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Rosso di Montepulciano, quale futuro?

Nel corso dell’ultima Anteprima Nobile sono stato coinvolto in un intrigante tavola rotonda sul futuro del Rosso di Montepulciano insieme a colleghi giornalisti il tutto moderato da Simon Staffler di Falstaff. Insieme a noi giornalisti ovvero il sottoscritto, Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo , Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello e Raffaele Vecchione c’erano 6 giovani produttori spesso eredi di lunghe generazioni di coltivatori a presentare i loro vini, Francesco Carletti di Poliziano, Sebastiano De Ferrari per Boscarelli , Federico Fastelli per le Berne, Matteo Frangiosa per la Ciarliana, Niccolò Tiberini per Tiberini e Anton Zaccheo per Carpineto.

Gli spunti sono stati tanti e molto interessanti e fanno intravedere un futuro di grandi soddisfazioni per una tipologia che non ha mai avuto molta attenzione da parte della stampa e del pubblico e che invece potrebbe rappresentare, insieme alle Pievi top di gamma del Nobile, una chiave del rilancio di questa storica DOCG.

Tavola Rotonda sul Rosso di Montepulciano — Riassunto schematico

Contesto

  • Moderatore: Simon Staffler (Falstaff)
  • Giornalisti: Jean Marc Palmieri, Francesco Saverio Russo, Stefania Vinciguerra, Alessandra Piubello, Andrea Gori, Raffaele Vecchione
  • Giovani produttori: Francesco Carletti (Poliziano), Sebastiano De Ferrari (Boscarelli), Federico Fastelli (Le Berne), Matteo Frangiosa (La Ciarliana), Niccolò Tiberini (Tiberini), Anton Zaccheo (Carpineto)
  • Dato chiave: il Rosso rappresenta un quarto della produzione vinicola del territorio; il 40% delle vendite avviene in loco tramite enoturismo

1. Apertura — Il Presidente del Consorzio

  • Chiede libertà di opinione e dibattito franco sul futuro del Rosso
  • Obiettivo dichiarato: investire sulle nuove generazioni, costruire la futura classe dirigente del Consorzio
  • Sei giovani produttori accoppiati a sei giornalisti per estrazione casuale
  • Pone subito le domande scomode: perché il Rosso è quello che è? Perché non si chiama Prugnolo?

2. Francesco Carletti — Poliziano

Il caso aziendale: due Rossi in portafoglio

  • Terza generazione; lui commercializza, la sorella (subentrata nel 2024 all’enologo storico) fa il vino
  • “Fiori Rossi” (dal 2022): Sangiovese in purezza, zero legno, fresco e fruttato — nato dalla sangiovesizzazione integrale dei vigneti reimpiantati
  • Il Rosso Poliziano “classico” ha fino al 20% di Merlot
  • Il Rosso è stato il cavallo di Troia durante la pandemia: con l’HoReCa chiuso, ha aperto nuovi canali distributivi
  • Scelta deliberata: sulla bottiglia di “Fiori Rossi” non c’è scritto “Rosso di Montepulciano”, solo il nome fantasia
  • Sulla vendemmia 2024: annata difficilissima, l’enologo consulente ha annullato la festa dei 70 anni ad agosto per poi vendemmiare a metà ottobre con due diradamenti
  • Cambio di paradigma enologico: “mio padre diceva meglio aspettare un giorno, oggi è meglio anticipare di uno o due”; meno attenzione alle maturità fenoliche, più al pH e all’acidità; abbandono dei legni piccoli e nuovi

3. Jean Marc Palmieri — Contesto storico e problema del nome

Analisi della denominazione

  • Ricostruzione storica: dal ’66 a oggi, Montepulciano è passata da uvaggi con uve bianche → internazionalizzazione anni ’90 → fase attuale con maglie larghe sul Sangiovese → Pievi
  • Fa il lapsus “Rosso di Montalcino” parlando del Rosso di Montepulciano — e lo usa come dimostrazione del problema: il nome è troppo lungo, troppo confondibile
  • Confronto impietoso: Chianti, Brunello, Barolo, Amarone sono nomi brevi e immediatamente riconoscibili; “Rosso di Montepulciano” no
  • Paragone con la 1997: annata opposta stilisticamente alla 2024, ma entrambe hanno intercettato il gusto del loro tempo — la ’97 la concentrazione, la ’24 la freschezza

