Cibodiario

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Rosso di Montepulciano, quale futuro?

Nel corso dell’ultima Anteprima Nobile sono stato coinvolto in un intrigante tavola rotonda sul futuro del Rosso di Montepulciano insieme a colleghi giornalisti il tutto moderato da Simon Staffler di Falstaff. Insieme a noi giornalisti ovvero il sottoscritto, Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo , Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello e Raffaele Vecchione c’erano 6 giovani produttori spesso eredi di lunghe generazioni di coltivatori a presentare i loro vini, Francesco Carletti di Poliziano, Sebastiano De Ferrari per Boscarelli , Federico Fastelli per le Berne, Matteo Frangiosa per la Ciarliana, Niccolò Tiberini per Tiberini e Anton Zaccheo per Carpineto.

Gli spunti sono stati tanti e molto interessanti e fanno intravedere un futuro di grandi soddisfazioni per una tipologia che non ha mai avuto molta attenzione da parte della stampa e del pubblico e che invece potrebbe rappresentare, insieme alle Pievi top di gamma del Nobile, una chiave del rilancio di questa storica DOCG.

Tavola Rotonda sul Rosso di Montepulciano — Riassunto schematico

Contesto

  • Moderatore: Simon Staffler (Falstaff)
  • Giornalisti: Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo, Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello, Andrea Gori, Raffaele Vecchione
  • Giovani produttori: Francesco Carletti (Poliziano), Sebastiano De Ferrari (Boscarelli), Federico Fastelli (Le Berne), Matteo Frangiosa (La Ciarliana), Niccolò Tiberini (Tiberini), Anton Zaccheo (Carpineto)
  • Dato chiave: il Rosso rappresenta un quarto della produzione vinicola del territorio; il 40% delle vendite avviene in loco tramite enoturismo

1. Apertura — Il Presidente del Consorzio

  • Chiede libertà di opinione e dibattito franco sul futuro del Rosso
  • Obiettivo dichiarato: investire sulle nuove generazioni, costruire la futura classe dirigente del Consorzio
  • Sei giovani produttori accoppiati a sei giornalisti per estrazione casuale
  • Pone subito le domande scomode: perché il Rosso è quello che è? Perché non si chiama Prugnolo?

2. Francesco Carletti — Poliziano

Il caso aziendale: due Rossi in portafoglio

  • Terza generazione; lui commercializza, la sorella (subentrata nel 2024 all’enologo storico) fa il vino
  • “Fiori Rossi” (dal 2022): Sangiovese in purezza, zero legno, fresco e fruttato — nato dalla sangiovesizzazione integrale dei vigneti reimpiantati
  • Il Rosso Poliziano “classico” ha fino al 20% di Merlot
  • Il Rosso è stato il cavallo di Troia durante la pandemia: con l’HoReCa chiuso, ha aperto nuovi canali distributivi
  • Scelta deliberata: sulla bottiglia di “Fiori Rossi” non c’è scritto “Rosso di Montepulciano”, solo il nome fantasia
  • Sulla vendemmia 2024: annata difficilissima, l’enologo consulente ha annullato la festa dei 70 anni ad agosto per poi vendemmiare a metà ottobre con due diradamenti
  • Cambio di paradigma enologico: “mio padre diceva meglio aspettare un giorno, oggi è meglio anticipare di uno o due”; meno attenzione alle maturità fenoliche, più al pH e all’acidità; abbandono dei legni piccoli e nuovi

3. Jean Marc Palmieri — Contesto storico e problema del nome

Analisi della denominazione

  • Ricostruzione storica: dal ’66 a oggi, Montepulciano è passata da uvaggi con uve bianche → internazionalizzazione anni ’90 → fase attuale con maglie larghe sul Sangiovese → Pievi
  • Fa il lapsus “Rosso di Montalcino” parlando del Rosso di Montepulciano — e lo usa come dimostrazione del problema: il nome è troppo lungo, troppo confondibile
  • Confronto impietoso: Chianti, Brunello, Barolo, Amarone sono nomi brevi e immediatamente riconoscibili; “Rosso di Montepulciano” no
  • Paragone con la 1997: annata opposta stilisticamente alla 2024, ma entrambe hanno intercettato il gusto del loro tempo — la ’97 la concentrazione, la ’24 la freschezza

