caffè

Alessio Candido e la Torrefazione Negro


La Torrefazione Caffè Negro è nata nel 1950, e la sua nascita è curiosa. Nerina Negro lavorava a Genova alla Camera di Commercio, e un giorno regalò ai fratelli Bruno e Leo un sacchettino di caffè crudo. Nel dopoguerra il caffè era un lusso: a casa si tostava la cicoria con il tostino manuale. I fratelli presero quei chicchi e li tostarono. Tutto il vicinato sentì quell’odore diverso dalla solita cicoria, e da lì nacque l’idea. Comprarono la prima macchina, una Vittoria da 5 chili che andava a legna, e il paese, allora molto più piccolo, li aiutò a portarla nel salotto di casa della zia. Oggi siamo alla terza generazione.
Io dico sempre che il caffè migliore non esiste. Esistono sicuramente i peggiori, anche perché il caffè è un’abitudine. Soprattutto per noi italiani, gli unici al mondo che lo bevono al banco di corsa: il cornetto, il caffè, la sigaretta per chi fuma, e via. Nel resto del mondo è un momento. Per gli inglesi il tea time ormai è diventato coffee time, e Starbucks l’ha capito e ci ha fatto la fortuna. Il caffè deve avere un posto dove te lo gusti con calma, chiacchieri, lavori, fai quello che ti pare.
Siamo una torrefazione artigianale e tostiamo alla vecchia maniera, lenta e a vista. Si cuociono 120 chili di crudo che diventano 100, perché il chicco contiene acqua: in tostatura perde dal 17 al 20% del peso e acquista volume. Bisogna guardarlo. Anche se compri ogni anno dalla stessa fazenda, se c’è stata siccità, troppa pioggia o freddo, il caffè non cuoce allo stesso modo. Il mastro tostatore guarda il colore e deve capire quando tirarlo fuori, perché tra 212 e 213 gradi è questione di pochi secondi. Il caffè scende nel piatto di raffreddamento e continua a cuocere per altri tre minuti, per questo il colore va seguito con attenzione.

Poi deve riposare senz’aria, altrimenti si ossida. Un chicco appena tostato sa di legno, perché di fatto è legno, tanto che prende fuoco. D’inverno riposa una settimana, dieci giorni. D’estate, con il caldo, ne bastano quattro, cinque o sei. A quel punto è pronto.

La miscela
Le miscele cambiano per la quota di arabica e di robusta. L’arabica è più acida, la robusta dà il corpo. Con la robusta si cerca di smorzare l’acidità, che invece nei vini rossi viene esaltata. Le percentuali variano. Il nostro caffè biologico, e siamo i primi certificati bio ICEA in Toscana, è 70% arabica, da tre arabiche diverse, e 30% robusta, da due robuste diverse. Lo sentirete piuttosto corposo.

Noi tostiamo la miscela intera, non le singole provenienze, perché devono avere tutte lo stesso colore. È lo stesso principio: se mescoli i sapori prima, ottieni una miscela diversa, con un sapore diverso. Ognuno decide come tostare. Noi lo facciamo alla vecchia maniera.

Come si beve
Con lo zucchero o senza, l’importante è girarlo con il cucchiaino dal basso verso l’alto. Un espresso si estrae in circa 25 secondi per 25 millilitri. I primi otto secondi danno la parte più grassa, oleosa e pesante, che resta sul fondo della tazza, e lì esce il 90% della caffeina. I secondi otto portano profumi e sapori, e si sentono soprattutto con l’arabica. Gli ultimi otto sono acqua sporca con il 10% di caffeina rimasta. Il cucchiaino serve a mescolare i tre strati.

È come il soffritto. Se metti tutto insieme e lo cuoci, viene in un modo. Se cuoci gli ingredienti separati e poi li mescoli, non è la stessa cosa.

La crema
Quella sopra tutti la chiamano schiuma, ma si chiama crema. Se c’è una macchiolina bianca il caffè è sovraestratto. La parte bianca è la più acida, come il “bianchino” che esce alla fine dalla moka: bisognerebbe toglierla prima, perché rovina il caffè. La crema dovrebbe avere una tessitura compatta, senza bollicine, leggermente a buccia d’arancia.

