Finalmente siamo riusciti a far quadrare le stelle ! Forse non sapete che ormai quindici anni fa con Viandante del Cielo, George ha lanciato in silenzio e discrezione una bella sfida al vino italiano partendo da un luogo incredibile affacciato sul Trasimeno. Bianchi che affondano le radici nella storia dell’Umbria, un rosso dedicato ai vitigni storici del centro italia e un grand vin di ispirazione bordolese.
Qui, la Forza si esprime attraverso la cura meticolosa di vitigni autoctoni quasi dimenticati e varietà internazionali, dando vita a vini che riflettono l’integrità e l’eccellenza delle opere cinematografiche di Lucas: il progetto nasce dal restauro di un antico convento del XVI secolo, la tenuta fonde tradizione rurale e spirito cosmopolita. I Vini sono una collezione limitata che include uve come il Foglia Tonda e il Sanforte, salvate dall’estinzione e vinificate in una cantina ipogea all’avanguardia. La Filosofia è di produrre vini che, proprio come un film epico, sappiano emozionare e trasportare chi li assaggia verso nuove frontiere del gusto. Preparatevi a scoprire come un maestro del cinema abbia trasformato un angolo di cuore verde d’Italia in un’esperienza sensoriale senza tempo. Da pochi mesi Viandante del Cielo ha inaugurato una nuova fase della propria storia sotto la guida di Michele Biraga, nuovo direttore d’azienda.
Saranno vini all’altezza dell’ambizione? Lo scopriremo insieme a tavola con Michele Biraga l’enologo che li segue passo passo.
Un Orvieto che mostra esattamente come può essere incantevole e intrigante questo vino nelle giuste mani e con il giusto tempo in bottiglia. Piacevolissimo e stuzzicante al naso di pesca gialla, ananas e agrumi, lieve canfora e tiglio ma soprattutto un incalzante sorso fresco e sapido con vena salina che non lo abbandona mai neanche quando prende qualche grado di temperatura. Paolo e Noemia d’Amico è una azienda fondata nel 1985 nella valle del Vaiano, a Castiglione in Teverina, sul versante laziale della denominazione, su colline vulcaniche dei Calanchi a 450 metri, condotta con metodo biologico non certificato. Il Noe è un blend di Grechetto 40%, Trebbiano 30% e Pinot Grigio 30% BeMa Wine, raccolto a mano. Macerazione, decantazione e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata, affinamento sempre in acciaio.
Lo sapete vero che dal 1 Luglio vi aspettiamo anche in centro allo Starhotels Michelangelo? Ebbene si, abbiamo deciso di portsre la nostra cucina di Via Pistoiese al Michelangelo, nel cuore di Firenze: stessi piatti, stessa carta dei vini, stesso spirito — ma in un contesto nuovo, con trenta coperti e una cucina più attrezzata che ci permette finalmente di avere la bistecca fritta in carta tutti i giorni.
Niente Burde 2.0, niente adattamenti per il turista: il peposo è il peposo, il crostino coi fegatini e il Vinsanto anche. La novità vera è il pubblico e la sfida bella è capire cosa succede quando una trattoria nata nel 1901 in periferia si racconta al mondo senza cambiare una virgola… Dall’incontro nasce la magia, lo abbiamo sempre creduto!
