Bevute

Assaggi di vino distillati con punteggio, spesso con video degustazione

Montemasso viola di Syrah, e Carlo Ferrini fa un pronostico su Ziliani-Rivella…

Ieri sera gran galà d’altri tempi per la presentazione del nuovo vino delle Tenute Ruffino, ovvero il Cortona Syrah, che esce con l’etichetta Lodola Nuova, durante “Le Stelle del Castello”. Dalle foto potete rendervi conto dell’atmosfera quasi incantata (notevoli le luci VIOLA progettate da Alma Project (di Alberto Bompani che non fa solo luci…) e nonostante il freddo la serata è stata piacevolissima, ottime e abbondanti libagioni e vini da tutte le Tenute Ruffino in Italia. Vip, anzi VID (D sta per “drinkers”) al completo (mancava solo Leonardo appiedato all’ultimo momento) e presente anche la vulcanica Simonetta Doni, con la quale abbiamo dato luogo ad un tavolo di discussione su Vino, Moda e tendenze di cui sentirete sicuramente parlare (grazie anche alla genialità di Massimo T. Mazza, l’inventore del fenomeno DolceVita a Firenze). E, piccola nota a margine, se i produttori ascoltassero sempre più i suoi consigli avremmo tutto un altro mondo del vino…intanto la sua mano in casa Ruffino si nota già.

Sempre piacevole la compagnia delle amiche sommelier dell’Anglo American preparate pure a spingerè l “oblò“finito quasi fuori strada nel tentativo di raggiungere la tenuta nella “prova speciale” subito prima del brindisi iniziale (3’24” senza 4×4 e con sette persone a bordo, vediamo chi fa meglio).

Argomento vini, di livello i vini da Montepulciano, piacevoli sorprese da Borgo Conventi (Collio) con uno Chardonnay-Malvasia Istriana (il vitigno bianco più trendy del momento) e un rosso Merlot-Refosco non male. Gli altri vini decisamente penalizzati dal freddo (compreso il Syrah che risultava un pò duro e aspro) ma almeno la Riserva Chianti Classico Santedame 2005 si lasciava apprezzare senza problemi (ma amanti del sangiovese “classic” passino oltre).

Senza parole per il “castello “(eremo per essere precisi e adesso “villa”) e le sale interne, roba davvero di un altro mondo anche per chi di ville, casolari e castelli comincia ad averne visti qualcuno. Peccato solo che sono rimasto chiuso in bagno per 20 minuti perchè misteriosamente una porta si era chiusa (sul serio apparentemente quella porta non ha chiave! e considerando che i bagni erano nello scantinato non vorrei che avessimo trovato il primo fantasma del castello…qualche ghost hunter in ascolto?).

Ristoratori, buyers e ospiti dal tutto il mondo hanno potuto incontrare Carlo Ferrini e tutto il piccolo esercito di agronomi, enologi e tecnici che rendono possibili i milioni i bottiglie che i fratelli Folonari producono ogni anno, di una qualità e un prezzo spesso sorprendenti. Comunque a noi interessava più un pronostico sulla disfida Ziliani-Rivella sul Brunello (e capiamo pure il motivo di tutto il viola sparso ovunque):

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Carlo Ferrini su Ziliani e Rivella e…
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Foto Video e resoconto GP Sagrantino

Più tardi con calma due righe di commento sul GP e sui due giorni nella splendida terra del Sagrantino, per adesso lascio parlare le foto. (E altre ne verranno non appena la sempre gentilissima e bellissima Katja Soardi della GEN mi manderà qualcuna delle sue!)

Premiazione, vini in degustazione, paesaggi e vie della città...tutti su Flickr!

