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Champagne Pierson Cuvelier – Cœur de Cuvée Blanc de Noirs Grand Cru

Qui è la Maison de Pierson Cuvelier. Siamo a Louvois e, diciamo, se doveste fare l’esame di Champagne sbagliereste tutti, perché è uno dei 17 Grand Cru famosissimi tranne che… ci sono 67 piccoli produttori e qualche grande maison, ma quasi niente rispetto ad altissimi altri village. Ci si dimentica spesso, anche perché è difficile provare produttori che lavorano esclusivamente su questo Grand Cru.
40 ettari in tutto – quindi davvero piccoli. Oggi si fanno costare, quindi sono comunque presenti un po’ in tutta la Champagne, però a casa loro, la maggior parte di questo territorio, storicamente è dove c’era il Marchese de Sillery, soprannominato “il Grand Cru”, quello che ha dato poi il nome allo Champagne de Sillery. Quindi in realtà non è così sconosciuto nell’immaginario dello Champagne – non voglio fare il fenomeno – ma comunque deriva il nome almeno da quel territori.
Già dal colore, nonostante sia classificato come champagne bianco, c’è un tono che tira sul dorato scuro, non è purissimo.
Si chiama Cœur de Cuvée perché è fatto dal cuore della cuvée. Quando si pressa lo Champagne, differenziano le varie pressature: il cuore della cuvée è proprio la prima spremitura. Le uve chiaramente vengono spremute finché non è rimasta nemmeno una piccola goccia di liquido, ma questi usano solo la prima spremitura. E il resto? O lo vendono – e poi si fa champagne scadente con l’ultima spremitura – comunque champagne, però ovviamente nel cuore della cuvée c’è il mosto fiore, come il mosto fiore anche nell’assaggio dei vini.
In questo caso si intende quella prima spremitura che equivale più o meno: da 4.000 kg d’uva escono quei 2.550 litri che stavano nelle 10 barrique standard. Vuol dire che a livello di aromaticità, sentite che in realtà è bianco ma al naso è quasi rosso: c’è la fragola, c’è la ciliegia, c’è l’amarena, la ribes rosso, il bergamotto, l’arancia rossa. C’è una nota che a occhi chiusi potrebbe sembrare un rosato. Abbiamo detto la fragola – non potrebbe esserci il melograno?
E poi a livello di speziatura, c’è un po’ di peperoncino, c’è qualche nota un pochino più speziata – tipo chiodi di garofano – qualche nota anche un pochino affumicata. È un vino di piacevolezza e di allegria, quindi non è uno che ti fa paura.
In bocca il dosaggio è 5 grammi – in bocca è presente, questo in particolare. Si sente che è Pinot Nero: ha un certo peso e viene fuori questa nota amarognola di arancia, una scorza d’arancia nel finale. E la gessosità della Montagne, che è un po’ diversa da quella della Côte des Blancs – quella è sempre un po’ aggressiva – riesce qui ad avere questo lato iodato, salino, che tira quasi verso l’ostrica, che rende il sorso… no, però effettivamente sono tutti abbinamenti dove c’è un po’ di pepe, quando c’è una polpetta gustosa…