Ecco il menu con cui abbiamo iniziato
Antipasti
Crostino con fegatino e calice di Vin Santo — 14 €
Ruota di prosciutto di Cinta Senese e carciofi sott’olio — 16€
Panzanella — 14 €
Panino con lampredotto e salsa verde — 16 €
I PRIMI
Pappa al pomodoro — 14 €
Pici all’aglione e tartufo — 20 €
Pici al ragù bianco toscano — 18 €
Insalata di farro con uvetta, ceci e baccalà — 16 €
I SECONDI
Insalata di trippa — 18 €
Tartare di manzo — 22 €
Peposo — 20 €
Baccalà alla fiorentina e ceci — 24 €
Bistecca fritta e acciugata (per 2) — 80 €
I DOLCI
Biscotti di Prato “Mattei” con gelato al Vin Santo — 10 €
La Toscana è bella proprio per questo: perché attira pazzi, talenti. Chiunque vuole venire in Italia, è un po’ una Champions League del vino, di sicuro per quanto riguarda l’Italia, ma anche a livello mondiale. Quello che succede in Italia e a Bolgheri — subito sei sotto gli occhi di tutti. Però anche a livello negativo, cioè: appena fai Bolgheri, tutti arrivano e te lo vogliono massacrare. Figuriamoci, come sempre. E soprattutto figuriamoci i Fratini: famiglia importante, famosa, che ha venduto un’azienda bellissima, ne ha fatta un’altra, ha posto questi vini a prezzi anche abbastanza elevati. “Vedo l’ora di parlarne male.” E non c’è verso di parlare male di questi vini. Io ci ho provato, ci ho provato, ma effettivamente è abbastanza difficile. A parte l’argomento prezzo, che come sempre nel mondo del vino è relativo, il Clinio è un vino che abbiamo messo subito qui alla trattoria perché incarna veramente quello che è il senso del Bolgheri per la tavola. Il fatto di avere un vino completamente diverso rispetto alla Toscana classica: un vino accattivante, fresco, anche un po’ nervoso, ma che abbia anche quella dolcezza, quella ruffianeria che ha reso Bolgheri così popolare. Soprattutto al di là del mondo, ma anche a Firenze. A Firenze è stata una rivoluzione enorme, perché tutti bevono Sangiovese e di punto in bianco si sono innamorati del Cabernet e del Merlot. E se anche li fai assaggiare dei Bordeaux che costano anche meno, non gli piace: vogliono proprio Bolgheri. Perché Bolgheri è proprio quest’idea: questa frutta di bosco, queste note di caramello, queste note di ciliegia sotto spirito, ribes rosso e cassis, l’eucalipto — però tutte tradotte con questa nota molto calda, molto accogliente, molto invitante. E raramente, direi, in bocca si traducono in questa piacevolezza, in questa freschezza. Ora ve l’abbiamo servito proprio al limite — poteva essere servito un pochino più fresco — però proprio anche l’acidità che c’è in bocca è talmente particolare… Si abbina anche su un crostino: questo non è il classico crostino ai fegatini, però un po’ di fegato ce l’ha, e quindi l’amarognolo lo ammazzerebbe. Invece avete sentito che tutto sommato ci sta piuttosto bene. Anche se gli abbassiamo un po’ la temperatura: quindi un Bolgheri non Bolgheri — fra l’altro esce come IGT, ma la zona e le uve vengono comunque da quella zona, anche se poi vedremo che è una zona molto diversa. Bolgheri non Bolgheri, ma un vino di immediata soddisfazione e soprattutto immediata lettura. Ora ve l’abbiamo descritto in due, ma questo è un vino che aprite, lo portate a qualsiasi cena, non avete bisogno di raccontare niente. “Ma com’era?” “Mi ha portato un’altra volta: buonissimo! Riportamelo.” Questo è il miglior messaggio che si possa dare.
Tempo di viaggi nel bicchiere a Maggio! Il prossimo venerdi 22 maggio vi portiamo il vino bianco più celebre d’Italia si presenta da Burde con una serata show con tanti produttori e abbinamenti audaci ! Avremo infatti insieme al Consorzio Orvieto DOC il bravissimo Filippo Lazzerini, giovane campione della sommellerie italiana (e vincitore del Master Orvieto DOC( che lo racconta con passione e competenza uniche . Ospite speciale Ilaria Lorini, miglior sommelier d’Italia AIS 2025.
Menu
Pizza di Pasqua e capo collo
Zuppa di cicerchie
Umbricelli al rancetto
Palomba alla Leccarda
Rocciata
Vini in abbinamento
Paolo e Noemia d’Amico Noe dei Calanchi Orvieto DOC 2024
Decugnano dei Barbi Mare Antico 2023 Orvieto Classico Superiore
Nel corso dell’ultima Anteprima Nobile sono stato coinvolto in un intrigante tavola rotonda sul futuro del Rosso di Montepulciano insieme a colleghi giornalisti il tutto moderato da Simon Staffler di Falstaff. Insieme a noi giornalisti ovvero il sottoscritto, Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo , Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello e Raffaele Vecchione c’erano 6 giovani produttori spesso eredi di lunghe generazioni di coltivatori a presentare i loro vini, Francesco Carletti di Poliziano, Sebastiano De Ferrari per Boscarelli , Federico Fastelli per le Berne, Matteo Frangiosa per la Ciarliana, Niccolò Tiberini per Tiberini e Anton Zaccheo per Carpineto.
