
Si lo sappiamo tutti che un Yquem con meno di 20 anni non si apre mai…eppure come possiamo sapere cosa sarà tra 2o anni se non lo si conosce mai da giovane? Costo a parte leggermente più accessibile, i motivi per assaggiare un Yquem in fasce sono tantissimi, a partire dalla meraviglia che si prova assaporando un vino passito muffato che sa di fiori, di ginestra, di tiglio, di camomilla, un vino in cui il miele lo zafferano, lo iodio, il caramello, il fico secco, l’albicocca, la maracuja, la pesca sciroppata sono così integrati e sorretti da una mineralità palpabilissima e sapida? L’effetto, se lo si sa capire e non lo diamo per scontato, è di stupirsi ogni volta per questo piccolo miracolo in cui ogni componente è al suo posto senza strafare ed è come legata al palo dell’evoluzione in attesa che il tempo gli dia la sua finestra d’espressione. E quindi ecco perchè occorre riaprirlo più e più volte…Certo a poterselo permettere diremmo pure che si può osare come vino a tutto pasto…ma chi osa farlo??
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Clicca qui per capire perche è davvero “superieur”
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Storia e tradizione di uni dei vini più nobili al mondo. Puttonyos, aszu, harshvelu, come si pronunciano e a cosa servono?
Un vino “friulano” nato dalla passione e dal duro lavoro
Sospirone di sollievo stamani che ieri sera è stata davvero dura…di fronte a 6 vini di assoluto valore internazionale hai sempre paura che il mito della serata non sia all’altezza oppure semplicemente che non sei in grado di raccontarlo e farne vivere la magie e tutte le sfaccettature…Dopo i vari Inniskillin, Cacchiano, Fuleki in effetti la strada era in discesa ma non è mai facile degustare un Yquem così giovane (99) in pubblico specialmente se hai davanti persone esigenti curiose che non ti perdonerebbero banalità su di un vino del genere. Ma per mia fortuna Yquem 99 pur nella sua assoluta infanzia ieri ha dato una prova di eleganza soave e di impressionante struttura che ha annichilito ogni altro vino. Si è certo suggestionati dall’etichetta e dal mito ma è davvero difficile trovare qualcosa non al suo posto in questo vino, qualcosa che non ti faccia pensare che si tratti di una perla unica e irripetibile di tutta l’enologia mondiale. E vi assicuro che la sensazione di dolce brezza sottile e balsamica intensità che abbiamo tutti provato ieri sera è stato davvero qualcosa di grandioso. Senza nulla togliere agli altri fantastici vini della serata, Yquem era proprio di un altro pianeta…anzi su di una nuvola soffice e cremosa a guardare tutti gli altri là sotto, splendidi splendenti ricchi e affascinanti ma non così platonicamente ideali come lui.
Altra etichetta camaleontica con un uvaggio in divenire che sfrutta ogni anno le migliori uve bianche in grado di subire un certo grado di appassimento. A seconda dell’annata, può prevalere lo Chardonnay, il Sauvignon, il TRaminer o altre uve. Il tutto per dare un vino alternativo nel panorama toscano al classico Vin Santo da cui si differenzia in ogni aspetto a partire dal colore giallo accesissimo e brillante.
In effetti poi con i suoi profumi cangianti di frutto della passione, pesca, zafferano e albicocca presenta un mix quasi inedito per le nostre latitudine, con una qualche somiglianza con gli EisWein tedeschi. In bocca è molto dolce e si presta ad abbinamenti interessanti dai biscotti allo zafferano, al gelato di crema (provateci!) e a torte a base di crema e frutta.
Da un’annata considerata non entusiasmante ecco un ottimo Chianti Classico 100% Sangiovese con tutte le caratteristiche che normalmente speriamo di trovare in un Chianti come una buona acidità, una bella asciuttezza di bocca e un bel profumo floreale di viola e giaggiolo in apertura. Nonostante i 12 mesi di barrique (di secondo o terzo passaggio) il vino ha proprio nel mix floreale fruttato la sua carta vincente con un gusto morbido (almeno per un palato Toscano!) che sacrifica un pò di aggressività tannica in favore di una maggiore bevibilità. In sala è piaciuto a tutti, pur riconoscendone il carattere un pò più facile di beva rispetto ad altri Chianti Classico più aggressivi e tradizionalisti.
Ieri sera si è dimostrato ottimo sulla pasta al pollo
Il nome si fa ogni anno più lungo e complesso ma resta sempre e solo (per fortuna) LUI ovvero uno dei capisaldi imprescindibili della nostra enologia toscana e italiana. Un vino che stacca da ogni altro prodotto alle nostre latitudini per dare un cabernet elegantissimo e voluttuoso che si ispira ai modelli bordolesi (Lafite in primis) per coniugarne ricchezza di frutto ed eleganza con il genius loci bolgherese. Il risultato (per il 2004) è un vino molto femminile dai profumi dolci e speziati incastonati in un cesto di frutta di bosco nitido e distinto.
Il naso è completato da sentori balsamici (menta, mirto, anice) e da terziari leggeri come pelle, liquirizia, tabacco e caffè. In bocca è già mordibissimo, equlibrato con tannini setosi e a tratti impercettibili. Acidità appena accennata e alcol misurato e persistenza tendente all’infinito completano il quadro di un vino ancora una volta impressionante per come riesce a coniugare complessità eleganza e piacevolezza di beva.
Una delle più vecchie etichette del Barone Ricasoli che ha cambiato molto spesso uvaggio fino a stabilizzarsi nella sua versione 100% Chardonnay in barrique attuale. Ma liquidarlo come l’ennesimo tentativo di far piacere uno Chardonnay in Toscana sarebbe riduttivo! Innanzitutto al naso non è per niente banale con un bel mix di sensazioni tropicali (maracuja, papaya, ananas) e speziate (noce di cocco, burro, nocciola leggera) e poi in bocca ha una notevole bevibilità dimostrandosi molto più deciso e maschile che al naso.
Ecco cosa mi è capitato nella glacette oggi a pranzo…per “strane vie” mi è arrivata questa primizia in commercio tra poche settimane, giusto in tempo per la stagione calda, un rosè toscano. E visto che viene dalla Tenuta dei Mazzei in Maremma (