dentro la nuova vetrinetta frigo a 3 temperatura che ci siamo comprati due settimane fa. Permette di tenere gli spumanti a 5-6°, i bianchi a 8-10° e i rossi fra i 14 e i 18°. giuliano zioHo dovuto litigare non poco con mio zio Giuliano per acquistarla, per spostare il televisore e per convincerlo dell’assoluta utilità dell’arnese in questione ma per ora l’effetto sulla clientela è positivo!
Mangiarsi un bella bistecca succulenta con fiori fritti poter gustare un bel Chianti Riserva Petresco delle Cinciole 2001 leggermente fresco (o almeno questa è la percezione che ci arriva da un liquido a 18° con questo caldo!) è un piacere che vi raccomando vivamente! Per non parlare del fatto che i vini nella cantina del mese sono anche offerti tutti al bicchiere, Tignanello COMPRESO!
Ecco i vini di questo mese (il primo prezzo si riferisce alla bottiglia, il secondo al bicchiere):

Per iniziare
Cellarius Rosè 2002 Berlucchi
(Pinot Nero) Rosato € 18,50 € 3,50
Prosecco di Valdobbiadene Crede Bisol
(Prosecco) € 10,00 € 2,00

Sui primi
Lunato Orvieto Classico DOC Tenuta le Velette 2005
(Grechetto Trebbiano Malvasia) € 10,50 € 2,50
Piano Piano Rosato IGT Terre di Talamo 2006
(Cabernet Sangiovese) € 8,50 € 2,00

Sugli Arrosti
Chianti Classico Le Cinciole 2004 Panzano in Chianti
Sangiovese Canaiolo € 11,50 € 2,50
Morellino di Scansano Santa Maria Frescobaldi 2005
Sangiovese Cabernet Alicante € 10,00 € 2,00

Sulla Bistecca
Chianti Classico Riserva “Petresco” 2003 Le Cinciole
Sangiovese € 19,00 € 4,50
Pinot Nero al Tondo Ruffino IGT Toscana 2000
Pinot Nero € 21,00 € 4,50

Su stracotto, peposo, spezzatino
Tignanello IGT Toscana 2003 Antinori
Sangiovese Cabernet € 49,00 € 10,00
Nobile di Montepulciano Gattavecchi
Sangiovese Mammolo Canaiolo € 15,50 € 3,50

Per finire
Vin Santo del Chianti Classico Dievole
Trebbiano Malvasia Sangiovese € 18,00 € 3,50
Muffato della Sala Antinori
Sauvignon Blanc, Grechetto, Traminer e Riesling € 29,00 € 5,00

Anche noi ristoratori abbiamo le nostre colpe…

guide1…riguardo i vini che mettiamo in tavola e riguardo al fatto che anche da Burde, a parte il mitico Bucciarelli e pochi altri, molti vini sono sempre presenti nelle decine di guide ai vini che affollano le librerie. Devo anche dire che forse oggi tornando indietro molte scelte non le rifarei e in cantina terrei tutt’altro tipo di vini ma posso anche dire che 4 anni fa quando ho iniziato avevo ben poco da cui cominciare a farmi una idea su quali vini mettere in carta! Uscito dal III livello AIS, sparuto e sommerso dalle centinaia di proposte da parte dei vari rappresentanti vinicoli ero nella situazione di dover rimpolpare la cantina del ristorante di famiglia senza litigare con mio zio e rimanendo in buoni contatti con alcune cantine storiche con cui avevamo sempre lavorato bene. 

Ecco, a parte la frequentazione dei corsi AIS e i consigli tra futuri colleghi sommelier i modi per capire quali vini avrei voluto per i miei clienti erano solo  2:guide 2

  1. bere una marea di vini in poche settimane e farmi  in proprio una cultura e un indirizzario “pratico”
  2. leggermi 3 guide e pescare da lì secondo Grappoli Bicchieri e Vinifrutto .

Ovvio che per motivi di tempo cominciai dal punto 2 riservando il punto 1 per i mesi successivi. E in effetti mi sono impegnato in un massacrante (soprattutto per moglie e figlio che mi accompagnavano!) tour di degustazioni in giro per l’Italia e fuori ad assaggiare “furiosamente” centinaia di vini. é stato bellissimo e utilissimo anche per accrescere la mia cultura enoica ma per avere le idee chiare ci ho messo almeno un annetto. Leggendo invece le guide e scegliendo “sulla carta” come fanno molti locali in effetti si risparmia un bel pò di tempo e ci si assicura di fare una bella impressione almeno sul 30% di potenziali fruitori della cantina. Poi ovvio che si deve fare attenzione a non fermarsi lì, altrimenti si entra nella categoria dei sommelier cartacei che leggono e studiano ma non bevono (ne stiamo animatamente discutendo sul forum di rexbibendi e in seguito ad un post polemico su it.hobby.vino)
Da qualche giorno è in corso un dibattito interessante su di un post di Ziliani di Vino al Vino .
In quella sede faccio notare che “almeno” non c’è la foto della “nostra” Duemilavini AIS tra le guide che vengono mostrate (ma anche “noi” comunque abbiamo premiato vini molto in linea con gli altri)!
Quanto alle guide in genere, direi che non obbligano nessuno a comprare un vino e non obbligano nemmeno i produttori a mandare i loro vini!

