Lo scorso aprile si è svolto a Milano nella prestigiosa sede SDA Bocconi la prima edizione del corso realizzato da Bocconi per AIS intitolato “Il ruolo del Sommelier del futuro”. Per la delegazione AIS di Firenze ero presente quale miglior sommelier della toscana 2006. Sono stati 3 giorni molto intensi ma la grande eterogeneità geografica e professionali dei partecipanti nonchè la grande preparazione dei docenti SDA ma permesso di svolgere un corso molto interessante e ricco di spunti per chi svolge un lavoro che abbia a che fare con la vendita del vino o la sua gestione.

Qui trovate il programma del corso con i temi principali che sono stati trattati.
Riassumendo in maniera estrema i concetti più importanti che sono stati discussi sono stati:
- il sommelier nel punto vendita (enoteca, gdo, ristorante) è fondamentale perchè permette di abbattare i costi di ricerca e di selezione da parte dell’utenza che vuole risparmiare non tanto sul prezzo quanto sul tempo (applicando la piramide di Maslow sui bisogni primari e secondari e analizzando la struttura analitica del processo di acquisto)
- Per vendere vino come altri prodotti non si può pensare di vendere vino soprattutto nelle enoteche in maniera “tradizionale” a scaffale! così come per i libri, per il cibo e per i mobili, adesso si deve creare un “punto-vendita “emotivamente coinvolgente” con trovate varie sullo stile di Ikea per i mobili o Ambros Saro BMW a Milano con concessionaria auto “abbinata” a negozio di arredamento, SPA e ristorante. Nel vino questo significa corsi, serate a tema, abbinamenti, proposte innovative a scaffale e quant’altro.
- Al giorno di oggi la parola chiave per vendere prodotti di qualità è il “lusso accessibile“, che si traduce nel fatto che è più facile vendere prodotti premium e superpremium che prodotti di base, che tradotto nel vino significa che la gente o compra prodotti da discount oppure passa direttamente sopra i 25 euro, le bottiglie che finiscono nel mezzo come valore percepito o reale ,soffrono parecchio
- Le aziende italiane oggi tranne pochissime eccezioni (aziende Siciliane più Antinori, Frescobaldi, Banfi) non fanno marketing del proprio prodotto con gravi danni per le proprie vendite in italia e soprattutto all’estero

Raffaella Alia di Antinori ci spiega il marketing dietro Tignanello e Fichimori
- la qualità di un vino non è sufficiente da sola a farlo vendere ma le aziende italiane sono troppo spesso concentrate eslcusivamente su questo e non investono in formazione e informazione dei loro agenti, dei loro clienti (enoteche e ristoranti) nè supportano in maniera adeguata chi deve vendere il loro prodotto al cliente finale. — tra le regioni più”immobili” e all’antica e destinate a sparire dal mercato internazionale c’è purtroppo una regione come il Piemonte che fa molta fatica a introdurre meccanismi di marketing moderno alla propria realtà il che significa non usare la barrique ma vendere il prodotto in maniera diversa.

Come vedete, spunti interessanti per discussioni future. Se siete interessati ad appronfondire, scrivetemi pure!!!


Sala degustazione di Burde gremita per il più difficile vitigno del mondo con una sfida che ha veramente appassionato non solo Alessandro Brogi al debutto con l’ottimo Fortuni da San Piero a Sieve ma tutti gli intervenuti. Primi in classifica si sono piazzati il Case di via di Fontodi e il Vosneè Romaneè di Arnoux ma Pancrazi, Fortuni e l’altoatesino Schweizer non hanno certo sfigurato
Curioso che ben 10 persone hanno scambiato lo Schweizer 04 per il Vosneè e viceversa, non so se sia un complimento per Haas ma comunque il Robert Arnoux di ieri sera era veramente buono considerando l’annata scarsina 04 in Borgogna e la gioventù del vino. Non è stata stilata una classifica ufficiale ma ci siamo concentrati sull’effetto del terroir sul vino ed è stato riconosciuto che c’è veramente una grande differenza tra Alto Adige e Toscana con un prodotto come lo Schweizer che non sfigura di fronte ai modelli borgognoni e che gli si avvicina come stile.
La squadra di Dievole in grande rappresentativa da Burde ci ha fatto scoprire una realtà giovane ma ben determinata ad ottenere vini di qualità e di carattere.
Chiusura tradizionale toscana con un ottimo Vin Santo semi-dolce in abbinameto con cioccolato de La Molina con la scala dei “latte” da 33 a 39%. Per la cronaca, il 36% è stato definitio il migliore in abbinamento.
.