syrah

Tenuta Maryamado Rosè & Me IGT Toscana 2024

Alberto Chioni racconta la storia di Tenuta Maryamado con la calma di chi ha fatto le cose per bene, senza fretta. Le prime due vendemmie — 2019 e 2020 — sono state vendemmie di prova, di ascolto. Solo dopo la 2020, una volta assaggiato, si è deciso cosa tenere. Nel frattempo i vigneti erano stati rimessi in sesto: potature migliori, cura ritrovata per vigne che erano state un po’ lasciate andare. Alcune meritavano di restare, altre sono state estirpate. I vini rossi che si assaggiano oggi vengono tutti da vigne vecchie — piantate negli anni Settanta, Ottanta, Novanta e nei primi anni Duemila — ritrovate in azienda, rivalorizzate, restituite alla loro dignità.
Il rosé è un capitolo a parte. È l’unico vino che proviene già dalle vigne nuove — ed è un vino che, a rigore, non doveva esistere. La vigna è del 2022, la vendemmia è la 2024: si vendemmia sempre dai primi grappoli, per capire cosa sta succedendo. Poi, a dicembre del 2024, ci si è trovati davanti a un tino d’acciaio con qualcosa di inaspettato — un rosé piacevolissimo. Risultato: primo imbottigliamento da 3.000 bottiglie.
Nei nuovi impianti sono state messe a dimora uve rosse — Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Merlot, Cabernet — e, dopo studi di zonazione, anche uve bianche a base Vermentino, in vista di un futuro vino bianco.
Ma torniamo al rosé, perché merita una spiegazione. È un rosé atipico per la Toscana. In questa regione i rosé nascono quasi sempre come salasso del Sangiovese: dopo la pigiatura si toglie mosto dalla vasca per aumentare il rapporto tra liquido e bucce, concentrare il colore, dare struttura. Qui il ragionamento è completamente diverso — nasce tutto dalla vigna. Il Syrah è stato piantato in una parte della tenuta volutamente un po’ più in ombra: un’esposizione che non sarebbe ideale per un rosso, ma che per un rosé è perfetta. Non si cerca struttura, non si spinge sulla maturazione: si cerca frutta, freschezza, acidità. Si lascia più uva in pianta, non si defoglia, si vendemmia presto. Poi in pressa si lavora soffice, prendendo solo la prima frazione del mosto — la più fresca, la più acida — e lasciando andare via tutto il resto. Il vino cerca i 12-13 gradi, non di più. Fermentazione e poi sui lieviti fini fino a marzo: la 2024 è andata in bottiglia a marzo 2025, in commercio da maggio. La 2025 è già imbottigliata e uscirà tra un mese e mezzo.
L’azienda è in conduzione biologica integrale. Il progetto punta al recupero agricolo completo e alla biodiversità: non solo vite e olivo, ma anche grano — trasformato in pasta da un pastaio di fiducia con cereale proprio — miele, olio. E per il futuro: una tartufaia di nero pregiato e coltivazione di zafferano. Tutto produzione interna.

Come è al naso questo rosa d’esordio?
Un rosé che sa esattamente cosa vuole essere. Nel bicchiere il colore è luminoso, con riflessi che rimandano già a quello che il naso conferma: mandarino, melograno, fragolina di bosco — frutto preciso, nitido, senza sbavature. La bocca è il punto di forza: c’è acidità, c’è freschezza, ma anche una piccola spalla di corpo che lo rende più serio di quanto ci si aspetti da un vino così giovane e da una vigna di due anni. Divertente, nel senso migliore del termine — un vino che non si prende troppo sul serio ma non delude mai.
L’abbinamento ideale non è solo la bruschetta — anche se ci starebbe benissimo. Funziona sorprendentemente bene sui carciofi, piatto storicamente ostico per il vino, proprio grazie a quella freschezza acida e a quella leggera struttura che reggono l’amaro del carciofo senza soccombere. Un vino da tenere d’occhio, a Palagina e non solo.

