Degustacene da Burde

Serate da Burde in compagnia di buoni vini e buon cibo…o così speriamo!

Oreno IGT Toscana 2005 Tenuta Sette Ponti

Abituale frequentatore della classificona di Wine Spectator (con polemiche relative) ecco Oreno, il vino simbolo della tenuta su cui Antonio Moretti fonda gran parte del suo prestigio e della sua comunicazione. Oreno 2006 è stato appena recensito con ben 96 punti e un 15esimo posto nella classifica generale dei top 100 mentre questo 2005 lo scorso anno non figurava in classifica. E’ innanziutto un figlio della sua annata, fresca e con stagione un pò contrastata in vendemmia però mantiene la stoffa del fuoriclasse, soprattutto perchè ha una rotondità di frutto e una fittezza di tannino impressionanti. Ed è anche già estremamente bevibile oggi senza bisogno di aspettare qualche “best after”. Al naso cabernet e merlot ovviamente dominano ma è il Sangiovese a dare la marcia in più di questo “super aretino” con una freschezza di ciliegia che manca in tutti gli altri “big” della Tenuta Sette Ponti. Sarà un caso, ma fra Orma, Maharis e Poggio al Lupo, questo è decisamente il mio preferito ogni anno.

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Venerdì 21 novembre cena degustazione da Burde con Verticale di Sauternes Chateau Guiraud 1996-2004, e ovviamente Foie Gras, Cabrales, fegatelli…

Eccoci finalmente alla serata dedicata al vino dolce e muffato più celebre al mondo, sua maestà il Sauternes! Avremo in sala Luca Balan, importatore e grande esperto di vini bordolesi, che ci racconterà ogni dettaglio della produzione di questi sontuosi vini e soprattutto avremo Chateau Guiraud (quest’anno al terzo posto tra i Top 100 di Wine Spectator), secondo solo a Yquem per prestigio e qualità assoluta.

Degusteremo ben 6 annate in verticale con tutte le sfumature di colore dall’oro all’ambra dal 1996 al 2004 con due abbinamenti classici come quello con i formaggi erborinati (Cabrales spagnolo) e Foie Gras dal Perigord e un abbinamento di Burde ovvero con i fegatelli cotti interi nella rete come li faceva Nonna Irene.

Ma dato che solo Sauternes sarebbe un pò troppo forte, apriremo con uno Champagne (così ci prepariamo per il 10 Dicembre Maiale e Champagne) Thienot e il vino secco “G” de Guiraud, a base Semillon e Sauvignon Blanc sui nostri antipasti e una delle nostre tradizinali minestre toscane.

Elenco vini in degustazione:

  • Champagne Thienot Brut in magnum con crostini e affettati toscani
  • “G” de Guiraud 2006 con Farinata gialla con cavolo nero
  • Chateau Guiraud Grand Vin Sauternes 1996,1998,1999,2000,2001,2004  con Foie Gras, Fegatelli cotti interi nella rete e Cabrales erborinato

Cena e degustazione vini 45 euro, ancora qualche posto disponibile quindi chiamateci o iscrivetevi via Facebook o via mail a prenotazioni[at]daburde.it

Maharis Feudo Maccari Sicilia IGT 2006

Dal nome di una torre di avvistamento saracena, ecco il vino principale della grande tenuta a Noto , Feudo Maccari, proprietà ottenuta fondendo insieme più di70 rogiti. Il vino è ottenuto da vigneti ad alberello subirrigati, ovvero con un sistema di irrigazione sotterraneo che impedisce al Nero d’Avola di cedere a troppe rotondità di frutto e morbidezza eccessiva.

Al naso è molto complesso con note di pepe bianco, marasca, infusi di erbe, mirtillo, lampone, resina, mirto. Un compendio della Sicilia odorosa e ricca da cui proviene. In bocca ha un tannino piuttosto fitto ma nobile e una persistenza davvero intrigante. Ha l’apsetto carnoso del Nero d’Avola senza molte delle sue asprezze e nervosismi e un syrah e cabernet che lo integrano in maniera interessante senza mai rubare la scena. Alcol leggermente percettibile ma in questa fase evolutiva è fondamentale per un equilibrio dignitoso del vino.

