Burde Web TV!

I video girati durante le degustacene e non solo!

Ecco le prime corone: Sicilia e Puglia “coronate” in diretta su YouTube

Per la sicilia grande prova del Grillo Parlante e tra i Pugliesi il Primitivo si prende qualche rivincita… Andate sul canale youtube di Vino da Burde per i primi video delle finali! Massima trasparenza continua e abbiamo pure un serio candidato al vino dell’anno ovvero da Florio il Donna Franca.

Ecco qui il momento dell’incoronamento del Grillo Parlante

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Grillo Parlante Sicilia IGT 2007
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E qui la Puglia con Agrinatura Giancarlo Ceci Castel del Monte (Negroamaro):

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Corone TCI Puglia
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We speak Metallica: ovvero 5000 visualizzazioni in 10 ore e 4 video nella top 10

Prometto che poi per fortuna o per disgrazia ritorno a parlare di vino e cibo ma volevo solo cogliere l’occasione per salutare le migliaia di metal kid che ieri hanno portato i miei video fino al 58esimo posto MONDIALE dei video più visti su YouTube (mi gira ancora la testa) e addirittura 4 video nella top 10 italiana del giorno. Mai lo avrei pensato! Volevo solo, come molti di voi, rivivere per qualche secondo la magia di uno dei più bei concerti metal di tutti i tempi. E l’effetto nostalgia è stato davvero forte, a quanto pare. Soprattutto mi avete fatto ringiovanire sul serio con i commenti, in gran parte da nick con il suffisso -90, -85, -94 (quindi potreste quasi essere miei figli! spero non tutti).

I commenti sono stati praticamente di 3 tipi:

  1.  CaXXo c’ero anche iooooooo! (é vero, eravamo oltre 25 mila e uno su 5 ieri si è rivisto il concerto sul Tube, gran cosa Internet! Molti di voi erano nel mezzo del pogo dall’inizio alla fine, ho una sola parola: EROI! e anche un’altra parola, ovvero INVIDIA! )
  2. CaXXo, Porca PuXXX non c’ero (e via moccoli) non mi perdonerò mai o (variante) non perdonerò mai XX o YY perchè non c’ero per colpa sua (obbiettivamente per chi non c’era è stata una tragedia e ora sapete anche cosa vi siete persi,oltre qualche amicizia, ma dai che hanno detto che tornano in inverno per farci sentire Death Magnetic!)
  3. Ma che caXXo sono ‘sti video sul vino? Dacce er metallo!

Ecco, approfitto di nuovo del Tube per rispondervi con questo video in cui saluto tutti e vi invito, se casomai vi interessessasse, a seguirvi per un pò e provare a leggere in qua e là questo blog. Spero sempre di parlare di vino in maniera più semplice diretta e “rock” possibile. In effetti ci sono stati anche una decina di commenti che dicevano solo questa parola, “rock”, appunto, lo prendo come un consiglio.Forse ancora non avrò imparato a “speak Metallica” anche per il nettare di bacco, ma sappiate che ci sto provando!

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We Speak Metallica: grazie dei commenti
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Come Eravamo: l’esordio al Miglior Sommelier Toscana 2006 e l’ultimo saluto a Carlo Pratovecchi

Estate tempo di deframmentazioni del disco rigido e pulizia dell’immane quantità di cianfrusaglie accumulate nei mesi scorsi… Cercando di liberare spazio trasferisco gli oltre 2 GB di backup del mio glorioso Nokia 7610 e mi imbatto in due inediti da paura ovvero la mia esibizione al Concorso Miglior Sommeler della Toscana 2006, tenutosi il 27-28 Marzo 2006 in quel di Pietrasanta, in concomitanza con il Premio Versilia. Partecipai veramente con pochissime speranze in cerca di un pò di esperienza ma si rivelò un trampolino di lancio incredibile con ricadute oltre ogni mia immaginazione. Qualche mese prima mi era capitato di arrivare in semifinale agli Italiani a Cagliari ma ero veramente lontano dai primi (vinse Perazzo su Gargiulo e Bacilieri quella volta); se non altro mi resi conto che cosa voleva dire gareggiare e in 5 mesi di studio notturno con il piccolo Malwin in collo (non ha mai dormito fino ai due anni il signorino…) mi presento a Pietrasanta davvero con l’animo di chi non ha nulla da perdere e nessuna speranza di guadagnare alcunchè. Però poi ti capita che azzecchi diverse domande, i vini alla cieca li riconosci e finisci sul palco. (altro…)

