Li abbiamo da poco riproposti in abbinamento a bollicine della Franciacorta, ma diciamo che sono un classico senza tempo. In questa versione li presentiamo “alla fiorentina”, leggermente diversi da quelli classici, principalmente perchè prevede l’aggiunta di pochissimi spinaci. (altro…)
Ricette
Le ricette di Pinocchio: la lepre in dolce e forte all’Osteria del Gambero Rosso
Ecco una delle famose leccornie immaginate dal Gatto e la Volpe nel capitolo XIII (…) La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre, si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro. (…) (altro…)
Diriola, ricetta del XVI secolo per una creme caramel in crosta e Latteruolo dell’Artusi
Questa semisconosciuta “Diriòla” l’abbiamo riproposta con gusto e piacere durante il pranzo dei Vinibuonid’Italia lo scorso sabato e la domanda più ricorrente era proprio che cosa fosse questo piatto misterioso. La Diriola è la nonna del ben più famoso crème caramel. Questo dolce è molto simile a quello che l’Artusi descrive come latteruolo che prevede di proteggere con la pasta un semplice latte alla portoghese. Il motivo è semplice: la regolazione dei forni non era agevole e spesso si finiva per bruciare il tutto, specialmente in pasticceria dove lo zucchero tende a caramellare. Oggi proviamo a riassaggiare come poteva essere il crème caramel: (altro…)
Balsamico for dummies…ma esattamente come lo uso? #taste2011
Tra gli scaffali di Taste 2011, ritroviamo con piacere il Borgo del Balsamico con delle confezioni che risolvono ogni problema di erudizione e cultura enogastronomica di chi se le ritrova in casa… (altro…)
Roberto Panizza e l’epifania del Pesto alla genovese
Si parla e si discute spesso del pesto, di come fare a preparlo in maniera ortodossa, quali ingredienti e quali alchimie si celino dietro la sua semplice ma geniale ricetta. Ma quando lo si assaggia appena creato dal grande mortaio e pestello di Roberto Panizza è come se tutto quanto assaggiato fino ad ora non fosse stato niente e le chiacchere prontamente si tacciono al ritmo del suono del pestare sul marmo… (altro…)
Le ricette di Pinocchio: maccheroni alla napoletana
Ecco il nostro piccolo adattamento dalla ricetta originale dell’Artusi, presumibilmente quella che aveva in mente Pinocchio nel capitolo XXXIII del libro quando “prese una boccata di paglia tritata: ma in quel mentre che la masticava si dové accorgere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto né al risotto alla milanese né ai maccheroni alla napoletana. (…) (altro…)
Pinocchio, storia di un burattino gourmet: le ricette della favola in tavola da Burde
Nel libro capolavoro di Carlo Lorenzini, il cibo viene rammentato, sognato, discusso e trattato per ben 36 volte. Vi si può leggere adesione piena alle ricette di Pellegrino Artusi, amore per la tradizione e sincera passione per il gusto, il tutto reso più luminoso dagli occhi di un bambino burattino per cui il cibo ha un valore tutto speciale. (altro…)
Il dolce di San Biagio, ovvero come recuperare un panettone
Il dolce vi è piaciuto ma oltre a sapere come è fatto (e ve lo spieghiamo in dettaglio) c’era curiosità su come si legasse la storia di Biagio (il Santo cui è dedicata la parrocchia di cui Burde fa parte) al panettone? (altro…)
Crostata di pere & pecorino con le nocciole tonde del Piemonte
Da Burde l’abbiamo spesso proposta come antipasto o servita anche in piedi insieme ad un robusto aperitivo. Ha profumo e struttura e un sapore che spiazza all’inizio e conquista irreparabilmente al terzo boccone…. (altro…)
Civiero di Selvaggina, la ricetta
Prima dell’uso della farina+burro, per legare le salse si utilizzavano molti più ingredienti che oggi, per pigrizia, abbiamo dimenticato. Il civiero o civero si distingue per legare il fondo di cottura col fegato e il sangue dell’animale stesso. Questa operazione, del tutto fattibile nei tempi che furono, oggi ci crea qualche problema di reperibilità degli ingredienti, anche se ci fa capire quanto sprechiamo nella macellazione. Mettiamoci l’anima in pace e lasciamo stare il sangue, ma a questo punto abbiamo il problema di equilibrare il gusto amaro del fegato senza il dolce del sangue. Alcuni ricettari si distinguono riportando una legatura con pane abbrustolito.