Chianti Classico Cortine 2022 – Pieve di Campoli San Donato in Poggio

Al bicchiere abbiamo un Chianti Classico annata 2022, e anche se non si potrebbe non si può non menzionare la UGA di riferimento ovvero San Donato in Poggio. San Donato è una zona dove ci sono grandi aziende, come Isole e Olena e Castello di Monsanto. È probabilmente una delle zone dove, se vai a vedere i punteggi del Chianti Classico più alti, molti cascano lì. Però non è una zona così famosa rispetto a Radda, rispetto a Gaiole, rispetto a Greve, che si prendono un po’ tutte le pagine dei giornali. Però poi, se vai a vedere i bicchieri e le preferenze delle persone, San Donato ha un posto particolare.
È una zona dove si raggiunge anche qui una notevole intensità, una bella struttura. Sono vini spesso dove viene usato molto legno. È una zona che viene rinfrescata dal vento – e in questo caso comincia ad arrivare, diciamo… il mare è lontano, però la Val d’Elsa riesce a incanalare questo vento, e anche qua d’estate non è così torrido. È una zona dove comunque il suolo presenta note di argilla e un grande scheletro.
Rispetto a San Casciano, dove ci sono posti con un po’ di sabbia, in San Donato c’è un pochino più di struttura, che ci assomiglia un po’ al Chianti Classico centrale. La sensazione è molto più sulla frutta scura: qui troviamo mora, prugna e magari fiori di sambuco – quasi una nota così di carrube. Sono note molto scure: sottobosco, ribes nero.
Hanno un carattere tale che non sembrano della stessa annata, e sono semplicemente due zone diverse – per fortuna. Sono fatti, Andrea, praticamente nella stessa maniera in cantina. Al di là delle uve, chiaramente le uve sono diverse, quindi la fermentazione può essere leggermente diversa, la macerazione più o meno lunga. Ma effettivamente qui è bello che si vede proprio la singolarità delle due UGA, che non sono sottozone – il Consorzio non vuole che si parli di sottozone. UGA è carino: Unità Geografica Aggiuntiva… bruttissimo acronimo. Quindi non so come si risolve, ma comunque… Chianti Classico di San Donato!

Quindi queste note scure, magari anche l’oliva, qualche nota un po’ più di macchia mediterranea. Andiamo ad assaggiarlo: chiude in bocca, effettivamente c’è un pochino più di corpo, affonda un pochino più nel dente. Effettivamente qui la struttura c’è.
Rispetto a San Casciano, che aveva una sensazione di calore e poi però era fresco, questo ha una lunghezza un pochino più di spinta. Quando poi lo dobbiamo abbinare – questo è un video, possiamo proiettare – questo va anche sulla carne un pochino più strutturata. L’altro invece è un po’ un passepartout che ci va bene in diverse situazioni.
Però, come vedete, oggi nel Chianti Classico si può veramente parlare di territorio, di tanti luoghi – non è solo una parola buttata lì per venderlo meglio.