Cocktail Competition Long Drink Vermouth di Prato: Andrea Gori in giuria!

A noi “poveri” sommelier tocca fare pure questo ovvero, su invito di Andrea Balleri e del fiduciario AIBES regionale Luca Picchi (avete presente Rivoire?) siamo stati, insieme a due colleghi sommelier di Prato, precettati per presidiare la giuria della Prima Edizione della Competizione per Barman LongDrink a base di Vermouth di Prato, antica ricetta del 1750 riscoperta e prodotta dalla Gusteria Numquam. E così ieri durante uno dei bellissimi giovedì “bianchi” con i negozi aperti fino alla mezzanotte nel centro di Prato nella bellissima Piazza Duomo mi sono ritrovato davanti 17 cocktail di una bellezza emozionante e tutti veramente ben fatti e dissetanti. La competizione prevedeva, oltre all’utilizzo obbligatorio di 20 cl di Vermouth di Prato, alcune caratteristiche ovvero di essere un Long Drink after dinner e soprattutto, vista la stagione, che fosse rinfrescante ed “estivo” quindi alcool relativamente basso (del resto il Vermouth è sui 17% e quasi mai di più). Dei 17 cocktail (qui trovate alcune foto) almeno 5 erano davvero eccezionali e soprendenti e facevano davvero capire la differenza tra un cocktail da discoteca preparato giusto per intascare 10 euro e una piccola opera d’arte creata per intrattenere e soddisfare un cliente esigente di un bar di livello. Non è la prima volta che frequento ambienti AIBES e bar di un certo livello e ogni volta mi sorprendo per la grandissima preparazione di questi ragazzi che ha poco da invidiare a quella dei più bravi sommelier. Che per il momento hanno qualche opportunità mediatica e di carriera maggiore visto che esercizie e locali che puntanto sul Bar e sui cocktail sono sempre meno, o almeno sono pochi quelli che puntano alla qualità tout court del servizio e delle materie prime.

Ha vinto Salvatarore Casapullo da Montecatini, non nuovo a questi exploit con un freschissimo drink a base di succo di lamponi freschi spremuti e zucchero di canna liquido, Passoa e Cramberry Juice.

Presentazione eccellente, decorazione semplice ma efficace, colore invitantissimo rosso acceso, lamponi sopra tutto ma con il Vermouth di Prato ad esaltare la freschezza del Cramberry Juice. PAssoa dolce stemperava il tutto e davvero uno di quei cocktail su cui su può usare la frase tecnica “ne berrei un secchio”…

Ed eccolo qui premiato da Andrea Balleri sul palco:

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Premiazione Vermouth Prato
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Al secondo posto Stefania (e la vediamo in questo video mentre prepara il suo cocktail) Vermouth, Pestato di Agrumi, Whisky Canadian Southern Comfort e succo d’arancia. Mi è particolarmente piaciuta la decorazione con il richiamo dell’alchechengi rotondo e giallo sul bicchiere panciuto contenente il cocktail pure giallo e le foglie di menta che richiamavano il pestato di lime nel bicchiere. Al gusto era molto rinfrescante con una piccola nota amaricante nel finale che ha davvero reso difficile non berlo tutto nonostante il caldo e il fatto che fosse il diciasettesimo assaggio della serata!

