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Cascina Melognis Divicaroli 2024 Colline Saluzzesi Doc Pelaverga

Il vitigno catalogato nel registro nazionale delle varietà si chiama semplicemente Pelaverga. Nel Verdunese — una zona del Barolo — si produce un vino chiamato Verduno Pelaverga, ma è fatto con un’uva diversa: il Pelaverga Piccolo, che non è geneticamente imparentato con il “nostro”. Condividono una certa speziatura, ma quello là è molto più speziato e più alcolico; questo invece è leggerissimo.
È un vino ideale per l’estate: lo serviamo dal frigo, al posto di un bianco. A 10°–12° va benissimo, perché fa solo 11,5° e ha un’acidità molto contenuta — è meno alcolico persino del frizzante che avete bevuto prima. L’anno scorso l’ho portato a Firenze, l’ho servito da Buca Mario, e ha avuto un successo enorme.
È un vino che ha questa speziatura naturale — il pepe viene fuori, ma delicatamente. C’è soprattutto molto zenzero, una nota di garofano, e una componente vegetale che contribuisce a renderlo fresco e leggero. Manca la componente tannica, ed è proprio per questo che si può servire tranquillamente freddo, anche con il ghiaccio.
Michele Antonio Fino: È un vino assolutamente divertente e accattivante. La 2025 è un po’ più tannica — ma la 2024 è quella giusta, e hai perfettamente ragione. La 2024 ha incontrato molto bene il mercato: ha preso ottimi riconoscimenti da IS e da Slow Wine, e sta girando un po’ in tutto il mondo. Non male per un’uva che veniva considerata povera dal punto di vista dell’alcolicità — ma oggi, in realtà, l’uva “poverina” non è più uno svantaggio.

Da noi su Acquacotta Casentinese (pomodoro, pane, salsiccia, cipolle) è andato alla grande!

