Nel corso dell’ultima Anteprima Nobile sono stato coinvolto in un intrigante tavola rotonda sul futuro del Rosso di Montepulciano insieme a colleghi giornalisti il tutto moderato da Simon Staffler di Falstaff. Insieme a noi giornalisti ovvero il sottoscritto, Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo , Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello e Raffaele Vecchione c’erano 6 giovani produttori spesso eredi di lunghe generazioni di coltivatori a presentare i loro vini, Francesco Carletti di Poliziano, Sebastiano De Ferrari per Boscarelli , Federico Fastelli per le Berne, Matteo Frangiosa per la Ciarliana, Niccolò Tiberini per Tiberini e Anton Zaccheo per Carpineto.
Gli spunti sono stati tanti e molto interessanti e fanno intravedere un futuro di grandi soddisfazioni per una tipologia che non ha mai avuto molta attenzione da parte della stampa e del pubblico e che invece potrebbe rappresentare, insieme alle Pievi top di gamma del Nobile, una chiave del rilancio di questa storica DOCG.
Tavola Rotonda sul Rosso di Montepulciano — Riassunto schematico
Contesto
- Moderatore: Simon Staffler (Falstaff)
- Giornalisti: Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo, Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello, Andrea Gori, Raffaele Vecchione
- Giovani produttori: Francesco Carletti (Poliziano), Sebastiano De Ferrari (Boscarelli), Federico Fastelli (Le Berne), Matteo Frangiosa (La Ciarliana), Niccolò Tiberini (Tiberini), Anton Zaccheo (Carpineto)
- Dato chiave: il Rosso rappresenta un quarto della produzione vinicola del territorio; il 40% delle vendite avviene in loco tramite enoturismo
1. Apertura — Il Presidente del Consorzio
- Chiede libertà di opinione e dibattito franco sul futuro del Rosso
- Obiettivo dichiarato: investire sulle nuove generazioni, costruire la futura classe dirigente del Consorzio
- Sei giovani produttori accoppiati a sei giornalisti per estrazione casuale
- Pone subito le domande scomode: perché il Rosso è quello che è? Perché non si chiama Prugnolo?
2. Francesco Carletti — Poliziano
Il caso aziendale: due Rossi in portafoglio
- Terza generazione; lui commercializza, la sorella (subentrata nel 2024 all’enologo storico) fa il vino
- “Fiori Rossi” (dal 2022): Sangiovese in purezza, zero legno, fresco e fruttato — nato dalla sangiovesizzazione integrale dei vigneti reimpiantati
- Il Rosso Poliziano “classico” ha fino al 20% di Merlot
- Il Rosso è stato il cavallo di Troia durante la pandemia: con l’HoReCa chiuso, ha aperto nuovi canali distributivi
- Scelta deliberata: sulla bottiglia di “Fiori Rossi” non c’è scritto “Rosso di Montepulciano”, solo il nome fantasia
- Sulla vendemmia 2024: annata difficilissima, l’enologo consulente ha annullato la festa dei 70 anni ad agosto per poi vendemmiare a metà ottobre con due diradamenti
- Cambio di paradigma enologico: “mio padre diceva meglio aspettare un giorno, oggi è meglio anticipare di uno o due”; meno attenzione alle maturità fenoliche, più al pH e all’acidità; abbandono dei legni piccoli e nuovi
3. Jean Marc Palmieri — Contesto storico e problema del nome
Analisi della denominazione
- Ricostruzione storica: dal ’66 a oggi, Montepulciano è passata da uvaggi con uve bianche → internazionalizzazione anni ’90 → fase attuale con maglie larghe sul Sangiovese → Pievi
- Fa il lapsus “Rosso di Montalcino” parlando del Rosso di Montepulciano — e lo usa come dimostrazione del problema: il nome è troppo lungo, troppo confondibile
- Confronto impietoso: Chianti, Brunello, Barolo, Amarone sono nomi brevi e immediatamente riconoscibili; “Rosso di Montepulciano” no
- Paragone con la 1997: annata opposta stilisticamente alla 2024, ma entrambe hanno intercettato il gusto del loro tempo — la ’97 la concentrazione, la ’24 la freschezza
4. Francesco Saverio Russo — Cambiare il paradigma semantico
Tre provocazioni
