Bevute

Assaggi di vino distillati con punteggio, spesso con video degustazione

Chianti Classico Podere Capaccia DOCG 2021


Alyson Morgan dalla California continua a portare entusiasmo e voglia di fare a Radda nel Chianti Classico e dell’associazione dei Vignaioli di Radda è uno dei volti più conosciuti e raggianti. Ma l’impegno più grande ovviamente sta nel rendere Podere Capaccia anno dopo anno uno dei vini imprescindibili del territorio con la sua nitidezza di frutto scuro e rosso (more di gelso, duroni, viole, arancio rosso) e un lato speziato piccante splendido che sempre attraversa il sorso delle sue bottiglie. Questo Chianti Classico 2021, ultima annata in commercio quindi uscita con giusto tempo di bottiglia, è un vino dall’equilibrio magistrale tra intensità e soavità ed è bottiglia capace di regalare sorrisi e momenti bellissimi sia a tavola che fuor

Bourgogne Blanc “Molesme” 2023 – Jean-Baptiste Ponsot

Rully è una delle zone della Borgogna nascenti per la sua capacità di rivelarsi, soprattutto nei bianchi, di una sapidità e allo stesso tempo di una ricchezza fruttata impressionanti.
Questa grande prova di Jean-Baptiste Ponsot parte da note burrose di nocciola tostata e con un grandissimo ventaglio di tiglio, gelsomino, acacia, zagara, e un lato che arriva quasi all’arancio candito e al miele, con tocchi di zafferano e pepe bianco.
Ma è soprattutto in bocca a coinvolgere e ad “asfaltare” qualsiasi cosa abbiate nel palato, perché tanta è la ricchezza, il corpo e la concentrazione di questo bellissimo vino affinato sapientemente in legno, sulle fecce fini, da farlo diventare subito protagonista.
Abbinamento: grandioso sulle tagliatelle al colombaccio, ma davvero un vino bianco di questa potenza si spiega benissimo su tutto campo , anche le polpettine di mortadella di Prato di Paolo Gori.
Grazie a questo territorio di Rully – da sempre famoso per i bianchi – che oggi gode di una straordinaria attualità grazie anche al riscaldamento climatico, abbiamo vini di struttura e personalità uniche.


https://youtu.be/j6JpXcs8XYk

Brunello di Montalcino Podernovi DOCG 2020 San Polo

Con l’azienda San Polo di Marilisa Allegrini a Montalcino siamo sul versante sud-est di Montalcino, quello che guarda l’Amiata, e soprattutto su un terreno di galestro e alberese molto povero, su cui il Sangiovese si esprime alla grande, dato che viene limitato nella sua rigogliosità dal terreno.
Al naso ha arancio scuro, bergamotto, note di viola candita, rosa, e soprattutto tanta frutta rossa – ribes rosso, lamponi, fragola, un po’ di confettura. Poi tabacco dolce, pepe e una bella nota di macchia mediterranea con alloro, ginestra, ligustro e lavanda che lo pervadono. C’è anche un lato floreale dolce-amaro tipicamente toscano, con lo spigo e sfumature di arancio rosso.
Ma è in bocca dove si sente il lato forte e deciso di questo versante di Montalcino, dove si mescolano benissimo le correnti fredde dell’Amiata – con la sua acidità – e il lato più calorico, ricco e festoso di Montalcino. Ecco che al sorso è pieno, potente, godereccio, ma con una vena rapida, acida e ferrosa che lo percorre tutto e porta veramente dei brividi. Una bella ricchezza iniziale, poi si irrigidisce un attimo, e infine ti lascia con una sensazione di pace, serenità e ariosità.
Se avete l’occasione di andare a visitare questo vigneto, vi rendete conto veramente di come il vino riesca a rifletterlo: un terreno sassoso, con la roccia quasi affiorante, su cui ci si arrampica. E quando poi si arriva in cima alla collinetta, c’è l’Amiata davanti a voi che ti schiaccia con la sua forza e la sua presenza. È proprio questa idea di freschezza, ma anche di calore che ti viene dal territorio intorno, che il vino incarna benissimo. L’annata 2020 è stata per Montalcino bellissima: delicata, floreale, elegante, sapida. Non un’annata di grandissima intensità, ma di bella tensione. Questo vino lo stiamo vivendo molto giovane, e il Brunello ha ultimamente anche una finestra di consumo precoce. Però io non sarei di quelli che dicono che poi non durano: questo è un vino che tra 10, 15, 20 anni ce lo ritroveremo ancora in grande forma. Questo sottosuolo verrà fuori, perderà un po’ di frutto, diventerà frutta sotto spirito, ma questo bellissimo mix fra freschezza, balsamicità mediterranea e frutto lo accompagnerà praticamente per sempre.

