Già, non sembra neanche a me ma è passato “solo” un anno da quando ho aperto questo blog, da quel generico “ciao mondo” che apre ogni blog qui sulla Simplicissimus Blog Farm (esistono post precedenti ma sono frutto del lavoro di giugno e luglio 2007 per recuperare eventi e degustazioni passate). Il blog è nato “semplicemente” per dare visibilità non tanto alla mia grafomania ma quanto all’attività che quotidianamente svolgiamo qui da Burde tra Bar, Alimentari e Trattoria e tutte le storie che sentiamo e che viviamo ogni giorno: poi come avete visto, da cosa è nata cosa (e c’è chi ancora mi chiede se c’è un collegamento tra me e la trattoria, magari la “scimma” Massimo Carraro mi aiuta a capire cosa non va nella mia comunicazione…).
Per me è stato un anno a dir poco meraviglioso e bellissimo visto che nel frattempo mi si è raddoppiata la prole, sono diventato vicecampione Europeo (e basta, non se ne può più di sentirlo…), ho iniziato collaborazioni stimolanti e creative, sono stato lusingato, vezzeggiato e coccolato come mai prima di ora. Sono stato stressato e mi sono sentito pure in certi momenti schiavo del blog e con la sindrome del post da scrivere, la mania di protagonismo e di essere primi per forza sul pezzo nuovo da pubblicare…l’IPhone sempre acceso per leggere tutti i feed, partecipare a tutte le discussioni, rispondere a tutti e tutto: insomma the full monty del blogger, nel bene e nel male. Compreso il tanto auspicato effetto positivo sulla psiche: che se sommato a tutti i grandiosi effetti che dovrebbe avere il vino sul nostro organismo dovrebbe rendere noi wineblogger davvero entità superiori, o almeno, persone felici (ma LOL!).
Un pò di statistiche e di best of vedono come ancora oggi il post più letto e commentato rimane uno dei primi, ovvero L’ineffabile aroma di vita dei neonati, dedicato al piccolo Keno appena nato, ripreso da vari riviste e giornali e blog e pure letto in alcuni forum di neo mamme e pediatri premurosi. Davvero troppa grazia! E scorrendo via via gli altri mi rendo conto di come questo blog, partito come blog aziendale della Trattoria Da Burde, si sia un pò allargato dal solco iniziale sconfinando in territori vicini e anche lontani, sia pure con alterne fortune; cosa che mi impone di rammentare a tutti una delle massime di Antonio Tombolini ovvero che “il post che riceve più commenti non è mai quello più bello” e soprattutto che “quello che piace di più a te non sarà mai il preferito del tuo pubblico“. Per la cronaca, IMHO, il migliore è quello degli auguri 2.0 dello scorso natale ma non se l’è filato quasi nessuno…
Tuttora ricevo saluti e complimenti dalla maggioranza silenziosa, ovvero tutti quelli che leggono e non lasciano commenti che sono davvero tanti e ringrazio commosso per l’attenzione che mi date. Devo dire che in gran parte è poco meritato ma dovuto al fatto che la professione di Sommelier, benchè in ascesa, non ha sul web tutta quella rappresentanza e visibilità che potrebbe avere, visto che mamma AIS solo recentemente ha cominciato a dedicare attenzione ai blog e ai tentativi di divulgazione del vino 2.0. E invece sono tante le aziende che guardano a noi sommelier con curiosità, interesse e un pò di speranza che possiamo essere utili alla causa della divulgazione del bere bene, ancora prima che al VENDERE vino buono.
La lista di ringraziamente sarebbe lunghissima ma la faccio breve e sparsa:
- Antonio Tombolini e alla sua Farm che mi ha accolto a braccia aperte e che mi ha fatto appassionare al blogging tramite le letture dei post nel loro aggregatore.
- I “fratellini terribili” di Vino24.tv che hanno la colpa (che mai espieranno abbastanza) di avermi fatto leggere Naked Conversations di Scoble e Israel, tuttora il mio libro di riferimento.
- Franco Ziliani per avermi lanciato e per essere stato il primo a “presentarmi” alla blogosfera. Adesso magari se ne è pentito 😉 ma senza di lui e i suoi articoli sul suo blog e sul sito AIS sarei ancora quasi una nullità senza seguito.