Gli spunti sono stati tanti e molto interessanti e fanno intravedere un futuro di grandi soddisfazioni per una tipologia che non ha mai avuto molta attenzione da parte della stampa e del pubblico e che invece potrebbe rappresentare, insieme alle Pievi top di gamma del Nobile, una chiave del rilancio di questa storica DOCG.
Tavola Rotonda sul Rosso di Montepulciano — Riassunto schematico
Contesto
Moderatore: Simon Staffler (Falstaff)
Giornalisti: Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo, Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello, Andrea Gori, Raffaele Vecchione
Giovani produttori: Francesco Carletti (Poliziano), Sebastiano De Ferrari (Boscarelli), Federico Fastelli (Le Berne), Matteo Frangiosa (La Ciarliana), Niccolò Tiberini (Tiberini), Anton Zaccheo (Carpineto)
Dato chiave: il Rosso rappresenta un quarto della produzione vinicola del territorio; il 40% delle vendite avviene in loco tramite enoturismo
1. Apertura — Il Presidente del Consorzio
Chiede libertà di opinione e dibattito franco sul futuro del Rosso
Obiettivo dichiarato: investire sulle nuove generazioni, costruire la futura classe dirigente del Consorzio
Sei giovani produttori accoppiati a sei giornalisti per estrazione casuale
Pone subito le domande scomode: perché il Rosso è quello che è? Perché non si chiama Prugnolo?
2. Francesco Carletti — Poliziano
Il caso aziendale: due Rossi in portafoglio
Terza generazione; lui commercializza, la sorella (subentrata nel 2024 all’enologo storico) fa il vino
“Fiori Rossi” (dal 2022): Sangiovese in purezza, zero legno, fresco e fruttato — nato dalla sangiovesizzazione integrale dei vigneti reimpiantati
Il Rosso Poliziano “classico” ha fino al 20% di Merlot
Il Rosso è stato il cavallo di Troia durante la pandemia: con l’HoReCa chiuso, ha aperto nuovi canali distributivi
Scelta deliberata: sulla bottiglia di “Fiori Rossi” non c’è scritto “Rosso di Montepulciano”, solo il nome fantasia
Sulla vendemmia 2024: annata difficilissima, l’enologo consulente ha annullato la festa dei 70 anni ad agosto per poi vendemmiare a metà ottobre con due diradamenti
Cambio di paradigma enologico: “mio padre diceva meglio aspettare un giorno, oggi è meglio anticipare di uno o due”; meno attenzione alle maturità fenoliche, più al pH e all’acidità; abbandono dei legni piccoli e nuovi
3. Jean Marc Palmieri — Contesto storico e problema del nome
Analisi della denominazione
Ricostruzione storica: dal ’66 a oggi, Montepulciano è passata da uvaggi con uve bianche → internazionalizzazione anni ’90 → fase attuale con maglie larghe sul Sangiovese → Pievi
Fa il lapsus “Rosso di Montalcino” parlando del Rosso di Montepulciano — e lo usa come dimostrazione del problema: il nome è troppo lungo, troppo confondibile
Confronto impietoso: Chianti, Brunello, Barolo, Amarone sono nomi brevi e immediatamente riconoscibili; “Rosso di Montepulciano” no
Paragone con la 1997: annata opposta stilisticamente alla 2024, ma entrambe hanno intercettato il gusto del loro tempo — la ’97 la concentrazione, la ’24 la freschezza
4. Francesco Saverio Russo — Cambiare il paradigma semantico
Tre provocazioni
Il Rosso è vittima della sua semantica: “beverino”, “facile”, “approcciabile” hanno accezione negativa → propone: agile, dinamico, fine, fresco, versatile
Il Nobile dovrebbe imparare dal Rosso: nei 2023 in anteprima, tannini troppo marcati e forte estrazione; nei Rossi già si trova godibilità e finezza tannica che dovrebbero risalire la piramide
Serve maggiore omogeneità stilistica nei Rossi: oggi c’è troppa disparità tra chi lo tratta ancora come “secondo vino” di ricaduta e chi lo ha incanalato in una strada parallela autonoma
