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I video girati durante le degustacene e non solo!

Baccelli e Marzolino per cominciare

Per i primi caldi non ancora estivi e quando ancora è facile trovare i baccelli e il marzolino, magari quello della fattoria di Corzano e Paterno, ho “inventato” questo semplice e fresco piatto. Pochi ingredienti ma tanto successo assicurato. Ecco allora la ricetta, scritta e a voce:

Viti, Marzolino e Baccelli
Ingredienti: (per 6 persone)
gr. 500 di viti del Pastificio Fabbri
gr. 500 di baccelli
gr. 200 di marzolino
olio extravergine d’oliva, sale grosso e fino, qb.
pepe nero in grani
Preparazione: Buttare la pasta in 5 lt. di acqua bollente salata col sale grosso e scolarla a metà cottura (davvero!). Freddarla benissimo sotto l’acqua corrente e scioglierla con un po’ d’olio, rigirandola bene. Conditela con i baccelli sgranati, il marzolino passato al mixer e ancora olio. Schiacciare nel mortaio qualche grano di pepe e spargerlo sopra.

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Pasta fredda Baccelli e Marzolino
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Seguire il consiglio di Giovanni Fabbri e non prepararla con troppo anticipo!

Château Rayas Châteauneuf du Pape AOC Réservé 1998

Uno degli esempi viventi della grandezza del concetto di terroir. 50 ettari di tenuta
con solo 14 di vigneto e il restante di bosco che protegge le uve dagli eccessi
climatici del Rodano meridionale, un terreno di sabbia rarissimo per lo Chateneuf du
Pape e la scelta di produrre un vino 100% grenache: ce ne è abbastanza per renderlo
più che unico. A tutto ciò ovviamente dobbiamo aggiungere che la costanza qualitativa
è impressionante e che è uno di quei vini sempre preda di collezionisti e di
estimatori per la sua grande capacità di invecchiamento. Questo 98 è figlio di una
annata grandissima per il Rodano e già dal colore si nota l’impressionante vivacità e
vivezza del vino, straordinario considerando l’età. E anche le prime note che si
levano dal bicchiere fanno presagire qualcosa di molto particolare. Profumi di rosa,
di rabarbaro, caramella inglese, foglia di The, frutta di bosco sotto spirito,
liquirizio, tostature delicate, sandalo, ebanisteria, china, un tuttuno di frutta e
terziario sfaccettato e affascinante come pochi altri. In bocca è caldo ma non
invadente, fine ma corposo, persistente quasi all’infinito con continui rimandi al
naso di china e spezie e frutta di bosco precisa e nitida. Sapido e ancora fresco,
tannini evoluti ma ancora pimpanti, uno di quei vini che stai ore a pensare su cosa
potresti berlo e senza accorgertene ne hai già finito la prima bottiglia. Noi
possiamo suggerirvi un dorso di lepre in salsa di madeira (come quello del recente
concorso Toscano sommelier) oppure della cacciagione da piuma ma vi capiremmo
benissimo anche se decideste di berlo da solo…

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=4wmQbRhYLeU&feature=channel_page[/youtube]