- Massimo Bernardi e KelaBlu, ovvero il laboratorio web x.0 più dinamico che l’Italia abbia (e non solo food e wine) che mi ha fatto conoscere un mondo che finora vedevo dalla finestra e nel quale adesso comincio a sguazzare con piacere
- Tutti gli altri blogger, navigatori e forumisti con cui ho scambiato mail commenti incrociati e discussioni animate.
- L’Associazione Italiana Sommelier e sentitamente i vicepresidenti Antonello Maietta e Rossella Romani per il continuo supporto e incoraggiamento a proseguire nella mia attività di blogger “semi ufficiale”
- Mia mamma, mio babbo e il personale qui a Burde che si fida quando gli dico che 2 ore davanti al pc al giorno sono fondamentali per il Ristorante
- La mia famiglia che sopporta le altre ore che passo a casa davanti all’altro pc…
- Tutti voi che mi seguite, sommelier e non, per tutti i commenti, i sorrisi, le pacche sulle spalle e i saluti che mi avete fatto in questi mesi e l’affetto che mi mostrate continuamente
E il futuro cosa vi aspetta? (se siete arrivati a leggere fin qui almeno un pò penso che vogliate continuare a leggermi). Innanzittutto cercherò di proseguire la copertura delle principali manifestazioni vinose e dei concorsi sommelier (prossimi campionati italiani, Master del Sagrantino, Master del Sangiovese), dedicarmi ad affinare il linguaggio video e le sperimentazioni multimediali (anche se non mancherò di ripropinarvi le video degustazioni “classiche”) e a scovare un modo per rendere sempre più interessante e fruibile a più persone possibile il fantastico mondo del vino e del cibo in rete, cercando di allargare sempre di più la nostra base e l’interesse attorno a questo straordinario mondo di possibilità formative e informative che è il WEB.
Sabato scorso 21 Giugno in pieno ponte di San Giovanni (e Solstizio d’Estate) c’era almeno un buon motivo per restare in città ovvero la bella iniziativa di Media Firenze per animare il magico Palazzo Pitti (in particolare lo splendido Cortile dell’Ammannati) con l’artigianalità e la storia di Firenze mediante il coinvolgimento degli Esercizi Storici Fiorentini. (
e ovviamente
Non voglio accodarmi alla fila un pò melensa degli aiuti al nostro meridione ma mi preme semplicemente fare pubblicamente i complimenti ad
Ogni anno Firenze si anima un paio di volte ALMENO, per le feste e la settimana di Pitti. Tra Londra e lavoro in trattoria (per fortuna un pò di clienti vengono pure nella remota periferia per pranzi e cene di lavoro…) contrariamente alla mia natura modaiola e trendy mi sono perso circa una decina di feste (e ringrazio tutti quanti mi hanno invitato a sfilate, degustazioni, incontri e soireée varie) compreso l’happening in “casa” della simpaticissima Simonetta Doni (


Può succedere, effettivamente più facile a Londra che a Quaracchi, che due 
Piccola nota su Luca Boschian: sono stato davvero al settimo cielo nel ricevere da lui i complimenti per la lezione sui distillati, non credevo proprio di risucire ad insegnare qualcosa a questi ragazzi che già lavorano nei più esclusivi bar e ristoranti della città. Oltretutto una persona della sua esperienza e umanità ti fa capire davvero che nella professione di sommelier spesso le chiacchere stanno a zero e quello che veramente conta è l’anima e la passione, in generale tutta l’umanità che riesci a metterci dentro. Leggete la
Scusate l’inciso, torniamo nell’anima del post.
diavoleria alla brace chiusa capace di cuocere in 5 minuti una pancetta di maiale in maniera perfetta donandogli profumi e aromi da brace estremizzata.
