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I video girati durante le degustacene e non solo!

Brunello di Montalcino Riserva 1981 Col d’Orcia

brunello 1981 col d orciaPrimo tuffo nella storia per questa verticale con la seconda annata della DOCG e un’annata tutto sommato buona, capace di dare un Alcool del 14%, una acidità totale di 6.4 g/l, un estratto secco di 27,6 gr e ben 63,2 di polifenoli.
E al naso e in bocca le attese sono mantenute con un vino ancora vivo, molto terziarizzato ma molto in forma, con frutta sotto spirito dolce e suadente e una speziatura molto complessa che affascina. Anice, finocchio, humus, tabacco si susseguono intrecciate alla frutta di bosco che esplode in bocca in sapori davvero interessanti per un vino di 27 anni.

Clicca qui per la degustazione del Brunello Riserva 1981

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Brunello Montalcino Col d’Orcia 1981
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Pascal Chatonnet speaks about Sangiovese (e di quanto capisce quando il Sangiovese gli risponde…)

Parlare con Pascal Chatonnet è sempre una esperienz. Del resto da uno che segue aziende nel Medoc (Cos d’Estournel) in Cile (Viña San Pedro), Argentina, in Spagna (Vega Sicilia!!!) nel Rodano (Chateau Beaucastel) e altre sparse nel mondo, fa sempre piacere sentire cosa ha da dire riguardo al Sangiovese. L’ho talmente “nauseato” con ‘sta storia del Sangiovese della costa (Suvereto e simili) che venerdì a cena si narra che avrebbe inseguito qualcuno brandendo due forchette dicendo di non poterne più… Ma del resto, in tempi dove il Sangiovese 100% viene ritenuto superato come concetto come dovremmo prendere un enologo consulente francese che ci dice che vorrebbe proprio provare a farlo, e non a Montalcino? Mi spiace non aver avuto tempo di sottitolare ma quando dice che “il Sangiovese gli parla da due anni e solo ora sta cominciando a capire cosa gli vuole dire” è tenerissimo.

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Pascal Chatonnet e il Sangiovese
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Karma del vendere vino positivo: Fiore MariaPia La Scala e Kela

Se riuscite a non farvi distrare dagli occhi di Maria Pia La Scala, gentilissima e dinamica account PR di Petra e Terra Moretti, seguite due parole di Fiorenzo che torna sul Karma positivo che nasce nel parlare bene di vino e trattare bene gli ospiti degli stand al Vinitaly…A proposito, veleni a parte, io in mezzo allo scoramente che prende quando ti fermi a pensare che “tutto questo vino che vediamo in qualche modo lo dobbiamo vendere” (dalla conversazione con Silvia “Minus” Minoccheri di Bisol, mia compagna di corso Bocconi ) si affianca la consapevolezza che ce la faremo, specie quando vedi famigliole con bambini piccoli e persone di tutte le età che si affacciano ad uno stand chiedendo “tre rossi per favore“. A me in particolare le giovani coppie con singola prole al primo Vinitaly emozionano sempre.

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“>Fiorenzo Maria Pia e il Karma del vendere vino
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Vinitaly vs Velenitaly in diretta grazie ai Blog! e a YouTube

Prima che li facciano chiudere ‘sti blog (e leggendo qua qualche sospetto viene, nel senso che alla fine diranno che questi blog andranno regolamentati in qualche modo…) vediamo un pò quanto possono servire e di come YouTube non venga solo rammentato per stragi studentesche e scandali vari:

diretta eventi live da Vinitaly da Vino24.tv

la diretta “alternativa” a la KelaBlu

La storica dirett Berlucchi orchestrata da Max Cochetti

il blog di Zliani che aveva cominciato con un certo stile a parlare di Brunello e su cui tuttora se ne parla approfonditamente

lo sfogo di un grande direttore contro il suo editore

“la risposta di un piccolo collaboratore al direttore della grande testata cui collabora. L’editore non c’entra nulla.”

Claudio Martini parla di Brunellopoli

E qualche giornalista ganzo che non parla di scandali e veleni! E addirittura una rarità, ovvero qualcuno che parla (e in modo interessante) di vino…

Dal canto mio, vedrete cosa sto facendo sul reportage su Kela, su Vino24 e già una galleria di immagini varie rubate nei corridoi veronesi. Per il mio contributo invece agli eventi del Vinitaly, mi sono occupato di Sagrantino di Montefalco e devo dirvi che non mi aspettavo tanta partecipazione, sia da parte della stama italiana (wow c’era pure Paolo Massobrio di Papillon e il fanclub di RexBibendi con tanto di Admin)

Brunello di Montalcino Col d’Orcia Riserva 1978

brunello montalcino 1978 col d orciaAnnata molto favorevole da 4 stelle che ha dato un vino di 13,8% di alcol,una Acidità totale di 6,1, estratto secco 28,4 (tra i più alti per col d’Orcia di sempre) e 63,2 di polifenoli. Ma il naso rivela già una decisa evoluzione molto avanzata e una terziarizzazione che ha lasciato poco scampo alla frutta e al bel floreale del sangiovese.