4. Francesco Saverio Russo — Cambiare il paradigma semantico

Tre provocazioni

  1. Il Rosso è vittima della sua semantica: “beverino”, “facile”, “approcciabile” hanno accezione negativa → propone: agile, dinamico, fine, fresco, versatile
  2. Il Nobile dovrebbe imparare dal Rosso: nei 2023 in anteprima, tannini troppo marcati e forte estrazione; nei Rossi già si trova godibilità e finezza tannica che dovrebbero risalire la piramide
  3. Serve maggiore omogeneità stilistica nei Rossi: oggi c’è troppa disparità tra chi lo tratta ancora come “secondo vino” di ricaduta e chi lo ha incanalato in una strada parallela autonoma

Sul Prugnolo di Boscarelli (Sebastiano De Ferrari): esempio virtuoso — l’aggiunta di Mammolo non come correttivo ma come “addizione enologica” che compensa ciò che il Sangiovese da solo non dà (fiore, spezia), usando l’uva invece di stratagemmi di cantina

Nella chiusura: non servono modifiche disciplinari nell’immediato; serve comunicazione mirata per ogni tipologia (Rosso, Nobile, Pievi = tre comunicazioni completamente diverse), confronto interno tra produttori, convergenza sulla qualità e nitidezza espressiva


5. Sebastiano De Ferrari (Boscarelli) e Niccolò Tiberini (Tiberini)

Il Prugnolo e il ritorno alle radici

Sebastiano De Ferrari — Boscarelli:

  • Il Rosso nasce già dai primi anni 2000 con l’idea di essere approcciabile, fresco, piacevole
  • Vendemmia anticipata di una settimana rispetto al Nobile, fermentazione solo in acciaio, macerazioni brevi
  • Filosofia: il Rosso non è mai stato vino di ricaduta, ma vino pensato dalla vigna
  • Lo chiamano “Prugnolo” con convinzione — dal Prugnolo Gentile, il clone locale di Sangiovese; funziona commercialmente meglio di “Rosso di Montepulciano”
  • Il Mammolo: piantato dalla nonna dagli anni ’80, dà fiore e spezia senza eccesso tannico, bilancia il Sangiovese

Niccolò Tiberini — Tiberini:

  • Settima generazione; ex calciatore professionista, ha lasciato la carriera sportiva per tornare in azienda 13 anni fa

Sulla questione del nome: Montepulciano nel turismo è unico al mondo, il conflitto esiste solo nel vino (Montepulciano d’Abruzzo); fuori dal mondo del vino, “Montepulciano” evoca immediatamente la Toscana

Il Rosso come laboratorio:

  • Primo vino totalmente sostenibile per una denominazione già certificata Qualitas
  • Banco di prova per chiusure alternative, regolamentazione solfiti, pratiche innovative
  • Vino-pilota, non vino di ricaduta

6. Stefania Vinciguerra — L’identità ritrovata

Diagnosi storica: per anni il Rosso è stato un “piccolo Nobile”, un vino di ricaduta senza identità propria; negli ultimi 5-10 anni sta finalmente trovando una sua strada autonoma

Proposta chiave — Inversione del nome: “Montepulciano Rosso”

  • Mettere “Montepulciano” in testa, come fanno già con “Nobile” e “Pievi”
  • Apre la strada disciplinare a Montepulciano Bianco, Montepulciano Rosato
  • Costruisce una piramide territoriale completa: il territorio prima del colore

Proposta operativa — Il Grifo sulla capsula

  • Bollino del Consorzio visibile sulla capsula, come in Alto Adige
  • Riconoscibilità immediata, a costo quasi zero
  • Il Grifo è già un simbolo forte del territorio

La Toscana più grande in etichetta: la parola “Toscana” deve avere maggiore visibilità grafica — è il brand trainante


7. Anton Zaccheo — Carpineto

Il confronto tra denominazioni

Il problema della comunicazione internazionale: negli Stati Uniti, in un’enoteca enorme, il messaggio deve essere: “Sangiovese prodotto a Montepulciano, in Toscana” — minimizzare le scritte, messaggio diretto

La confusione con la varietà Montepulciano è il problema fondamentale: il Chianti Classico e le altre denominazioni hanno nomi propri, Montepulciano si confonde con il vitigno abruzzese

Richiesta al Consorzio: solo una — “la Toscana più grande” in etichetta


8. Alessandra Piubello — Lo sguardo internazionale

Onestà intellettuale: ammette di non avere un’esperienza profonda e storica sul Rosso di Montepulciano, ma osserva la tendenza generale verso maggiore bevibilità e immediatezza

Focus sui giovani produttori: racconta la storia di Niccolò Tiberini come emblema della forza generazionale del Consorzio — la denominazione ha una potente energia giovane che va comunicata

Proposte:

  • Il vino deve girare fuori dal territorio: comunicazione del Consorzio nelle piazze italiane e internazionali
  • Cavalcare la sostenibilità come asset comunicativo (Tiberini biologico dal 2015, azienda pilota dal 1980)
  • Il prezzo (8-15 €) è un punto di forza da comunicare meglio
  • Sfoltire il disciplinare: 86 vitigni complementari ammessi sono eccessivi; togliere le uve a bacca bianca, ridurre la lista, fare ordine

Parallelo con l’Amarone: anche l’Amarone nato era tutt’altro; il Rosso ha documenti pre-1787 che lo raccontano come vino giovane da beva, quindi precede storicamente il Nobile


9. Andrea Gori — Il punto di vista del ristoratore

Il Rosso è assente dalle carte dei vini

  • Ha la carta con più Nobile di Montepulciano d’Italia, ma non ha mai comprato il Rosso (tranne una volta)
  • Nessun agente glielo propone — la rete commerciale delle aziende ignora il prodotto
  • Il Rosso cozza sulla stessa fascia di prezzo di Rosso di Montalcino, Chianti Classico, Morellino, Montecucco

Montepulciano ha troppe tipologie: cinque contro le due di Montalcino

  • Al ristorante ha 5 minuti per vendere una bottiglia — non può spiegare Rosso, Nobile, Nobile Selezione, Nobile Riserva, Pievi
  • Piramide ideale a tre gradini: Prugnolo (Rosso) → Nobile (un livello solo) → Pievi

Date le chiavi ai giovani

  • Se volete vendere ai giovani, il vino lo devono fare i coetanei di chi lo beve
  • I follower sui social sono della vostra età: stesso principio
  • I sei vini in degustazione, fatti dai giovani, avevano già coerenza stilistica

Paradosso finale: meglio avere due Rossi che due Nobili; sul Nobile ci sono troppe etichette, sul Rosso ce ne sono troppo poche


10. Raffaele Vecchione — L’identità mancante

Diagnosi: il Rosso non ha mai avuto una vera identità — oscillava tra “piccolo Nobile” e vino di ricaduta fatto con gli scarti; la FISAR lo definiva ancora “famosa denominazione di ricaduta”

Direzione: vini più territoriali, più Sangiovese, più contemporanei — succosi, freschi, divertenti, con tannini gentili

Target: il Rosso deve parlare anche ai ventenni che oggi non bevono vino; a 15 € in enoteca, 25 € al ristorante, lo stile deve essere quello


11. Federico Fastelli — Le Berne

Vitigni: puntare su Sangiovese e autoctoni, sfruttando le acidità naturali magnifiche del Prugnolo Gentile

Equilibrio pragmatico: non essere talebani sugli autoctoni — il Merlot c’è nei vigneti, non si può far finta che non esista; non fare l’altalena tra un decennio sugli internazionali e uno sugli autoctoni

Attenzione alla sottrazione eccessiva: “less is more” sì, ma senza arrivare a vini verdi e insipidi; in cantina estrarre meno, mantenere la materia integra, privilegiare frutto e succosità

Il canale wine bar: il Rosso è il vino perfetto per i wine bar in crescita in tutto il mondo — divertente, spigliato, buon rapporto qualità-prezzo


12. Matteo Frangiosa — La Ciarliana

Allarme sulla sottrazione eccessiva: 6-7 giorni di macerazione, svino prima di finire gli zuccheri, 21-22 di estratto secco → si perde succosità, equilibrio e persistenza

Proposta chiave: distanziare il Rosso dal Nobile, non avvicinarlo — errore del passato; il Rosso deve essere un’alternativa, non un surrogato

Sul disciplinare: portare il minimo di Sangiovese/Prugnolo all’80%, eliminare il 5% di uve bianche, sfoltire i 86 complementari

Sul cambiamento climatico: ogni zona è diversa, ogni cantina è diversa; servono tecnici competenti, strategie differenziate, fermentazioni più attente. L’obiettivo resta esaltare il Sangiovese

Appello ai produttori: “se voi non ci credete in primis, come fanno a crederci gli altri?”


13. Intervento dal pubblico — Gabriele Salvatore (giornalista italo-canadese)

Provocazione: togliere “Montepulciano” e puntare su “Vino Nobile di Toscana” per semplificazione semantica — “Nobile” è una parola forte, evocativa, facile da spiegare all’estero


14. Risposta del Presidente — Difesa del nome Montepulciano

Errore storico: 12-14 anni fa il Consorzio ritirò il ricorso alla Corte Europea; se fosse andato avanti, l’Abruzzo avrebbe dovuto scrivere “Abruzzo DOC Cordisco”

“Nobile” è giuridicamente indifendibile: è un aggettivo, non tutelabile dalla normativa italiana né europea; già proliferano vini “Nobile” argentini, brasiliani, sudafricani, australiani, neozelandesi