Sul Prugnolo di Boscarelli (Sebastiano De Ferrari): esempio virtuoso — l’aggiunta di Mammolo non come correttivo ma come “addizione enologica” che compensa ciò che il Sangiovese da solo non dà (fiore, spezia), usando l’uva invece di stratagemmi di cantina
Nella chiusura: non servono modifiche disciplinari nell’immediato; serve comunicazione mirata per ogni tipologia (Rosso, Nobile, Pievi = tre comunicazioni completamente diverse), confronto interno tra produttori, convergenza sulla qualità e nitidezza espressiva
5. Sebastiano De Ferrari (Boscarelli) e Niccolò Tiberini (Tiberini)
Il Prugnolo e il ritorno alle radici
Sebastiano De Ferrari — Boscarelli:
Il Rosso nasce già dai primi anni 2000 con l’idea di essere approcciabile, fresco, piacevole
Vendemmia anticipata di una settimana rispetto al Nobile, fermentazione solo in acciaio, macerazioni brevi
Filosofia: il Rosso non è mai stato vino di ricaduta, ma vino pensato dalla vigna
Lo chiamano “Prugnolo” con convinzione — dal Prugnolo Gentile, il clone locale di Sangiovese; funziona commercialmente meglio di “Rosso di Montepulciano”
Il Mammolo: piantato dalla nonna dagli anni ’80, dà fiore e spezia senza eccesso tannico, bilancia il Sangiovese
Niccolò Tiberini — Tiberini:
Settima generazione; ex calciatore professionista, ha lasciato la carriera sportiva per tornare in azienda 13 anni fa
Sulla questione del nome: Montepulciano nel turismo è unico al mondo, il conflitto esiste solo nel vino (Montepulciano d’Abruzzo); fuori dal mondo del vino, “Montepulciano” evoca immediatamente la Toscana
Il Rosso come laboratorio:
Primo vino totalmente sostenibile per una denominazione già certificata Qualitas
Banco di prova per chiusure alternative, regolamentazione solfiti, pratiche innovative
Vino-pilota, non vino di ricaduta
6. Stefania Vinciguerra — L’identità ritrovata
Diagnosi storica: per anni il Rosso è stato un “piccolo Nobile”, un vino di ricaduta senza identità propria; negli ultimi 5-10 anni sta finalmente trovando una sua strada autonoma
Proposta chiave — Inversione del nome: “Montepulciano Rosso”
Mettere “Montepulciano” in testa, come fanno già con “Nobile” e “Pievi”
Apre la strada disciplinare a Montepulciano Bianco, Montepulciano Rosato
Costruisce una piramide territoriale completa: il territorio prima del colore
Proposta operativa — Il Grifo sulla capsula
Bollino del Consorzio visibile sulla capsula, come in Alto Adige
Riconoscibilità immediata, a costo quasi zero
Il Grifo è già un simbolo forte del territorio
La Toscana più grande in etichetta: la parola “Toscana” deve avere maggiore visibilità grafica — è il brand trainante
7. Anton Zaccheo — Carpineto
Il confronto tra denominazioni
Il problema della comunicazione internazionale: negli Stati Uniti, in un’enoteca enorme, il messaggio deve essere: “Sangiovese prodotto a Montepulciano, in Toscana” — minimizzare le scritte, messaggio diretto
La confusione con la varietà Montepulciano è il problema fondamentale: il Chianti Classico e le altre denominazioni hanno nomi propri, Montepulciano si confonde con il vitigno abruzzese
Richiesta al Consorzio: solo una — “la Toscana più grande” in etichetta
8. Alessandra Piubello — Lo sguardo internazionale
Onestà intellettuale: ammette di non avere un’esperienza profonda e storica sul Rosso di Montepulciano, ma osserva la tendenza generale verso maggiore bevibilità e immediatezza
Focus sui giovani produttori: racconta la storia di Niccolò Tiberini come emblema della forza generazionale del Consorzio — la denominazione ha una potente energia giovane che va comunicata