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Stefania e il coktail Vermouth Prato
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Momenti di show finale con una esibizione di Flair Barman che, nonostante siamo un pò lontani dal livello del Bar Show di Londra, fanno ben sperare per il futuro di questi ragazzi. Presentato da Federico Filippelli, ha visto sul palco, oltre all’esibizione del presentatore, anche Sasha Mecocci e un altro bravissimo giovane Damiano Carrara…(che a giudicare dal sito ha le idee MOLTO chiare)

Eccoli su YouTube!

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http://www.youtube.com/watch?v=1PeSki_Y4UQ
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http://www.youtube.com/watch?v=HcH3iOWk0zI
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http://www.youtube.com/watch?v=caE_acDSVpk
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Giuseppe Mazzocolin su richiesta…si ritira per il momento da YouTube

Approfitto del post sul Maestro Raro per comunicare ai lettori del blog che i video di Giuseppe Mazzocolin che introduce i suoi vini e la sua tenuta sono stati temporaneamente ritirati da YouTube come da accordi presi a suo tempo con il sottoscritto. Non si tratta nè di querele nè di censura ma solo un modo di Giuseppe per dire che sul vino ultimamente stanno parlando un pò tutti e non sempre a proposito. E, per come dire, lui non vuole “appesantire” l’aria nè contribuire al grande bla bla degli ultimi tempi.

Ovviamente ho cercato di dissuaderlo dicendo che se tutti parlassero come lui e dicessero quello che dice lui il vino non avrebbe altro che da guadagnarci (e chi c’era qui con noi da Burde nella serata  e ha visto i video fino a ieri lo può confermare) ma rispetto la sua decisione e come da accordi presi, ritiro (spero solo temporaneamente) i suoi video dal web.

Sono comunque ancora disponibili in modalità “privata” su YouTube quindi contattate direttamente l’azienda per poterli visionare in rete dopodichè provvederò ad abilitarvi alla visione dei video.

Felsina Berardenga Maestro Raro Toscana IGT 2004

maestro raro

Ecco l’intruso della serata Felsina, un Cabernet Sauvignon nel senese che ha raccolto negli ultimi anni un numero impressionante di riconoscimenti. E assaggiandolo e annusandolo in effetti si avverte una gamma enorme di sensazioni di mirtillo, ribes nero, cassis, mora di gelso, pepe nero, spezie, un leggerissimo velo di peperone e anche qui humus e terra. Un esempio formidabile sia di come il Cabernet riesca ad esprimersi ubiquitariamente nel mondo ma che solo in certe zone davvero riesce a tirar fuori il meglio senza esprimere note di peperone troppo marcate ed erbaceo un pò invadente. Quando poi il terroir marca i vini in maniera decisa, è un piacere sentire la Berardenga venir fuori con le note minerali, di humus, di terra bagnata che anche attraverso il Cabernet che raramente, almeno in italia, interpreta in maniera così genuina il terreno dove cresce. 

Ecco qui la degustazione del vino  

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Maestro Raro IGT 2004
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Château Grillet 1998 Chateau-Grillet AOC

Monumento dell’enologia francese e mondiale, uno dei vini bianchi più longevi e
intriganti al mondo, figlio di un terroir particolare, un anfiteatro con esposizione
sud-sudovest sui pendii del Rodano settentrionale, che poggia le sue radici su di un
terroir molto diverso dalla contigua Condrieu AOC. Ed è qui che il Viogner riesce ad
esprimere a pieno proprio il suolo su cui nasce, pescando in profondità della selce e
del granito alcune delle note minerali più intriganti che mi sia mai capitato di
annusare in un vino. I classici riconoscimenti fruttati (albicocca, pesca) e floreali
(ginestra, camomilla) del Viogner sono presenti e carnosi ma quasi in secondo piano
dietro alle note di tartufo, di idrocarburo, di iodio, di zafferano, di miele che il
vino sprigiona ad ogni diversa olfazione.
In bocca se possibile il vino è quasi perfetto con una bevibilitù estrema e una
persistenza molto interessante. La frutta si percepisce in maniera più decisa con un
mango e una albicocca presenti e ben integrate con la sapidità rilevante.
Un vino deciso ed elegantissimo, eccezionale figlio del Rodano del Nord ed
emblematico di cosa significhi lasciar parlare il terroir attraverso il vino!