Per primo andiamo su Zitoni Nduja e Melanzane e protestiamo con lo chef calabrese per l’utilizzo troppo parsimonioso dell’amata Nduja ma ovviamente qui il cliente medio scapperebbe anche solo davanti alla piccantezza dell’odore di una vera Nduja di
Per main course provo la pancetta di maiale al forno con purè ed è una scoperta notevole per come bilancia il grasso e il morbido della patata e la croccantezza della pelle arrostita: ottimo pure l’abbinamento con un Niedermayr Pinot Nero 2003 Alto Adige. Prima del dolce, spazio a formaggi per un Chianti Classico che Boschian ci raccomanda e che non conosco (è mai possibile???) ovvero il Doccio di Matteo Riserva Casarsa 1999. Davvero niente male e stupisce come certi vini con 10 anni sulle spalle vengano accettati prontamente qui a Londra mentre in Toscana pure le Riserve 2004 paiono a molti clienti troppo stagionate…
Un solerte e elegantissimo cameriere croato (ci siamo dati appuntamento nella finale degli Europei discorrendo di Drazen Petrovic, Kucoc e vari eroi sportivi degli anni 90) ci serve un dolce meraviglioso e da applausi un soufflè di mirtilli con meringa spumosa come base e salsa di cassis servito caldo. Abbinamento da urlo con la
Si parlava di anima italiana a tavola e di come questi spazi ne abbiano disperatamente bisogno ed è un concetto di cui abbiamo parlato anche a lezione con i ragazzi ovvero del fatto che la differenza nella ristorazione e in genere nel wine ad food non la fanno solo i prodotti italiani ma pure gli italiani che le servono e le presentano dai camerieri agli chef e ai sommelier, sarebbe riduttivo parlare di cucina italiana come se fosse una serie di regole e di ingredienti.
Gli stessi dipendenti qui all’Anima sono incoraggiati e spesati a trascorrere periodi di acclimatazione e formazione in Italia che sarebbe riduttivo paragonare a dei semplici stage. Prendete il nostro solerte e impeccabile sommelier Gal Zohar, israeliano.
L’italianità a tavola è qualcosa di molto più simile ad un modo di essere e di interagire con le persone: qualcosa che rende i nostri ragazzi che ho incontrato in questi due giorni, capaci di imprese e servizi di altissimo livello.
Mattinata impegnativa ieri con la visita “obbligata” ad uno degli eventi più interessanti e completi per chi si occupa di bar e intrattenimento in genere in UK. E soprattutto una grandissima opportunità (gratuita per gli operatori) di assaggiare centinaia di spirits e distillati da tutto il mondo e sperimentare cocktail e formule innovative per i propri clienti.
Tutti che ballano e che assaggiano cocktail e drink, ma la parola d’ordine, almeno in teoria, è attenzione alla salute e quindi ecco spuntare un’assurditò come Alibi, una bevanda PRE-TOX ovvero che se la bevi dopo gli effetti di ciò che assumi (alcol e presumo pure droghe varie) sono più leggeri: secondo me siamo al limite della denuncia ma qui passa per bevanda salutista.
e altre proposte di ogni colore. Sempre sul filone “natural”ecco una sezione dedicati ai Sidro (pera, mela, frutta varia) con proposte irlandesi, inglesi e un buonissimo sidro di Pera svedese, Kloppenberg.
Ma il distillato più venduto in Inghilterra nonostante la storia del Gin e il boom recente del Rum è sempre la Vodka, declinata in ogni variante possibile e immaginabile. Immancabile quindi la Vodka “per signore” però presentata da due tipe in Guepiere di A
e la mia personale favorita del giorno ovvero la svedese
sempre. E anche la “blasfema” tequila aromatizzata al caffè (sorta di Kalhua di lusso) non era niente male, davvero una grande batteria di prodotti.
Padiglione a parte per i Sakè, di grandissima moda e oggetto di una riscoperta continua (pure
musica e luci come quello della Martin Audio and Video e decine di altri dedicati alle sculture di luce con cui si possono arredare i moderni bar londinesi e non solo. Grande presenza italiana per il settore food con cucine e forni capaci di sfornare pizze e pasta (buona persino!) in tre minuti, ovviamente prese d’assalto. Versante vino un pò scarno, ma almeno conosco un ottimo Iswithi Pinotage dalla Imbuko Wines, parte della
Grandissimo piacere poi grazie al dinamico
Londra e i suoi alberghi non valgono come connettivita’ Amsterdam, quindi le mie segnalazioni sono un pochino piu’ sporadiche e, fino a stasera, pure senza foto ma vi assicuro che nella capitale mondiale della ristorazione le cose non stanno ferme due secondi. Sbarco alle 12 a Stansted in mezzo al glorioso nulla della periferia Londinese (ovvero mezza Inghilterra) e appena scendo dallo Stansted Express ecco che finalmente incontro il mitico
visto) che il dinamico delegato AIS per l’Inghilterra mi preleva per iniziare un bel tour di assaggi e labelshopping. Per “Labelshopping” si intende l’attivita’ preferita dai sommelier poco danarosi ovvero passare ORE davanti agli scaffali delle enoteche del mondo contemplando etichette e immaginando gusti e profumi che ALTRI fortunati si possono permettere. Ieri per esempio ho avuto uno stendhal etilico di fronte alla vetrina dei Fine Wines a Selfridges del caro Gabriele Rappo, con una batteria di Bordeaux da far paura (TUTTI i Premiere Grand Cru, moltissimi supersecond), Romanée Conti (tutta la serie 2005!) e diversi super americani di Parkeriana invenzione come lo Scarecrow e lo Screaming Eagle.