La Vieille Julienne- Daumen père et fils Châteauneuf-du-Pape AOC 2005

Quando Parker e i suoi emuli americani (e anche Gary!) ci parlano di vini esplosivi
del Rodano e di fiumi di blackcurrant (mirtillo nero) che invadono il palato è di
questo vino che stanno parlando! Giovanissimo e aggressivo, già alla vista con il suo
porpora intenso e le note violacee accesissime preannuncia di essere un vino
impetuoso e diretto. Al naso è lampone, è fragola, spezia dolce, tabacco e cacao,
frutta di bosco scurissima e matura, cassis, un vero e proprio concentrato di note
aromatiche piene e compatte. In bocca mantiene ciò che ha promesso al naso con un
impatto forte e impetuoso che lascia il palato quasi intorpidito di fronte a cotanto
tannino aggressivo, all’acidità alta e tagliente e al roboante 15.5% di alcool, più
che necessario e affatto fastidioso visto che aiuta, insieme ad un corpo pieno e
serrato, a controbilanciare una massa di durezze davvero rara. Un vino sicuramente
giovanissio e assolutamente da non bere adesso ma perfetto per capire già in
gioventtù i crismi della grande annata. E il 2005 nel Rodano del Sud è una di quelle
annate che faranno storia e se la faranno sarà proprio per merito di vini come
questo!(70% Grenache, 10% Syrah, 20% tra Mourvèdre, Cinsault, Counoise e diversi vitigni a bacca bianca).

Da Burde a € 75,00 in tavola e in enoteca
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La Vieille Julienne Chateneuf du Pape AOC 2005
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Vive le Rhone! Chateauneuf du Pape e Cote Rotie

Grandi vini per una piccola introduzione al Rodano vitivinicolo e alle sue affascinanti diversità. Sala gremita e pubblico molto attento a scoprire dettagli e sfumature di vini mai così tanto al centro dell’attenzione (vedi Wine Spectator e Robert Parker) ma anche mai così poco conosciuti al grande pubblico. Ed ecco che la serata è scorsa via molto piacevole tra Grenache Blanc in purezza per un discreto vino da inizio pasto come il Chateau Des Tours 2004, della stessa maison del monumentale Chateau Rayas, e la nobile e mineralissima versione del Viogner di Chateau Grillet, una delle maison francesi più celebrate. Il Grillet 98 di è rivelato succoso e territoriale e godibilissimo. Tra i rossi, sferzata in apertura di tannino e acidità e frutta esplosiva per un’altro grandissimo successo enologico recente ovvero La Vieille Julienne 2005, con il suo Chateneuf du Pape “biologico”. Passo indietro negli anni per un Cote Rotie Vidal Fleury 1995 un pò in fase calante ma molto tipico per un Syrah evoluto, con note di humus, carne e pepe nero.

Grandissimo il finale di serata con uno Chateau Rayas 1998 che non ha deluso le aspettative mostrando classe ed eleganza più che muscoli affascinando tutti i commensali. Dolce chiusura con il Muscat de Baumes et de Venise di Duboeuf e la sua calda  aromaticità di fiori e frutta, perfetti per accompagnare la nostra torta di mele caserecca e anche per il Cremino “C’era una volta” della cioccolateria La Molina di Quarrata (PT).

Su YouTube disponibili nelle prossime ore tutti i vini degustati. Già da oggi disponibili in vendita da Burde con il seguente listino:

  • Château des Tours Réserve 2004                          € 15,00
  • Château-Grillet 1998                                                € 82,00
  • La Vieille Julienne- Châteauneuf-du-Pape 2005  € 75,00
  • Vidal Fleury Côte Rôtie Brune et Blonde 1995      € 30,00
  • Château Rayas – Châteauneuf-du-Pape 1998       € 175,00
  • Muscat de Beaumes des Venise 2005                    € 18,00

Campioni a confronto: Simona Andrea e Alberto vs Vino rosso da decantare

Terza prova della finale e quella in cui davvero si trema e se si trema si rischia davvero grosso. 7 minuti per decantare un vino rosso possono sembrare tanti ma se vi facessi leggere il protocollo di decantazione (2 pagine di istruzioni e attenzioni) vi renderete conto che ogni passo e ogni movimento devono essere studiati e soppesati con molta attenzione.

