Lassù a Lamole 2024 Alta valle della Greve Jurij Fiore Igt Bianco

Jurij Fiore presenta il suo bianco da Lamole a base chardonnay , famoso, trebbiano e malvasia a dare un vino impressionante con note di ribes bianco, corbezzolo, rustico eppure elegante, rosa, caffé, salino canfora anice, menta e balsamico , il nostro aligotè in pratica!
Ecco come ce lo racconta: devo dire che io ho studiato in Borgogna, ho studiato a Beaune nella Côte-d’Or, dove insomma è la patria dei più grandi vini rossi del mondo, ma soprattutto dei bianchi, dei bianchi migliori. E avendo studiato lì, mi sono reso conto: non ci provare nemmeno, perché comunque per quanto ti possa impegnare, sei completamente in un’altra zona e non otterrai mai la stessa cosa. Oltretutto, cosa veramente importante, un vignaiolo non deve mai cercare di copiare quello che fanno da altre parti. Puoi copiare lo stile, puoi apprezzare uno stile, ma non puoi neanche pensare di fare la stessa cosa, perché se riuscissimo a fare vini che sanno solo del vitigno e della mano del produttore, alla fine lo puoi fare in Cile come lo puoi fare in Borgogna o come lo puoi fare in California. Quindi in genere bisogna cercare di fare dei vini nei quali si senta la tua mano, ma soprattutto si senta il territorio.
Come ha detto Andrea, chi mai si poteva immaginare che nel Chianti Classico si potesse fare un bianco? Perché appunto, io quando sono tornato dalla Borgogna, la gente mi diceva “ah, hai studiato in Borgogna, senti il mio bianco” e io già dal colore dicevo “no, grazie”, poi guardavo l’etichetta, a 15 gradi, “no grazie, no grazie, no grazie”. No, la gente che faceva dei rossi fra i migliori del mondo si lanciava con questi bianchi. Adesso le cose sono cambiate perché, stranamente, pur col cambiamento climatico — forse si usano tecniche diverse rispetto a quello che facevano una volta — adesso si trovano molti bianchi interessanti qui in Toscana. Però la Borgogna, la Borgogna lasciamola, oppure il Friuli, insomma le zone da bianchi sono altre.
Venendo al mio, io mi sono sempre detto: per fare un vino bianco bisognerebbe fare qualcosa di diverso, non cercare di copiare, come ho detto prima, gli altri. E allora mi sono inventato questa cosa di metterci dello Chardonnay. Non volevo lo Chardonnay massiccio toscano, lo volevo italianizzare il più possibile, quindi ho pensato a un vitigno italiano. Però non sapevo cosa mettere. Mio padre era un famoso enologo che conosce benissimo tutto per quello che riguarda il mondo del vino, e mi ha detto: “Ma Yuri, metti un po’ di Famoso.” E io ho detto: “Papà, ma che cavolo è questo Famoso?” Perché io non l’avevo mai sentito. Vi dico che ad oggi, su sei anni che lo sto utilizzando, ho trovato 29 persone che mi hanno detto “ah sì, Famoso, certo, ecco”. Non so se qui ce n’è qualcun’altra, la aggiungo ai 29.
Il Famoso è un vitigno aromatico romagnolo, quindi non si potrebbe neanche averlo in Toscana — ma insomma, rimanga fra noi. Ha questa cosa un po’ particolare che non assomiglia né a un Moscato né a un Traminer né a un Riesling: è un aroma che può anche non piacere. Però ecco, questa particolarità gli dà un naso diverso da quello che si sente di solito.
Poi, come vi dicevo, bisogna cercare di distinguersi. Però io dico, ultimamente sto dicendo: un’automobile, tu ti puoi distinguere quanto vuoi quando progetti un’automobile, ma le ruote devono essere tonde, non possono essere quadrate. Cioè deve avere certe caratteristiche. Quindi io non sono tanto — senza nulla togliere, intendiamoci — non sono tanto per questi bianchi nuovi che la gente si sta inventando, macerati, con colori strani, perché non rientrano nelle mie corde. Quindi ho deciso di fare un vino bianco che rispecchiasse i canoni di un grande vino bianco classico, di Borgogna o del Nord Italia, con profumi diversi, perché il territorio è diverso, i vitigni sono diversi. Però ecco, in questo vino qui abbiamo questo naso che viene dal Famoso, il corpo, la ciccia che viene dallo Chardonnay, e poi la parte finale bella fresca, asprigna, che viene dal territorio di Lamole per l’altitudine e dal Trebbiano. È un vino che nasce a 12 gradi, quindi se ne può bere a secchiate, ed è un vino che abbiamo scoperto anche ieri — a una cena con dei miei amici abbiamo scoperto che invecchia anche abbastanza bene, grazie a questa acidità.
Il bianco si chiama Lassù a Lamole, perché io ho tutti i vini con nomi un po’ strani, un po’ particolari. Lassù a Lamole perché secondo me i vini bianchi vengono bene su: quindi o Nord Europa o Nord Italia, o sennò, se vai in giù, devi salire su in altitudine. E Lamole è la parte più alta del Chianti Classico, quindi lassù, a Lamole.


https://youtu.be/NF6up0tEXZo

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