Cascina Melognis Econverso 2021 100% Pinot nero

Questo è un Pinot Nero in purezza 2021, vinificato in maniera molto tradizionale: 10% di grappolo intero, un anno di legno, due anni di bottiglia. Esce solo in magnum per avere un’evoluzione più controllata. Lo abbiamo servito su un comfort food pazzesco ovvero i ravioles, degli gnocchi a base di patate, panna, burro e formaggio morbido di malga ricreati da Paolo Gori con ingredienti del Mugello.
Il vigneto di Econverso di Cascina Melognis si trova a 600 metri in Val Vaita — una valle parallela alla Valle Po nel saluzzese. La Valle Po è quella dove scorre il grande fiume; la Val Vaita è la prima parallela a destra. Tutta la provincia di Cuneo è un ventaglio di valli, una di fianco all’altra, ciascuna con il suo torrente o fiume che scende e dà il nome alla valle. Accanto a questa vigna c’è quella di Pinot Nero da spumante, che vi faremo assaggiare dopo.
Si tratta di cloni di Borgogna, vinificati in rosso. Saliamo un po’ con l’alcol — siamo sui 13°–13,5° — è un vino di struttura, ma anche molto piacevole. Devo dire che ha fatto un buon lavoro anche Stefanino.
Dunque — il Pinot Nero. Oggi sembra che tutti lo facciano: improvvisamente tutti sanno fare Pinot Nero. Voi avete assaggiato quelli toscani; noi siamo convinti di farlo meglio. Quando si sale almeno a 500 metri nelle valli alpine, ci troviamo in un clima non diverso da quello della bassa Valle dell’Adige, della zona di Bolzano. Se si fa del buon Pinot Nero là, si deve poter fare anche da noi. Se non lo facciamo è perché non siamo abbastanza bravi — ma come terroir non è impossibile.
Il Pinot Nero: quando sa di Pinot Nero, qualcuno ha sbagliato. Il Pinot Nero deve sapere del luogo. È il vitigno più sensibile al territorio che esista, e dovrebbe farsi riconoscere subito — non solo come Borgogna generica, ma se è Gevrey, se è Vosne, se è Chambolle. Salvo che alla cieca nessuno li riconosce davvero. Dopodiché sono tutti bravi — ve lo assicuro, ho visto i più grandi conoscitori di Pinot Nero del mondo alla cieca. Ed è giusto che cambi: essendo molto sensibile, conta l’annata, conta il modo di lavorazione. Ci sono produttori classici che lavorano in modo modernissimo, produttori giovanissimi che lavorano in maniera arcaica — raspo sì, raspo no — c’è davvero di tutto.
Questo Pinot Nero ha il grande pregio di sentirsi nordico — molto più nordico di quello a cui siamo abituati qui in Toscana, ma anche Oltrepò. Già dal naso c’è una bella tensione: frutta scura di bosco, ribes rosso e nero, mora di rovo, un tocco di mora di gelso, più calda, e una nota appena stuzzicante. Quello che mi piace tanto è questa nota di cuoio controllato — quel pellame buono dei sedili in pelle di una macchina di quattro anni: non è la pelle appena conciata, ha già un po’ di evoluzione. E c’è anche una nota piccante e leggermente verde che lo rinfresca molto al palato.
In bocca è un vino molto vivace, da tavola — però bevuto qui, fuori contesto, può avere qualche angolo di troppo. Considerando anche la magnum, in Toscana potrebbe sembrare un po’ ruvido…
Andrea Gori:
Questa è una grande differenza piemontese: per noi c’è troppo poco tannino, è levigato — questa morbidezza è inaccettabile.
Michele Antonio Fino:
Esatto! Dopo vi facciamo assaggiare il blend Barbera e Pinot Nero, dove sull’estrazione del tannino abbiamo spinto al massimo — perché questo qui è per i bambini, lo danno all’asilo quando finiscono di mangiare la pasta, è così morbido.
Ma mi piace sempre questa discussione — la faccio spesso anche con Marco Pallanti. Io dico sempre che amo i vini di Ama, e sembra un gioco di parole. Li trovo molto freschi, con spinte acide e tanniche che non mi risuonano sempre con il modo toscano di fare il vino. E in realtà Marco mi ha detto più di una volta quante litigate ha dovuto fare per difendere quello stile — perché c’è un’abitudine, una convenzione gustativa dominante, che ti spinge a fare il vino per il pubblico con cui lo assaggi più frequentemente.
Da noi il figlio del Nebbiolo è il re: nella nostra zona, più tannino ha è meglio è — e questo finisce per influenzare tutto il resto. Invece voi in Toscana — come direbbero i francesi — anche questo fa parte del terroir: il luogo dove il vino viene venduto di più alla fine lo influenza. Anche il consumatore è parte del terroir. E per quanto duro e scontroso, per noi quella scontrosità nordica è esattamente quello che amiamo.


https://youtu.be/Hm1jgqJRGQ8

Cascina Melognis Ca’Melò Bianco 2024

Ecco il rifermentato a base di Malvasia moscata di Cascina Melognis! La Malvasia aromatica che si fa a Piacenza è diversa da questa, che è tipica delle province di Asti e Torino. Noi siamo in provincia di Cuneo, quindi è ancora più rara. Il metodo di rifermentazione è quello piacentino: quando facciamo il vino base, congeliamo una parte del mosto e non lo lasciamo fermentare. La primavera successiva lo aggiungiamo al vino, imbottigliamo, tappiamo e lasciamo lavorare. È una bollicina diversa dal solito — pressione più bassa rispetto a uno spumante classico.
Non amo i rifermentati in generale — ma quando hanno un senso e sono fatti bene è un’altra storia. Purtroppo la categoria si vende sempre meglio, torbido o non torbido, fatti col mosto o fuori controllo dal punto di vista microbiologico. Questo invece è dolce, fragrante, con una bollicina e una lacrima bellissime. A volte questi vini sono un po’ rabbiosi, o hanno quel secco tremendo che sega la lingua — qui invece no. Rimane quella malizia giusta.
Michele Antonio Fino racconta che “Abbiamo imparato a fare questo vino da un fotografo di Parma che con la Malvasia rifermentata va avanti da cinquant’anni.
Il primo accorgimento è la macerazione: quest’uva fa cinque giorni sulle bucce a freddo. Questo tampona l’effetto amaro che emerge negli aromatici quando fermentano a secco — di solito lavoriamo con Malvasia e Moscato lasciando un residuo dolce proprio per questo motivo: se consumano tutto lo zucchero, viene fuori una nota amara un po’ fastidiosa. L’effetto tampone delle bucce riduce molto quell’amaro. Il secondo accorgimento è rifermentare solo con il mosto, senza piede di cuve: in questo modo la torbidità è molto ridotta. Il torbido di per sé non è un difetto — è solo lievito — ma il lievito ha un suo gusto, un po’ grezzo, che è esattamente quello di cui parlava Andrea. Ci vuole più pazienza, si rischia un po’ di più, ma si aspetta che la rifermentazione avvenga bene e il risultato alla fine ripaga”.

