davide bonucci

Poggio al Vento Brunello di Montalcino Riserva 2001 Col d’Orcia

Effettivamente il 2001 a Montalcino è un’altra annata spartiacque. È stata un’annata in cui Montalcino è salito per la prima volta sul podio della famosa Top 100 di Wine Spectator ed è stata, diciamo, la consacrazione definitiva. Secondo me non è un caso che sia arrivato nell’annata della gelata. Questo voleva dire: “Guarda, Montalcino va bene, però dovete farne meno, perché tutta questa quantità non va bene se volete puntare al massimo”. E effettivamente, quando non ci pensa l’uomo ci pensa la natura, sembra.

È chiaro che si preferisce sempre avere la cantina piena, ma a volte il carico… soprattutto all’epoca, soprattutto oggi forse con questo caldo, si tende a tenere un pochino di più. Allora sì, ma in realtà all’epoca – che era un’epoca di abbondanza enorme – si cercava di far venire vini concentrati, ricchi, carichi. La barrique tutti la usavano all’epoca, e quindi effettivamente un’annata in cui l’uva era un po’ più scarica, un po’ meno carica, aveva tutt’altro equilibrio. Quindi una bellissima annata per un vigneto storico e dalla genesi particolare come ci racconta Santiago Marone Cinzano:

Sul colore: queste bottiglie purtroppo sono trovate a giro, non tutte sono così. Queste vengono direttamente da Santiago, quindi… Io ricordo sempre: il più grande vino che ho assaggiato probabilmente è stato un ‘61 a Bordeaux, a Saint-Émilion, ma era il Clos Jacobin, che è un’azienda che nessuno conosce. Ma quel ‘61 che è stato 80 anni – insomma quant’è – in cantina, lì sotto, è più buono di qualsiasi Cheval Blanc e Pétrus bevuto da Pinchiorri, da qualsiasi posto. Con tutto il rispetto della cantina di Giorgio, eccetera. È ovvio: se il vino non si è mosso mai e lo bevi lì, non c’è paragone. Questo si è mosso poco, si è fatto un’oretta e mezzo ed è arrivato in condizioni fantastiche.

Allora, scusate, ecco, vi dicevo: il versante sud. Ora qui chiaramente è un vino che ha qualche anno, però la nota bella che mi piace – e cosa mi fa impazzire di Col d’Orcia – è che comunque, nonostante abbia queste note carnose, ricche, calde e mediterranee, tantissimo balsamico… qui c’è la lavanda, c’è il rosmarino, c’è il ginepro, c’è il pino mugo, ci sono queste note di alloro, di mirto che effettivamente richiamano un po’ il lato mediterraneo. Però soprattutto in bocca, secondo me, non sono vini che hanno un’acidità scattante, salinità, questa nota agrumata, questa nota salina, questo finale veramente in punta di piedi. Ma soprattutto: ci si aspetta da un 2001 un vino non sfibrato ma comunque esile. Invece questo è un vino che potevate mettere accanto al 2016, ma quasi quasi al 2019 iniziale.

Quindi questo incantesimo di questo poggio… l’abbiamo visto con le ultime analisi che sono state fatte a Montalcino, guardando che è molto importante il vento, molto importante il clima, sono molto importantissime le escursioni termiche. Che si dicono, no? A volte studi, leggi… sì, e poi “escursione termica”. Invece, per esempio, un’annata come la ’21, che è stata in certi frangenti torrida, però poi a settembre ha avuto delle escursioni fra le più grandi di sempre, ed ecco la grandissima annata che è venuta fuori.

La 2001 non tutta ha avuto grandissime escursioni, ma appunto i poggi e i luoghi ventilati – ovvio – sono esposti ancora di più a questo cambio di clima. Ecco, quindi ecco perché questo vino ha questa tensione, questa spalla, questa energia.

Un vino che allo stesso tempo è indubbitabilmente toscano, senese e anche versante sud. Che è un versante che, se parli appunto con i nerd – cose, no? – “Vabbè, io bevo solo versante nord”, adesso si dice così, con tutta la felicità che si può avere per Francesco. Ma è un modo di assaggiare, prima di tutto. La maggior parte del Montalcino unisce giustamente viti, uve da più versanti, quindi già quella è una cazzata, secondo me. Poi non è una questione di qualità in senso assoluto, è questione di stile. A me questo stile fa impazzire. È uno stile che ripercorre la storia a Montalcino: questa è la zona dove l’uva maturava sempre, le altre zone no.