Ci sono note sì di goudron, tartufo, fungo secco, ruggine e polvere di caffè ma la componente dolce e fruttata è davvero troppo
sacrificata. Un pò di acetica rovina ulteriormente il quadro dando il risultato di un vino più interessante che buono. In ogni caso bottiglie molto diverse tra loro con almeno una bottiglia su cinque decisamente migliore e più conservata nelle componenti fruttate. Allora è vero che non esistono grandi annate ma solo grandi bottiglie?!?

Clicca qui per la degustazione del Brunello Riserva 1978

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Brunello Montalcino Col d’Orcia 1978
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Brunello di Montalcino Col d’Orcia Riserva 1977

brunello riserva col d orcia 1977Sorpresa e ammirazione per questo piccolo gioiello figlio di una primavera regolare, estate calda con alcune piogge e un autunno temperato. Alcol non eccessivo (13,6) acidità totale contenuta (5,9 g/l), discreto estratto secco (26,8) ma soprattutto un notevolissimo 72,1 di polifenoli che specie in bocca si sentono tutti. Il vino infatti al naso ha una scossa che mancava nel 78 e anche nel 81 con una ciliegia dolce sotto spirito che sottende ad una serie di richiami
simili per certi versi al 1978 ma in chiave molto più positiva. Quindi il goudron, l’anice, il tabacco, la polvere di caffè e una inedita mineralità ferrosa si combinano alla perfezione con un fruttato sussurrato e un floreale appena accennato a dare un quadro quasi commovente. In bocca i polifenoli sorreggono il vino che risulta armonico e strarordinariamente integro e direi all’apice evolutivo assoluto. Davvero una stupenda impressione in tutti e
soprattutto bellissimo vedere come ognuno ha chiesto di accompagnare questa annata con un piatto diverso, chi il formaggio, chi una zuppa di fagioli., chi degli affettati e perfino molti con un pezzo di torta di mela.
Ma quando c’è questa grandezza qui, non c’è da stupirsi!

Clicca qui per la degustazione del Brunello 1977

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Brunello Montalcino Col d Orcia 1977
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Baustelle al Viper: intervista a Francesco Bianconi sul vino e sushi

baustelle viperPensavate che non ce l’avrei mai fatta, vero? E invece grazie alla vulcanica Anna Meacci e a Marco del Viper Team sono riuscito da esperto giornalista musicale ad entrare nel party post concerto evento dei Baustelle a Firenze (unica data toscana!) per intervistare per voi Francesco Bianconi, carismatico e dolcissimo leader della formazione. Innanzitutto devo dire che il concerto è stato seminale, a tratti struggente e toccante con momenti da brivido davvero sublimi. Intensità, precisione e anima, i 3 (anzi 7 visto che altri 4 strumentisti eccezionali erano con loro sul palco) hanno coinvolto e toccato tutto il pubblico (molto over 30 per fortuna) che è rimasto a bocca aperta tutto il tempo delle quasi due ore di concerto. E risentendo le canzoni di Amen dal vivo non posso che ribadire ogni bella parola spesa per questo disco (non solo da me, anche dalla critica un pochno più specializzata). Stasera oltre ai Katatonia, ai Duran Duran e ai Delta V ho senito anche molto Battiato, un pò di disco music anni 70 (Baudelaire che dal vivo sembrava quasi una trance track remix), pura e inimitabile melodia italiana il tutto fuso in un gruppo e in un rock rabbioso e adulto che ha pochi paragono possibili.

Abituato come sono a concerti dove non si aspettano che i vecchi pezzi (ehm…Irons, ‘Tallica…) qua, “La Guerra è finita” a parte, invece morivo dalla voglia di risentire Aeroplano (Rachele dolcissima e struggente come poche altre volte, volevo avere 15 anni di meno per mettermi a piangere) , Alfredo, Colombo, Charlie fa Surf (“non contro la Chiesa ma contro un certo uso della Chiesa“)e tutte le altre “instant classic” del disco. Ciliegina quasi finale la riproposizione di Bruci la Città, scritta per una bella interpretazione di Irene Grandi ma che ha conquistato l’Italia secondo me grazie ad un assolo di chitarra lancinante come i Guns dei tempi d’oro.

E lascio la parola proprio a Francesco (ci ho parlato solo 5 minuti ma dato che abbiamo parlato di musica, fumetti e vino lo conisdero come se ci avessi mangiato la pappa insieme…) che stremato dal concerto doveva, poveretto, pure rispondere all’angosciante interrogativo postogli dal Sommelier Informatico Musicale:

“Ma che vino ci abbinate con il sushi?”