Per ora gustatevi Rudy e Luca nella premiazione “alternativa”

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Razza Aretina Razza Regina
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Abbinamento Gelato Nero Assoluto (Cioccolato senza latte) e Porto LBV Graham 2001

Si lo so, questa era facile e forse persino prevedibile dato che si tratta della replica in versione “gelato” del classico abbinamento tavoletta da 70% e Porto LBV (ovvero un vintage che viene imbottigliato dopo 4-6 anni di botte piccola). Grande accordo di profumi, bella sinestesia di aromi che fanno quasi pensare che stai mangiando una Pistocchi all’amarena ma grandissima sorpresa nel constatare l’effetto “rum & pera”. Ovvero il Porto che arriva nel palato dolce morbido e caldo e concede alla bocca un pò di riposo dopo l’attacco piuttosto violento del cioccolato che nel Nero Assoluto Carapina è davvero fondente e amarognolo.

Decisamente da provare, aromaticamente e fisicamente da brividi!

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Porto LBV Graham e gelato al cioccolato
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Abbinamento Gelato e Vino: si può fare!

Alla mezzanotte di ieri sera siamo arrivati al verdetto in sala qui da Burde con Giampiero e Simone di Carapina, ovvero che questo chimerico abbinamento gelato vino si può fare e in certi casi oserei dire si DEVE fare perchè regala emozioni  e sensazioni nuove che vanno oltre la dolcezza e l’armonia dei profumi, specie quando sfruttando la fisica e le temperature producono nel nostro palato impressioni nuove.

Troverete su YouTube tutti gli esperimenti in dettaglio ma già adesso vi segnalo 3 abbinamenti da provare (TRY this at home):

  • Nocciola del Piemonte con Bothrys Mastrojanni 1999 (Montalcino, malvasia, moscato e sauvignon passito)
  • Nero assoluto (cioccolato senza latte) con Porto LBV 2001 Graham
  • Crema alla Artusi (con bacche di Vaniglia) con Malvasia Liquoroso Vigna Moresca Sicilia IGT

Sugli altri abbinamenti ci sono state sorprese e solo una bocciatura ma ve ne parleremo con calma nei prossimi giorni e nei prossimi video. E adesso vi lascio con Giampaolo Valli, e adesso vi lascio con giampaolo valli intervenuto alla serata per l’amicizia che lo lega a simone e al progetto  carapina “, docente della Gelato University, innovatore e ricercatore per selezionate gelaterie in europa e nel mondo. (video in due parti).
Carapina e il gelato artigianale (parte 1)

Gelato artigianale Carapina parte 2

Quinta do Noval: la nacional del Porto a Signa

rute moreiroDevo ringraziare pubblicamente la Vino e Design e Andrea Vannini per averci regalato un pomeriggio davvero interessante e didattico martedì scorso con la degustazione di alcuni (ovviamente il Nacional non c’era…) prodotti di Quinta do Noval una delle più antiche e gloriose case portoghesi di Porto, una delle poche a non portare il nome di una famiglia ma quello della tenuta, donata direttamente dal Marchese di Plombal.

E la gentilisissima Rute Moreiro ci ha fatto fare un bel viaggio nel Douro mostrandoci foto impressionanti delle Quintas e dei terrazzamenti dove crescono le uve del porto. E soprattutto ci ha fatto capire le difficoltà innegabili di vendemmiare in queste condizioni con le gerle da 70 kili sulle spalle, senza meccanizzazione, con la pigiatura ancora orgogliosamente a piede. E pure ho scoperto come mai la celeberrima Touriga Nacional si chiama così!rute moreiro