Questa è la zona… insomma, comunque loro hanno come vicino Argiano, hanno comunque versanti dove si affaccia Soldera, dove si affaccia… insomma, non è che versante sud però a parole sembra che sia… invece secondo me è veramente… Soprattutto i vini di Col d’Orcia hanno questa ricchezza incredibile, se non possano stare in piedi. Invece poi tirano fuori questa piccantezza particolare. E direi che soprattutto nei vini di ora, che vi invito ad assaggiare – le ultime annate – l’aiuto del biologico e del biodinamico non è indifferente.

Io sono uno scienziato, quindi alla biodinamica non ci credo. Però quando assaggio vini che vengono fatti in biodinamica in certe zone, riescono ad avere questo surplus di acidità pazzesco che, a parità di maturità, hanno questa spinta vitale che in un vino come questo risolve tutto: carico, energia, ma spinta e piacevolezza di beva.

Il Marroneto Brunello di Montalcino DOCG 2016

Il Marroneto ormai non ha bisogno di presentazioni anche dopo il nuovo recentissimo 100 punti ricevuto da Monica Larner per Wine Advocate. Ma insomma, quando ne parlavamo io e Bonucci… Il Mori era lì ancora che si arrabbiava perché nessuno lo considerava i primi anni… Però diciamo che è la dimostrazione che, sì, in primis tutto: devi avere le vigne nel posto giusto. Ma la perspicacia, l’iper-perfezionismo e la combinazione anche di quello che è un po’ il gusto oggi, no? Che è cambiato.

E Alessandro è arrivato nel momento in cui già era chiaro quello che sarebbe stato lo stile dei vini di Montalcino nel futuro. Lui se la gioca sempre un po’ pericolosa: lui gioca sempre con un po’ di volatile, con queste note un pochino selvatiche. Ora lo dico, mi sente, mi ammazza… ma insomma, mi denuncia l’avvocato, quindi sicuramente mi arriva il mandato di comparizione!

Il Marroneto ha alcuni lievissimi difetti che sono proprio le cose che te lo fanno amare. Cioè quando ci metti il naso dentro, senti questa nota… questa viscera, questa nota ferrosa, ematica, rugginosa, questa nota appena un po’ d’acciuga, un tocco di liquirizia. Ti senti ovviamente la nota pepata, ovviamente anche qui una bella nota di incenso. Anche qui la componente fresca si sente, ma si sente anche una grande massa che proprio ha bisogno di questo leggero tocco di volatile per spingerlo verso l’alto.

Quindi un naso particolare, bello, che però deve piacere. E questo è la bellezza: Alessandro è riuscito a trovare una sua personalità che oggi sembra una cosa che si dice nei corsi, si dice ai master, ma è quello che vende: la personalità, la personalità, l’originalità. È ancora più difficile avere la propria originale personalità in un territorio che sembra aver detto tutto e che se sei troppo originale, in realtà non ti premia ma ti castiga.
Quindi, ecco, a Montalcino non pensate sia facile far vino, perché ti guardano tutti intorno col cannocchiale: ogni passo che fai, occhio a quello che fai!
Ma andiamo ad assaggiarlo. E così… in bocca è un vino con una dinamica per certi versi simile a quello classico versante nord come quello di Francesco Buffi Baricci, per altri è un pochino più magro, più asciutto, più fine, un po’ più esile. Se la gioca proprio in un’eleganza diversa. Un vino che forse anche a livello di longevità, forse, può pensare a una longevità un po’ inferiore. Però sicuramente un vino che… una di una larghezza, di una bevevolezza, di una capacità di stare a tavola veramente grande.
Un vino che ha un’impalcatura rocciosa, robusta, ma che poi nel bicchiere ha una dinamica di beva piacevolissima, freschissima, quasi da vino da tutti i giorni – a poterselo permettere, lo so: tutti noi apriremmo una bottiglia al giorno!
Però la bellezza dei grandi vini – e chi di voi ha bevuto grandi, grandissimi vini lo sa – non sono concentrazione, non sono importanza, non sono opulenza: sono piacevolezza di beva. Sono i vini che la bottiglia finisce in un attimo se sei in due, sono quei vini che proprio se ne vanno nel bicchiere.
E questo secondo me ha proprio questa grinta, però questa piacevolezza, questa dinamica, questa agilità. E questo finale veramente trascinante.

Venerdì 30 Gennaio i Giganti del Sangiovese

Torna la grande serata dedicati ai maestri di questo vitigno con una aperta sfida tra il Chianti Classico e Montalcino, protagonisti Montevertine, Salvioni, Biondi Santi, Baricci, Il Marroneto e Col d’Orcia con il Poggio al Vento!