Prima di ieri, solo da Pinchiorri avevo visto uno spettacolo simile. Sempre tra i fine wines, per fortuna ci sono anche parecchi italiani, precisamente Soldera Case Basse 1996, Tignanello, Solaia, Ornellaia (1998, ancora MLA) e Sassicaia (95,97 e 88 “in saldo” a 350 sterline). Poi Redigaffi e un (a me) sconosciutissimo Miani dal Veneto. Di Piemonte solo Gaja e qui immagino la sollevazione popolare dei Barolisti piu’ convinti… Sconvolgente presenza di distillati di livello assoluto come la
Nel resto del Wonder Bar per fortuna si mangia e si beve benissimo (grazie a 6 Enomatic in serie, compresa una con uno Cheval Blanc 99 a 60 sterline al bicchiere) con una selezione impressionante di etichette da tutto il mondo con Francia, Australia Nuova Zelanda e Italia a farla da padrone. Un pizzico di Germania e Austria e la curiosita’ di una bottiglia a settimana bendata da provare, per i clienti. Descrizioni sul piccolo libro-carta dei vini simpatiche e a volte discutibili (Che ve ne pare dell’Amarone descritto come “WoW! Super sexy charming wine”?).
Andrea Rinaldi ed io andiamo molto fieri…
Davvero di classe la sua presenza al tavolo e le sue spiegazioni ma mi immagino cosa si saranno detti con Mick Jagger in tour con i Rolling Stones (e’ stato loro cuoco ufficiale nel Brides of Babylon tour)…
Per un
Ieri con Cristiano Cini, vicecampione nazionale, altri sommelier e membri della GEN nazionale (tra cui Antonello Maietta) e delegati da tutta Italia (Isole e Sud Italia compresi), abbiamo affrontato la degustazione bendata di una serie di vini che differivano praticamente solo per il terroir appunto, a parità di pratica enologica e vitigno. E così ci siamo trovati davanti a due Sauvignon Blanc, uno NeoZelandese della
Stesso discorso per il confronto sul Syrah, stavolta Australia Adelaide Hills Shaw Smith “contro” il nostro illustre Cortona Tenimenti d’Alessandro Il Bosco. Anche qui, a dispetto dei pregiudizi (miei compresi!) che vedono gli Australiani densi marmellatosi e carichi vengono sfatati da un croccantissimo e fresco syrah (anzi Shiraz) pepato bianco con un colore incantevole e un palato delicato e fresco, davvero accattivante. Al cospetto di questo Australiano, il pur notevole “Il Bosco” arrancava un pò e pareva l’australiano di turno…tant’è che quasi nessuno lo aveva votato come Italiano o europeo. (Ovviamente io avevo votato il primo come Syrah sudamericano e il secondo come un Barossa Valley).
Ultima degustazione della mattinata e tocca a due blend a maggioranza Cabernet con Chasse Spleen 2003 contro (di nuovo) Australia, un interessantissimo
Altre prove nel pomeriggio, ancora più interesanti con 3 “Chards” immediatamente riconosciuti come tali dalla platea ma quando siamo andati a cercare di individuare i terroir di provenienza…sul Cote de Beaune quasi tutti sicuri di essere nel Nuovo Mondo, un sacco di Chablis per il Sanct Valentin (l’unico che invece ho riconosciuto al volo come altoatesino) e ancora Francia per il notevole HellFire Bay Australiano. Insomma, vatti a fidare di un “innocuo” Chardonnay!
Gran finale con la chimera di ogni terroirista che si rispetti ovvero il Pinot Noir, la morte nera di ogni degustatore sedicente esperto, che ha messo affiancati Alto Adige, Martinborough e Borgogna. E qui nonostante abbia
(del resto basterebbe guardare la maglietta degli All Blacks!). Su Chambolle Musigny mi ha aiutato una recente degu dalla Heres che ne aveva portato alcuni campioni a Prato ma direi che su Pinot Neri così giovani non è mai facile indovinare la provenienza.
Avrebbe dovuto esserci anche