mattia amato

Enoforia Pugnitello 2020 Maremma Toscana DOC

Questo pugnitello in purezza di Enoforia è vino dal bouquet ricco e complesso con frutti di bosco maturi mescolati a note di muschio e foglie secche. Si fanni largo sentori di cannella, cuoio e tabacco. Al palato è avvolgente e strutturato con tannini decisi ma levigati e ben integrati aiutati da un affinamento più lungo rispetto alle altre etichette in degustazione. Il finale persistente ha un delicato richiamo al cacao, alla frutta matura e a speziature dolci che invitano a un altro sorso.
Paola Presti racconta in prima persona la sua azienda: “Enoforia è un gioco di parole con “euforia”: è ovviamente la nostra gioia del vino, perché per noi è stata l’occasione di un cambio di vita radicale – dalla città alla campagna, da un altro lavoro completamente diverso all’agricoltura. Di questa azienda, tra l’altro, mi occupo io direttamente in tutto e per tutto, dal campo alla cantina. E presto anche Antonio, speriamo, riuscirà a raggiungermi… perché da sola è dura. Da sola è veramente dura!
La nostra azienda in realtà è un’unione di due progetti. La mamma si chiama Autunnalia – “le cose d’autunno” – perché noi, oltre al vino, produciamo anche olio, zafferano e abbiamo anche una piccola attività di apicoltura.
La vigna, però, è proprio la nostra passione. Una cosa che abbiamo voluto fare quasi come un piccolo regalo della nostra età matura, diciamo così. Ed è di solo un ettaro, completamente dedicato a questo vitigno difficile ma adorabile che è il Pugnitello.

Coltivatori Custodi del Pugnitello

Tanto che, per questa dedizione totale al Pugnitello, la Regione Toscana ci ha nominati Coltivatori Custodi di questo vitigno. Il Coltivatore Custode è una figura particolare che ha il preciso compito di coltivare un vitigno per preservarlo dall’estinzione.
E io dico sempre che il Pugnitello ha nel nome la ragione della sua quasi estinzione: Pugnitello perché il grappolo è piccolo e compatto come un pugno, e quindi poco produttivo, molto poco produttivo. Per questo motivo non è molto gradito ai produttori e per questo ce ne sono appena una trentina di ettari in tutta la Toscana.

L’innamoramento: un nero d’avola maremmano

A noi ha veramente appassionato il suo profumo, i suoi sapori e soprattutto – siccome abbiamo un’origine siciliana – abbiamo chiesto all’enologo, quando dovevamo piantare questa piccola vigna: “Cosa c’è di tanto nero e locale qui in Maremma che ci ricordi il Nero d’Avola?”
E allora l’enologo: “Il Pugnitello!” Un vitigno abbastanza sconosciuto. “Provatelo, e se vi piace piantiamo quello.”
A noi è piaciuto subito. Abbiamo assaggiato quello dei nostri amici di Poggiolella, ci è piaciuto, e insomma abbiamo piantato nel 2016-2017 questa piccolissima vigna di un ettaro che però ci dà tante soddisfazioni. Non vogliamo il tanto, vogliamo il piccolo ma buono.

Biologici e sostenibili

Siamo biologici in vigna, ma non abbiamo ancora certificato il prodotto. Siamo biologici certificati in oliveto, naturalmente. E cerchiamo di adottare comunque tutte le pratiche più sostenibili anche di gestione del suolo: non fresiamo mai il terreno per salvaguardare la biodiversità che c’è nei primi 20 cm di suolo. Cerchiamo di stare nel nostro territorio con rispetto, con tutto il rispetto.

Il territorio: tra mare e sedimenti

L’azienda si trova a Magliano in Toscana. Siamo proprio di fronte al Monte Argentario. La veduta è spaziale: c’è il mare, l’influenza del mare si sente nei vini tanto – si sente nella sapidità che portano – ma non solo per l’aria, soprattutto per il suolo.

I suoli sono di rocce sedimentarie: quando si fanno gli scavi si vedono molto chiaramente gli strati di sedimenti che in ere geologiche si sono andati a sommare, con inclusioni di quarzo e vari minerali. Tutto questo si ritrova moltissimo nei nostri vini.

Il Pugnitello Rosé: unici a farlo

Intanto spero che possiate godere bene la serata con questo Pugnitello Rosé che siamo gli unici a fare. Il metodo principale di vinificazione del Pugnitello è il rosso, ma noi abbiamo voluto sperimentare anche il rosé.”

Le Stadere Anaini 2021 Maremma Toscana DOC Pugnitello

Questo vino presenta un Intenso attacco di frutti neri con prugna e ciliegia matura, ribes e mirtilli accompagnati da speziatura di noce moscata e pepe nero. Il tutto è arricchito da note di sottobosco e un sentore ematico e ferroso con un tocco di ruggine. Al palato e ben strutturato con tannini ben presenti e una freschezza ben integrata con un finale di frutta matura che amplifica la sua persistenza.
Alberto Parrini, proprietario racconta che l’azienda si chiama Le Stadere perché la stadera è l’antica bilancia che veniva usata per pesare le uve in vigna dai nonni, bisnonni, antenati.