Jean-François Malsert Les Sabot De Coppi 2022 Cave de l’Iserand Saint Joseph

Les Sabots de Coppi 2022 è una syrah delicata ma decisa, che si muove con grazia sulle punte, come una ballerina che non ha bisogno di esibire muscoli per farsi notare. Siamo nella denominazione di Saint-Joseph, ma in una delle sue interpretazioni più sottili e floreali, lontana dai cliché carnosi e pepati che spesso associamo al vitigno. L’annata 2022, meno opulenta e più contenuta rispetto alla 2021, ha offerto l’occasione perfetta per lavorare sull’eleganza e sulla finezza, ed è esattamente quello che Jean-François Malsert ha fatto. Il vino nasce da grappolo intero, ma senza esagerare con l’estrazione: si presenta quindi fresco, vivace, trasparente nell’intenzione, ma non povero di sostanza. Il bouquet si muove su note nordiche, fredde, raffinate, Violetta in primo piano, floreale classico del Syrah in versione “alpina” – qui è pura, netta, quasi trasparente, Frutta rossa fine: lampone, ribes, ciliegia croccante, Oliva nera, tapenade e un’eco di inchiostro, che restituiscono una certa profondità, erbe aromatiche: rosmarino, salvia e una sfumatura di macchia mediterranea molto sottile. Un tocco agrumato e balsamico nel finale, quasi un bergamotto, che rinfresca il profilo.
Questo vino è una sinfonia in minore, dove ogni nota suonata è lì per creare delicatezza, non potenza. E in questo, il suo essere “femminile” – senza etichette di genere forzate – lo rende un esempio perfetto della Syrah più sottile e sussurrata. La vera magia avviene al sorso. Qui, Les Sabots de Coppi danza.
Non colpisce: accarezza. Non spinge: invita. Ha una leggerezza fragrante, quasi aerea, con una freschezza che lo avrebbe reso perfetto anche per aprire una degustazione — se non fosse stato per la quantità limitata di bottiglie, sarebbe stato il vino ideale da servire già sulla ribollita. La trama è fine, il tannino appena accennato, ma preciso. Il finale è aromatico e floreale, con ricordi di rosa, bergamotto, scorza d’arancia, e quella sensazione profumata e gentile che lo rende un Syrah davvero inusuale, quasi educato, ma tutt’altro che banale. Questo vino racconta bene la versatilità del Syrah. Mostra come, in base al terroir e alla mano del vignaiolo, si possano ottenere espressioni diversissime, senza tradire l’identità del vitigno. Qui non c’è concentrazione, non c’è legno a coprire: c’è trasparenza, equilibrio e un’armonia floreale che sorprende. Può piacere oppure no, certo — ma indifferenti non lascia nessuno

Venerdì 24 Ottobre Che Syrah sarà: Rodano vs Toscana

Torna il prossimo venerdì 24 ottobre l’appuntamento annuale dedicata alla syrah! Il nostro Gabriele Mazzeschi presenta il suo nuovo metodo classico e mette il suo “Commendatore” insieme al nuovissimo Mistikos di Stefano Colloca in quel di Capalbio contro tre brillanti produttori del Rodano ovvero Noel Bouchard e il suo Le Roquette Cornas , Domaine de La Sarbeche con il Saint Peray blanc e Cave del’Iserand Les Sabots de Coppi con il loro Saint Joseph..

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Pan lavato e olio nuovo

La prima ribollita
Pasta coi dentri
Peposo di cinghiale e pure alle castagne
Gattó


Vini in abbinamento
Gabriele Mazzeschi Metodo Classico
Domaine de la Sarbéche Saint Peray 2023 blanc
Gabriele Mazzeschi Commendatore IGT 2023
Poggio dell’Occhione Mytikos Syrah Capalbio 2021
Joël Bouchard Le Roquette Cornas AOC 2022
Cave de L’Iserand Les Sabots de Coppi Saint Joseph AOC 2022

Prezzo cena completa con tutti i vini in abbinamento e libro  65€

Info e prenotazioni info@daburde.it  oppure via telefono allo 055317206.