- Il Rosso è vittima della sua semantica: “beverino”, “facile”, “approcciabile” hanno accezione negativa → propone: agile, dinamico, fine, fresco, versatile
- Il Nobile dovrebbe imparare dal Rosso: nei 2023 in anteprima, tannini troppo marcati e forte estrazione; nei Rossi già si trova godibilità e finezza tannica che dovrebbero risalire la piramide
- Serve maggiore omogeneità stilistica nei Rossi: oggi c’è troppa disparità tra chi lo tratta ancora come “secondo vino” di ricaduta e chi lo ha incanalato in una strada parallela autonoma
Sul Prugnolo di Boscarelli (Sebastiano De Ferrari): esempio virtuoso — l’aggiunta di Mammolo non come correttivo ma come “addizione enologica” che compensa ciò che il Sangiovese da solo non dà (fiore, spezia), usando l’uva invece di stratagemmi di cantina
Nella chiusura: non servono modifiche disciplinari nell’immediato; serve comunicazione mirata per ogni tipologia (Rosso, Nobile, Pievi = tre comunicazioni completamente diverse), confronto interno tra produttori, convergenza sulla qualità e nitidezza espressiva
5. Sebastiano De Ferrari (Boscarelli) e Niccolò Tiberini (Tiberini)
Il Prugnolo e il ritorno alle radici
Sebastiano De Ferrari — Boscarelli:
- Il Rosso nasce già dai primi anni 2000 con l’idea di essere approcciabile, fresco, piacevole
- Vendemmia anticipata di una settimana rispetto al Nobile, fermentazione solo in acciaio, macerazioni brevi
- Filosofia: il Rosso non è mai stato vino di ricaduta, ma vino pensato dalla vigna
- Lo chiamano “Prugnolo” con convinzione — dal Prugnolo Gentile, il clone locale di Sangiovese; funziona commercialmente meglio di “Rosso di Montepulciano”
- Il Mammolo: piantato dalla nonna dagli anni ’80, dà fiore e spezia senza eccesso tannico, bilancia il Sangiovese
Niccolò Tiberini — Tiberini:
- Settima generazione; ex calciatore professionista, ha lasciato la carriera sportiva per tornare in azienda 13 anni fa
Sulla questione del nome: Montepulciano nel turismo è unico al mondo, il conflitto esiste solo nel vino (Montepulciano d’Abruzzo); fuori dal mondo del vino, “Montepulciano” evoca immediatamente la Toscana
Il Rosso come laboratorio:
- Primo vino totalmente sostenibile per una denominazione già certificata Qualitas
- Banco di prova per chiusure alternative, regolamentazione solfiti, pratiche innovative
- Vino-pilota, non vino di ricaduta
6. Stefania Vinciguerra — L’identità ritrovata

Diagnosi storica: per anni il Rosso è stato un “piccolo Nobile”, un vino di ricaduta senza identità propria; negli ultimi 5-10 anni sta finalmente trovando una sua strada autonoma
Proposta chiave — Inversione del nome: “Montepulciano Rosso”
- Mettere “Montepulciano” in testa, come fanno già con “Nobile” e “Pievi”
- Apre la strada disciplinare a Montepulciano Bianco, Montepulciano Rosato
- Costruisce una piramide territoriale completa: il territorio prima del colore
Proposta operativa — Il Grifo sulla capsula
- Bollino del Consorzio visibile sulla capsula, come in Alto Adige
- Riconoscibilità immediata, a costo quasi zero
- Il Grifo è già un simbolo forte del territorio
La Toscana più grande in etichetta: la parola “Toscana” deve avere maggiore visibilità grafica — è il brand trainante
7. Anton Zaccheo — Carpineto
Il confronto tra denominazioni
Il problema della comunicazione internazionale: negli Stati Uniti, in un’enoteca enorme, il messaggio deve essere: “Sangiovese prodotto a Montepulciano, in Toscana” — minimizzare le scritte, messaggio diretto
La confusione con la varietà Montepulciano è il problema fondamentale: il Chianti Classico e le altre denominazioni hanno nomi propri, Montepulciano si confonde con il vitigno abruzzese
Richiesta al Consorzio: solo una — “la Toscana più grande” in etichetta
8. Alessandra Piubello — Lo sguardo internazionale

Onestà intellettuale: ammette di non avere un’esperienza profonda e storica sul Rosso di Montepulciano, ma osserva la tendenza generale verso maggiore bevibilità e immediatezza