4. Francesco Saverio Russo — Cambiare il paradigma semantico

Tre provocazioni

  1. Il Rosso è vittima della sua semantica: “beverino”, “facile”, “approcciabile” hanno accezione negativa → propone: agile, dinamico, fine, fresco, versatile
  2. Il Nobile dovrebbe imparare dal Rosso: nei 2023 in anteprima, tannini troppo marcati e forte estrazione; nei Rossi già si trova godibilità e finezza tannica che dovrebbero risalire la piramide
  3. Serve maggiore omogeneità stilistica nei Rossi: oggi c’è troppa disparità tra chi lo tratta ancora come “secondo vino” di ricaduta e chi lo ha incanalato in una strada parallela autonoma

Sul Prugnolo di Boscarelli (Sebastiano De Ferrari): esempio virtuoso — l’aggiunta di Mammolo non come correttivo ma come “addizione enologica” che compensa ciò che il Sangiovese da solo non dà (fiore, spezia), usando l’uva invece di stratagemmi di cantina

Nella chiusura: non servono modifiche disciplinari nell’immediato; serve comunicazione mirata per ogni tipologia (Rosso, Nobile, Pievi = tre comunicazioni completamente diverse), confronto interno tra produttori, convergenza sulla qualità e nitidezza espressiva


5. Sebastiano De Ferrari (Boscarelli) e Niccolò Tiberini (Tiberini)

Il Prugnolo e il ritorno alle radici

Sebastiano De Ferrari — Boscarelli:

  • Il Rosso nasce già dai primi anni 2000 con l’idea di essere approcciabile, fresco, piacevole
  • Vendemmia anticipata di una settimana rispetto al Nobile, fermentazione solo in acciaio, macerazioni brevi
  • Filosofia: il Rosso non è mai stato vino di ricaduta, ma vino pensato dalla vigna
  • Lo chiamano “Prugnolo” con convinzione — dal Prugnolo Gentile, il clone locale di Sangiovese; funziona commercialmente meglio di “Rosso di Montepulciano”
  • Il Mammolo: piantato dalla nonna dagli anni ’80, dà fiore e spezia senza eccesso tannico, bilancia il Sangiovese

Niccolò Tiberini — Tiberini:

  • Settima generazione; ex calciatore professionista, ha lasciato la carriera sportiva per tornare in azienda 13 anni fa

Sulla questione del nome: Montepulciano nel turismo è unico al mondo, il conflitto esiste solo nel vino (Montepulciano d’Abruzzo); fuori dal mondo del vino, “Montepulciano” evoca immediatamente la Toscana

Il Rosso come laboratorio:

  • Primo vino totalmente sostenibile per una denominazione già certificata Qualitas
  • Banco di prova per chiusure alternative, regolamentazione solfiti, pratiche innovative
  • Vino-pilota, non vino di ricaduta

6. Stefania Vinciguerra — L’identità ritrovata

Diagnosi storica: per anni il Rosso è stato un “piccolo Nobile”, un vino di ricaduta senza identità propria; negli ultimi 5-10 anni sta finalmente trovando una sua strada autonoma

Proposta chiave — Inversione del nome: “Montepulciano Rosso”

  • Mettere “Montepulciano” in testa, come fanno già con “Nobile” e “Pievi”
  • Apre la strada disciplinare a Montepulciano Bianco, Montepulciano Rosato
  • Costruisce una piramide territoriale completa: il territorio prima del colore

Proposta operativa — Il Grifo sulla capsula

  • Bollino del Consorzio visibile sulla capsula, come in Alto Adige
  • Riconoscibilità immediata, a costo quasi zero
  • Il Grifo è già un simbolo forte del territorio

La Toscana più grande in etichetta: la parola “Toscana” deve avere maggiore visibilità grafica — è il brand trainante


7. Anton Zaccheo — Carpineto

Il confronto tra denominazioni

Il problema della comunicazione internazionale: negli Stati Uniti, in un’enoteca enorme, il messaggio deve essere: “Sangiovese prodotto a Montepulciano, in Toscana” — minimizzare le scritte, messaggio diretto

La confusione con la varietà Montepulciano è il problema fondamentale: il Chianti Classico e le altre denominazioni hanno nomi propri, Montepulciano si confonde con il vitigno abruzzese