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Chatau Grillet 1998
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Pitti Wine For Fashion : Simonetta Doni, ‘Ino e Filippo la Mantia intervistati sul “Tube”

Oggi non potevo essere della partita ma ormai la squadra speciale blogger fiorentini (che sta già lavorando al grande Main Event a Degustibooks il prossimo ottobre) lavora compatta sul web. Grazie al team di Leonardo Romanelli ecco in esclusiva le interviste rilasciate oggi a Leonardo da Simonetta Doni, Alessandro Frassica di ‘Ino e lo chef mediatico Filippo la Mantia. Vi rimando al blog di Romanelli per la descrizione dell’evento (non appena si sveglia domattina, l’ho lasciato ad una bellissima festa in campagna a Carmignano…)

Simonetta Doni
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=CEixTLvD1iA[/youtube]

Filippo la Mantia
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=mmiuC3j59kw[/youtube]

Alessandro Frassica

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8DLqT5DI58Y[/youtube]

London Bar Show 2008: un sommelier alla deriva

Mattinata impegnativa ieri con la visita “obbligata” ad uno degli eventi più interessanti e completi per chi si occupa di bar e intrattenimento in genere in UK. E soprattutto una grandissima opportunità (gratuita per gli operatori) di assaggiare centinaia di spirits e distillati da tutto il mondo e sperimentare cocktail e formule innovative per i propri clienti.

Nel gigantesco Earl’s Court (one) trova spazio un roboante show continuo che appena entri ti pare di essere nel pieno di un rave party piuttosto che una fiera. Vocalist e speaker annunciano le novità negli stand e luci e musica ogni dove ti bombardano letteralmente e se si è abituati alle sobrie atmosfere delle fiere del vino, qui si è davvero un pò storditi nei primi minuti. E ovviamente qui non ci sono verdi colline e terroir incantevoli e bellissimi chateau da mostrare e si sopperisce alla vecchia maniera ovvero, bando ai proclami di nuovo ruolo della donna nella società, qui pare di essere al motor show tante sono le procaci signore pochissimo vestite che ti servono da bere. No, non ho sbagliato padiglione, questo è davvero il Bar Show  e se sfogliate l’album vi assicuro che ci ho provato a fotografare gli stand senza fanciulle ma era davvero un’impresa!

Parto subito andando a vedermi una esibizione all’interno del Flair Competion (barman acrobatici per neofiti), categoria sempre bistrattata dai Barman “seri” ma che obbiettivamente richiama sempre molto pubblico tant’è che mi tocca pure fare la fila per entrare. E mentre sono dentro non posso fare a meno di pensare che i nostri concorsi da sommelier sono veramente una noia mortale se paragonate a qualcosa come questo:

[youtube]http://www.youtube.com/watch_video?v=JLum5KMP1Lw[/youtube]

Tutti che ballano e che assaggiano cocktail e drink, ma la parola d’ordine, almeno in teoria, è attenzione alla salute e quindi ecco spuntare un’assurditò come Alibi, una bevanda PRE-TOX ovvero che se la bevi dopo gli effetti di ciò che assumi (alcol e presumo pure droghe varie) sono più leggeri: secondo me siamo al limite della denuncia ma qui passa per bevanda salutista.

E meno male che ci siamo pre-toxicizzati perchè usciti dal padiglione flair ecco che partiamo subito con l’ennesima bevanda energetica stile RedBull con dovizia di donne e musica, ma oggettivamente davvero inutile (ma vi lascio immaginare la calca intorno allo stand).