Focus sui giovani produttori: racconta la storia di Niccolò Tiberini come emblema della forza generazionale del Consorzio — la denominazione ha una potente energia giovane che va comunicata
Proposte:
- Il vino deve girare fuori dal territorio: comunicazione del Consorzio nelle piazze italiane e internazionali
- Cavalcare la sostenibilità come asset comunicativo (Tiberini biologico dal 2015, azienda pilota dal 1980)
- Il prezzo (8-15 €) è un punto di forza da comunicare meglio
- Sfoltire il disciplinare: 86 vitigni complementari ammessi sono eccessivi; togliere le uve a bacca bianca, ridurre la lista, fare ordine
Parallelo con l’Amarone: anche l’Amarone nato era tutt’altro; il Rosso ha documenti pre-1787 che lo raccontano come vino giovane da beva, quindi precede storicamente il Nobile
9. Andrea Gori — Il punto di vista del ristoratore

Il Rosso è assente dalle carte dei vini
- Ha la carta con più Nobile di Montepulciano d’Italia, ma non ha mai comprato il Rosso (tranne una volta)
- Nessun agente glielo propone — la rete commerciale delle aziende ignora il prodotto
- Il Rosso cozza sulla stessa fascia di prezzo di Rosso di Montalcino, Chianti Classico, Morellino, Montecucco
Montepulciano ha troppe tipologie: cinque contro le due di Montalcino
- Al ristorante ha 5 minuti per vendere una bottiglia — non può spiegare Rosso, Nobile, Nobile Selezione, Nobile Riserva, Pievi
- Piramide ideale a tre gradini: Prugnolo (Rosso) → Nobile (un livello solo) → Pievi
Date le chiavi ai giovani
- Se volete vendere ai giovani, il vino lo devono fare i coetanei di chi lo beve
- I follower sui social sono della vostra età: stesso principio
- I sei vini in degustazione, fatti dai giovani, avevano già coerenza stilistica
Paradosso finale: meglio avere due Rossi che due Nobili; sul Nobile ci sono troppe etichette, sul Rosso ce ne sono troppo poche
10. Raffaele Vecchione — L’identità mancante
Diagnosi: il Rosso non ha mai avuto una vera identità — oscillava tra “piccolo Nobile” e vino di ricaduta fatto con gli scarti; la FISAR lo definiva ancora “famosa denominazione di ricaduta”
Direzione: vini più territoriali, più Sangiovese, più contemporanei — succosi, freschi, divertenti, con tannini gentili
Target: il Rosso deve parlare anche ai ventenni che oggi non bevono vino; a 15 € in enoteca, 25 € al ristorante, lo stile deve essere quello
11. Federico Fastelli — Le Berne
Vitigni: puntare su Sangiovese e autoctoni, sfruttando le acidità naturali magnifiche del Prugnolo Gentile
Equilibrio pragmatico: non essere talebani sugli autoctoni — il Merlot c’è nei vigneti, non si può far finta che non esista; non fare l’altalena tra un decennio sugli internazionali e uno sugli autoctoni
Attenzione alla sottrazione eccessiva: “less is more” sì, ma senza arrivare a vini verdi e insipidi; in cantina estrarre meno, mantenere la materia integra, privilegiare frutto e succosità
Il canale wine bar: il Rosso è il vino perfetto per i wine bar in crescita in tutto il mondo — divertente, spigliato, buon rapporto qualità-prezzo
12. Matteo Frangiosa — La Ciarliana
Allarme sulla sottrazione eccessiva: 6-7 giorni di macerazione, svino prima di finire gli zuccheri, 21-22 di estratto secco → si perde succosità, equilibrio e persistenza
Proposta chiave: distanziare il Rosso dal Nobile, non avvicinarlo — errore del passato; il Rosso deve essere un’alternativa, non un surrogato
Sul disciplinare: portare il minimo di Sangiovese/Prugnolo all’80%, eliminare il 5% di uve bianche, sfoltire i 86 complementari
Sul cambiamento climatico: ogni zona è diversa, ogni cantina è diversa; servono tecnici competenti, strategie differenziate, fermentazioni più attente. L’obiettivo resta esaltare il Sangiovese
Appello ai produttori: “se voi non ci credete in primis, come fanno a crederci gli altri?”
