Podere Concori Bianco Igt Toscana 2024 Gabriele Da Prato

Il Bianco 2024 nasce da piante di Chenin Blanc che si avvicinano ai trent’anni, un’età in cui le vigne cominciano ad avere un bagaglio vero da esprimere. In cantina Gabriele fa poco: la sua cantina, dice, è semplice e senza trucchi. Il lavoro grosso sta nel camminare le vigne ogni giorno, come insegnava Gino Veronelli, per portare nel bicchiere la sintesi di un’annata. Fermentazione e affinamento solo in cemento, niente legno, per conservare la luminosità del vino. Nessuna filtrazione né chiarifica: un leggero sedimento, per Gabriele, è segno di qualità. Gabriele ha avuto le marze da Nicolas Joly, uno che prima di affidare il suo Chenin a qualcuno vuole fidarsi davvero. Quando l’ha piantato, in Toscana lo Chenin non era nemmeno ammesso: oggi si può scrivere in etichetta, allora era “un’uva bianca trovata qui”. Siamo nella Loira di Savennières e della Coulée de Serrant, e lo Chenin nel frattempo è diventato internazionale, dal Sudafrica all’Australia. I Master of Wine gli riconoscono spesso la nota di lana bagnata, tipica degli Chenin più industriali. A me delude un po’ quando la trovo, e infatti nei vini di Joly non c’è.
Quello che amo di questo vino è il lato di erbe aromatiche, un pot-pourri quasi mediterraneo per un’uva di zone fredde: ginestra, elicriso, pesca, susina mirabella, timo, un po’ di rosmarino, sabbia e un floreale che torna a ondate. Il frutto resta sempre misurato. Servito molto freddo sembrava muto, poi ha preso temperatura e in bocca ha lasciato una traccia di tè al bergamotto e una sfumatura di maglione di lana che si scalda addosso, piacevole. Con la torta di zucca e la zuppa di fagioli il vino si ritirava, lasciava spazio al piatto e tornava sul finale. Lo Chenin si mette al servizio della cucina, dove Chardonnay e Sauvignon tendono a sovrastare. La Valle del Serchio, l’umidità e l’età delle viti danno una bocca sapida, quasi umami, con una nota fungina e di sottobosco autunnale. È la geosmina dei boschi dopo la pioggia, e si sente soprattutto in retrolfazione. Un vino che rilassa, che fa osteria nel senso migliore, quella del chiacchiericcio contento.

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