Lo sapevate che Fontodi è un’azienda a coltivazione biologica? E che per ogni aspetto colturale è completamente autosufficiente dato che si produce in casa compost, foraggio per i bovini e concime per le viti? Sinceramente anche noi lo abbiamo scoperto di recente e non è un aspetto particolarmente strombazzato a destra e a sinistra. Ma ascoltando Giovanni Manetti è veramente un bel quadro di agricoltura integrata nell’ambiente e nel paesaggio, un’agricoltura dove la vite e il vino hanno il loro posto all’interno di un quadro ben preciso che mira non solo a vendere dei vini ma a promuovere un territorio e un modo di vivere naturale in sintonia con l’ambiente che ci circonda, Luna e fasi lunari comprese.
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Agricoltura sostenibile a Fontodi
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L’ultima annata in commercio (il 2005 esce a Maggio) si dimostra già fra le migliori di sempre con un colore porpora scurissimo ma vivace. Al naso è un caleidoscopio di cipria, viola, tabacco, frutta fresca, mora, lamponi e spezie come pepe, macis e altri sentori tostati come cacao e caffè.
Ecco un esempio “didattico” di cosa significhi un vino ARMONICO dove tutte le fasi della degustazione sono dello stesso livello qualitativo e in rapporto d’eccellenza. Ovvero un vino pressochè perfetto, maturo al punto giusto con una frutta bellissima e accenni di terziarizzazione molto eleganti e ricchi di classe. Raramente si incontrano vini che mescolano così bene sensazioni giovanili e caratteri che solo con il tempo si acquiscono. Questo 2001 ha tutto, acidità,
Nel 1981 solo alcuni visionari potevano immaginare un futuro tanto radioso per il Sangiovese, specie se vinificato da solo. In un panoramo dove per nobilitare il Sangiovese si ricorreva spesso al Cabernet Sauvignon, decidere di produrre un vino a base Sangiovese e venderlo a prezzo “premium” al di fuori delle DOC era un azzardo spinto da un sincero amore e convinzione nelle potenzialità del vitigno. Giovanni MAnetti ripercorre con noi alcune tappe della storia di Fontodi e del suo vino di punta, compresa la tanto famosa bocciatura come Chianti Classico e il suo declassamento a Vino da Tavola e come questo abbia contribuito a cambiare lo stesso Chianti Classico in un prodotto notevolmente migliore oggi.
Un sorprendente bianco a base Sauvignon con una piccola percentuale di Pinot Bianco si dimostra didattico per i profumi di pompelmo, ramo di pomodoro, tiglio e fiorid’acacia che sprigiona. In bocca ha un’ottima sapidità che lo rendono appetibile su frutti di mare. Nel nostro piccolo ce lo siamo bevuti con soddisfazione su di una profumatissima Ribollita condita con Olio Extra Vergine Toscano. I profumi e la freschezza del vino si rivelano fondamentali per accompagnare la ricchezza della ribollita in un interessante gioco di rimandi aromatici tra il cavolo nero e il fruttato del Sauvignon. La mineralità del vino fa da sponda alla tendenza dolce del pane nella minestra e l’olio viene tenuto a bada dall’alcol presente in maniera discreta. Grande bianco e grande abbinamento!
Saletta di degustazione di Burde gremita in ogni ordine di posto ieri sera per l’attesissima serata con Fontodi e il Flaccianello della Pieve, uno dei vini simbolo della Toscana all’estero. Ma è stata soprattutto una serata di gloria per il Sangiovese di Giovanni Manetti che ci ha esortato a berlo e a promuoverlo invitandoci ad assaporarne ogni aspetto durante la serata. E dal Meriggio bianco in poi è stata una bella successione di Sangiovese in diversi stili e metodi di vinificazione con un Chianti tradizionale fruttato e floreale accattivante, un imponente Vigna del Sorbo Riserva austera e affascinante e con le 4 annate migliori di sempre del Flaccianello a dimostrare quanto meriti il Sangiovese di figurare nell’olimpo dei grandi vitigni mondiali alla pari con i vari Pinot Nero, Cabernet e Merlot.
A chiusura di serata, il fascino intramontabile di un vino che racchiude molto dello spirito toscano. Questo vin santo è ottenuto con metodo tradizionale ma interpretato
Ed ecco il
Uno dei Supertuscan a base sangiovese della prima ora (1988) che non ha avuto forse tutta la visibilità che merita.