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=qVhG8uX-Wr0[/youtube]

E infine, come non concludere questo post con le parole dell’ultima canzone del live set? (Anche qui, 15 anni di meno e giù a piangere e autocommiserarsi per ore…)

“Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così. “

Chateau d’Yquem Lur Saluces Sauternes AOC 1999

capsula yquem

Si lo sappiamo tutti che un Yquem con meno di 20 anni non si apre mai…eppure come possiamo sapere cosa sarà tra 2o anni se non lo si conosce mai da giovane? Costo a parte leggermente più accessibile, i motivi per assaggiare un Yquem in fasce sono tantissimi, a partire dalla meraviglia che si prova assaporando un vino passito muffato che sa di fiori, di ginestra, di tiglio, di camomilla, un vino in cui il miele lo zafferano, lo iodio, il caramello, il fico secco, l’albicocca, la maracuja, la pesca sciroppata sono così integrati e sorretti da una mineralità palpabilissima e sapida? L’effetto, se lo si sa capire e non lo diamo per scontato, è di stupirsi ogni volta per questo piccolo miracolo in cui ogni componente è al suo posto senza strafare ed è come legata al palo dell’evoluzione in attesa che il tempo gli dia la sua finestra d’espressione. E quindi ecco perchè occorre riaprirlo più e più volte…Certo a poterselo permettere diremmo pure che si può osare come vino a tutto pasto…ma chi osa farlo??

Clicca qui per l’introduzione al Sauternes

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-6uPx_jC1-I&feature=channel_page[/youtube]

Clicca qui per la degustazione di Yquem 99

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FxgKFKoV5zY&feature=channel_page[/youtube]

Clicca qui per capire perche è davvero “superieur” 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=6o9AJ7jd_Bw&feature=channel_page[/youtube]

Fuleki Tokaj Aszu 6 Puttonyos 1999

9tokaij fulekiStoria e tradizione di uni dei vini più nobili al mondo. Puttonyos, aszu, harshvelu, come si pronunciano e a cosa servono? Un vino passito ma non solo perchè si usano tecniche simili al ripasso alla toscana o a quello della Valpolicella, è un vino parzialmente ossidato quasi come uno sherry e si parte da uve muffate come nel Sauternes. Come potete immaginare un vino piuttosto unico e particolare che ha un’impronta tutta sua nel panorama mondiale dei vini da dessert e/o meditazione e vanta una storia secolare da conoscere.

Il Fuleki di stasera era un “giovane” Tokaj tipico e dai profumi caratteristici di mela cotta, nocciola, marmellata di pomodori verdi, dattero. Un grande concentrato di sapore e storia per una bevuta spesso emozionante e sicuramente dotato di una grandissima personalità che si esprime in una beva fresca e dissetante nonostante gli oltre 120 g/l di zucchero.

Clicca qui per l’introduzione al Tokaij ungherese 

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Tokaij Aszu 6 Puttonyos Fuleki 1999
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Clicca qui per la degustazione del Tokaij

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Tokaij Fuleki degustazione
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Inniskillin IceWine Riesling VQA Niagara Peninsula 2001

inniskillin rieslingUn vino “friulano” nato dalla passione e dal duro lavoro della famiglia Ziraldo e dal fortunato incontro con il produttore austriaco Karl Kaiser.Del resto la Penisola del Niagara si trova alla stessa latitudine di Trieste… Il nome preso da un reggimento di fucilieri irlandesi il cui Colonnello ricevette questa fattoria in dono. Fattoria acquistata da Ziraldo con i risparmi di anni di lavoro da minatore negli Stati Uniti durante la corsa all’oro degli anni 20, in fuga da un Friuli in piena crisi da dopoguerra. Poi le intuizioni, il successo dapprima locale e poi globale appunto quando in uno dei viaggi a casa c’è l’incontro con Kaiser e la sua conoscena degli EisWein tedeschi e austriaci.

Con noi venerdì c’era il mitico IceWine della Inniskillin e ne abbiamo approfittato per ripercorrerne la storia e dire due parole sulle  caratteristiche di questi vini rari preziosi e particolarissimi. Il riesling 2001 ha aperto la serata con un caleidoscopio di sensazioni fruttate calde e ricercate con frutta tropicale (papaya, mango, maracuja) , albicocca, pesca gialla e un bel floreale dolce e giallo. In bocca una esplosione di gusto e freschezza veramente rara e maestosa. Raccolta da uve congelate (spesso raccolte di notte con -10 gradi!) e pressate dolcemente per estrarre solo il cuore dell’acino, sanissimo e denso di sostanze aromatiche pregiate.

Clicca qui per la degustazione del vino 

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Inniskillin Riesling IceWine 2001
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