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Jurij Fiore Chianti Classico Tuttosommato 2023

Nel 2023 Jurij Fiore a causa della peronospora perde oltre il 50% di produzione e decide di unire i suoi tre cru (Puntodivista, Nonloso e…) in un solo vino che dimostra che “tuttosommato” l’annata non era così male! In effetti è un vino cangiante ricco pepato prugne selvatiche e pesca , note belle di viola candita , rose selvatiche e pittosporo, bocca di carnosità fruttata scura , tannino affilato spezia scura , allunga e seduce con una dojcezza intensa nel finale. Ottimo da stufati e cacciagione ma anche abbinamenti meno impegnativi li rendono giustizia eccome!

Ecco il video!

https://youtu.be/KDfF4HyNbks

Zibibbo passito Curatolo e Risotto al Formaggio con gelato allo zafferano

Nel bicchiere avete un Moscato — perché lo Zibibbo, nonostante il nome diverso, è sempre Moscato d’Alessandria. Il Moscato è una grande famiglia: nel libro c’è un capitolo intero dedicato. È sempre Moscato il Muscat de Beaumes-de-Venise francese, il Moscadello di Montalcino, il Moscato pugliese, e in tutte le parti d’Italia — e del mondo, direi — si fa il Moscato. Anche in California è di gran moda, tanto che compare nelle citazioni di Kendrick Lamar e altri rapper: Moscato è diventato quasi un simbolo culturale. Tra l’altro il vitigno non si può proteggere come denominazione, quindi chiunque può produrre Moscato ovunque — anche in California — e chiamarlo così.
Questo passito siciliano, infatti, non riporta in etichetta la parola “Moscato”, perché nel mondo del vino il nome del vitigno vola libero. È un po’ come il Prosecco: si chiama Prosecco non perché sia un vitigno, ma perché i produttori hanno tirato fuori un piccolo paese del Friuli che si chiama Prosecco, e quella è diventata la denominazione geografica protetta. Con Moscato non esiste nessun luogo omonimo da proteggere, quindi resta un nome aperto a tutti.
In Sicilia, i passiti di Moscato d’Alessandria più famosi vengono da Pantelleria — quelli che si trovano in qualsiasi supermercato, cinque o sei referenze diverse, e che rappresentano anche i vini più regalati d’Italia. Donnafugata è probabilmente il più noto, ma sulla sua scia ne sono arrivati tantissimi altri. Questo però non viene da Pantelleria: siamo a Marsala. Curatolo Arini è un’azienda molto importante, con produzioni nell’ordine di un paio di milioni di bottiglie, ma la maggior parte sono Marsala, vini fortificati o bianchi secchi. Nel libro c’è anche un bel capitolo sui vini fortificati — Porto, Sherry, Marsala — che sono grandi vini da meditazione e da abbinamento. Magari a casa non avete una bottiglia di Brunello, ma un Porto, uno Sherry o un Marsala ci sono quasi sempre — anche solo per le scaloppine. Ma sappiate che sono molto di più.
Rispetto al Moscato d’Asti qui le componenti tropicali sono molto più evidenti: frutto della passione, papaya, mango, frutta matura e intensa, tipiche di questa tipologia. E poi c’è il giochino che volevamo fare con lo zafferano: nel vino si sente una bella nota zafferanata, che si richiama a quella del piatto. Sarà più marcata nel gelato di Simone, ma anche nel vino è percepibile, insieme a quella nota di agrume candito che compare spesso nei passiti importanti.
In bocca la sensazione dolce qui non si scappa: siamo intorno ai 150 grammi per litro di residuo zuccherino — circa tre o quattro volte più dolce di una Coca-Cola, per darvi un’idea. E siamo a 14 gradi di alcol. Va servito freddo, freddissimo. Se la Coca-Cola va bevuta ghiacciata, immaginatevi quanto debba esserlo questo.
Con il risotto Gran Mugello — uno stile Parmigiano o Grana Padano con qualche mese di stagionatura — l’abbinamento funziona per diversi motivi. L’alcol solubilizza e pulisce il palato dalla grassezza del formaggio, compensando quello che una bollicina farebbe meccanicamente. Lo zafferano del piatto e quello del vino si richiamano e si rinforzano a vicenda. E poi c’è la sapidità: il risotto da solo è quasi troppo salato, ed è stato costruito apposta per essere abbinato a un vino dolce. Se lo rendete meno saporito o meno pepato, il vino sembra più pesante; così invece si bilanciano a vicenda.
Un risotto del genere di solito si abbina più facilmente a un rosso di medio corpo che a un bianco, che fa un po’ fatica. Ma con l’aggiunta della dolcezza si riesce ad andare oltre — un po’ come quando si mette una confettura d’arance su un formaggio stagionato: quella nota di agrume candito che sentite nel vino fa esattamente lo stesso lavoro. I passiti, in generale, possono sostituire le confetture negli abbinamenti con i formaggi o nei piatti a base di formaggio. Ci pensate, la prossima volta.