Champagne Collet Rosè Brut

Grinta carattere e una bellissima attitudine alla tavola sono le caratteristiche principali di questo Rosè Brut di Champagne Collet che mette in evidenza il radicamento della Maison nelle zone che contano del pinot nero in Champagne. Tanta arancia sanguinella, bergamotto, amarene, frutta di bosco e poi un lato floreale di violaciocca che ravviva il tutto. Bocca succosa e intensa con una vinosità e una sottile trama tannica che si spalma benissimo sul palato quando c’è succulenza e carni da abbinare…


Champagne Collet Rosè Brut , 50% PINOT NOIR – 40% CHARDONNAY 10% MEUNIER
DOSAGE 10 gr/lt
INVECCHIAMENTO (ANNI) 4, 48 mesi lieviti
VINO ROSSO 14%
VINI DI RISERVA 23%
ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Vertus, Cumières, Champillon, Rilly-la-Montagne e Sermiers.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Historical 2020 Umani Ronchi

Non solo un Verdicchio da vecchie vigne, ma un cru di Montecarotto che mette in evidenza quanto il Verdicchio sia un grandissimo vitigno, con un palato, un gusto e un sorso impressionanti per potenza tellurica, acidità e capacità di coinvolgere il palato in ogni sua sfumatura.
Questo Historico 2020, appena uscito, concentra l’energia di Montecarotto in un vino che al naso offre un ventaglio di note agrumate, un floreale bianco appena accennato, tanta gessosità, sapidità e un bel lato salino affiorante. Ma è soprattutto in bocca che permette di apprezzare la sua grandissima energia, la sua forza primigenia.
Con la temperatura che si alza, si affacciano anche note tropicali di mango, papaya e qualche idea di frutto della passione, ma soprattutto rimangono gli agrumi – ancora in fase molto embrionale – con pompelmo rosa, lime e arancia gialla a dettare legge.
Finale lungo, persistente: un vino appena uscito che già in bocca dimostra la grandezza tellurica di Montecarotto.
Abbinamenti: da noi si è rivelato perfetto sulla porrata, ma anche con le polpette di mortadella di Prato e con lo zabaione salato è stato fenomenale.


https://youtu.be/Xx298His4pQ

Qui la storia della sua nascita raccontata da Michele Bernetti

Michele Bernetti racconta come e perchè nasce Verdicchio Historical dei Castelli di Jesi: Abbiamo preso una selezione di vigne con sessant’anni di età , quindi la parte più alta, l’angolo superiore di questo vigneto che è in un posto meraviglioso nel comune di Montecarotto – che è l’altra anima storica del Verdicchio insieme a Cupramontana – ed è un po’ un cru, diciamo, di Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Sull’eleganza abbiamo cercato di non spingere troppo, perché il Verdicchio è comunque un vitigno molto generoso. A differenza di Rully, degli Chardonnay di Borgogna – che sono vini comunque che hanno una certa grassezza, hanno questa parte solare molto importante – noi cerchiamo di giocare un po’ più sulla tensione, sulla finezza, sull’eleganza, perché poi a volte i vini di Verdicchio rischiano di essere anche molto carichi, molto ricchi. E l’idea è quella proprio di un vino che abbia capacità di durata nel tempo.
Qui l’annata è la 2020, che per noi è l’annata attuale e già questo significa molto …

Champagne Collet Blanc de Blancs

Il bianco di chardonnay in purezza di casa Collet, casa fortemente radicata ad Ay e al pinot nero, si rivela una bellissima sorpresa di acidità e gessosità da grandi cru della Côte des Blancs ma anche di frutto e stile Montagne. Limoni, arancio, mandarino, lieve tocco tropicale poi anche note di sottobosco, spezie, miele di tiglio, acacia e rosmarino. Bello il comparto di pasticceria e speziatura che lo completano nel bellissimo finale. Ottimo in aperitivo e molto versatile a tavola, da noi su Pasta fagioli con le cozze è andato alla grande.
INVECCHIAMENTO (ANNI) 5 anni, 60 mesi sui lieviti
VINI DI RISERVA 25%
DOSAGE 7 g/L
VINIFICAZIONE IN FUSTI DI ROVERE 15%
ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Oger, Avize, Cramant, Chouilly e Villers-Marmery

Podere Torcicoda Argomenna 2023 Igt Toscana

Il vanto dell’azienda di Irene Burberi è questa vecchia vigna di sangiovese (ma non solo) in cui si avverte lo spessore della vecchia vigna e delle radici profonde che lo fanno risultare di una ricchezza particolarissima. Ci si sente ovviamente la ciliegia, la mora, la moka e la frutta di bosco – il classico del Sangiovese certo, siamo già felici – ma soprattutto le note di sottobosco, mirto, funghi porcini, ginepro, timo, lavanda e bacche mediterranee che caratterizzano il bel Sangiovese.

