Ed ecco la protagonista della serata ovvero la venerabile 38enne Riserva 1970, una delle storiche annate custodite nel caveau della Badia. Un vino che si faceva molto diversamente da oggi con botti di castagno, niente selezione massale, sangiovese insieme a trebbiano e malvasia e canaiolo e mammolo, vinificazione in cemento…Un mondo ormai andato ma non è per niente andato il fascino di questi vini. Nel bicchiere è arancio vivo con ancora un pò di granato, profumi terziari di lacca, smalto, goudron, tartufo
humus e sottobosco autunnale, selvaggina, tabacco, liquirizia il tutto
in una eleganza impressionante e una magia emozionante che ti trasporta
immediatamente a Gaiole nei corridoi della Badia. Una emozione veramente
difficile da descrivere! Ne abbiamo assaggiate due bottiglie, separatamente
e tra le due c’erano alcune interessanti differenze.
Clicca qui per la degustazione della prima bottiglia
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Badia a Coltibuono 1970
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Dal brand “Coltibuono” che identifica vini ottenuti con uve e mosti acquistati in poderi limitrofi, un blend piuttosto insolito di Chardonnay e Sauvignon si rivela un buon bianco da pesce da crostacei con profumi interessanti di lychees, rametto di pomodoro, biancospino, pesca e ananas. Fresco e sapido, a bilanciare un alcool e un corpo altrimenti eccessivi. Davvero ben fatto!
Morbido e dai profumi mediterranei, tannini allegri ma non scorbutici, un Morellino di Scansano giovane e intrigante che si sposa benissimo con una pasta al sugo o della selvaggina da piuma.
Piacevolissima serata (e come poteva essere altrimenti con 3 bottiglie di Riserva Coltibuono 1970?) con Emanuela che ha intrattenuto i presenti raccontando la storia della sua famiglia, di come si intrecci con famose tenute toscane (Parrina, Selvapiana, Montepaldi), famiglie illustri (Medici) e tutta la cultura e la tradizione del Chianti Classico più autentico.

Buon san valentino a tutti (spero non abbiate ricevuto troppa spam in tema amoroso…), volevo solo ricordarvi che abbiamo ancora 9 posti per domani sera con la straordinaria possibilità di assaggiare una delle Riserve di Chianti Classico nelle sua forma migliore, a ben 38 anni dalla vendemmia! Molti di voi credo non erano nati e chi di voi c’era sa quanti sono 38 anni in questo mondo…e domani sera li sentiremo tutti insieme in questo straordinario prodotto, insieme alla proprietaria della tenuta, Emanuela Stucchi Prinetti.
Ecco un grande esempio di Vin Santo tradizionale! Da uve di sola Malvasia (che Ferdinando ci assicura essere la varietà bianca che si ossida maggiormente in caratello) ecco un nettare ambrato quasi da occhio di pernice. Lo abbiamo servito fresco a 10 gradi di temperatura (su richiesta dell’azienda) e in effetti a questa temperatura riesce a non sentirsi troppo l’alcol a 17% e anche il grande contenuto zuccherino è sotto controllo. Al contempo l’alta acidità controbilancia efficacemente e l’effetto è quello di un vinsanto molto secco e in linea con la tradizione (anche se a me ha ricordato il Tokaj Disznoko 5 puttonyos del 1993). Ferdinando ci rivela che in realtà vorrebbe farlo ancora con meno zucchero ma il mercato in questo momento richiede maggiormente prodotti più dolci e PER ORA si adegua a malincuore! Nella sua introduzione ci spiega alcuni aneddoti relativi al suo vin santo e ci spiega il perchè del nome “Torre Grande”.
Grande annata, grandi consensi della critica (Bibenda su Duemilavini addirittura lo pone ad un soffio dai 5 grappoli davanti al Tricorno) e in effetti un bel caleidoscopio di frutti,spezie,mirto carrube, macchia mediterranea e note balsamiche ci fanno subito innamorare di questo morellino! Che poi in bocca si rivela pure scalpitante con un bel tannino e una grande struttura che ci fanno ben sperare anche in prospettiva evolutiva.