Terminata la lezione nelle sale del ristorante Edy Più di Lastra a Signa (posto splendido, la cucina mi dicono anche, lo proverò quanto prima) ci trasferiamo nella veranda e via via sfidando il caldo ecco i vini in successione. I vini sotto il nome “Noval” contengono uve delle 4 quintas di proprietà della tenuta mentre i Porto con la dizione “Quinta do Noval” contengono 100% uve da quella singola Quinta. I Porto (per i profani) si dividono in due grandi famiglie ovvero i Tawny (invecchiati anche a lungo in botti piccole, ossidati e alcolici spesso color mattone e granato) e i Ruby (invecchiati in botte grande e per poco tempo, maturati per molti anni semmai in bottiglia, come i Vintage, sono da giovani rosso porpora acceso). Si servono quasi sempre intorno ai 12-14 gradi per via del tenore alcolico elevato, spesso a sfiorare i 20%. Una particolarità che rende (a detta loro) i vini così speciali è l’uso elevato rispetto alle altre aziende della varietà di uva a bacca nera Sousão, oggetto di una certa riscoperta in tutta la valle del Douro.

Noval Tawny 10 Years: si tratta di un misto di varie annate da servire al massimo a 15 gradi. Profumo nettamente ossidato ma intenso e affascinante, gusto pieno e tannico, aromi croccanti di amarena fieno spezie cannella cardamomo. Ottimo con dolci anche aperitivo. Uno dei migliori della giornata, sorprendente.

Noval Tawny 20 Years: quasi un cognac pungente dall’acidità elevata. Naso di intensità. Note di uva passa, rabarbaro, decisamente meno dolce del 10 years, note amare bacche, sandalo. Più nocciols più caramello, caffè, tostature, noci.
Quinta do Noval Colheita 95 (Tawny) : imbottigliato dopo 7 anni minimo di botte piccola, questo in particolare è stato imbottigliato nel 2007. Fresco ricco, profumo di caramello e amarena, canditi, caramella inglese bellissima acidità (nonostante i 100 gr zucchero!). Forse il più accattivante e bevibile di tutti. E neanche carissimo (intorno ai 45 euro).

Quinta do Noval Colheita 86 (Tawny): molto terziarizzato, note forti di lacca acetone terziario, tanto legno, un pò di frutta secca ma aromi molto più simili ad un distillato che ad un vino.

Noval Late Bottled Vintage 2003 Unfiltered: imbottigliato dopo 3 anni di botte grande ma non filtrato per permettere ulteriore evoluzione in bottiglia è di un porpora accesso e carnoso, naso candito con scorza d arancia majani, marmellata di mora. Iin bocca è pieno e corposo, morbido e si percepisce la materia e il potenziale evolutivo. Incredibilmente somigliante al Kurni …ma a solo 25 euro! Non solo da cioccolata, decisamente.

Quinta do Noval Vintage 2004: di primo naso sembrava quasi un Chianti Riserva giovane appena uscito dalla barrique, pienussimo fruttato, tannino concentratissimo, aromi di castagna buccia ballotta (secondo Arturo  che era accanto a me), mirtillo e ribes in bocca ma non si tiene quasi dalla potenza e dal corpo possente…ricchissimo, mineralità spiccata. Nel 2004 pochissimie quintas hanno dichiarato Vintage e anche Noval non ha imbottigliato Nacional quindi le uve del vigneto principe sono confluite in questo vino.

Quinta do Noval Vintage 1994: dovrebbe essere in teoria al suo massimo adesso, più austero caldo ma non esagerato, frutta cotta sotto spirito, poi tabacco cuio spezie anice, sandalo. Esemplare per capire come possa evolvere il 2004 così giovae appena assaggiato ma secondo Rute il 2004 tra 10 anni sarà molto meglio di questo 94 oggi.

Ah, già la Touriga si chiama “Nacional” perchè si tratta in genere di uve a piede franco e radici profondissime appunto nel cuore della “nazione”.

Castello di Vincigliata e Bibi Graetz: non solo fantasmi

castello vincigliata bibi graetzE’ risaputo che nel Castello di Vincigliata si aggiri qualche fantasma tra i corridoi e le scalinate ma qualcuno si è anche lasciato andare ogni tanto dicendo che pure nelle bottiglie dei vari Testamatta, Colore, Soffocone ci fosse un qualcosa di non riconducibile solo a quei bei vigneti da cartolina che Bibi ha disseminato a Fiesole e in giro per la Toscana. L’altra sera alla consueta Festa della Vendemmia solita grande partecipazione e solita atmosfera incantata e purtroppo anche la solita ora in piedi per mangiare una “porzione cremona” di maialino asado.

