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Dal nuovo grande cru Bastignano (che diventerà una Riserva con menzione di “Vigna” con l’annata 2008) ai nuovi “Piegaia” dai vigneti giovani, quando si presentano al mercato 5 etichette con il Gallo Nero sopra vuol dire che si crede davvero tanto nella Denominazione e che il terroir ha tutte le potenzialità per esprimersi a vari livelli.
Annata superlativa per il Sangiovese, tanto che si decide in questa riserva di fare a meno di merlot, canaiolo, montepulciano e altri vitigni spesso usati.
Da uno “scherzo” del Feoga (fondo europeo per l’agricoltura) e dall’alluvione del 1966 ecco un Merlot di Toscana nel punto dove più il terroir lo stravolge. Bel colore acceso e pieno, naso cangiante di mora e mirtillo, pepe e spezie, sanguigno carnoso e minerale come tutti i vini di Calcinaia ancora prima di essere merlot.
Uno dei migliori anni “70” del Chianti e subito lo si vede già dal colore ancora vivace e vitale. Naso con frutta sotto spirito e leggero floreale ancora accesi e corredo terziario completo dallo smalto al tabacco, humus e sottobosco, scatola di sigari.
Cardine della serata, a 10 anni dalla vendemmia mostra tutto il suo grande potenziale dispiegato.
Annata buona con non enorme acidità ma bella eleganza d’insieme. Il naso anche di montepulciano e merlot è più dolce del solito e il sangiovese viene ben spalleggiato con la sua nota agrumata e la ciliegia sotto spirito dal caramello e dalla frutta di bosco degli altri due.
Color mogano/sciroppo d’acero, naso di dattero, di china, di frutta secca, di mandorle, anice e sottile vena di albicocca. Il canaiolo si vede al colore ma anche nei profumi c’è qualcosa di particolare di per niente stucchevole che lo rende intrigante e mai scontato.
Greve in chianti, la zona più “scura” e corposa del Chianti Classico Fiorentino, molte realtà diverse, profumi non esagerati come a Panzano ma bello scheletro, vini succosi e note di arancio, durone e viola ben in
40 anni di vita in bottiglia, tanti anni dall’ultimo scudetto della Fiorentina e più storie da raccontare, direttamente da Niccolò Capponi, dal fattore con le marmellate d’uva e le percentuali di uva bianca. Da una città in festa, un vino che ancora regala emozioni particolari con note floreali di viola passita e ciliegia cotta per poi andare sulla torrefazione caffè, corteccia, sottobosco e tabacco, ebanisteria nobile.