Proposte:
Il vino deve girare fuori dal territorio: comunicazione del Consorzio nelle piazze italiane e internazionali
Cavalcare la sostenibilità come asset comunicativo (Tiberini biologico dal 2015, azienda pilota dal 1980)
Il prezzo (8-15 €) è un punto di forza da comunicare meglio
Sfoltire il disciplinare: 86 vitigni complementari ammessi sono eccessivi; togliere le uve a bacca bianca, ridurre la lista, fare ordine
Parallelo con l’Amarone: anche l’Amarone nato era tutt’altro; il Rosso ha documenti pre-1787 che lo raccontano come vino giovane da beva, quindi precede storicamente il Nobile
9. Andrea Gori — Il punto di vista del ristoratore
Il Rosso è assente dalle carte dei vini
Ha la carta con più Nobile di Montepulciano d’Italia, ma non ha mai comprato il Rosso (tranne una volta)
Nessun agente glielo propone — la rete commerciale delle aziende ignora il prodotto
Il Rosso cozza sulla stessa fascia di prezzo di Rosso di Montalcino, Chianti Classico, Morellino, Montecucco
Montepulciano ha troppe tipologie: cinque contro le due di Montalcino
Al ristorante ha 5 minuti per vendere una bottiglia — non può spiegare Rosso, Nobile, Nobile Selezione, Nobile Riserva, Pievi
Piramide ideale a tre gradini: Prugnolo (Rosso) → Nobile (un livello solo) → Pievi
Date le chiavi ai giovani
Se volete vendere ai giovani, il vino lo devono fare i coetanei di chi lo beve
I follower sui social sono della vostra età: stesso principio
I sei vini in degustazione, fatti dai giovani, avevano già coerenza stilistica
Paradosso finale: meglio avere due Rossi che due Nobili; sul Nobile ci sono troppe etichette, sul Rosso ce ne sono troppo poche
10. Raffaele Vecchione — L’identità mancante
Diagnosi: il Rosso non ha mai avuto una vera identità — oscillava tra “piccolo Nobile” e vino di ricaduta fatto con gli scarti; la FISAR lo definiva ancora “famosa denominazione di ricaduta”
Direzione: vini più territoriali, più Sangiovese, più contemporanei — succosi, freschi, divertenti, con tannini gentili
Target: il Rosso deve parlare anche ai ventenni che oggi non bevono vino; a 15 € in enoteca, 25 € al ristorante, lo stile deve essere quello
11. Federico Fastelli — Le Berne
Vitigni: puntare su Sangiovese e autoctoni, sfruttando le acidità naturali magnifiche del Prugnolo Gentile
Equilibrio pragmatico: non essere talebani sugli autoctoni — il Merlot c’è nei vigneti, non si può far finta che non esista; non fare l’altalena tra un decennio sugli internazionali e uno sugli autoctoni
Attenzione alla sottrazione eccessiva: “less is more” sì, ma senza arrivare a vini verdi e insipidi; in cantina estrarre meno, mantenere la materia integra, privilegiare frutto e succosità
Il canale wine bar: il Rosso è il vino perfetto per i wine bar in crescita in tutto il mondo — divertente, spigliato, buon rapporto qualità-prezzo
12. Matteo Frangiosa — La Ciarliana
Allarme sulla sottrazione eccessiva: 6-7 giorni di macerazione, svino prima di finire gli zuccheri, 21-22 di estratto secco → si perde succosità, equilibrio e persistenza
Proposta chiave: distanziare il Rosso dal Nobile, non avvicinarlo — errore del passato; il Rosso deve essere un’alternativa, non un surrogato
Sul disciplinare: portare il minimo di Sangiovese/Prugnolo all’80%, eliminare il 5% di uve bianche, sfoltire i 86 complementari
Sul cambiamento climatico: ogni zona è diversa, ogni cantina è diversa; servono tecnici competenti, strategie differenziate, fermentazioni più attente. L’obiettivo resta esaltare il Sangiovese
Appello ai produttori: “se voi non ci credete in primis, come fanno a crederci gli altri?”