Il primo sorso di sola crema è il meno gustoso, ma è quello che piace di più agli italiani. Se giri, perdi gran parte della crema, lo so. Però in bocca deve arrivare tutto insieme, come quei dolcetti a strati che vanno mangiati in un boccone. In Sicilia nei bar si serviva prima il seltz, praticamente acqua e gas, che ripuliva il palato e apriva le papille per sentire meglio il caffè.

Dopo il caffè
Il gusto dovrebbe restare in bocca almeno mezz’ora. Poi ci sono quelli che dopo il caffè bevono l’acqua, e io giuro che non lo capisco. Tutti pensano di fare una cosa raffinata, invece è il contrario: hai lavato via tutto il caffè. È come gustarsi un vin santo buonissimo e poi berci sopra un bicchiere d’acqua.

Gli italiani sono quelli con meno cultura del caffè. E indovinate qual è il paese dove se ne beve di più al mondo? La Svizzera.

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E mostra i suoi muscoli mi viene da dire…Vanto e orgoglio italiano non solo il caffè espresso e la bravura dei nostri assaggiatori e miscelatori di varietà di caffè da tutto il mondo ma anche la capacità di costruire gioielli meccanici di precisione e potenza come appunto le macchine da caffè con soluzioni di impressionante complicazioni e straordinaria efficacia. Se poi uniamo grandi miscele come quelle di Mokarico e meccanica di precisione i risultati sono indelebili. (altro…)

Lavanderia, internet cafè o bar? Apre The Laundry C@fè a Firenze sabato 11 dicembre ore 16

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P er imparare a bere il caffè, Domenica 28 novembre tutti nel Mugello , offre Mokarico!

Se oggi da Burde vige l’odiosa abitudine di non portare il caffè con lo zucchero ma solo dopo reiterate richieste, la colpa è fondamentalmente della Mokarico, la nostra cara vecchia Casa del Caffè a Firenze, tra le prime aziende del comparto a intuire c he se si voleva davvero che il nostro espresso diventasse inimitabile in tutto il mondo ha capito che si doveva investire sulla formazione di chi il caffè lo beve. Dopo le partecipazioni a Taste e altre occasione, eccone un’altra Domenica 28 (la prossima) a portata di mano per svolgere un breve corso di degustazione che vi aprirà un mondo nuovo, e che vi renderà anche molto poco popolari con gli amici, ma questo è un’altra storia!

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Dove mangiare sulla costa livornese| e come ci si sta allo Scoglietto, deh?

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Floreale , tostato, fragrante e persistente: vogliamo finalmente parlare di caffè

Cogliamo l’occasione di Taste questo sabato domenica e lunedi a Firenze (dove tra l’altro potete incontrare un manipolo di editor di Dissapore in semi incognito) per parlare di caffè, anzi espresso italiano. Sì perchè tra le millemila cose che qualificano un ristorante deve esserci assolutamente un caffè di livello degno di star sopra e in fondo a tutti gli altri piatti e bevande di una sontuosa cena. 6 minuti forse son pochi per imparare, ma sufficienti per capire che c’è un mondo dentro la tazzina tutto da scoprire. Nel video, degustiamo un caffè con Marco Paladini , vicepresidente INEI, Istituto Nazionale Espresso Italiano. (altro…)

Porte aperte al Caffè, domenica 22 novembre a Borgo San Lorenzo aperta la torrefazione Mokarico, e scoprirete perchè il caffè che si DEVE bere senza zucchero…

Espresso Mokarico

Una domenica diversa nel Mugello,perchè non passarla a visitare una torrefazione? ANzi, una delle migliori d’Italia dove davvero c’è da imparare e gustare un mondo tutto particolare. E non lo diciamo solo perchè è il caffè che allieta i vostri dopo pasto da Burde (rigorosamente senza zucchero), ma perchè davvero Marco Paladini (vicepresidente INEI e proprietario dell’azienda) ha un garbo e una capacità comunicativa uniche.

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Di seguito programma e comunicato: (altro…)