L’evento era riservato a clienti e potenziali tali tra enoteche ristoranti e simili e ovviamente i vini erano serviti a circa 26 gradi (bianchi compresi) in una stanza quasi al buio ma nonostante le condizioni non posso esimermi dal dire che sono rimasto molto colpito dal Testamatta 2006 dal solito terribile rapporto qualità prezzo (a 80 euro è fuori dal mondo) e da I Grilli del Testamatta, sorta di second vin aziendale, molto più pronto e di facile beva, con un fruttato accattivante da toscano di razza. soffocne nettari etrusci

Allineato per prezzo ma molto più rustico e scorbutico il grande Soffocone, case study di marketing enoico, che nella sua versione 2006 rivela un tannino deciso e un po’ scorbutico ma che al naso convince tantissimo.E peccato che Hillary Clinton non abbia vinto le primarie perchè è corsa voce di una spedizione già pronta a partire per regalare alla ex first lady una doppia magnum di questa bottiglia (non sappiamo se a Michelle Obama toccherà qualcosa di simile in caso di vittoria molto poco probabile del marito).

Solita grandissima prova per il Bugia 2006 dall’isola del Giglio da Ansonica in purezza di vigneti di 80 anni parzialmente macerata sulle bucce. Solo discreto (ma caldo com’era non posso dirvi di più) anche il Gigliese 2007. Ottimo invece il rapporto qualità prezzo (circa 9 euro in enoteca) per i vini base aziendali ovvero i due Casamatta bianco e rosso, freschi, vivaci e dissetanti. Spazio anche al Canaiolo (altro vino “teorico” ovvero solo 3 barrique, costosissimo e iperconcentrato) e ad un Testamatta 2004 in magnum semplicemente fantastico con note fruttate ancora giovanissime di fragola e ciliegia su un tappeto serratissimo di spezie (carruba, cardamomo) .

Niente Colore stavolta (ma esiste ancora? per 500 euro a bottiglia è ancora più virtuale del Canaiolo…quando era in carta da Pinchiorri costava meno!) ma nessuno ne sentiva la mancanza.

Ecco adesso uno può ricominciare a dire che non è possibile che il Sangiovese a Fiesole possa dare un vino come il Testamatta e possiamo quindi ricominciare a parlare di fantasmi ma i vini di Graetz vanno presi così… Fanno presa su di un immaginario collettivo vinoso modaiolo e “cool” che può far storcere il naso a qualcuno ma oggettivamente si tratta di prodotti dotati di un fascino particolare. Ovvio poi che se ve li servono in un posto così…

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Il blitz(krieg) dello Chardonnay nella Champagne

La vogliamo smettere o no di bere blanc de blancs? Per colpa vostra e per la vostra mania di bere bollicina bianca il Pinot Nero nella Champagne sta perdendo la battaglia. Quest’anno il clima elimina un 10% di raccolto di Chard da Reims (ma anche il resto della Francia soffre un pò quest’anno) e gli agricoltori delle zone allargate della regione pare abbiano intenzione per il futuro di buttarsi a pesce sull’uva più inflazionata del mondo, lo Chardonnay appunto.

C’è ancora spazio per noi maniaci del grandissimo  Blanc de Noirs? Santo Egly Ouriet proteggici!