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Tenuta Sette Ponti da Burde: i terroir di Antonio Moretti (si lo so, me le cerco…)

Venerdì sera sala ben oltre la capienza per i vini di Antonio Moretti, vecchio cliente di Burde (ai tempi di Arfango e altre avventure) e che ora ci ritorna per presentare i suoi vini nella prima serata di Sette Ponti organizzata via Facebook!. Vini che rappresentano una sfida al mondo e all’establishment vinicolo italiano e anche una trasposizione in vino della personalità vulcanica ed esuberante del “dottore” come lo chiamano i suoi collaboratori. E Antonio nella “sua” serata  ci ha trasmesso tutto il suo entusiasmo e la sua voglia di (stra)fare, le sue idee, le bizzarrie di certe scelte (vedi i re-innesti per utilizzare subito piante di 7-8 anni) e la sua smania di risultati. Che, almeno dal punto di vista della ribalta internazionale non sono mancati con una serie di piazzamenti e punteggi roboanti nel gotha del vino statunitense su Wine Spectator, con Oreno prima e oggi con Maharis, sicuramente domani con Orma.

Proprio questi tre vini sono stati il momento forte della serata che hanno dimostrato, anche al sottoscritto, che si può parlare di terroir anche in questi vini che per quanto prodotti di raffinate tecniche enologiche e pratiche culturali estreme (vedi la sub-irrigazione in Sicilia) esprimono ancora prima del vitigno e della sua combinazione con la barrique, un luogo, un clima, un terreno. E così Oreno, Maharis e Orma sono sì diversi per vitigni, per la diversa commistione di elementi autoctoni (sangiovese, nero d’avola) e alloctoni (cabernet sauvignon, syrah, merlot, petit verdot) ma soprattutto perchè mettono in evidenza una origine precisa: Arezzo, Bolgheri, Noto e ne riparleremo nei singoli post su questi vini.

Nel corso della serata,Moretti ci ha anche presentato il nuovo Grand Tour, Champagne Premiere Cru davvero ben fatto, bevibilissimo e dotato di una masticabilità da vino da pasto (esattamente ciò che Antonio voleva…) e i due prodotti maremmani, un solido Morellino di Scansano 2007  e un potente Poggio al Lupo 2006.

Venerdì 14 Novembre Tenuta Sette Ponti nel mondo e…da Burde, cena degustazione

A Merano il nuovo Champagne Grand Tour di Antonio Moretti ha fatto furore nella serata Pizza Chic all’Hotel Steigenberger in piazza delle Thermae. E anche al banco della Tenuta Sette Ponti nella Kurhaus Oreno 2006 e Crognolo 2006 hanno convinto molti appassionati (e Oreno ha anche sorpreso me…). Siamo andati a trovare Francesco Marini, responsabile comunicazione della tenuta, e abbiamo definito menu e vini che degusteremo venerdì, non senza sorprese.

  • Champagne Grand Tour Brut (60% Chardonnay 40% Pinot Nero) su affettati e crostini toscani
  • Morellino di Scansano 2007 (Sangiovese con piccole aggiunte di alicante) sulle nostre minestre
  • Poggio al Lupo 2006 (73% Cabernet sauvignon, 20% Alicante, 7% Petit Verdot) su arrosto misto toscano
  • Orma 2006 Bolgheri (in anteprima, 40% Merlot, 40% Cabernet Franc e 20% Cabernet Sauvignon) su formaggi
  • Oreno 2006 Igt Toscana (Merlot, cabernet Sauvignon e sangiovese) su formaggi
  • Maharis 2006 Feudo Maccari (Nero d’Avola, Cabernet Sauvignon e Syrah) per meditare…

30 euro compreso vini e cena, prenotazioni allo 055 316206 o per mai a info[chiocciola]daburde.it

Se siete su Facebook ecco qui la pagina delle info e per iscriversi.

Pessac Leognan AOC Chateau La Louviere 1999 Andrè Lurton

Un vino che non si incontra spesso ma esprime bene il potenziale di una zona tra le meno considerate del Bordeaux ovvero Pessac Leognan che ultimamente invece sta regalando notevoli soddisfazioni a chi ci ha investito. Questo classico bordolese ha un uvaggio molto simile al Margaux (con Cabernet intorno al 50% poi Merlot sui 30% e il resto tra Petit Verdot e Cabernet Franc) si presenta nella sua magnum davvero imponente nel colore e molto deciso nei profumi. Molto cassis, mirtillo e mora con speziatura delicata di tabacco e liquirizia. In bocca mantiene le premesse e scorre in maniera eccezionale per un vino del suo estratto.