Richiesta al Consorzio: solo una — “la Toscana più grande” in etichetta


8. Alessandra Piubello — Lo sguardo internazionale

Onestà intellettuale: ammette di non avere un’esperienza profonda e storica sul Rosso di Montepulciano, ma osserva la tendenza generale verso maggiore bevibilità e immediatezza

Focus sui giovani produttori: racconta la storia di Niccolò Tiberini come emblema della forza generazionale del Consorzio — la denominazione ha una potente energia giovane che va comunicata

Proposte:

  • Il vino deve girare fuori dal territorio: comunicazione del Consorzio nelle piazze italiane e internazionali
  • Cavalcare la sostenibilità come asset comunicativo (Tiberini biologico dal 2015, azienda pilota dal 1980)
  • Il prezzo (8-15 €) è un punto di forza da comunicare meglio
  • Sfoltire il disciplinare: 86 vitigni complementari ammessi sono eccessivi; togliere le uve a bacca bianca, ridurre la lista, fare ordine

Parallelo con l’Amarone: anche l’Amarone nato era tutt’altro; il Rosso ha documenti pre-1787 che lo raccontano come vino giovane da beva, quindi precede storicamente il Nobile


9. Andrea Gori — Il punto di vista del ristoratore

Il Rosso è assente dalle carte dei vini

  • Ha la carta con più Nobile di Montepulciano d’Italia, ma non ha mai comprato il Rosso (tranne una volta)
  • Nessun agente glielo propone — la rete commerciale delle aziende ignora il prodotto
  • Il Rosso cozza sulla stessa fascia di prezzo di Rosso di Montalcino, Chianti Classico, Morellino, Montecucco

Montepulciano ha troppe tipologie: cinque contro le due di Montalcino

  • Al ristorante ha 5 minuti per vendere una bottiglia — non può spiegare Rosso, Nobile, Nobile Selezione, Nobile Riserva, Pievi
  • Piramide ideale a tre gradini: Prugnolo (Rosso) → Nobile (un livello solo) → Pievi

Date le chiavi ai giovani

  • Se volete vendere ai giovani, il vino lo devono fare i coetanei di chi lo beve
  • I follower sui social sono della vostra età: stesso principio
  • I sei vini in degustazione, fatti dai giovani, avevano già coerenza stilistica

Paradosso finale: meglio avere due Rossi che due Nobili; sul Nobile ci sono troppe etichette, sul Rosso ce ne sono troppo poche


10. Raffaele Vecchione — L’identità mancante

Diagnosi: il Rosso non ha mai avuto una vera identità — oscillava tra “piccolo Nobile” e vino di ricaduta fatto con gli scarti; la FISAR lo definiva ancora “famosa denominazione di ricaduta”

Direzione: vini più territoriali, più Sangiovese, più contemporanei — succosi, freschi, divertenti, con tannini gentili

Target: il Rosso deve parlare anche ai ventenni che oggi non bevono vino; a 15 € in enoteca, 25 € al ristorante, lo stile deve essere quello


11. Federico Fastelli — Le Berne

Vitigni: puntare su Sangiovese e autoctoni, sfruttando le acidità naturali magnifiche del Prugnolo Gentile

Equilibrio pragmatico: non essere talebani sugli autoctoni — il Merlot c’è nei vigneti, non si può far finta che non esista; non fare l’altalena tra un decennio sugli internazionali e uno sugli autoctoni

Attenzione alla sottrazione eccessiva: “less is more” sì, ma senza arrivare a vini verdi e insipidi; in cantina estrarre meno, mantenere la materia integra, privilegiare frutto e succosità

Il canale wine bar: il Rosso è il vino perfetto per i wine bar in crescita in tutto il mondo — divertente, spigliato, buon rapporto qualità-prezzo


12. Matteo Frangiosa — La Ciarliana

Allarme sulla sottrazione eccessiva: 6-7 giorni di macerazione, svino prima di finire gli zuccheri, 21-22 di estratto secco → si perde succosità, equilibrio e persistenza

Proposta chiave: distanziare il Rosso dal Nobile, non avvicinarlo — errore del passato; il Rosso deve essere un’alternativa, non un surrogato

Sul disciplinare: portare il minimo di Sangiovese/Prugnolo all’80%, eliminare il 5% di uve bianche, sfoltire i 86 complementari

Sul cambiamento climatico: ogni zona è diversa, ogni cantina è diversa; servono tecnici competenti, strategie differenziate, fermentazioni più attente. L’obiettivo resta esaltare il Sangiovese

Appello ai produttori: “se voi non ci credete in primis, come fanno a crederci gli altri?”


