diocesi di firenze

Canaiolo 2023 Pieve di Campoli Igt Toscana

Dalla Pieve di Campoli della Diocesi di Firenze ecco un vino che non ti aspetti… Subito al naso ha una nota completamente diversa da altri vini del Chianti Classico. Arrivando soprattutto dal Sangiovese a questo, il frutto veramente è questa prugna, quasi questa ciliegia, queste amarene, le visciole.
Il canaiolo ha delle note che ricordano effettivamente anche il mandorlato – mandorle col caramello che si trova alle fiere. Sa un po’… c’è qualche odore di luna park, il misto quando vai ad arrivare al luna park e sentire nocciole, torrone, soffiato, la mela candita. Ecco, quel profumo lì che, però diciamo, sarà che te lo ricordi quando eri bambino, ma ti mette subito in sintonia, ti portano a spasso…
Appunto, poi le note sono semplicemente un po’ di nocciola, le note di mandorle.
È un vino – vedete – questo spiazza abbastanza. Se il Pugnitello forse è più simile al Sangiovese, perché ti aspetti… questo canaiolo è veramente un altro mondo. Soprattutto questa è una vecchia vigna, quindi in realtà c’è – anche lo sentirete in bocca – questo spessore un po’ salino, un po’ ferroso.
Andate ad assaggiare: è un vinone. Qui l’alcol è importante, siamo sui 15°, e qui l’alcol… in realtà il calore no, però l’alcol, la rotondità si sente tanto. Quindi un vino rotondo che ha bisogno del piatto, e un po’ di speziatura, anche un po’ di piccantezza che lo assorbe secondo me molto bene.
E poi ecco, anche qui la persistenza, la capacità di abbinarsi – quindi il piatto deve essere un po’ impegnativo.
Però questo sta benissimo anche a chiacchiera… Cioè, invece di un Amarone, un bicchiere di Canaiolo vi risolvete un pomeriggio

Chianti Classico Cortine 2022 – Pieve di Campoli San Donato in Poggio

Al bicchiere abbiamo un Chianti Classico annata 2022, e anche se non si potrebbe non si può non menzionare la UGA di riferimento ovvero San Donato in Poggio. San Donato è una zona dove ci sono grandi aziende, come Isole e Olena e Castello di Monsanto. È probabilmente una delle zone dove, se vai a vedere i punteggi del Chianti Classico più alti, molti cascano lì. Però non è una zona così famosa rispetto a Radda, rispetto a Gaiole, rispetto a Greve, che si prendono un po’ tutte le pagine dei giornali. Però poi, se vai a vedere i bicchieri e le preferenze delle persone, San Donato ha un posto particolare.
È una zona dove si raggiunge anche qui una notevole intensità, una bella struttura. Sono vini spesso dove viene usato molto legno. È una zona che viene rinfrescata dal vento – e in questo caso comincia ad arrivare, diciamo… il mare è lontano, però la Val d’Elsa riesce a incanalare questo vento, e anche qua d’estate non è così torrido. È una zona dove comunque il suolo presenta note di argilla e un grande scheletro.
Rispetto a San Casciano, dove ci sono posti con un po’ di sabbia, in San Donato c’è un pochino più di struttura, che ci assomiglia un po’ al Chianti Classico centrale. La sensazione è molto più sulla frutta scura: qui troviamo mora, prugna e magari fiori di sambuco – quasi una nota così di carrube. Sono note molto scure: sottobosco, ribes nero.
Hanno un carattere tale che non sembrano della stessa annata, e sono semplicemente due zone diverse – per fortuna. Sono fatti, Andrea, praticamente nella stessa maniera in cantina. Al di là delle uve, chiaramente le uve sono diverse, quindi la fermentazione può essere leggermente diversa, la macerazione più o meno lunga. Ma effettivamente qui è bello che si vede proprio la singolarità delle due UGA, che non sono sottozone – il Consorzio non vuole che si parli di sottozone. UGA è carino: Unità Geografica Aggiuntiva… bruttissimo acronimo. Quindi non so come si risolve, ma comunque… Chianti Classico di San Donato!

Quindi queste note scure, magari anche l’oliva, qualche nota un po’ più di macchia mediterranea. Andiamo ad assaggiarlo: chiude in bocca, effettivamente c’è un pochino più di corpo, affonda un pochino più nel dente. Effettivamente qui la struttura c’è.
Rispetto a San Casciano, che aveva una sensazione di calore e poi però era fresco, questo ha una lunghezza un pochino più di spinta. Quando poi lo dobbiamo abbinare – questo è un video, possiamo proiettare – questo va anche sulla carne un pochino più strutturata. L’altro invece è un po’ un passepartout che ci va bene in diverse situazioni.
Però, come vedete, oggi nel Chianti Classico si può veramente parlare di territorio, di tanti luoghi – non è solo una parola buttata lì per venderlo meglio.

Vin Santo del Chianti Classico 2018 Pieve di Campoli

Un Vin Santo è il vero vanto della produzione di Pieve Di Campoli. Malvasia, Trebbiano, San Colombano affinati in caratello e ovviamente fermentati nel caratello stesso dove subiscono anche una componente di evoluzione ossidativa danno a questo vino dal colore mogano molto affascinante e complesso profumi e richiami smaltati ma anche tanto frutto, albicocche, marroni, farina di castagne, mandorle e albicocche e un sottofondo fungino davvero intrigante . Ma soprattutto è al palato che si rivela nella piacevolezza incredibile tanto che si vede benissimo da solo si beve alla grande sui necci panna, miele e noci, ma si è rivelato straordinario sul risotto al piccione in arrosto morto di Paolo Gori a ricreare un abbinamento forse storico forse barocco, ma sicuramente straordinario!

Chianti Classico 2022 Pieve di Campoli San Casciano

Andrea Paoletti introduce il lavoro in vigna alla Pieve di Campoli e Andrea Gori racconta il principale prodotto ovvero il Chianti Classico annata prodotto dai terreni di San Casciano. Si tratta di un classico prodotto , scusate la ripetizione, del terroir di San Casciano, ovvero grandiosamente solare energico fruttato con richiami di lampone e melograno fragola , veramente energico e dotato di grande calore a livello di sensazioni profumate ma mai sovramature. Ma la caratteristica di San Casciano è anche quella di far corrispondere a un naso così acceso una bocca di una freschezza e di una pimpantezza impressionanti e in effetti in cocca anche questo 2022 di Pieve di Campoli è un vino croccante sapido di una bellissima armonia, ma soprattutto una grande bevibilità .
Da noi è stato provato Inizialmente fusilli di Siloe con peperoncino, olio aglio per assaporare il gusto dei fusilli prodotti dal monastero e se l’è cavata alla grande, ma è veramente un vino tuttofare come dimostra l’abbinamento con l’insalata di ceci neri di Siloe e Baccalà.