Spagna vs Portogallo: 2-3 (imho)

Sarà che in Germania i vini spagnoli e portoghesi sono davvero onnipresenti ma ogni volta mi ritrovo sempre il carrello della spesa pieno di Tempranillo e Touriga da assaggiare. Quest’anno il derby iberico si è svolto mettendo di fronte rossi spagnoli dal Somontano, Yecla, Valdepenas e Rioja e dall’altra alcuni big portoghesi come il raro e costoso Redoma Tinto Douro di Niepoort, famosa azienda produttrice di Porto. Sul versante bianco dalla Spagna ecco uno degli Chardonnay più premiati ovvero il 234 di Enate (Somontano) contro l’Albis, semisconosciuto bianco portoghese del re del Lancers Josè Maria Fonseca a base di Moscatel proveniente da Setubal ma non, ovviamente, fortificato a dare il celeberrimo Moscatel de Setubal che forse avrete assaggiato.

Premetto che ancora una volta i vini portoghesi mi hanno stupito per la loro peculiarità mentre nei vini spagnoli ancora faccio fatica a trovare uno stile personale diverso da quello internazionale, a parte ovviamente l’apporto aromatico del Tempranillo che invece marca fortemente ogni prodotto spagnolo fatto con quest’uva. Come per esempio marca in maniera quasi esclusiva questo Yecla che pure sarebbe composto per la maggior parte da Monastrell (che ancora non sono riuscito a capire se sia il Mourvedre Francese…parrebbe dimostrato di no). Il Tempranillo e il Cabernet presenti ne fanno un vino indubbiamente piacevole e caldamente speziato ma soffocano il tutto sotto etti di frutta un pò caramellata e anche la freschezza non è delle migliori.

riserva campillo riojaNella Rioja, abbandonati molte derive moderniste di vini iper concentrati si trovano ottimi esempi, specie se si sa attendere almento 4-5 anni dalla vendemmia come nella Reserva Campillo già descritta nel post della visita da Apicius. E davvero la distanza da un vino più semplice e meno costoso come il Diego de Almagro Gran Reserva 1999 da Valdepenas, in vendita da Jaques Wein Depot a 7,90 euro, non è così abissale come si potrebbe pensare. Il vino è ovviamente rispetto al Rioja più fresco e meno corposo, ma è croccante, fruttato e mai eccessivo e marmellatoso, ha una discreta persistenza e sulle grigliate di maiale è difficile pensare ad un compagno migliore. Anche qui Tempranillo (chiamato Cencibel nella regione) in purezza che perde corpo e sostanza ma non aromi e speziatura.

Per i portoghesi inizio soft ma particolare con un vino dall’Estremadura, ovvero il Touriz di Casa Santos Lima 2002, touriz casa santos lima estremadura portugal 2002blend particolare di 40% Touriga Nacional , 30% Touriga Franca e 30% di Tinta Roriz (Tempranillo), addirittura a credere a loro invecchiato in botti di rovere portoghese. Non so come lo facciano esattamente ma aveva un aroma di sottobosco fine e delicato, pur sostenuto da un corpo e una struttura non indifferenti e si lasciava bere che era un piacere sottile, tannini un pò evaporati ma ancora una discreta persistenza fruttata di amarena.

douro redoma tinto niepoortApprocciare invece il top wine Redoma Tinto 2005 dal Douro da Niepoort è stato invece più difficoltoso perchè ti aspetti, visti anche i notevoli risultati di critica (WS in testa), un vino decisamente difficile da bere, specie da giovane e soprattutto a leggerne le descrizioni una specie di porto secco tutto alcool marmellata, da spalmare insomma. E invece nel bicchiere è innanzitutto di un colore rosso porpora lieve, piuttosto trasparente (e questo mi torna del resto la Touriga Nacional non brilla per intensità colorante). Al naso c’è un odore riconoscibilissimo di Porto vintage con un fruttato sotto spirito di amarena e una speziatura piccante (pepe, paprika, ginger). Ci sono poi note ematiche, ciliegie e un sottobosco molto ben costruito con un profumo quasi di muschio: l’insieme parrebbe un pò stonato ma l’assenza di alcol al naso lo rende di una eleganza straordinaria e inattesa. In bocca è “soltanto” abbastanza caldo, di nuovo leggermente piccante ma freschissimo con tannino vivace ma non aggressivo, lieve sapidità nel finale di bocca. Ha molta meno struttura di quanto ti aspetteresti e anche il corpo non è mai eccessivo: semmai pecca di scarsa persistenza e per un vino di questa levatura e prezzo (35 euro) magari vorresti qualcosina di più. Ma bevuto insieme ad uno stufato di cervo condito con mirtilli e cavolo rosso vi assicuro che era uno spettacolo unico.

