CDomattina se siete svegli verso le 11 accendete Radio24 (a Firenze 103.85, altrove cercate qui) perchè nella puntata di Sabato 1 Marzo de Il Gastronauta di Davide Paolini si parlerà di Pizza e Vino ovvero uno degli abbinamenti più complicati e affascinanti che esistano! Già su RexBibendi ne stiamo discutendo da mesi, vediamo se la Radio ci aiuta a fare un pò di luce!
Scherzi a parte, è un altro dei miei sogni che si realizzano quello di collaborare con Davide Paolini che ha avuto il dubbio onore di essere nominato nel mio primo post di questo blog…
Poi va da sè che qualche minuto “on air” in diretta nazionale su una Radio così importante come Radio24 è veramente un onore (anche se come al solito, sarebbe pure più bello se mi chiamassero da RockFM per presentare uno special sui Metallica…). Se non potete ascoltare in diretta la trasmissione non preoccupatevi che sul sito della Radio troverete la puntata in formato RealAudio nei giorni successivi (oltrechè le varie repliche nel palinsesto).

Altra grandissima annata e valutatissima per aste e collezionisti di tutto il mondo per questo Vino da Tavola (ehm). Il colore si fa quasi aranciato comletamente con uno stacco notevole dal 1997. Anche al naso le componenti fruttate sono molto esili e dopo pochi minuti non sono quasi avvertibili. In compenso il quadro dei sentori terziari è completissimo con humus, tartufo, polvere di caffè, ruggine, iodio, sentori ematici e animaleschi, pelle, cuoio, liquirizia, smalto per mobili…un insieme impressionanti di sensazioni per un vino che evolve molto rapidamente nel bicchiere regalando sensazioni molto interessanti. In bocca ci saremmo aspettati un vino un pò stanco e piatto e invece è fresco e vitale con tannini ancora pulsanti e ben presenti che lo rendono un vino non solo da meditazione ma godibile anche a cena con preparazione di carne delicate come selvaggina da piuma. Grande, grandissimo sangiovese in una delle sue evoluzioni più belle e caratteristiche.
Salto notevole dal 2001 per profumi e sensazioni odorose al naso. Qui la terziarizzazione è più pronunciata con note di humus e foglie secche ben presenti unite ad interessante sottofondo balsamico tra menta e anice. La frutta è esile ma presente come sotto spirito e si avverte pure del cassis. L’insieme è elegantissimo e molto invitante con una beva molto acida e fresca e un tannino fine e morbido carezzevole. Un vino da abbinare e che si presta anche alla tavola senza bisogno di sublimarlo solo per meditazione. Grande annata e grandissima prova per uno dei preferiti della serata da tutti.
Ci siamo quasi! Grazie alla vostra fiducia anche quest’anno siamo riusciti ad organizzare la mitica serata Cinghiale e 
Ed eccoci al cru aziendale con le uve dal vigneto più antico di Fontodi, una Riserva fatta a partire da un 90% di Sangiovese completato da un 10% di Cabernet Sauvignon proveniente da Chateau Lafite passando per la Tenuta di Capezzana a Carmignano. é un vino estremamente giovane, con un tannino scalpitante e ancora aggressivo. La barrique (nuove al 60%) si sente con note dolci ma non stucchevoli ma ciò che colpisce è un fruttato maturo interessantissimo e invitante che lo marca in maniera lodevole. In bocca ha corpo stile e la personalità ma ovviamente manca ancora di quell’equilibrio mirabile tra sangiovese e cabernet che verrà fuori con ancora un paio di anni di evoluzione in bottiglia. Cosi com’è oggi un grandissimo vino da abbinamento con piatti forti e decisi ma ovviamente un pò troppo giovani per essere degustato da solo.
Lo sapevate che Fontodi è un’azienda a coltivazione biologica? E che per ogni aspetto colturale è completamente autosufficiente dato che si produce in casa compost, foraggio per i bovini e concime per le viti? Sinceramente anche noi lo abbiamo scoperto di recente e non è un aspetto particolarmente strombazzato a destra e a sinistra. Ma ascoltando Giovanni Manetti è veramente un bel quadro di agricoltura integrata nell’ambiente e nel paesaggio, un’agricoltura dove la vite e il vino hanno il loro posto all’interno di un quadro ben preciso che mira non solo a vendere dei vini ma a promuovere un territorio e un modo di vivere naturale in sintonia con l’ambiente che ci circonda, Luna e fasi lunari comprese.
L’ultima annata in commercio (il 2005 esce a Maggio) si dimostra già fra le migliori di sempre con un colore porpora scurissimo ma vivace. Al naso è un caleidoscopio di cipria, viola, tabacco, frutta fresca, mora, lamponi e spezie come pepe, macis e altri sentori tostati come cacao e caffè.
Anch’io, da buon ultimo, ho fatto la mia annuale spedizione a Montalcino, evitando di intrufolarmi tra i giornalisti ma devo dire che sotto il tendono quest’anno si stava benissimo e non c’era la solita calca degli “operatori”. Quanto al Brunello mi devo purtroppo accodare a quanto scritto e riportato da
Ecco un esempio “didattico” di cosa significhi un vino ARMONICO dove tutte le fasi della degustazione sono dello stesso livello qualitativo e in rapporto d’eccellenza. Ovvero un vino pressochè perfetto, maturo al punto giusto con una frutta bellissima e accenni di terziarizzazione molto eleganti e ricchi di classe. Raramente si incontrano vini che mescolano così bene sensazioni giovanili e caratteri che solo con il tempo si acquiscono. Questo 2001 ha tutto, acidità,
Delle 300mila bottiglie di Fontodi ben 170mila sono Chianti Classico Annata e quindi questo deve sempre essere il biglietto da visita aziendale ancora di più che i vini cosiddetti di punta. Nel 2005, annata controversa, Fontodi non ha prodotto il Vigna del Sorbo e ha ridotto alla metà il numero di bottiglie di Flaccianello, destinando quindi le migliori uve di Sangiovese al Chianti Classico e rendendolo un prodotto di livello eccezionale. E del resto, è una impostazione aziendale ben precisa quella che Giovanni ci spiega nel suo video. Nel vino, questo si traduce in una viola carnosissima e molto chiantigiana, in un fruttato deciso e vivace e in uno speziato validissimo di liquirizia e cuoio. In bocca è acido fresco e dotato di un tannino sferzante che lo rende interessantissimo per gli abbinamenti.