Castellaccio Chianti Classico Lama dei Cortacci Riserva 2023

Finora il miglior vino di Davide Bottai e la piena dimostrazione di cosa può fare la vigna più alta del Chianti Classico in un’annata comunque molto complicata. E’ un vino in grandissima forma, roboante di intensità floreale e fruttata ma senza smancerie dolci con una sapidità che esce anche al naso insieme a viola, iris, rosa selvatica, poi ciliegie e mandorle, caramello, fichi maturi lamponi e mandarino. La bocca è di succo e profondità dinamica, con una lievissima volatile che tiene sollevata una materia incandescente e affilatissima. Ottimo sul cinghiale in umido di Paolo GOri…

Chianti Classico Riserva L’erta di Radda 2020

Diego Finocchi si è affacciato relativamente da poco sul palcoscenico del Chianti Classico ma i vini dell’Erta di Radda sono ormai tra i protagonisti del territorio. Diego ha saputo ben sfruttare i cambiamenti del clima e delle stagioni e ha mostrato personalità e costanza nel realizzare anno dopo anno vini di una grande godibili. LA sua riserva nasce da una singola vigna su suolo molto ferroso ed è in effetti impossibile degustare questo vino senza unire al bellissimo agrumato rosso e succulenta di frutta scura una nota ematica rugginosa che prosegue al gusto. Il sorso è di bellissima materia e tannino di giusta potenza e definizione e la sua eleganza lo rende ottimo anche su un primo piatto, magari una pasta al sugo scappato di Paolo Gori in trattoria , ma ovviamente il suo massimo lo da su carni rosse alla griglia e stracotti.

Champagne Charles Mignon Premium Reserve Rosè

Un componente piccola ma non indifferente di pinot nero vinificato in rosso AOC Champagne rende questo Premium Reserve Rosè di Charles Mignon un rosa da non sottovalutare nella sua apparente semplicità. Al naso è melograno, fragole, rose e ribes rosso e nero con sfumature di tabacco, olive, tostatura leggera di caffè, ritorni balsamici di alloro e mentuccia. Ma è in bocca che si rivela davvero intrigante con struttura vinosa che al naso veniva ben mascherata dal resto e dall’intensità del floreale e fruttato. Sensazioni saline ne costellano il sorso e il dosaggio generoso (per la media attuale) lo rende ideale servito freddo sulla Panzanella di Seppia e sulle Tagliatelle all’acqua pazza e Scorfano di Eros Ghezzo in Palagina. Appena si scalda può essere l’ideale su una cartelletta al lampone oppure, nel nostro caso, su uno zuccotto fiorentino semifreddo dove duetta bene con i canditi…
L’assemblaggio è 55% 25% 20% meunier chardonnay pinot noir, di cui 7% di vino rosso AOP Champagne. E’ un rosé d’assemblage con il 15% di vino di riserva proveniente da una solera iniziata nel 2016. Basato su terroir della Valle della Marna “Chavot, Monthelon, Moussy, Vinay, Epernay, Fleury-la-Rivière, Venteuil, Port-à-Binson, Jonquery, Barbonne, Bergères-lès-Vertus, Leuvrigny” e del Sézannais “Vitry”. Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura, Fermentazione malolattica completa, Dosaggio Brut 9g/L

Autograf Gitana 1953 eteasca regala & chardonnay 2022

Un piccolo tocco di chardonnay (20%) non inficia la splendida resa di questo bianco dallo stile nord europa con fresche note di rafano, menta, timo e poi dolcezza di sambuco , pompelmo rosa e agrumi ben dosati. La bravura di Gitana si mostra molto bene al palato dove non ci sono concessioni alla dolcezza e il ritmo rimane serrato e ricco con un finale in crescendo su sapidità e aromaticità balsamica.

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Lupi de Gitana 2018

Un blend raffinato e importante di cabernet, merlot, saperavi mette a confronto lo storico e ricchissimo di aromi e rimandi balsamici saperavi con la regale aristocratici del cabernet con il merlot a fare da tappeto aromatico dolce, questo l’obbiettivo di Gitana 1953 con questo vino. Il risultato è un vino importante e ricco con una componente aromatica piccante e raffinata con frutta di bosco, tamarindo, tostature dolci di legno e caffè, note pepate, alloro ed eucalipto, un filo di caramello. Al sorso ha forza e struttura che nel piatto richiedono intensità e succulenta e la faraona alla ciliegie di Paolo Gori ha retto benissimo!

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Rara Neagra Classic 2022 Gitana1953

La “Rară Neagră” (anche Rară Neagră Moldarsky, Rară Niagră, Rară Nyagra) è un vitigno a bacca nera originario della regione moldava e ucraina, in particolare la zona confine. Il suo nome significa “rara nera”. È un vitigno antico, coltivato da secoli nella regione e utilizzato per la produzione di vini rossi e non poteva mancare nella produzione di Gitana 1953 che si mette sempre a cavallo tra la storia vinicola europea e gli sguardi più internazionali. In questo caso però il focus è tutto su questo vitigno che ricorda in certe espressioni il cabernet franc a noi più famigliare con note di verbena, pepe verde e nero, frutto scuro fresco e tanta polpa al palato.

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d’Assolo 2018 IGT Toscana Tenuta l’Apparita

L’annata fresca, forse l’ultima di sempre, porta il sangiovese di Paolo Tronci verso eleganza e finezza notevoli. Il 100% di sangiovese di San Casciano in “assolo” mostra doti di frutto splendido e raffinato che dopo qualche anno in bottiglia mostra una bella evoluzione di spezia , pepe agrumato, sottobosco e balsamicità affiorante.

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Saperavi de Gitana 2021 Amphora

Il vitigno che Noè piantò sceso dall’arca è un classico in cui tutte le cantine vicine all’area della Georgia, da dove è originario, si cimentano per la sua importanza storica e la ricchezza delle sue sfumature aromatiche e tanniche. Per la sua esuberanza Gitana 1953 lo coltiva in Moldavia con cura e attenzione ma soprattutto lo vinifica in anfora per mantenerlo fresco e polposo senza l’appesantimento con il legno.

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