13. Intervento dal pubblico — Gabriele Salvatore (giornalista italo-canadese)
Provocazione: togliere “Montepulciano” e puntare su “Vino Nobile di Toscana” per semplificazione semantica — “Nobile” è una parola forte, evocativa, facile da spiegare all’estero
14. Risposta del Presidente — Difesa del nome Montepulciano
Errore storico: 12-14 anni fa il Consorzio ritirò il ricorso alla Corte Europea; se fosse andato avanti, l’Abruzzo avrebbe dovuto scrivere “Abruzzo DOC Cordisco”
“Nobile” è giuridicamente indifendibile: è un aggettivo, non tutelabile dalla normativa italiana né europea; già proliferano vini “Nobile” argentini, brasiliani, sudafricani, australiani, neozelandesi
La denominazione vale 1,8 miliardi di euro: togliere Montepulciano = distruggere valore creato in 40 anni; il 30% della produzione si vende sul territorio, staccare il prodotto dal territorio è harakiri
Le Pievi non hanno moltiplicato le etichette: hanno riqualificato le vigne singole esistenti sotto un sistema identitario territoriale (sottozone), trasformando una criticità (diversità stilistica fra zone) in opportunità
Allarme futuro: il vitigno Montepulciano si sta diffondendo in Argentina e altrove — è il mondo del Montepulciano d’Abruzzo a dover difendersi rinominandosi, non il Nobile
Mappa delle proposte più interessanti
Proposta
Chi
Fattibilità
Impatto
Invertire in “Montepulciano Rosso”
Stefania Vinciguerra
Media (modifica disciplinare)
Alto — apre a bianco e rosato, rafforza il territorio
Grifo sulla capsula
Stefania Vinciguerra
Alta (costo quasi zero)
Medio-alto — riconoscibilità immediata
“Toscana” più grande in etichetta
Anton Zaccheo (Carpineto), vari
Alta
Medio — leva sul brand più forte
Semplificare la piramide a 3 livelli
Andrea Gori
Bassa (revisione profonda)
Molto alto — risolve il problema comunicativo
Strigliare la rete commerciale sul Rosso
Andrea Gori
Alta (decisione aziendale)
Alto — il Rosso oggi non viene nemmeno proposto
Dare le chiavi ai giovani
Andrea Gori
Media (culturale)
Alto — coerenza generazionale con il target
Cambiare il lessico (agile, dinamico, fine)
Francesco Saverio Russo
Alta (solo comunicazione)
Medio — cambia la percezione del prodotto
Rosso come laboratorio / vino-pilota
Niccolò Tiberini
Media
Alto — sostenibilità, solfiti, chiusure
Sfoltire i 86 vitigni complementari
Alessandra Piubello, Matteo Frangiosa
Media (disciplinare)
Medio — coerenza identitaria
Portare il minimo Sangiovese all’80%
Matteo Frangiosa
Media (disciplinare)
Medio-alto — rafforza l’identità varietale
Far girare il Rosso fuori dal territorio
Alessandra Piubello
Media (richiede budget)
Alto — il vino oggi è troppo locale
Comunicazione differenziata per tipologia
Francesco Saverio Russo
Alta
Alto — Rosso ≠ Nobile ≠ Pievi
Distanziare il Rosso dal Nobile
Matteo Frangiosa
Alta (scelta stilistica)
Alto — il Rosso deve essere alternativa, non surrogato
Presidiare il canale wine bar
Federico Fastelli
Media
Alto — canale in crescita globale, fascia prezzo perfetta
La 2021 a Montalcino è un’annata che si definisce per contrasti e particolarità climatiche ma che ha portato nei bicchieri vini di alta qualità e un carattere vivace e profondo che non trascura la verticalità, oggi elemento fondamentale di ogni vino. Volendo semplificare ad un assaggio frettoloso per chi ha in mente le ultime vendemmie, sembra una 2019 più leggera ma con grinta e concentrazione simile oppure una 2020 con qualche ambizione di longevità maggiore.
In realtà, l’analisi più approfondita portata avanti dai Master of Wine italiani Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli (tra l’altro ilcinese 100%) con il progetto Forma parla di una annata sulla scia delle croccanti ed eleganti 2008, 2014 e 2018, definibile con tre aggettivi “Fragrant, Refined, Slender” ovvero “Fragrante, definita, verticale”, decisamente in linea su quanto il mercato oggi chiede ad un vino.