13. Intervento dal pubblico — Gabriele Salvatore (giornalista italo-canadese)

Provocazione: togliere “Montepulciano” e puntare su “Vino Nobile di Toscana” per semplificazione semantica — “Nobile” è una parola forte, evocativa, facile da spiegare all’estero


14. Risposta del Presidente — Difesa del nome Montepulciano

Errore storico: 12-14 anni fa il Consorzio ritirò il ricorso alla Corte Europea; se fosse andato avanti, l’Abruzzo avrebbe dovuto scrivere “Abruzzo DOC Cordisco”

“Nobile” è giuridicamente indifendibile: è un aggettivo, non tutelabile dalla normativa italiana né europea; già proliferano vini “Nobile” argentini, brasiliani, sudafricani, australiani, neozelandesi

La denominazione vale 1,8 miliardi di euro: togliere Montepulciano = distruggere valore creato in 40 anni; il 30% della produzione si vende sul territorio, staccare il prodotto dal territorio è harakiri

Le Pievi non hanno moltiplicato le etichette: hanno riqualificato le vigne singole esistenti sotto un sistema identitario territoriale (sottozone), trasformando una criticità (diversità stilistica fra zone) in opportunità

Allarme futuro: il vitigno Montepulciano si sta diffondendo in Argentina e altrove — è il mondo del Montepulciano d’Abruzzo a dover difendersi rinominandosi, non il Nobile


Mappa delle proposte più interessanti

PropostaChiFattibilitàImpatto
Invertire in “Montepulciano Rosso”Stefania VinciguerraMedia (modifica disciplinare)Alto — apre a bianco e rosato, rafforza il territorio
Grifo sulla capsulaStefania VinciguerraAlta (costo quasi zero)Medio-alto — riconoscibilità immediata
“Toscana” più grande in etichettaAnton Zaccheo (Carpineto), variAltaMedio — leva sul brand più forte
Semplificare la piramide a 3 livelliAndrea GoriBassa (revisione profonda)Molto alto — risolve il problema comunicativo
Strigliare la rete commerciale sul RossoAndrea GoriAlta (decisione aziendale)Alto — il Rosso oggi non viene nemmeno proposto
Dare le chiavi ai giovaniAndrea GoriMedia (culturale)Alto — coerenza generazionale con il target
Cambiare il lessico (agile, dinamico, fine)Francesco Saverio RussoAlta (solo comunicazione)Medio — cambia la percezione del prodotto
Rosso come laboratorio / vino-pilotaNiccolò TiberiniMediaAlto — sostenibilità, solfiti, chiusure
Sfoltire i 86 vitigni complementariAlessandra Piubello, Matteo FrangiosaMedia (disciplinare)Medio — coerenza identitaria
Portare il minimo Sangiovese all’80%Matteo FrangiosaMedia (disciplinare)Medio-alto — rafforza l’identità varietale
Far girare il Rosso fuori dal territorioAlessandra PiubelloMedia (richiede budget)Alto — il vino oggi è troppo locale
Comunicazione differenziata per tipologiaFrancesco Saverio RussoAltaAlto — Rosso ≠ Nobile ≠ Pievi
Distanziare il Rosso dal NobileMatteo FrangiosaAlta (scelta stilistica)Alto — il Rosso deve essere alternativa, non surrogato
Presidiare il canale wine barFederico FastelliMediaAlto — canale in crescita globale, fascia prezzo perfetta

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Come è la 2021 a Montalcino, una guida

La 2021 a Montalcino è un’annata che si definisce per contrasti e particolarità climatiche ma che ha portato nei bicchieri vini di alta qualità e un carattere vivace e profondo che non trascura la verticalità, oggi elemento fondamentale di ogni vino. Volendo semplificare ad un assaggio frettoloso per chi ha in mente le ultime vendemmie, sembra una 2019 più leggera ma con grinta e concentrazione simile oppure una 2020 con qualche ambizione di longevità maggiore.

