Con questo bicchiere siamo a Barsac — un comune confinante con Sauternes, come Margaux e Pauillac nel Médoc: due paesini diventati famosi per i vini muffati. Il Barsac si trova a prezzi leggermente più accessibili del Sauternes, ma rimane un vino impegnativo, anche perché produrlo costa molto.
I vitigni di base sono Sémillon e Sauvignon Blanc — quest’ultimo a Bordeaux cambia completamente rispetto alla Loira o al Friuli: niente note di bosso, niente erba, figuriamoci in versione muffata. Quello che rende questi vini unici è la Botrytis cinerea, la muffa nobile. Funziona così: in autunno, la mattina c’è nebbia che fa sviluppare la muffa sulle uve; nel pomeriggio arriva il sole e il vento, che asciugano l’umidità. La muffa, privata dell’umidità dell’aria, va a prendere quella del chicco d’uva, disidratandolo e cedendogli sostanze particolari. Il risultato è una concentrazione straordinaria — non di alcol, siamo a 13,5° — ma di zuccheri e aromi. Tecnicamente siamo ben oltre il passito: la vendange tardive si raccoglie a fine settembre, il muffato va ancora più avanti, fin quasi al limite della vinificabilità
Nel bicchiere si trovano pepe bianco, leggera nota di umidità, zafferano, funghi, sottobosco, e un comparto fruttato molto maturo: mango, papaya, banana, agrumi. E poi c’è quella componente ematica e ferrosa un po’ particolare, che ritornerà nell’abbinamento. In bocca la dolcezza è potente, ma la muffa introduce sostanze che creano un equilibrio inaspettato — una freschezza quasi paradossale che li rende molto meno pesanti di quanto ci si aspetti. Servito fresco, non è lontanissimo come beva da un Gewürztraminer vendange tardive; lasciato qualche anno in bottiglia, tende quasi ad asciugarsi. Il colore evolve dall’oro al mogano, ma le bottiglie di Château d’Yquem di cento anni fa sono ancora vive e luminose: i muffati sono tra i vini più longevi del mondo, insieme ai Madeira. Se vi nasce un figlio, una cassettina di Sauternes dell’annata è un investimento che vale la pena fare.
Il libro parte proprio da Sauternes, con un primo capitolo — Le liasions dangereuses de Sauternes — che mostra come questo vino si presti a moltissimi abbinamenti. I francesi hanno mostrato la strada col foie gras; noi in trattoria la stessa magia la facciamo col crostino al fegatino e il Vin Santo. Chi viene a pranzo da noi lo sa: il crostino con il Vin Santo continua a sorprendere anche i clienti abituali. L’effetto è simile perché il fegato ha componenti ematiche e ferrose che si ritrovano anche in questo vino, creando un abbinamento per concordanza. Ma c’è anche l’amarognolo — il fegato è amaro, e se da bambini vi avessero dato un Sauternes con la scaloppina di fegato, forse l’avreste mangiata più volentieri. Il dolce bilancia l’amaro, l’alcol e la freschezza acida del vino puliscono il palato dalla grassezza e dalla pastosità, che su un fegatello diventano molto importanti. Il Vin Santo funziona, ma sporca di più il palato; il Sauternes ha quella freschezza ineffabile che i muffati — come gli SGN alsaziani e i Trockenbeerenauslese tedeschi e austriaci — devono proprio alla muffa. È quasi un vermouth per complessità aromatica, ma fatto da un singolo chicco d’uva e dalle sue strane alchimie.
fegatello
La tecnica del grappolo intero in Bakkanali Rosso Igt Toscana 2022
Il grappò intero è indiscutibilmente il trend del momento in enologia e viticoltura. Ma come si lavora a grappolo intero sull’Amiata? Ugo Fabbri di Bakkanali ci racconta la vendemmia di montagna sull’antico vulcano Amiata sopra Montalcino di come lavorare qui riesca a far esprimere il sangiovese su registri nuovi e moderni pur conservando una rusticità appassionante e antica. Degustiamo insieme l’anteprima di Bakkanali Rosso Igt 2022 da grappolo intero, vino gustosissimo profondo speziato e ricco che promette meraviglie quando poi sarà sul mercato, ovvero tra poco meno di un anno.
Bakkanali Rosa Igt Toscana 2022
Ecco un vino rosa dalle caratteristiche modernissime e incredibilmente centrato sulle richieste del mercato. Sebastian Nasello e Ugo Fabbri hanno realizzato sull’Amiata con Bakkanali il sogno di ogni sommelier ovvero un vino capace di abbinarsi e rilanciare i gusti e persistente fra loro molto disparate. Nel nostro caso si è rivelato ottimo su polenta e fegatelli ma in tutte le occasioni dove serva persistenza, freschezza, intensità, dolcezza soave, questo rosa si rivela un vino perfetto e incredibile abbinamento. Nel video Sebastian ci racconta come nasce un vino rosa sull’Amiata e come è possibile lavorare enfatizzando le caratteristiche del terrore di montagna.
Bakkanali Rosso Igt Toscana
Tra le novità più eclatanti degli scorsi mesi in Toscana c’è sicuramente il progetto Bakkanali ovvero la viticoltura di montagna del sangiovese e non solo. Nel corso della serata in trattoria abbiamo avuto Ugo Fabbri a raccontarci la storia del suo progetto insieme a Sebastian Nasello. Ci racconta di come a 600 metri sul livello del mare, esposti ad ovest, in una piccola località di Seggiano chiamata Poggioferro, hanno trovato il campo base con 3,6 Ha di Sangiovese e 0,9 Ha di Cabernet, suddivisi in 3 parcelle sulla base della geologia del suolo. Ugo e Sebastian ricordano nitidamente quali furono le prime parole che ci siamo detti il giorno che inciamparono in questa vigna: “Non ci credo sembra di essere nel Clos de Bèze!”. Avevano davanti un tappeto di rocce carbonatiche e calcari, appoggiate su una marna color caffè latte che s’intravedeva fra lo scheletro superficiale del terreno. Di seguito trovate il video del racconto e la degustazione del vino bandiera ovvero il Rosso Bakkanali.
Osare il dolce e il salato, abbinamenti con fegato e cinghiale con vini passiti e vendemmie tardive
L’occasione era di quelle ghiotte e da non farsi scappare ovvero provare in un contesto sicuro e tradizionale come le mura del Ristorante Dei Frescobaldi a Firenze e con ricette golose come quelle pensate da Paolo Gori e Alessandro Zanieri una strada di abbinamento meno consueta usando vini dolci su pietanze salate. Non solo un divertissement da sommelier ma un percorso che permettesse al pubblico di appassionarsi alle reazioni del proprio palato e dei propri sensi. Centro della proposta il fegatello di cinta Senese abbinamento con la Vendemmia Tardiva di Pomino Frescobaldi e il Cinghiale in Dolce e Forte (con canditi, cacao e pinoli) abbinato sia con il Syrah “secco” della Tenuta dell’Ammiraglia e il rarissimo Suavitatis, Cabernet Sauvignon dolce da vendemmia tardiva. (altro…)