Il tutto merito, dal punto di vista climatico, di una straordinaria serie di giornate con escursioni termiche tra le più forti della storia in Italia e in vigna e in cantina di un notevole manico “diffuso” sul territorio. Qui riportiamo il video della presentazione completa se voleste approfondire.
Un’annata fragrante. Un’espressione di Brunello dal profilo più floreale e aromatico, con richiami alla pesca e alla ciliegia rossa croccante. Un carattere dettagliato e stratificato, che mette in risalto il cuore del frutto e una gestione dell’estrazione attenta e precisa, a conferma dell’attitudine vibrante del Brunello. Intrigante, puro ed etereo, con una speziatura distintiva che aggiunge complessità e una vena di macchia mediterranea che ne esalta la bevibilità.Un’annata definita. L’equilibrio sorprendente del Brunello 2021, con un’armoniosa interazione tra concentrazione aromatica, alcol e tannini, è legato alle condizioni climatiche. Nonostante una stagione molto secca, le piogge nel trimestre chiave per il Sangiovese (giugno, luglio, agosto) sono state leggermente superiori alla media. Le ondate di calore sono state brevi e mai eccessive, dando origine a vini saporiti e completi, privi di qualsiasi segno di surmaturazione o di rigidità tannica, confermando così un’annata di Brunello contraddistinta da eleganza e finezza.Un’annata verticale. Un attributo tattile raro per un Brunello slanciato e di aggraziata profondità, fedele all’eredità del Sangiovese. La struttura è in una tensione armoniosa; i tannini mostrano una tessitura che varia dal gessoso al sabbioso, con una lineare dinamicità. Un’annata che celebra la diversità del carattere territoriale e dello stile enologico all’interno della denominazione. La purezza espressiva, la succosità diffusa e il volume etereo permettono al Brunello 2021 di distendersi nel retrogusto, rivelando una chiara predisposizione a un’evoluzione positiva e duratura.
Il grande lavoro del progetto Forma sta già riuscendo a spostare l’attenzione da una valutazione quantitativa di una annata (in termini di punteggio, stelle o altro) a quella della sua natura e qualità ovvero del suo carattere. Oggi i punteggi e le classifiche sono sempre meno importanti ma è invece fondamentale informare i consumatori in maniera precisa su come sia in effetti una vendemmia nel bicchiere.
E così ecco una matrice che assomiglia ad una quadro semiotico per Montalcino ovvero 2 assi con sulle ordinate la densità contrapposta alla vivacità (density vs vibrancy) e sulle ascisse la croccantezza vs la maturità (crisp vs ripe).
Su questo grafico vediamo come ad esempio agli opposti della 2021 (avvicinata alla 2018, 2008 e 2014) ci siano le grasse ricche e polpose 2012, 2011, 2017, che 2019 e 2020 siano molto più vicine di quanto si poteva pensare (nel quadrante vivace e maturo) e a loro volta diametralmente opposte alle dense e croccanti 2006, 2010, 2005 e 2013. Per ogni millesimo è inoltre riportata anche la “grana” del tannino ovvero se armonioso (“harmonious” come nella 2018 o nella 2007) oppure verticale (“vertical” 2005 e 2021) o ancora duro (“firm” come 2006, 2011, 2012.
Ma come si è arrivati climaticamente al risultato della 2021 nei bicchieri?
La vendemmia si è svolta nella seconda metà di settembre e si è conclusa nei primi giorni di ottobre, quando sono arrivate consistenti piogge autunnali dopo il 5. Per questa vendemmia guardando i dati del progetto Forma, arricchitosi quest’anno di nuove centraline e dati di rilevazione su tutto il comune, l’annata è stata segnata da tre elementi distintivi: innanzitutto, la gelata del 7-8 aprile che ha ridotto drasticamente le rese per ettaro; in secondo luogo, una siccità prolungata tra maggio e fine agosto, con la seconda stagione più arida degli ultimi trent’anni (meno 36% di piovosità rispetto allo storico, solo la 2003 è stata paragonabile) e infine la poca presenza di calore estremo (meno 30% di giornate oltre i 35 gradi). La primavera è stata più fredda della media degli ultimi trent’anni e piuttosto piovosa, mentre settembre si è rivelato più caldo e secco rispetto alla serie storica. Le escursioni termiche sono state molto importanti, soprattutto nelle zone a sud e sud-ovest ma in generale si può immaginare che sia stato l’elemento che più ha contribuito alla riuscita del millesimo.