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Porrata in Crosta
Riso su lampredotto e cavoli
Pappardella alla faraona
Filetto di maiale in crosta e rape
Pane caldo e formaggi

Vini
(Sorpresa bianca d’apertura)
Montevertine – Montevertine 2019
Salvioni – Rosso di Montalcino 2017
Baricci – Brunello di Montalcino 2013
Monteraponi Chianti Classico Baron’Ugo Fascia Rossa 2014
Il Marroneto – Brunello di Montalcino 2014
Col d’Orcia – Brunello di Montalcino Poggio al Vento 2001
Biondi Santi – Brunello di Montalcino Riserva 1998

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Carciofi ripieni
Riso su lampredotto e cavoli
Pappardella alla faraona
Filetto di maiale in crosta e rape
Pane caldo e formaggi

125€ info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it

Montevertine IGT Toscana 2008

L’annata 2008 è l’unica che ha visto il gruppo di Montevertine lavorare in cantina senza Martino perchè reduce da un incidente stradale. Annata fresca ma che vede un colore inquieto e ombroso dovuto all’esito della vendemmia che è stata “stop and go” per via della pioggia intermittente tra settembre e ottobre a dare bucce sottilissime e fragili che in vinificazione non tenevano…

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Montevertine IGT Toscana 2013

Montevertine 2013 può dirsi ultima annata del clima di un tempo in cui è stato caldo ma non esagerato e con le giuste piogge quando servivano. Oggi ha note fruttate molto potenti di amarena, ciliegia, frutta sotto spirito, viola candita le note di sottobosco tartufo e goudron sono appena accennate, nota di cuio da tannino, miele di castagno, frutta secca e noci.

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Montevertine IGT Toscana 2014

Annata fresca e particolare la 2014, ingiustamente condannata anzitempo mentre invece per l’andamento ha portato tanta produzione (acini molto grossi e succosi, gonfiati da piogge settembrini) ma anche qualità e finezza superiore a quello che si credeva. E’ stata di certo un’annata difficile, da vigneron, ma con freschezza simile ai leggendari anni ’80. Oggi il risultato del Montevertine 2014 è quello di un vino splendido e saporito, asciutto e verticale ma con frutta cesellata rossa e nera che incantano insieme a note di mandarino e pesca che completano un quadro splendido.

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Montevertine IGT Toscana 2016

Di certo la 2016 è stata l’annata migliore di tutto il decennio degli anni ’10, e si sente nell’equilibrio e l’ integrità eccezionali di questo Montevertine che prometteva grandi cose e le sta mantenendo. Nel bicchiere si avverte oggi un esordio suadente con nota scura di mirtillo e prugna, ribes nero, frutto sottile su tappeto aromatico e balsamico intrigante su lavanda, timo, mentuccia, elicriso e macchia quasi mediterranea, non così consueta su questo vino. (altro…)

Montevertine IGT Toscana 2019

Annata bellissima e con poche discussioni per la Toscana e il Chianti Classico e anche per il Montevertine, nel bicchiere oggi è vino prodigioso e di una immediatezza quasi disarmante. Viola, ribes rosso, ciliegia, arancio e iris con un sottofondo di energia e dinamica pazzesche. Nel retrolfatto si affacciano amarene e marasche, olive, sandalo.

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Montevertine IGT Toscana 2002

Montevertine 2002 inteso come vino fondante aziendale fu l’unico vino prodotto in quell’annata storta che fu la piovosissima 2002 che vide confluire nel Montevertine tutte le migliori uve aziendali comprese quelle del Pergole Torte e fu affinato in barrique perchè “libere” dal vino principe aziendale. Questa operazione fu ripetuta anche nel 2005 ma con più tranquillità e preparazione. Qui all’epoca ci fu invece da inventarsi un vino diverso e oggi possiamo dire che l’operazione riuscì davvero alla grande.

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La storia del Montevertine

Martino Manetti racconta nel video catturato durante la verticale in Trattoria come nasce Montevertine di Montevertine. Un vino spesso difficile da inquadrare stretto come è tra l’immediatezza del Pian del Ciampolo e la sontuosità elegante di Pergole Torte. IN realtà si tratta del vino fondante dell’azienda perchè rappresenta l’evoluzione del  Chianti Classico originariamente prodotto dal 1972 fino al 1982 quando è diventato Montevertine Riserva, impropriamente etichettato così ovviamente  da Sergio Manetti.  E’ quindi il vino tradizionale prodotto ininterrotamente nella fattoria fin dall’inizio, cambiato negli anni perchè dapprima era fatto da vigneti più vicini alla fattoria poi piano piano vigne più giovani o di seconda selezione del Pergole.

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