L’Osservatorio Marketing del Vino della SDA ci dice inoltre che la % sul totale (5%) dei consumatori che acquistano vino secondo le guide è piuttosto limitato sul totale di consumatori del vino in Italia e in effetti le tirature di queste guide sono alte ma in assoluto si può stimare in circa 300mila copie in totale (almeno sommando ais, gambero, maroni e veronelli).

E’ vero che magari queste 300mila persone sono opinion leader nella loro cerchia di amici ma comunque non sono così tanti in assoluto e non giustificano l’enorme attenzione che il resto della stampa tributa alle guide e ai suoi riconoscimenti! Ogni volta che si pubblicano le classifiche si corre a celebrare questo vino o quest’altro…e il grande pubblico si appassiona ai punteggi alle classifiche e dicono in giro che il Brunello è il vino migliore del mondo (almeno quest’anno). Questo perchè le classifiche o le selezioni di qualcosa aiutano il consumatore a capirci qualcosa in un mondo effettivamente molto vasto e dispersivo. La cosa importante sarebbe però che passato il primo impulso da guida e da approfondimento giornalistico si passasse alla teoria e agli assaggi che ovunque in Italia non mancano.

E quindi dico che forse di sicuro la categoria dei giornalisti dovrebbe fare un pò di autocritica sul fatto che si scrive di più su Casanova di Neri che su Soldera Case Basse o Poggio di Sotto e dall’altra parte i consumatori, il grande pubblico e anche i produttori dovrebbero cominciare ad utilizzare le guide per quello che sono, ovvero delle linee guida su cui basarsi negli assaggi per poi cibovagare ed enovagare in cerca del proprio gusto e dei vini buoni davvero. E in questo senso vi assicuro che le guide, o almeno quelle fatte bene, sono un patrimonio grandissimo da salvaguardare, basta solo non metterle sul piedistallo! ecco noi per esempio le mettiamo qui…

Impressioni da Vinitaly 2005

vinitalyI nostri “big” toscani Frescobaldi e Antinori hanno volutamente fatto un’apparizione in sordina, addirittura Antinori non aveva un proprio stand ma solo stand delle fattorie che sta (ri-)lanciando al momento (La braccesca di Montepulciano, Tormaresca in Puglia, Montenisa in Franciacorta) più la presentazione del Bruciato 2002 della fattoria Guado al Tasso (in anteprima da Burde questa settimana a 15 euro al tavolo).
Solita bella parata per il Brunello ma grandissimo spazio al Morellino, sia con il consorzio che con le singole fattorie ( “Le Pupille” in primis, una delle migliori aziende in questa zona, cercate la riserva 2001).
La Toscana in genere aveva uno spazio rilevantissimo e se ne parlava un pò ovunque: per citarvi uno un pò sconosciuto, facendo torto a molti, il Chianti classico vigneto San Marcellino 2001 di Rocca di Montegrossi (Gaiole in Chianti) uno stupendo chianti elaborato con cura dai profumi veramente intriganti e un gusto particolare (entrerà in enoteca da Burde a fine mese).
La parte del leone comunque la faceva l’astro nascente dell’enologia italiana, ovvero la Sicilia e il suo Nero d’Avola, al momento praticamente imbattibile come rapporto qualità/prezzo dei suoi vini (in primis Firriato con Camelot e Harmonium che hanno letteralmente spopolato). Un elemento, il prezzo, che giustifica anche come mai questi vini vadano così tanto di moda.
Speriamo solo che non succeda come in Toscana dove la moda di certi supervini ha prodotto un livellamento verso l’alto non solo della qualità (in alcuni casi) ma anche e soprattutto dei prezzi (in tutti i casi!). Quindi se vi punge vaghezza di assaggiare vini siculi e riempire la vostra cantina, il momento è adesso! Noi comunque da Burde resteremo fedeli al nostro motto di solo e sempre Toscana quindi purtroppo non contate su di noi per l’approvigionamento!
Se poi siete curiosi di sapere quali sono stati i vini migliori, secondo me, che ho bevuto al vinitaly, ho pochi dubbi: il Sagrantino 2001 di Montefalco 25 anni di Caprai, un vero capolavoro, giustamente già pluripremiato (se vi capita a tiro, non ve lo fate scappare, merita ogni euro di quanto costa), il Giramonte 2002 di Frescobaldi (un merlot/cabernet della tenuta Castiglioni) e lo spumante Franciacorta Saten di Montenisa.
Per altre impressioni da Verona vi rimando alle prossime cene ma se avete altre domande e curiosità sul vinitaly, scrivete pure a info at daburde.it o andate direttamente sul sito ufficale www.vinitaly.com.