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Vouvray AOC Vouvray Moelleux 1990 Clos Naudin Philippe Foreau

Biodinamica estrema per Philippe Foreau (qui una sua bella intervista) e il suo Clos Naudin con una varietà dei suoli interessantissima che si traducono in vini raramente banali a Vouvray. Nelle annate fortunate e straordinarie quando il bizzatto Chenin Blanc matura e surmatura senza problemi si riesce a produrre questo piccolo miracolo del Moelleux. Nel bicchiere ricorda quasi un Auslese renano con le sue note di albicocca e di agrumi canditi ma se ne discosta per un calore maggiore e una eleganza molto diversa, molto meno austera di certi dolci tedeschi. Profumi di gelsomino e tiglio si mescolano a spezie dolci e intense in un quadro molto complesso e intrigante che lascia in bocca un ricordo indelebile. Sugli abbinamenti ci siam sbizzarriti ma alla fine abbiamo concordato su un bel dolce dalla Normandia ricco di burro come la Quattro Quarti o su una classica Tarte Tatin dove la mela risponde nel dolce al fruttato del vino.

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Margaux AOC Chateau Prieure Lichine 1990

prieurè lichine margaux 1990A detta di molti, il vino può buono della serate  e quello che ha dato le emozioni più grandi. In effetti il 1990 è stata un’annata tra le migliori del fine ‘900 nel Medoc e non possiamo che confermarlo. Il vino al naso ricorda effettivamente la magia del terroir di Margaux e , se si ha avuto la possibilità di assaggiarlo, pare davvero di sentire un piccolo Chateau Margaux con il suo diffuso aroma di caffè misto a frutta di bosco finissima, sempre elegante ma intensa. E così è questo Prieurè Lichine, antichissimo possedimento dapprima ecclesiastico e passato di mano in mano fino a trovare stabilità solo negli ultimi 30 anni. Stabilità e classe che nel bicchiere significano grande estratto, materia viva e pulsante, frutta e spezie ben fuse insieme e persistenza commovente

E il vino è davvero grandissimo e pare anche che sia discretamente quotato in molte guide alle aste internazionali. Noi siamo contenti che ce ne sono avanzate due bottiglie…a chi interessassero sapete dove trovarmi!

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Pouilly Fumè AOC Villa Paulus Masson Blondelet 2004

masson blondelet poully fume villa paulusEcco un classico vino “buono” della Loira classica, un Pouilly Fumè pieno, minerale, che sa soprattutto di pietra focaia, per niente di bosso o pipidigatto, floreale deciso e sincero e soprattutto che in bocca ti prende e ti lascia difficilmente. Non si tratta di un mostro sacro come Daguenau, ovvio, ma questo vino rappresenta per me tutto quello che dobbiamo aspettarci in un vero Sauvignon dei Vigneti Centrali. 12,5 di alcol, spessore, consistenza, media persistenza ma soprattutto questa mineralità da terroir quasi indistinguibile. Finale amarognolo piacevole che richiede crostacei con poco pomodoro, magari anche un bel crudo. Direi anche ottima la scelta di consumo, da non aspettare piùdi tanto ma neanche da bersi tanto prima di oggi, altrimenti le note citrine e fruttate sfumano troppo la mineralità.

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Lopez de Heredia Vina Tondonia Gran Reserva Tino Rioja DOC 1987

tondonia lopez heredia 1987 tintoEccolo il protagonista della serata, ovvero il vino che destava più curiosità tra i presenti. E si presenta subito quasi trasparente ma vivo, con un colore da Brunello di Montalcino di 10 anni e un pinot nero di 5, diafano ma intrigante, con un’acidità già pimpante alla vista. Al naso è fine sui fiori appassiti e sulla ciliegia, tra cuio e tabacco ricorda quasi una riserva “storica” di Chianti Classico di quelle inappuntabili. In bocca è ancora pimpante, con un tannino forse un pò posato ma sempre affascinante. Ho visto berlo da meditazione ma anche in abbinamento ad una fiorentina…fornisce validi motivi per entrambe le destinazioni d’uso…

Scarica da qui la scheda tecnica di questo vino in quest’annata.

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