Soprattutto colpisce la bocca che invita al sorso successivo, dotato di struttura, profondità e una saprosità molto particolare. Il tannino è grintoso, ricco, largo, ma mai aggressivo, e in bocca sa farsi da parte quando si tratta di abbinarlo. Grande sulle carni, ma in realtà ha una levità tale che entrerebbe ottimo anche sul pesce e anche su piatti impegnativi di verdure. Siamo nella zona della Rufina e questo sarebbe un terroir preciso: vista la vecchia vigna, visti l’intensità, la concentrazione, la capacità di sbalordire anche i più scettici sulla capacità del Sangiovese di questa zona.

Leonessa IGT Toscana Rosé Corte di Leo 2024


La Foglia Tonda è un vitigno quasi dimenticato del Chianti e Chianti Classico, complementare del Sangiovese, con una maturazione molto particolare che però è adattissimo alla versione rosé. Elisa Tozzi ce lo racconta e ci racconta perchè se ne è innamorata nel suo podere a Rignano sull’Arno (FI). Perché è sottile, delicato, ma porta anche una dolcezza di frutto veramente incantevole. Note di melograno, canfora, cipria, tocco di vaniglia, fragolina di bosco, petali di rosa canina, lampone e una capacità di sedurre il palato con ondate successive di rimandi soffici, carnosi, dolci senza essere stucchevoli

Ottimo su affettati, salumi e anche una grande pasta al ragù toscano.

Rosso di Montalcino 2022 Molino della Suga

Bellissimo il colore di questo Rosso dal Molino della Suga, casa madre Bonacchi: fresco, fragrante, classico sangiovese di zona un po’ più calda e con un naso invitante, macchia mediterranea, lamponi e fragole e una bella nota anche di lavanda mista a qualche erba balsamica. Sorso scattante, fresco, immediato e con una salinità agrumata che fa salivare e lo rende ottimo su un cacciucco di ceci, ma anche su qualsiasi piatto di carne bianca mi venga in mente. Ivan Misuri enologo premio Gambelli dimostra che anche su scala ampia si può lavorare benissimo esaltando il territorio


https://youtube.com/shorts/HGTQO-Kge7M

Gabriele Mazzeschi Commendatore 2023 IGT Toscana

Il Commendatore 2023 di Gabriele Mazzeschi è un vino che nasce da un’annata tutt’altro che semplice. La 2023, infatti, non è stata una vendemmia di grande intensità o concentrazione. È stata un’annata più leggera, con sfide importanti in vigna: l’andamento climatico ha richiesto attenzione, misura, capacità di ascolto. E Gabriele, con il suo tocco sempre più misurato e maturo, ha saputo trarne un’espressione originale e decisamente interessante.
Già al naso si percepisce una direzione nuova: meno muscoli, più cervello. È un vino che si muove con eleganza, con note nordiche, quasi atlantiche, che ricordano il pepe nero croccante, una sottile sfumatura di peperone arrostito (ma solo accennato, come se passasse sul fondo), e poi quel classico tocco di cassis, di ribes nero e succo di mora, che ci riporta alla tradizione del Syrah di collina, più agile che potente.
Un dettaglio non da poco: il legno è usato con intelligenza e discrezione. Non c’è sovrastruttura, non c’è trucco. Si sente che Mazzeschi ha raggiunto un equilibrio molto più fine e consapevole nel suo uso della barrique: accompagna, non copre.
In bocca il vino conferma l’impressione: è fresco, scattante, quasi nervoso nel suo slancio giovanile. Meno denso rispetto ad altre versioni del Commendatore, ma per questo forse ancora più interessante: si muove rapido, snello, con una tensione dinamica che lo rende stimolante e vivo. Ha bisogno di un po’ di tempo in bottiglia per distendersi, certo, ma già ora regala un’idea chiara della sua natura: un figlio diretto, schietto e immediato del 2023, senza compromessi, senza maquillage. Curiosamente, si è rivelato sorprendente anche con piatti dalla spalla gustativa più ampia, come la pasta asciutta Fabbri con i “dentri” di Paolo Gori con note amarmognole quelle sfumature più ferrose, amaricanti, come fegato, radicchio o frattaglie delicate. È proprio in questi abbinamenti più audaci che la leggerezza del vino gioca di contrasto e pulizia, regalando un’esperienza meno convenzionale.