enate crianza 2003 somontano Torniamo in Spagna per un altro big wine, stavolta dal Somontano, zona ai piedi dei Pirenei con varie località sciistiche quindi climaticamente lontano anni luce dal classico rosso spagnolo caldo e rotondo . E in effetti questo Enate Crianza 2003 a baseTempranillo Cabernet ha sì il classico profumo di spuma di more e creme de cassis ma anche un leggero accenno di carruba, di gomma con leggerissimo goudron. Il Cabernet viene fuori a tratti per smussare qualche angolo, aggiungendo un pò di pepe nero appena macinato e succo di ribes, mentre la barrique si manifesta con noce moscata e anche un pò di cardamomo (ma questo credo derivi dal tempranillo e la sua interazione con il legno). In bocca non è mai aggressivo, anzi molto pacato sia come tannino che come alcol e qui l’origine pedemontana si rivela del tutto.enate chardonnay 234 somontano 2006 Grandissimo vino, di una piacevolezza estrema. Sempre dal Somontano ecco uno dei bianchi internazionali più famosi di Spagna ovvero lo Chardonnay 234 di Enate 2007 capace di una prestazione maiuscola, capace di surclassare altri blasonati Chard iberici come il Gran Vinha Sol di Torres. Innanzitutto i profumi sono di uno chardonnay nordico, per niente mediterraneo, al limite un grande friulano…camomilla, biancospino, sambuco, maracuja, cedro, arancia, finocchio, alcol appena accennato, miele poi sullo sfondo un minerale gessoso. In bocca è fresco, sapido, corposo con retrogusto tipico di banana e ananas (colpa/merito dei lieviti usati?). Grande vino e capace di piacere anche a chi, come me, non ama affato lo Chardonnay se non è Borgogna. Unico difetto il fatto di aver trovato nel vino esattamente i sentori descritti nel sito aziendale e pochi di più…quando succede è sempre un pò inquietante!

Il versante portoghese bianco mi ha invece fatto scoprire in un retrobottega di una sfigatissima enoteca del MAre del Nord un vino di Josè Maria Fonseca nella cui galassia orbitano una enormità di etichette tra cui appunto la quasi totalità del Moscatel de Setubal che viene prodotto ogni anno. Parte del Moscatel che non viene trasformato in Moscatel liquoroso finisce in questa versione secca che esce con la DOC Terres do Sado, con un apporto direi deciso di Arinto (altra uva bianca locale).
Nonostante il vino fosse del 2004, è stato un piacere scoprirlo ancora in formissima con sentori di fiori, pesca gialla, melone, miele millefiori, leggera ossidazione da sherry nocciolata, gusto intenso e penetrante di frutta dolce che ben completa la sapidità notevolissima del vino. Sia al naso che in bocca il moscatel non stanca e non viene a noi anzi ad ogni sorsata si rinnova il piacere di berlo e forse gli anni in bottiglia in questo hanno aiutato un pò. In ogni caso adesso mi resta la curiosità di berlo un pochino più giovane anche se devo dire che l’acidità era ancora bella presente.

