Ed ecco il preferito da Robert Parker! Un Chianti Classico realizzato con utilizzo di barriques e soprattutto con l’utilizzo di una parte (5%) di Merlot che Coltibuono si è “ritrovato” con l’acquisizione di una tenuta limitrofa. Si tratta di un vino piacevolissimo e fruttato, molto immediato e accattivante che dimostra come il MErlot possa giovare al Chianti per alcuni aspetti ma che possa anche finire per soffocare alcune caratteristiche del Sangiovese cui siamo molto legati. E sul mercato un vino come questo, anche a causa delle valutazioni troppo positive di alcuni critici oltreoceano, può nuocere al vero vino bandiera aziendale, ovvero la Riserva.
Di conseguenza il futuro del Cultus Boni, nonostante l’ottimo successo, è un pò incerto, come ci racconta Emanuela in questo video.
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il futuro del Cultus Boni
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Clicca qui per la degustazione del Cultus Boni 2004
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Cultus Boni Chianti Classico DOCG 2004
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Uno dei Supertuscan a base sangiovese della prima ora (1988) che non ha avuto forse tutta la visibilità che merita.
Ed ecco la protagonista della serata ovvero la venerabile 38enne Riserva 1970, una delle
Dal brand “Coltibuono” che identifica vini ottenuti con uve e mosti acquistati in poderi limitrofi, un blend piuttosto insolito di Chardonnay e Sauvignon si rivela un buon bianco da pesce da crostacei con profumi interessanti di lychees, rametto di pomodoro, biancospino, pesca e ananas. Fresco e sapido, a bilanciare un alcool e un corpo altrimenti eccessivi. Davvero ben fatto!
Morbido e dai profumi mediterranei, tannini allegri ma non scorbutici, un Morellino di Scansano giovane e intrigante che si sposa benissimo con una pasta al sugo o della selvaggina da piuma.



Ecco un grande esempio di Vin Santo tradizionale! Da uve di sola Malvasia (che Ferdinando ci assicura essere la varietà bianca che si ossida maggiormente in caratello) ecco un nettare ambrato quasi da occhio di pernice. Lo abbiamo servito fresco a 10 gradi di temperatura (su richiesta dell’azienda) e in effetti a questa temperatura riesce a non sentirsi troppo l’alcol a 17% e anche il grande contenuto zuccherino è sotto controllo. Al contempo l’alta acidità controbilancia efficacemente e l’effetto è quello di un vinsanto molto secco e in linea con la tradizione (anche se a me ha ricordato il Tokaj Disznoko 5 puttonyos del 1993). Ferdinando ci rivela che in realtà vorrebbe farlo ancora con meno zucchero ma il mercato in questo momento richiede maggiormente prodotti più dolci e PER ORA si adegua a malincuore! Nella sua introduzione ci spiega alcuni aneddoti relativi al suo vin santo e ci spiega il perchè del nome “Torre Grande”.