Nello specifico IMHO ha contato molto che Simona è riuscita a mantenere il sangue freddo e ha togliere la bottiglia dal cestino (operazione da fare direi sempre) e non si è spaventata dalla fuorisciuta di vino al momento della rimozione del tappo. Questione poi dibattutissima è il quando va portato il tappo a chi ha ordinato il vino, non c’è grande accordo tra i sommelier e direi che ogni volta conta più come lo fai che quando lo fai. Regola che vale un pò per tutta la prova, più che la correttezza formale (direi buona per tutti) conta la presenza (mai troppo invadente) e il senso di dimestichezza che si deve trasmettere con l'”oggetto” vino e anche qui mi pare che Simona abbia avuto una marcia in più, anche se magari formalmente corretta quanto gli altri. Notate ad esempio con Andrea quanto “pesi” sulla scioltezza del servizio il fare troppi viaggi tra il tavolo di servizio e il gueridon, errore che ho commesso anche io in finale a Londra.

Ma spazio ai filmati e ai vostri commenti!

Alberto Camuso e la decantazione 

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Alberto Camuso e la decantazione
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Andrea Balleri e la decantazione

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Andrea Balleri e la decantazione
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Simona Bizzarri e la decantazione

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Simona Bizzarri e la Decantazione
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Felsina Berardenga Fontalloro Toscana IGT 2001 in Magnum

Grande sorpresa (anche per me!) ma che giunge a coronamento di una sequenza bellissima di espressione del Sangiovese (la serata con Felsina qui da Burde lo scorso Aprile) cui non poteva mancare una riprova delle potenzialità di invecchiamento e maturazione di questo vitigno. Al naso l’effetto magnum è evidente con note fruttate, speziate e balsamiche nettissime e larghe, addirittura più evidenti e fresche rispetto al giovanissimo 2004. Al naso sembra quasi ricordare più la Rancia che il Fontalloro tanta è la potenza espressiva fruttata di questo vino. In bocca invece i tannini sono già in parte evoluti e mostrano un notevole carattere setoso e la mineralità unita all’acidità ne fanno un vino ancora in evoluzione.

Chiusura fruttata larghissima e convincente sostenuta da un alcol e da un corpo veramente impressionanti. Perfetto connubbio tra i terroir senesi del Chianti e i vicini caratteri ilcinesi e montepulcianesi, questo 2001 ci regala un Fontalloro tra i più grandi di sempre e in una fase evolutiva interessantissima e soprattutto ci fa capire quanto possa dare in termini di eleganza il Sangiovese con qualche anno di maturazione sulle spalle.

Ecco qui la degustazione di questa grande annata.

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Felsina Berardenga Fontalloro IGT 2004

Eccoci al grande vino dell’azienda quello che riassume sia il meglio del Chianti Classico della Berardenga e lo sposa al Sangiovese delle crete senesi, costruendo al contempo un ponte con i vicinissimi terroir di Montalcino e di Montepulciano.Nel bicchiere ciò significa un vino al naso già molto evoluto con note fruttate rarefatte ma elegantissime di amarena sotto spirito, di mora, di cannella, di noce moscata, anice e un terziario già presente di lacca, smalto. Rispetto a Rancia e Chianti, qui viene fuori una nota di fungo inedita e la mineralità si fa più soffusa ma non per questo meno marcata. E se il naso è già un pò evoluto e quasi maturo, in bocca mostra invece tutta la sua irruenza giovanile con tannini ben presenti e quasi aggressivi, una freschezza inaspettata e un corpo interessante. Chiusura fruttata e speziata veramente lunghissima per un vino che già dimostra di che pasta sia fatto ma che ha un avvenire brillante davanti a sè.