13. Intervento dal pubblico — Gabriele Salvatore (giornalista italo-canadese)
Provocazione: togliere “Montepulciano” e puntare su “Vino Nobile di Toscana” per semplificazione semantica — “Nobile” è una parola forte, evocativa, facile da spiegare all’estero
14. Risposta del Presidente — Difesa del nome Montepulciano
Errore storico: 12-14 anni fa il Consorzio ritirò il ricorso alla Corte Europea; se fosse andato avanti, l’Abruzzo avrebbe dovuto scrivere “Abruzzo DOC Cordisco”
“Nobile” è giuridicamente indifendibile: è un aggettivo, non tutelabile dalla normativa italiana né europea; già proliferano vini “Nobile” argentini, brasiliani, sudafricani, australiani, neozelandesi
La denominazione vale 1,8 miliardi di euro: togliere Montepulciano = distruggere valore creato in 40 anni; il 30% della produzione si vende sul territorio, staccare il prodotto dal territorio è harakiri
Le Pievi non hanno moltiplicato le etichette: hanno riqualificato le vigne singole esistenti sotto un sistema identitario territoriale (sottozone), trasformando una criticità (diversità stilistica fra zone) in opportunità
Allarme futuro: il vitigno Montepulciano si sta diffondendo in Argentina e altrove — è il mondo del Montepulciano d’Abruzzo a dover difendersi rinominandosi, non il Nobile
Mappa delle proposte più interessanti
| Proposta | Chi | Fattibilità | Impatto |
|---|---|---|---|
| Invertire in “Montepulciano Rosso” | Stefania Vinciguerra | Media (modifica disciplinare) | Alto — apre a bianco e rosato, rafforza il territorio |
| Grifo sulla capsula | Stefania Vinciguerra | Alta (costo quasi zero) | Medio-alto — riconoscibilità immediata |
| “Toscana” più grande in etichetta | Anton Zaccheo (Carpineto), vari | Alta | Medio — leva sul brand più forte |
| Semplificare la piramide a 3 livelli | Andrea Gori | Bassa (revisione profonda) | Molto alto — risolve il problema comunicativo |
| Strigliare la rete commerciale sul Rosso | Andrea Gori | Alta (decisione aziendale) | Alto — il Rosso oggi non viene nemmeno proposto |
| Dare le chiavi ai giovani | Andrea Gori | Media (culturale) | Alto — coerenza generazionale con il target |
| Cambiare il lessico (agile, dinamico, fine) | Francesco Saverio Russo | Alta (solo comunicazione) | Medio — cambia la percezione del prodotto |
| Rosso come laboratorio / vino-pilota | Niccolò Tiberini | Media | Alto — sostenibilità, solfiti, chiusure |
| Sfoltire i 86 vitigni complementari | Alessandra Piubello, Matteo Frangiosa | Media (disciplinare) | Medio — coerenza identitaria |
| Portare il minimo Sangiovese all’80% | Matteo Frangiosa | Media (disciplinare) | Medio-alto — rafforza l’identità varietale |
| Far girare il Rosso fuori dal territorio | Alessandra Piubello | Media (richiede budget) | Alto — il vino oggi è troppo locale |
| Comunicazione differenziata per tipologia | Francesco Saverio Russo | Alta | Alto — Rosso ≠ Nobile ≠ Pievi |
| Distanziare il Rosso dal Nobile | Matteo Frangiosa | Alta (scelta stilistica) | Alto — il Rosso deve essere alternativa, non surrogato |
| Presidiare il canale wine bar | Federico Fastelli | Media | Alto — canale in crescita globale, fascia prezzo perfetta |
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