L’altra parola d’ordine, oltre a detox e salute, è ovviamente natura e ritorno ai sapori originali della frutta e persino della Cola. Ecco che la Pepsi presenta Pepsi Raw ovvero una Cola con ingredienti solo naturali, effettivamente diversa, meno zuccherosa e davvero buona.  Grandissimo lo spazio dedicato al Rhum (anzi Rum all’inglese dalle Barbados) con una spiaggia artificiale ricreata dalla Mahiki(nuovo brand ultracool intravisto anche da Selfridges ieri l’altro) e altre proposte di ogni colore. Sempre sul filone “natural”ecco una sezione dedicati ai Sidro (pera, mela, frutta varia) con proposte irlandesi, inglesi e un buonissimo sidro di Pera svedese, Kloppenberg.

Ma il distillato più venduto in Inghilterra nonostante la storia del Gin e il boom recente del Rum è sempre la Vodka, declinata in ogni variante possibile e immaginabile. Immancabile quindi la Vodka “per signore” però presentata da due tipe in Guepiere di Agent Provocateur, aromatizzata grazie all’aiuto di fantomatici “wine champions tasters” (sarà stato Robbie Parker?!?)  che hanno selezionato le essenze migliori per dare a questa vodka i profumi più suadenti. Sarà, ma  a pare solo l’ennesima furbata, in ogni caso, bella bottiglia…

Invece molto più interessanti le Vodka nel padiglione ghiacciato come l’inglese Tyrrels a base di patate, molto dolce e delicata, e la mia personale favorita del giorno ovvero la svedese Cape North, absolutamente un’altra cosa rispetto ad altre vodka svedesi provate finora.

Pure grandissima la “vodka  del bisonte”, ovvero la polacca (altra patria storica di questo distillato) Zubrowka aromatizzata con un filo d’erba delle pianura (precisamente Hierochloe odorata).

Altro grande padiglione quello dedicato alla Tequila e direi finalmente riesco a farmi una cultura di stili e lavorazioni, potendo confrontare tre tra i marchi più famosi e diffusi al mondo ovvero la Sauza e la Josè Cuervo, che probabilmente abbiamo usato tutti per i nostri Tequila Boom Boom liceali, mentre sarà stato difficile usare la Patron Platinum, 250 sterline di purezza Azul con un profumo e soprattutto un gusto che ti ridefiniscono l’idea della tequila solforosa per sempre. E anche la “blasfema” tequila aromatizzata al caffè (sorta di Kalhua di lusso) non era niente male, davvero una grande batteria di prodotti.

Altre scoperte interessanti che potete vedere  nell’album su Flickr, le birre dal tutto il mondo come la Cobra Indiana e la birra peruviana, oltre al solito diluvio di birre messicane.

Curiosa la (italianissima) Sambuca alla liquirizia Opal Nera ,“ovviamente” offerta dall’immancabile biondina davanti ad un letto di seta nera, un filino inquietante oserei dire (pare uno da film horror dove vieni splatteralmente accettato dal mostro di turno).

Accanto trova spazio un gelato al Fra Angelico che rivela ancora una volta che i nostri distillati e liquori sono davvero tantissimi e ovunque nel mondo. Ancora accanto un ottimo Bourbon  Kentucky Bison Trail con un Single Barrel Eagle Rare all’altezza del miglior Jack Daniels.

Padiglione a parte per i Sakè, di grandissima moda e oggetto di una riscoperta continua (pure Alder ci da dentro parecchio ultimamente). Da prodotti con riso raffinato e pulito al 19% della massa originaria (una follia pura) fino a prodotti non raffinati ma affinati 3 anni in barrique, c’è veramente un mondo da scoprire e una gamma ampissima che assaggio molto volentieri. E aggiorno anche la mia cultura su distillati giapponesi ShoChu, in pratica dei distillati  di sakè ma anche di qualsiasi liquido vegetale zuccherino nel sol levante. Esperienza più interessante che indimenticabile ma siamo qui e si prova almeno un goccio di tutto.