Venerdì 14 Novembre Amarone Brunello e anche Sabato 15 a pranzo

Torna la sfida tra i due vini iconici d’Italia sulla base di un menu ricercato e speziato in grado di esaltarli a cura di Paolo Gori. Nei bicchieri i vini di San Polo con il fantastico cru Podernovi a Montalcino e l’Amarone di Villa della Torre di Marilisa Allegrini. A contorno nei bicchieri anche Soave e Valpolicella e ovviamente Rosso di Montalcino. Sorpresa dolce nel finale… da Bolgheri!

Menu

Peverada vs crostino nero
Farinata con cavolo nero
Bigoli all’anatra
Bollito al piatto e pearà allo zafferano
Torta de puina e marroni

Vini in abbinamento
Soave Castelcerino Peaks And Valleys Marilisa Allegrini 2024
Valpolicella Classico Monte Lencisa Peaks And Valleys 2024
Rosso Di Montalcino San Polo 2022
Brunello di Montalcino Podernovi DOCG 2020
Amarone Della Valpolicella Villa Della Torre Marilisa Allegrini 2020
Teos Poggio al Tesoro 2016 Igt Toscana Petit Manseng

Menu completo e tutti i vini 75€ , info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it

Venerdì 7 novembre Borgogna Marche e Toscana

Può il centro Italia garaeggiare alla pari con la leggendaria Borgogna? Avremo in tavola i bianchi da chardonnay di Borgogna a confronto con il glorioso Verdicchio Castelli di Jesi e il sangiovese e montepulciano a sfidare il pinot nero della Côte Chalonnaise. Una serata imperdibile con Davantage che ci porta in tavola i vini di Torre a Cona (vincitori del miglior vino rosso Gambero Rosso 2024), Umani Ronchi e Jean Baptiste Ponsot .

Menu
Polpette e Zabaione Salato
Porrata
Pappardella al colombaccio
Manzo alla Borgognona
Flamousse

Vini in abbinamento

Verdicchio dei Castelli di Jesi Historical 2020
Molesme Bourgogne Blanc Ponsot 2023
Chianti Torre a Cona Crociferro 2022
Chianti Torre a Cona Molino 2020 (miglior vino rosso d’Italia 2025 per il Gambero)
Bourgogne 1er cru La Fosse Ponsot 2023
Pelago Umani Ronchi Igt Marche 2021

Menu con di ispirazione francese ma non solo a cura di Paolo Gori 75€

Mistikos Poggio dell’Occhione Syrah 2021 Scansano (GR)

Questa prima vera annata del Syrah di Stefano Colloca a Scansano ha profumi intensi di macchia mediterranea con evidenti note di violetta e ribes nero. Emergono ricordi di sottobosco con sfumature di liquirizia, olive, mirto, alloro e timo. Accenni agrumati che impreziosiscono il quadro olfattivo.
Grande complessità e sensazioni autentiche al palato in cui ritornano le note di sottobosco e liquirizia, con un carattere che rivela anche una componente più fresca e “nordica” – eleganti sentori di verbena e bergamotto che conferiscono raffinatezza al sorsso.
Un vino che esprime una doppia anima: da un lato l’eleganza e la verticalità tipica della Syrah del nord Rodano , dall’altro la solarità e la mediterraneità della Maremma e del territorio di Scansano. Un equilibrio affascinante tra freschezza e calore, tra Nord e Sud, che si aggiunge alla naturale spina dorsale verticale del vitigno.