“Io ne ho una del mio trisavolo, in ottone, bellissima. E quando abbiamo deciso di chiamare l’azienda, guardando questa stadera, abbiamo detto: “Beh, questo è il nome giusto”. Quindi nel simbolo aziendale abbiamo rifatto la stilizzazione della stadera. Da qui il nome.
Come mai questa scelta di un nome legato alla vinificazione? Perché io e mio fratello, quando eravamo piccoli, siamo cresciuti in ambiente vinicolo – qui vicino, verso Carmignano – con i nonni che producevano vino. È sempre rimasta questa passione, questo tarlo nel cervello: “Vogliamo fare vino anche noi, come facevano i nostri nonni”.
Poi la vita porta altre cose. Ho studiato ingegneria aerospaziale, ho lanciato satelliti in orbita… quindi, diciamo, col vino ho fatto poco. Però è sempre rimasta in testa questa cosa. E quindi abbiamo deciso di trovare qualcosa che ci richiamasse la memoria dei nostri nonni e di quello che facevano.
Da Carmignano – le zone dei miei genitori – ci siamo spostati verso la Maremma. E nella Maremma abbiamo ritrovato un po’ quella lentezza, quei movimenti di un tempo che si sono un po’ persi. Abbiamo trovato questa azienda che praticamente non aveva più niente se non le vigne – con molto da fare, ma con tanto potenziale.
Ci abbiamo creduto. Nel 2020 abbiamo firmato – una settimana dopo il lockdown nazionale per il Covid – e abbiamo detto: “Abbiamo iniziato bene, ok, andiamo avanti!” E piano piano siamo partiti.
Abbiamo 12 ettari vitati su un’azienda di 18 ettari totali (un po’ di bosco, un po’ di seminativo). Maggioranza Sangiovese, con circa 1 ettaro e mezzo di Pugnitello. Poi abbiamo Merlot, un pochino di Petit Verdot, e poi Alicante (Grenache), il vitigno che avete sentito nel bianco.
Siamo partiti dalle vigne, poi abbiamo lavorato un po’ sulla cantina. C’è ancora tanto da fare, la passione non ci manca, vogliamo crescere. Ovviamente è un lavoro che sarà portato avanti anche dalle generazioni future – i bambini di mio fratello, che adesso sono piccolini e cresceranno.
Siamo un’azienda biologica certificata. Appena siamo entrati, siamo partiti subito con la conversione al biologico, che abbiamo ottenuto nel 2023.
Abbiamo introdotto il primo rosato e poi abbiamo espiantato una parte di Sangiovese per piantare dei vitigni bianchi e fare dei bianchi più strutturati, più invecchiati. Nell’attesa che crescano queste barbatelle, abbiamo pensato di fare questa vinificazione in bianco del Grenache che avete provato.
Poi proverete anche il Pugnitello più avanti. Produciamo anche Sangiovese (nella parte di Morellino), Riserva, Merlot in purezza, Alicante/Grenache rosso in purezza.
Sono scelte un po’ particolari – non tanto perché così ci piace differenziarci, ma perché crediamo che il vitigno, come molti hanno detto, vada rispettato. Quindi la purezza è un segnale molto preciso da indicare anche al cliente.”

Sequerciani Pugnitello 2022 Maremma Toscana DOC

Al naso spiccano le note di prugna e ciliegia matura che si intreccia con sentori più terrosi di tabacco e sottobosco. Leggera nota di viola che accompagna un ritorno balsamico di sandalo dolce cremoso e caldo allo stesso momento. Un sorso di buona compattezza con un tannino imponente che ha bisogno di tempo per esprimere tutte le sue potenzialità. Il finale, persistente e raffinato ci regala una nota di cioccolato fondente e ritorni fumè.
Sequerciani è un’azienda giovane, nata nel 2009. Simona Viganò la racconta in prima persona:

“Siamo localizzati in Maremma, vicino al borgo di Tatti, un mini borgo medievale che conta 200 anime. Si trova in un crocevia tra Massa Marittima, Gavorrano e Roccastrada – tutti attaccati, in zona con linee metallifere.
L’azienda è il progetto di un artista e regista svizzero che si chiama Rudi Gerber. Negli anni ’90 si è innamorato delle nostre colline e ha deciso di acquistare un podere. Lui all’inizio diceva: “Ho acquistato una casa con un po’ di terra”. Poi nel 2009 ha ufficialmente iniziato un investimento importante.
Oggi contiamo 14 ettari vitati su un totale di 170 ettari, dove più della metà è bosco. E questo è molto importante perché l’azienda si basa sulla sostenibilità.
I vitigni: valorizzare gli autoctoni
Dal principio abbiamo sempre seguito delle linee guida di Rudi molto specifiche: la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Nel 2009 – quando lì non c’era alcun tipo di vitigno, c’erano solo olivi – abbiamo piantato il Vermentino, abbiamo piantato la Foglia Tonda e abbiamo piantato, per l’appunto, il Pugnitello che andremo ad assaggiare questa sera.
Negli anni, ettaro per ettaro, siamo cresciuti. Abbiamo aggiunto Ciliegiolo, Sangiovese, Alicante (Aleatico), e ultimamente Ansonica. In più abbiamo meno di un ettaro dedicato a un esperimento di recupero di vitigni antichi, in collaborazione con la Regione Toscana.
L’approccio sostenibile non è solo in cantina, ma è anche – ed è principalmente – in vigna. Noi siamo biodinamici dall’inizio. La biodinamica e l’agricoltura rigenerativa sono il nostro pilastro, proprio perché il nutrimento del suolo è quello che fa sì che la pianta, il frutto stiano bene e che il vino poi sia un vino di qualità.
In cantina da sempre seguiamo una disciplina naturale: fermentazioni spontanee, non pratichiamo alcun tipo di manipolazione durante il processo di fermentazione e affinamento, non filtriamo e, quando possibile, non aggiungiamo neanche solfiti.
Perché? Perché per noi è importante poter raccontare il vitigno, ma anche il nostro territorio.”