Questa combinazione di fattori ha generato con un poco di sorpresa vini di grande qualità non privi di eleganza e sottigliezza lontani sia dalla amatissima 2020 sia dalla potente 2019. La scarsa quantità dovuta alla gelata primaverile ha influito positivamente sulla concentrazione delle uve, che sono arrivate alla vendemmia con un perfetto grado di maturazione e un’ottima componente di finezza. Le piogge di agosto hanno equilibrato la maturazione, regalando vini con grande freschezza e un frutto importante senza strafare e soprattutto senza far anticipare troppo la vendemmia.
Il profilo organolettico della 2021 si caratterizza per profumi intensi ed eterei – viola mammola, rosa canina, ciliegia sotto spirito, fichi e cuoio lavorato – e per una struttura al palato piena, elegante e equilibrata. Il frutto è preciso e integro, il tannino marcato ma in prospettiva intrigante, supportato da una buona acidità che ne definisce l’attitudine all’invecchiamento e alla sicura longevità. Gli assaggi parlano in effetti di un vino vivo, solare, verticale, sapido e al tempo stesso rotondo che riesce a stupire per la sua energia e profondità.
In sintesi, la 2021 è quindi annata verticale, sapida, viva che non rinuncia al grande frutto delle annate recenti: sono vini strutturati ma con grande freschezza, dove l’acidità non è altissima ma bastevole a bilanciare bene il corpo e la concentrazione. Qualcuno ha parlato di una grande vibrazione, un Brunello che si esprime già bene dall’inizio ma con un grande potenziale di invecchiamento, capace di interpretare in modo classico l’essenza stessa oggi di Montalcino. Nei nostri assaggi vedrete che ci sono notevoli exploit e anche se mancano i vini perfetti, c’è tanto spazio per vini da mettere in cantina con fiducia.
Torna il nostro abbinamento preferito con una nuova grande maison cui affezionarsi, Champagne Collet! Il prossimo venerdì 19 settembre avremo Eric, export manager della Maison a cena con noi a guidare il ritorno in Italia di questa bellissima e storica azienda. Dal 1921 e con sede nella culla dello Champagne ad Äy, producono vini eleganti e di una suadente potenza che vi faranno apprezzare la nostra carne in modo completamente diverso… Nei bicchieri le cuvèe Art Deco’ Brut, il Blanc de Blancs, il Rosè e Millesimato 2016 per capire a fondo la maestria nell’uso di chardonnay e pinot nero, vi aspettiamo!
MENU Torta di caprino e fichi Pasta e fagioli con le Cozze Bistecca alla Fiorentina Schiacciata con l’uva e Blu del Mugello
Vini in abbinamento Champagne Collet Art Deco’ Brut Champagne Collet Blanc de Blancs Champagne Collet Rosè Brut Champagne Millesimè 2016
Prezzo cena completa con 4 champagne in abbinamento 95€ Info e prenotazioni info@daburde.it oppure via telefono allo 055317206.
Diciamolo chiaramente, la tradizione toscana non è nemica della linea, anzi: è amica del benessere! Quante volte avete pensato che mangiare in trattoria significhi necessariamente rinunciare alla dieta? Quante volte avete associato la cucina tradizionale fiorentina a un inevitabile aumento di peso? Nel corso degli anni sono tantissimi i clienti che sono riusciti a dimagrire Da Burde vogliamo sfatare questo mito una volta per tutte… (altro…)
Il sound del macigno del Chianti Classico risuona forte in questa bella Gran Selezione già “Riserva” nelle prime edizioni che però non sempre ha il colore scuro necessario per definirsi Gran Selezione. Il vigneto Santa Teresa a Tenuta Campomaggio lascia ben poco spazio all’abbondanza e facilità di crescita vegetativa del sangiovese che si è avventurato qui , ecco perché ha questo carattere così lieve ed affilato. Colore fine e tenue, arancio scuro e rosa canina tra i primi profumi poi viola, mughetto e timo che precedono quasi il bel frutto teso di amarena, mora e mirtillo fresco.
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