Stefano presenta così la sua idea iniziale di Poggio dell’Occhione

Bakkanali Rosa 2023 IGT Toscana Amiata

Colore fresco e vivace, color e profumo di succo di lamponi e una freschezza invitante che lo dipingono subito come il vino che tutti oggi vorrebbero fare. Un vino davvero di montagna, vulcanico addirittura: siamo sull’Amiata e Bakkanali Rosso 2023 è veramente un vino irresistibile, fresco, fragrante, con un sorso per niente banale che si abbina benissimo alla cicoria alla griglia e ai fichi, abbinamento goloso per un vino straordinariamente piacevole e dotato di spessore non banale.

Champagne Charles Mignon Premium Reserve Rosè

Un componente piccola ma non indifferente di pinot nero vinificato in rosso AOC Champagne rende questo Premium Reserve Rosè di Charles Mignon un rosa da non sottovalutare nella sua apparente semplicità. Al naso è melograno, fragole, rose e ribes rosso e nero con sfumature di tabacco, olive, tostatura leggera di caffè, ritorni balsamici di alloro e mentuccia. Ma è in bocca che si rivela davvero intrigante con struttura vinosa che al naso veniva ben mascherata dal resto e dall’intensità del floreale e fruttato. Sensazioni saline ne costellano il sorso e il dosaggio generoso (per la media attuale) lo rende ideale servito freddo sulla Panzanella di Seppia e sulle Tagliatelle all’acqua pazza e Scorfano di Eros Ghezzo in Palagina. Appena si scalda può essere l’ideale su una cartelletta al lampone oppure, nel nostro caso, su uno zuccotto fiorentino semifreddo dove duetta bene con i canditi…
L’assemblaggio è 55% 25% 20% meunier chardonnay pinot noir, di cui 7% di vino rosso AOP Champagne. E’ un rosé d’assemblage con il 15% di vino di riserva proveniente da una solera iniziata nel 2016. Basato su terroir della Valle della Marna “Chavot, Monthelon, Moussy, Vinay, Epernay, Fleury-la-Rivière, Venteuil, Port-à-Binson, Jonquery, Barbonne, Bergères-lès-Vertus, Leuvrigny” e del Sézannais “Vitry”. Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura, Fermentazione malolattica completa, Dosaggio Brut 9g/L

Champagne Charles Mignon Brut Premier Cru


Uno Champagne lieve e fresco ma non senza complessità questo carnoso Premier Cru di Charles Mignon. Si sente molto il meunier al 55% con la sua mela grattugiata e una bella idea nitida di zenzero. Poi il lato del frutto rosso e bianco con bei ritorni agrumeti di lime e mandarino. Un lieve tocco di gesso lo completa mentre al sorso parte dolce e sinuoso, abbracciando molto bene tra mandorle e noccioline il baccalà fritto di Eros Ghezzo, un abbinamento notevolmente riuscito nella nostra serata Pesce e Champagne per San Lorenzo 2025 in Palagina.


Champagne da Meunier, Chardonnay, Pinot Noir nell’assemblaggio del 55%, 25%, 20%. Il 15% del totale proviene da una riserva proveniente da una solera iniziata nel 2016. Vinificato in tini di acciaio inossidabile termoregolati. Basato su terroir della Valle della Marna “Chavot, Monthelon, Moussy, Vinay, Epernay, Fleury-la-Rivière, Venteuil, Port-à-Binson, Jonquery, Barbonne, Bergères-lès-Vertus, Leuvrigny” e del Sézannais “Vitry”. Invecchiamento nelle nostre cantine a temperatura costante di 12°C per 24 mesi. Fermentazione alcolica lenta a bassa temperatura, Fermentazione malolattica completa, Dosaggio Brut di 9g/L

Autograf Gitana 1953 eteasca regala & chardonnay 2022

Un piccolo tocco di chardonnay (20%) non inficia la splendida resa di questo bianco dallo stile nord europa con fresche note di rafano, menta, timo e poi dolcezza di sambuco , pompelmo rosa e agrumi ben dosati. La bravura di Gitana si mostra molto bene al palato dove non ci sono concessioni alla dolcezza e il ritmo rimane serrato e ricco con un finale in crescendo su sapidità e aromaticità balsamica.

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