Gabriele Mazzeschi Commendatore IGT Toscana 2021

Un beniamino delle serate e dei pranzi da Burde Gabriele Mazzeschi e la sua syrah ormai arrivata alla undicesima vendemmia consecutiva. Forse la 2021 sarà ricordata come l’anno della svolta in senso moderno e fresco ma di certo questa versione è tra le migliori che si ricordino per la sua capacità di essere ricca e appagante ma anche fresca dinamica e corroborante.

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Grillo Alessandro di Camporeale Sicilia DOC Vigna di Mandranova 2019

In alto sopra Palermo e poco lontano dal mare di Trapani si trova lo storico latifondo di Monreale, oggi di proprietà di famiglie nobili e contadini volenterosi, un ambiente a tratti straniante e remoto, fonte di autentica emozione per gli occhi per il respiro di immensità insulare che si prova nel passarci in mezzo. Grano, leguminose, vite, olivi, radi boschi, speroni rocciosi, inattesi specchi d’acqua e brezze, orizzonti ampi e profondi che non ti aspetti: non mancano di certo le sensazioni di grandeur attraversando i territori dei cinque comuni che costituiscono la DOC. Un territorio enoico che nel corso degli anni ha faticato non poco a trovare un’identità precisa tra i vari vitigni chi qui hanno attecchito.

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Tenuta la Novella Fonte Domini 2019 Syrah Igt Toscana

Siamo a San Polo in Chianti con Simone Zemella e la sua Tenuta la Novella dove accanto al sangiovese per il Chianti Classico svetta questa syrah decisa e intrigante, fruttatissima e sapida. Grappolo intero in toto, viticoltura biodinamica, suolo di galestro adatto al vitigno, barbatelle dall’Hermitage, varie selezioni in cui svetta questa Fonte Domini come vino più complesso e ricco della gamma.

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Domaine Jean – Claude Marsanne AOP Saint Joseph Rouge 2021

Saint Joseph è sempre uno scrigno dove ci possono trovare tesori ma anche mimic che si rivelano terribili e fuori contesto a sfruttare il nome di una AOP dove in effetti lavorano alcuni grandi manici della syrah. Questo è proprio il caso di Domaine JeanClaude Marsanne che mostra con questa chicca la piacevolezza che può nascere in questa denominazione. Vino fatto tutto a mano e a piedi, in parte grappolo intero e macerazioni intense ma capaci di conservare la insospettabile acidità di un vino che nasce in zone decisamente torride in estate.

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Côte Rotie AOP 2020 Domaine Jamet Magnum

Esemplare meraviglioso questa magnum per capire e apprezzare la capacità di Jamet nell’esaltare la syrah. Un incanto di questo Cote Rotie 2020 con cassis, pepe bianco, muschio e rassicuranti folate balsamiche di resina di bino, eucalipto, bergamotto. Splendido anche il palato, concentratissimo e stratificato tra frutto, spezie e tocchi esotici nel finale ferroso e lunghissimo che macchia bicchiere e linga a lungo.

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MNRL Syrah Vigna di Mandranova CRU Alessandro di Camporeale Monreale DOC 2019

Annata insolitamente fresca a Camporeale e la syrah nelle mani di Benedetto Alessandro Camporeale risponde in maniera rodanese splendida fresca pepata e con quel tono di vegetale bellissimo che non sempre spunta fuori a queste latitudini. Spezia e finezza, cassis e tapenade ne fanno un quadro olfattivo ricercato e vitale con una lunghezza impressionante e che merita di essere seguita nel tempo per apprezzarla al meglio.

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Gabriele Mazzeschi Blanc de Noirs Metodo Classico Sangiovese

Esordio in bollicine per Gabriele Mazzeschi con un sorprendente metodo classico da sangiovese che rende giustizia a vitigno e territorio. Bollicine non finissime ma decisamente gustoso il naso tra arancio susina matura e amarene che proseguono in bocca in maniera allegra e convinta.

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