Insomma in questo derby vedo ancora davanti il Portogallo forse per una preferenza personale verso i vini relativamente più piccoli ma mi pare sempre che in Spagna il Tempranillo si riveli sempre una presenza un pò ingombrante e solo in pochi casi il binomio terroir-vitigno dà i risultati migliori,

Ma la sfida è sempre aperta e penso che Aristide, Filippo e Giampaolo ne avranno da raccontare delle belle su cosa hanno bevuto negli ultimi giorni a Logrono per la European Wine Blogger Conference !

Riesling Kriedrich Gräfenberg 2005 Robert Weil Rheingau : la pesca e il miele e non solo

kriedrich graefenberg Eccoci a descrivere un vino, anzi no, per fortuna qui si può dire che vi descrivo un terroir… Il nome infatti del vigneto Gräfenberg nel comune di Kriedrich, Rheingau nella Grosslage è da sempre stato legato ai profumi netti e sicuri di pesca e miele che è sempre riuscito ad esprimere nei vini di chi si è cimentato qui a farli. E qui si fa vino documentato almeno dal 1700 e nonostante la legge tedesca del 1999 che ha portato questa Einzellage a oltre 50 ettari in realtà il vero Gräfenberg non va oltre i 17,6 ettari. E ha appunto la nomea leggendaria di produrre vini che sanno di pesca e miele..

Chi ha viaggiato un minimo per i vigneti tedeschi sa che in pochi altri posti come qui il terroir porta nel vino cambiamenti così drastici e a volte drammatici che la delimitazione dei terreni è fondamentale. E che sul serio si possono (con l’esperienza) riconoscere i vigneti dal loro odore caratteristico. Nel Rheingau poi dove la legislazione e i produttori si sono maggiormente impegnati per innalzare e tutelare la grandezza dei grand cru (appunto Erstes Gewachs) i risultati sono stati straordinari. Quando poi capita un’annata come il 2005 (simile in passato solo al 1971, 1953 e 1921) allora bisogna solo correre a comprarne una bottiglia (o sperare che nell’ipermercato se ne siano dimenticati in fondo allo scaffale di una bottiglia come è successo a me, pagandola 25 euro, tipo “sa, non è proprio l’ultima annata”, “non si preoccupi, mi va bene lo stesso” con ghigno innocente). Il giallo è poco più di paglierino con riflessi ancora verdolini iridescenti vibranti. Nel bicchiere si muove con molta calma e decisione, corpo ed estratto non mancano di sicuro… Al naso si è per forza condizionati ma quando  per la prima volta l’annusi l’incanto dolce del miele e della pesca croccante sono quasi scioccanti da quanto sono vivi e reali. Però i libri non dicono che oltre alla pesca e al miele, di per sè quasi stucchevoli, c’è intorno tutta una struggente mineralità soffusa che si affaccia in punta di piedi sulla scena fino a dominarla completamente dopo qualche minuto. Ma non siamo sulla Mosella , non c’è l’aggressiva mineralità da pietra focaia, qui è un leggero fumè soave un pò gessoso cosparso però di un floreale ricchissimo e intrigante. Biancospino, tiglio, ribes bianco invadono la scena escludendo alcune delle forme più calde e tropicali del Riesling, ma sinceramente non ne se ne sente la mancanza.

In bocca è caldo e fresco, ancora leggermente duro ma di una persistenza enorme e indefinita che ti lascia il minerale e la spezia (si ci sente anche del pepe rosa e un pò di peperoncino) in bocca per dei minuti. E ritorna il miele quasi sapido e la pesca in fiore a chiudere un palato davvero poco dimenticabile.

Si ok,  non siamo sui classici vini tedeschi che vengono via con poco, però ecco qualche eccezione si può fare, no?