Clicca qui per l’introduzione al Fontalloro

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Introduzione Fontalloro
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Clicca qui per la degustazione del Fontalloro 2004

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Fontalloro 2004 Felsina
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Felsina Berardenga Chianti Classico 2006

Undici casolari, undici vigneti, undici espressioni del Sangiovese. Basterebbe questo dato per capire quanto sia affascinante e complesso il mondo del Sangiovese nei 40o ettari di Felsina. Sentiamo Giuseppe raccontarci del come viene gestito questa grande ricchezza espressiva.
E che davvero siano 11 vigneti diversi giustifica a pieno l’emozione che proviamo annusando questo incantevole vino che ci affascina immediatamente per il suo carattere toscano, prepotente ma elegante, soffuso ma deciso. Ed ecco insieme la viola, la ciliegia matura, l’humus terroso della Berardenga, la liquirizia e il cuoio del vitigno che si esprime. Una bocca carnosa, scalpitante ma fresca e invitante.
Un vino che davvero riassume il carattere del Sangiovese e ne diviene quasi un paradigma. Grande annata questa 2006 ma da sola ovviamente non basterebbe per avere questi risultati se non ci fosse un’attenzione alle esigenze dei vigneti maniacale.

Clicca qui per l’introduzione al Chianti Classico da 11 vigneti

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11 vigneti, 11 poderi, 11 sangiovesi 1 Chianti Classico
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Clicca qui per la degustazione del Chianti Classico 2006

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Felsina Chianti Classico DOCG 2006
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Castello di Farnetella Chianti Colli Senesi DOCG 2006

Il Sangiovese è sempre e sempre sarà il vitigno principe nell’azienda di Felsina e anche a Farnetella il Chianti Colli Senesi riveste una importanza strategica. Vuoi perchè permette di conquistare mercati piuttosto ostici per altre tipologie di vino più impegnative (il Colli Senesi Farnetella è in carta al Bellagio di Las Vegas…) ma anche perchè dà la possibilità al Sangiovese di esprimere e tirar fuori il carattere di Sinalunga che merita di essere espresso per le sue potenzialità che non assolutamente delle copie sbiadite del Chianti Classico ma tutt’altra dimensione del vitigno. E dato che gli impianti sono relativamente giovani, per ora si preferisce unire al Sangiovese una piccola parte di Merlot per smorzare alcune irascibilità giovanili di questo vitigno così toscano. Però nel bicchiere questo Colli Senesi è dinamico giovane, freschissimo, dai profumi vinosi bellissimi e convincenti, una bella ciliegia matura, una fragola e una leggera liquirizia accattivante che solo in bocca lasciano spazio a qualche morbidezza di origine merlot. Davvero bevibilissimo e versatile e dal rapporto qualità prezzo molto interessante.

Clicca qui per la degustazione del Colli Senesi 2006

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Castello Farnetella Chianti Colli Senesi 2006
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La Berardenga da Burde con Giuseppe Mazzocolin: il patto con il territorio e con il Sangiovese

Felsina è una fattoria. Basterebbe questa frase lapidaria per esprimere tutta la passione e il profondo impegno che Giuseppe Mazzocolin e la squadra dietro i vini di Felsina Berardenga per capire l’azienda agricola e ciò che li guida nel fare vino. E si dovrebbe poi aver la fortuna di avere a disposizione una serata come quella di ieri sera dove insieme a Giuseppe abbiamo assistito ad una celebrazione di un vitigno, il Sangiovese che quando viene lasciato esprimere in ogni sua sfumatura è capace di leggere un territorio come nessun altro vitigno al mondo. E che è sicuramente capace di emozionare. Ieri sera abbiamo capito e apprezzato questa terra dal nome carolingio, dal carattere di confine tra i monti e le colline boscose del Chianti Classico e il deserto delle crete senesi e abbiamo imparato quanta influenza può avere il suolo, il terreno su di un vino. Siamo stati davvero fortunati inoltre perchè ai 7 vini (due da Farnetella e il resto da Felsina) già previsti, Giuseppe ci ha voluto regalare un finale emozionante con una Magnum di Fontalloro 2001, preziosa testimonianza di quanto il Sangiovese possa dare con il tempo e con l’impegno in vigneto.

Qui trovate le foto della serata.
E qui, ecco Giuseppe che ci introduce la realtà di Felsina, Fattoria innanzitutto.

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Giuseppe Mazzocolin e la “Fattoria” Felsina
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