In realtà, l’analisi più approfondita portata avanti dai Master of Wine italiani Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli (tra l’altro ilcinese 100%) con il progetto Forma parla di una annata sulla scia delle croccanti ed eleganti 2008, 2014 e 2018, definibile con tre aggettivi “Fragrant, Refined, Slender” ovvero “Fragrante, definita, verticale”, decisamente in linea su quanto il mercato oggi chiede ad un vino.

Il tutto merito, dal punto di vista climatico, di una straordinaria serie di giornate con escursioni termiche tra le più forti della storia in Italia e in vigna e in cantina di un notevole manico “diffuso” sul territorio. Qui riportiamo il video della presentazione completa se voleste approfondire.

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Questa la defizione esatta dei termini usati:

Un’annata fragrante. Un’espressione di Brunello dal profilo più floreale e aromatico, con richiami alla pesca e alla ciliegia rossa croccante. Un carattere dettagliato e stratificato, che mette in risalto il cuore del frutto e una gestione dell’estrazione attenta e precisa, a conferma dell’attitudine vibrante del Brunello. Intrigante, puro ed etereo, con una speziatura distintiva che aggiunge complessità e una vena di macchia mediterranea che ne esalta la bevibilità.Un’annata definita. L’equilibrio sorprendente del Brunello 2021, con un’armoniosa interazione tra concentrazione aromatica, alcol e tannini, è legato alle condizioni climatiche. Nonostante una stagione molto secca, le piogge nel trimestre chiave per il Sangiovese (giugno, luglio, agosto) sono state leggermente superiori alla media. Le ondate di calore sono state brevi e mai eccessive, dando origine a vini saporiti e completi, privi di qualsiasi segno di surmaturazione o di rigidità tannica, confermando così un’annata di Brunello contraddistinta da eleganza e finezza.Un’annata verticale. Un attributo tattile raro per un Brunello slanciato e di aggraziata profondità, fedele all’eredità del Sangiovese. La struttura è in una tensione armoniosa; i tannini mostrano una tessitura che varia dal gessoso al sabbioso, con una lineare dinamicità. Un’annata che celebra la diversità del carattere territoriale e dello stile enologico all’interno della denominazione. La purezza espressiva, la succosità diffusa e il volume etereo permettono al Brunello 2021 di distendersi nel retrogusto, rivelando una chiara predisposizione a un’evoluzione positiva e duratura.

Il grande lavoro del progetto Forma sta già riuscendo a spostare l’attenzione da una valutazione quantitativa di una annata (in termini di punteggio, stelle o altro) a quella della sua natura e qualità ovvero del suo carattere. Oggi i punteggi e le classifiche sono sempre meno importanti ma è invece fondamentale informare i consumatori in maniera precisa su come sia in effetti una vendemmia nel bicchiere.

brunello tabella vendemmie forma gorelli

E così ecco una matrice che assomiglia ad una quadro semiotico per Montalcino ovvero 2 assi con sulle ordinate la densità contrapposta alla vivacità (density vs vibrancy) e sulle ascisse la croccantezza vs la maturità (crisp vs ripe).

Su questo grafico vediamo come ad esempio agli opposti della 2021 (avvicinata alla 2018, 2008 e 2014) ci siano le grasse ricche e polpose 2012, 2011, 2017, che 2019 e 2020 siano molto più vicine di quanto si poteva pensare (nel quadrante vivace e maturo) e a loro volta diametralmente opposte alle dense e croccanti 2006, 2010, 2005 e 2013. Per ogni millesimo è inoltre riportata anche la “grana” del tannino ovvero se armonioso (“harmonious” come nella 2018 o nella 2007) oppure verticale (“vertical” 2005 e 2021) o ancora duro (“firm” come 2006, 2011, 2012.

Ma come si è arrivati climaticamente al risultato della 2021 nei bicchieri?