Brunello 2003 in Deutschland: trotz der Hitze (e trotz Gaja), c’è qualcosa di buono? e le aziende indagate sono solo 4…

Forse perchè hanno ricevuto la missiva di Gaja prima di noi, forsè perche´qua in Germania il fatto che un italiano violi una regola e´talmente scontato da essere un clichee´abusato ma su WeinGourmet appare (finalmente) una rece dell´annata 2003 del Brunello di Montalcino che pare giunga solo ora sugli scaffali. Jens Prewe, non esattamente l´ultimo arrivato, recencisce i 50 migliori Brunello 2003 esordendo subito dicendo che il caldo si e´fatto sentire con i problemi ormai stranoti della poca maturazione dei tannini, frutta cotta in abbondanza e vini poco equilibrati. Poche parole sulla querelle legale sulle leggi violate da alcune aziende (secondo lui solo 4, Banfi Argiano Antinori e Frescobaldi).

E stupisce vedere comunque Castelgiocondo, Banfi e Argiano recensiti due pagine dopo…che bottiglie gli hanno mandato?!?

Ai Tedeschi dicevo, poco importa di come stiano andando le cose dal punto di vista legale (ma speriamo che presto Winzerblog traduca l´articolo di Monty portato nella blogosfera da Terry di Mondosapore e in Italia da Franco Ziliani) e dal punto di vista qualitativo bocciano decisamente l´annata da 2-3 stelle al massimo e tra i 50 che salvano eccovi i primi 8 con rating 4/5:

  1. Poggio di Sotto
  2. Madonna delle Grazie Il Marroneto (premiato anche a Caserta dai Vini Buoni)
  3. Corte Pavone Loacker (non ditemi che non c´entra il fatto che sia una famiglia altoatesina…)
  4. Siro Pacenti
  5. Tenuta Nuova Casanova di Neri
  6. “La Casa” Caparzo
  7. La Fiorita

Di seguito con 3,5/5 ecco La Fuga, Fuligni, Manachiara di Silvio Nardi, Lisini, La Poderina, Pian DellÓrino, il Marroneto, Valdicava, Argiano, Fanti e Solaria. Sempre buoni ma con rating un pelo sotto (3/5) Banfi, Gianni Brunelli, Renieri di Bossi, Uccelliera e Altesino in mezzo ad altri. Soldera, Biondi Santi, Cerbaiona e Salvioni non hanno inviato campioni (al solito) e un pochino mi dispiace.

Direi che a parte i primi sono stati premiati molti brunelli internazionali e moderni ma non so se essere felice che abbiano deciso di glissare sulla questione regolamentare…Adesso pero´vado in enoteca e controllo che cosa viene importato infatti e´curioso piu´che la classifica vedere la reale reperibilita´di questi vini. In questa classifica di disponibilita´ecco che praticamente Poggio di Sotto si trova solo a Karlsruhe mentre i piu´ubiquitari sono Casanova di Neri (ecco dove va a finire tutto!) Caparzo, Siro Pacenti, Banfi (qui in Germania del NordWest si trova quasi esclusivamente Banfi!), Altesino, Lisini, Frescobaldi e Poggio Antico, senza contare La Poderina e Villa a Tolli che viaggiano (bene) con la catena Jaques Wein Depot.

In enoteca mi confermano che al cliente medio importa davvero poco della questione Brunellopoli visto che in genere ignorano che sia fatto quasi solo da Sangiovese (che per loro in genere sta negli scatoloni da 5 lt con scritto Puglia, vedi su Kela)…e oltretutto sono tranquilli e felici anche quando bevono ettolitri di Spatburgunder (Pinot Nero) ben sapendo che è quasi tutto Dornfelder imbottigliato sotto falso nome (no dai, davvero pensavate che in questo paese potesse crescere tutto ‘sto pinot nero?!?).

In ogni caso, visto che si parla di Brunello di nuovo e del suo disciplinare, la mia posizione attuale è che se è vero quello che dice Monty (e in parte temo lo sarà specie quando parla dell’impossibilità di ottenere buoni vini da certi terroir ilcinesi) allora o si fa come dice Gaja o si muore. E che forse, era meglio chiudere la stalla prima che tutti, ma proprio tutti, i buoi se ne andassero dove loro pareva…