nostra madre terra

Pugnitello IGT Toscana 2022 Pieve di Campoli

Il Chianti classico in generale è sempre stato fatto da Sangiovese e altri cosiddetti vitigni complementari, che però dopo la fillossera, dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando siamo andati a ripiantare, alcune varietà ce ne siamo dimenticati – o perlomeno erano complicate, meno produttive e non ci servivano più.
Il Pugnitello è una di queste varietà. Come Canaiolo, Colorino – che abbiamo continuato a piantare – Pugnitello, Malvasia Nera, Foglia Tonda, Barsalina (anche detta Mazzatta) sono tutte varietà che abbiamo utilizzato insieme al Sangiovese perché davano un po’ di colore, un po’ di struttura, un po’ di sostanza, davano un po’ di piacevolezza in gioventù.
Oggi che con il Sangiovese veramente si può fare praticamente di tutto, c’è meno bisogno. Ma alcune di queste varietà vale la pena riscoprirle, e il Pugnitello è una di queste.

L’origine del nome

Si chiama così perché il grappolo sembra un piccolo pugno. Era comunque difficile, poco produttiva – più che altro produttiva, un po’ complicata da gestire – quindi ce ne siamo dimenticati.

La riscoperta

Come mai è stata riscoperta? È stata riscoperta perché – penso che se ci fate caso, dentro avete assaggiato un Recioto oggi – quello che si cerca sono vini che siano speziati. Meglio anche qualche anno fa la spezia, i profumi, queste note che ricordano appunto il pepe, la cannella, e quasi la noce moscata. Delle note sì sicuramente di frutto, di sottobosco, ma anche questa nota un po’ pepata, queste note un pochino esotiche: lampascioni, neroli. Ecco, queste cose.
Vai giù anche un po’ di caramello, di sottobosco – sono aromi che troviamo anche nel Merlot, in altri vitigni – ma troviamo anche nel Pugnitello.

Caratteristiche del vino

La cosa bella del Pugnitello è che, al di là dell’essere molto profumato, è anche molto colorato, come vedete. Guardate quanto è bello, oscuro. Chiaramente una volta c’era bisogno, c’era sempre abbastanza Sangiovese. Quando invece in realtà un vino rimane molto fresco, molto leggero – il corpo non ha corpo, ha una struttura molto meno struttura di quella che ci si sarebbe immaginato semplicemente annusandolo.
Ecco, e quindi diventa un vino molto moderno. In realtà oggi le persone vogliono sia la spezia, la ricchezza, ma non sono più disposte ad avere nel bicchiere né alcol, né troppo tannino, né troppo volume, troppo corpo.

Il Pugnitello oggi

Quindi il Pugnitello nel Chianti Classico è stato ripiantato. Tante aziende lo usano di nuovo nel blend con il Sangiovese, ma per motivi diversi, e qualcuno lo fa in purezza. È molto bellino e oggi non è che ci sia un vero e proprio boom, però insomma, se metti in tavola il Pugnitello, alla gente il nome è carino, ti piace, ma soprattutto è proprio il suo stile.

Abbinamenti

Questo che noi abbiamo assaggiato sul risotto – ma sentite – ci sta bene sulla guancia, ma in realtà è sulla griglia, su carne bianca si presta. Anche ma sta bene anche su un cacciucco, è anche sul pesce un pochino, un pochino salsato. È un vitigno molto, molto… che trattato in certi modi si può fare anche un vinone, ma non è proprio la sua vocazione. La sua vocazione è questa: speziatura, scuro, e questa bella agilità in bocca.

Chianti Classico Gran Selezione “Cortine” 2020 Pieve di Campoli UGA San Donato


La Gran Selezione esce dopo tre anni dalla vendemmia – almeno tre anni deve avere – e deve avere una certa struttura, estratto secco, alcol. Vabbè, oggi non è un problema avere l’alcol.
Quello che è importante è, come vedete, che si può scrivere, oltre a “Gran Selezione”, da dove proviene. Quindi è molto importante se si lavora sulle UGA del territorio. Abbiamo visto San Casciano con la Gran Selezione che uscirà, e questa invece è San Donato in Poggio

L’annata 2020: un’annata particolare

Qui siamo solo sul 2020. Il 2020 è un’annata molto particolare – è l’anno del COVID, se ricordate – quindi tutti in casa, tutti buoni, tranquilli, la natura è stata lasciata in pace. È stato un anno particolare in vigna. Fortunato chi poteva stare in vigna – Andrea a divertirsi in vigna insieme. Insomma, era buono.
Però ecco, quell’anno lì ha lasciato abbastanza il segno nelle viti e nei vini. Le annate 2020 hanno una vibrazione particolare, hanno una… non so, una naturalezza, una pulizia, ma soprattutto hanno questa vitalità particolare.
Oggi si va a ricercare: annate come la ’19, la ‘21 sono andate belle, ricche, importanti – sicuramente avviene l’invecchiamento. La 2020 ha questa leggerezza, questa particolarità.
Se ricordate dal punto di vista climatico, è stata un’annata non troppo calda, l’estate ha piovuto quando doveva piovere. Quindi, come dire, se siamo tutti buoni e fermi, qualcuno provvede a fare le cose. Se invece ci impegniamo in tutti i modi, non è detto che la vendemmia vada bene come vogliamo.

I profumi

Quindi i profumi: ecco, la bellezza di questa annata è che mette insieme profumi da vino giovane – come il Chianti Classico che abbiamo assaggiato, per esempio la fragola, la rosa, la viola e il ribes rosso. C’è un’altra rosa bella che c’è spesso in certi Chianti Classico: la rosa tea, rose rosse. E poi anche delle note però più scure, note più che vanno su mirtillo, su cassis. Sicuramente un pochino di macchia mediterranea, che spesso c’è a San Donato. Belle le note di elicriso, queste note di ginestra, di alloro, un po’ di lavanda.
In bocca c’è l’estratto secco della Gran Selezione, c’è un po’ di potere asciugante, e questo ci servirà molto quando andremo ad abbinarlo con la guancia brasata. Quindi un vino di struttura, ma anche da invecchiamento. Questo è un vino che ha la struttura di un vino importante, questo è un vino che puoi lasciar lì, è bello, fa cinque, dieci, ma anche quindici anni. Questa 2020 poi è veramente equilibrata, equilibrata, sottile. È un’annata che anche alla lunga resterà, resterà così e si affinerà molto bene.