La vendemmia si è svolta nella seconda metà di settembre e si è conclusa nei primi giorni di ottobre, quando sono arrivate consistenti piogge autunnali dopo il 5.
Per questa vendemmia guardando i dati del progetto Forma, arricchitosi quest’anno di nuove centraline e dati di rilevazione su tutto il comune, l’annata è stata segnata da tre elementi distintivi: innanzitutto, la gelata del 7-8 aprile che ha ridotto drasticamente le rese per ettaro; in secondo luogo, una siccità prolungata tra maggio e fine agosto, con la seconda stagione più arida degli ultimi trent’anni (meno 36% di piovosità rispetto allo storico, solo la 2003 è stata paragonabile) e infine la poca presenza di calore estremo (meno 30% di giornate oltre i 35 gradi). La primavera è stata più fredda della media degli ultimi trent’anni e piuttosto piovosa, mentre settembre si è rivelato più caldo e secco rispetto alla serie storica. Le escursioni termiche sono state molto importanti, soprattutto nelle zone a sud e sud-ovest ma in generale si può immaginare che sia stato l’elemento che più ha contribuito alla riuscita del millesimo.

Questa combinazione di fattori ha generato con un poco di sorpresa vini di grande qualità non privi di eleganza e sottigliezza lontani sia dalla amatissima 2020 sia dalla potente 2019. La scarsa quantità dovuta alla gelata primaverile ha influito positivamente sulla concentrazione delle uve, che sono arrivate alla vendemmia con un perfetto grado di maturazione e un’ottima componente di finezza. Le piogge di agosto hanno equilibrato la maturazione, regalando vini con grande freschezza e un frutto importante senza strafare e soprattutto senza far anticipare troppo la vendemmia.

Il profilo organolettico della 2021 si caratterizza per profumi intensi ed eterei – viola mammola, rosa canina, ciliegia sotto spirito, fichi e cuoio lavorato – e per una struttura al palato piena, elegante e equilibrata. Il frutto è preciso e integro, il tannino marcato ma in prospettiva intrigante, supportato da una buona acidità che ne definisce l’attitudine all’invecchiamento e alla sicura longevità. Gli assaggi parlano in effetti di un vino vivo, solare, verticale, sapido e al tempo stesso rotondo che riesce a stupire per la sua energia e profondità.

In sintesi, la 2021 è quindi annata verticale, sapida, viva che non rinuncia al grande frutto delle annate recenti: sono vini strutturati ma con grande freschezza, dove l’acidità non è altissima ma bastevole a bilanciare bene il corpo e la concentrazione. Qualcuno ha parlato di una grande vibrazione, un Brunello che si esprime già bene dall’inizio ma con un grande potenziale di invecchiamento, capace di interpretare in modo classico l’essenza stessa oggi di Montalcino.
Nei nostri assaggi vedrete che ci sono notevoli exploit e anche se mancano i vini perfetti, c’è tanto spazio per vini da mettere in cantina con fiducia.

Venerdì 26 Settembre Bistecca e Champagne Collet

Torna il nostro abbinamento preferito con una nuova grande maison cui affezionarsi, Champagne Collet! Il prossimo venerdì 19 settembre avremo Eric, export manager della Maison a cena con noi a guidare il ritorno in Italia di questa bellissima e storica azienda. Dal 1921 e con sede nella culla dello Champagne ad Äy, producono vini eleganti e di una suadente potenza che vi faranno apprezzare la nostra carne in modo completamente diverso… Nei bicchieri le cuvèe Art Deco’ Brut, il Blanc de Blancs, il Rosè e Millesimato 2016 per capire a fondo la maestria nell’uso di chardonnay e pinot nero, vi aspettiamo!

MENU
Torta di caprino e fichi
Pasta e fagioli con le Cozze
Bistecca alla Fiorentina
Schiacciata con l’uva e Blu del Mugello

Vini in abbinamento
Champagne Collet Art Deco’ Brut
Champagne Collet Blanc de Blancs
Champagne Collet Rosè Brut
Champagne Millesimè 2016

Prezzo cena completa con 4 champagne in abbinamento 95€
Info e prenotazioni info@daburde.it oppure via telefono allo 055317206.

Mangiare in Trattoria e restare in forma: la dieta da 1800kcal da seguire con noi!

Diciamolo chiaramente, la tradizione toscana non è nemica della linea, anzi: è amica del benessere!  Quante volte avete pensato che mangiare in trattoria significhi necessariamente rinunciare alla dieta? Quante volte avete associato la cucina tradizionale fiorentina a un inevitabile aumento di peso? Nel corso degli anni sono tantissimi i clienti che sono riusciti a dimagrire Da Burde vogliamo sfatare questo mito una volta per tutte… (altro…)

Campomaggio Chianti Classico Gran Selezione Santa Teresa 2020

Il sound del macigno del Chianti Classico risuona forte in questa bella Gran Selezione già “Riserva” nelle prime edizioni che però non sempre ha il colore scuro necessario per definirsi Gran Selezione. Il vigneto Santa Teresa a Tenuta Campomaggio lascia ben poco spazio all’abbondanza e facilità di crescita vegetativa del sangiovese che si è avventurato qui , ecco perché ha questo carattere così lieve ed affilato. Colore fine e tenue, arancio scuro e rosa canina tra i primi profumi poi viola, mughetto e timo che precedono quasi il bel frutto teso di amarena, mora e mirtillo fresco.