E trascurando per un pò gli spirits presenti, la mia anima di ex deejay gioisce grazie ai bellissimi stand dedicati a musica e luci come quello della Martin Audio and Video e decine di altri dedicati alle sculture di luce con cui si possono arredare i moderni bar londinesi e non solo. Grande presenza italiana per il settore food con cucine e forni capaci di sfornare pizze e pasta (buona persino!) in tre minuti, ovviamente prese d’assalto. Versante vino un pò scarno, ma almeno conosco un ottimo Iswithi Pinotage dalla Imbuko Wines, parte della International Brands,  proveniente da Paarl (Sudafrica), vino rosso dolce adattissimo a cucine speziate e complicate (per la teoria attuale dell’abbinamento cibo vino) come quella indiana o africana. E’ un jolly che vedrò di giocarmi in qualche concorso prossimamente.

Altri interessanti incontri quelli con Simon Difford, autore della prestigiosa e usatissima DiffordGuide ai cocktail e pure di un sito web strepitoso che me ne firma una copia e un sigaraio cubano che arrotolano Romeo Y Juleta direttamente allo stand.

Grandissimo piacere poi grazie al dinamico Andrea Rinaldi, incontrare e parlare con le decine di Barman e Barlady italiane che lavorano in Inghilterra (se ti ricordi i nomi, andrea mandameli!) e che oggi sono praticamente tutti qui ad aggiornarsi. Un mondo che ho cominciato ad apprezzare con Andrea Balleri di Monsummano Terme (Grotta Giusti) ma che non finisce mai di incuriosirmi.

Da sommelier ovviamente mi pare tutto un pò fuori scala e con note un pò troppo sopra le righe ma obbiettivamente, al di là della tecnica e della cultura degli operatori del settore, siamo in un campo molto più strettamente legato all’entertainment piuttosto che alla sublimazione del gusto di una bevanda in sè.

E un evento come il Bar Show tende a far emergere l’aspetto più cool e trendy di questo mondo. Ma devo anche dire che una cultura simile in campo di spirits e bevande alcooliche NON vino è difficile da assimilare se non si frequentano anche questo tipo di ambienti. E oltretutto in serata avevo proprio in programma con i miei allievi londinesi, la lezione sui distillati che si è decisamente arricchita di contenuti nuovi e aggiornatissimi.

Filippo Cintolesi e il Progetto “Salvino”: cominciamo con il 2005

Avrebbe dovuto esserci anche Andrea Pagliantini, factotum di Filippo e la mano esperta dietro le pratiche enologiche del Podere Erbolo, ma la sua ben nota ritrosia ad apparire in pubblico lo ha bloccato nel suo amato Chianti. Ma Filippo non è stato da meno e ci ha raccontato la vicenda del Salvino e il progetto enologico che sta dietro a questo nome: una ricerca del gusto del terrori chantigiano più puro, un confronto continuo e serrato tra tradizione ricasoliana (fino al 2004 il Salvino aveva uve bianche in uvaggio, botti di castagne, governo alla toscana) e moderne tecniche e gusto internazionale. Ogni anno, a seconda della stagione, il Salvino cerca di interpretare annata e stagioni adeguando la sua preparazione al grado di maturazione delle uve e mettendosi sempre in gioco per rispettare il più possibile la vigna e non assecondare le idee del consulente di turno in cantina. E a proposito di cantina e pratiche varie, vale senz’altro la pena di vedere il video che Filippo ha reso disponibile riguardo la follatura del Salvino, un’esperienza tattile e anche un pò erotica (come qualcuno ha già commentato).

Come potete comunque ascoltare direttamente da Filippo, non è uno sterile attaccamento alla tradizione che fa vinificare ogni anno il Salvino ma “solo” un tentativo di far parlare la terra attraverso la bottiglia e non viceversa…

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Filippo Cintolesi e il Progetto Salvino
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Ed ecco il risultato del 2005, annata difficile ma che ha prodotto una versione del Salvino particolarmente piacevole e fruttata, anche senza governo e uve bianche. Un vino in ogni caso che sfugge a molti tentativi “classici” di approccio degustativo dei sommelier.

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Podere Erbolo Salvino IGT Toscana 2005
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