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Venerdi 18 Dolce Far Miele in Palagina

Come ogni anno si avvicina Autumnia a Figline (8-9-10 novembre per il 2024) e va in tavola l’evento dedicato al miele  in collaborazione con la nostra trattoria, Palagina, ISIS Giorgio Vasari e il patrocinio di Arpat per celebrare la nuova stagione. Il prossimo venerdi 18 ottobre sarà l’occasione per una cena con uno degli Istituti Alberghieri più importanti d’Italia e per una serie di attività a Palagina!

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Il menu estivo alla Palagina

Prosegue la nostra estate in Valdarno dove il clima, il vento e la campagna ci permettono di respirare e trovare un bel po’ di refrigerio alla calura fiorentina di queste settimane di grande caldo. Come ogni anno il menu di Palagina a cura del nostro Eros Ghezzo si evolve e cambia in linea con la stagione ed ecco che piatti più ricchi conditi e corposi lasciano il posto a proposte più fresche e intriganti con questo clima.  Dalla tartare con pecorino e fichi alla farinata di ceci al bergamotto fino alle tagliata di manzo e il pollo del Valdarno alla griglia passando per gli gnocchetti ai fiori e ai dischi volanti con bottarga di Orbetello e melanzane, è un vero tripudio di meraviglie che la nostra Toscana ci offre senza dimenticare mai i nostri piatti iconici senza tempo e senza stagione come i crostini e il peposo…Intanto godetevi foto e video, Vi aspettiamo per provarlo!

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Gli abbinamenti con il Timorasso

Tra le grandi virtù del timorasso, vitigno che da’ origine alla DOC Derthona sui Colli Tortonesi, viene sempre rammentata quella di essere un grande vino da abbinamenti, anche impegnativi. Una nomea ben meritata che hanno contribuito non poco a far diffondere questo vino nelle carte dei migliori ristoranti d’Italia e del mondo. Tra i protagonisti del territorio impossibile non menzionare Elisa Semino de La Colombera che abbiamo avuto in trattoria per un pranzo laboratorio in cui lo abbiamo abbinato con cucina toscana e non solo.

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Giovedi 30 novembre in Ditta Artigianale! “Ospiti in Cucina” nella casa del coffee speciality in piazza Ferrucci

Lo sapete quanto ci piace lavorare con i colleghi della nostra bellissima città e sopratutto con i visionari che hanno scelto un campo di battaglia difficile come quello del caffè! Per una sera, giovedi 30 novembre,  il nostro Paolo Gori sarà ospite nella cucina del Cocktail Dinatorie di Ditta Artigianale Lungarno Ferrucci, con un menu toscano in stile Ditta Artigianale, una serata libera dove potrete scegliere se consumare normalmente alla carta (dalle 18:00 alle 22:00), oppure, solo su prenotazione, seguendo il percorso degustazione (dalle 19:30 in poi) che prevederà anche cocktail e vini in abbinamento!

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Venerdi 20 la Strada dei Colli Piacentini arriva in Trattoria!

Siamo molto felici di ospitare il prossimo venerdi 20 ottobre in Trattoria il gusto il sapore e i racconti della Strada dei Colli Piacentini! Un gemellaggio enogastronomico di piacere da una terra poco nominata ma conosciutissima per i suoi prodotti. Non ci credete? Se vi dico sbrisolona, coppa, pancetta, zucca, malvasia e gutturnio penso che vi convincete subito che vale la pena immergersi in questo territorio! Per iniziare da un posto vicino vi invitiamo ad aggiungervi alla nostra del prossimo venerdi in compagnia di tante specialità nel piatto e nel bicchiere e cominciare a programmere uno dei prossimi settimana lungo la via Emilia!

Ecco menu e vini della serata:

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