La denominazione vale 1,8 miliardi di euro: togliere Montepulciano = distruggere valore creato in 40 anni; il 30% della produzione si vende sul territorio, staccare il prodotto dal territorio è harakiri

Le Pievi non hanno moltiplicato le etichette: hanno riqualificato le vigne singole esistenti sotto un sistema identitario territoriale (sottozone), trasformando una criticità (diversità stilistica fra zone) in opportunità

Allarme futuro: il vitigno Montepulciano si sta diffondendo in Argentina e altrove — è il mondo del Montepulciano d’Abruzzo a dover difendersi rinominandosi, non il Nobile


Mappa delle proposte più interessanti

PropostaChiFattibilitàImpatto
Invertire in “Montepulciano Rosso”Stefania VinciguerraMedia (modifica disciplinare)Alto — apre a bianco e rosato, rafforza il territorio
Grifo sulla capsulaStefania VinciguerraAlta (costo quasi zero)Medio-alto — riconoscibilità immediata
“Toscana” più grande in etichettaAnton Zaccheo (Carpineto), variAltaMedio — leva sul brand più forte
Semplificare la piramide a 3 livelliAndrea GoriBassa (revisione profonda)Molto alto — risolve il problema comunicativo
Strigliare la rete commerciale sul RossoAndrea GoriAlta (decisione aziendale)Alto — il Rosso oggi non viene nemmeno proposto
Dare le chiavi ai giovaniAndrea GoriMedia (culturale)Alto — coerenza generazionale con il target
Cambiare il lessico (agile, dinamico, fine)Francesco Saverio RussoAlta (solo comunicazione)Medio — cambia la percezione del prodotto
Rosso come laboratorio / vino-pilotaNiccolò TiberiniMediaAlto — sostenibilità, solfiti, chiusure
Sfoltire i 86 vitigni complementariAlessandra Piubello, Matteo FrangiosaMedia (disciplinare)Medio — coerenza identitaria
Portare il minimo Sangiovese all’80%Matteo FrangiosaMedia (disciplinare)Medio-alto — rafforza l’identità varietale
Far girare il Rosso fuori dal territorioAlessandra PiubelloMedia (richiede budget)Alto — il vino oggi è troppo locale
Comunicazione differenziata per tipologiaFrancesco Saverio RussoAltaAlto — Rosso ≠ Nobile ≠ Pievi
Distanziare il Rosso dal NobileMatteo FrangiosaAlta (scelta stilistica)Alto — il Rosso deve essere alternativa, non surrogato
Presidiare il canale wine barFederico FastelliMediaAlto — canale in crescita globale, fascia prezzo perfetta

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Pelago Umani Ronchi Igt Marche 2021

Uno dei primi vini destinati a cambiare la sorte della reputazione dei vini rossi delle Marche, questo Pelago – creato da Giacomo Tachis alla pari di tanti altri grandi vini in Italia – nasce dall’idea di far vedere cosa può succedere al Cabernet, vitigno bordolese, nelle Marche con il sole d’oriente.
Nel corso del tempo, insieme a Cabernet e Merlot, si è affiancato il Montepulciano, che ovviamente qui ha una sfumatura diversa rispetto all’Abruzzo: meno potente e ricco, ma comunque capace di dare una dolcezza mediterranea particolare al blend e, soprattutto, di incarnarsi qui insieme al Cabernet in un tutt’uno speziato, fitto, balsamico, che rende veramente il sorso di una piacevolezza grandissima.
Un vino dai profumi di bosco, amarena, mirtillo, ribes nero, cassis, tratti balsamici, alloro, incenso, e questa evidente nota di oliva nera e amarena che il Montepulciano sotto traccia riesce a dare. Si tratta di un 2021, ma è un vino destinato sicuramente a un invecchiamento lungo, alla pari dei grandi bordolesi, sicuramente alla pari dei grandi vini italiani.
Un bell’esempio di cosa vuol dire unire la componente montana dell’Appennino marchigiano al mare: siamo vicinissimi al mare, ma qui la forza della freschezza di queste colline si sente tantissimo.
Abbiamo voluto lasciare questo vino nella nostra serata Marche Borgogna Toscana per ultimo perché chiaramente il Cabernet, quando entra in campo, è sempre un campionato a parte. Queste note così intense, ricche di frutti di bosco, mirtillo, cassis, prugna, queste note un po’ mentolate, queste note cioccolatose, sono note che il Cabernet, quando le sfoggia, è difficile stargli dietro. È sempre un vino molto eroico quando lo troviamo di fronte.
E in questo caso la bellezza è saperlo dire accanto al Montepulciano, che è un’altra grande uva. Ancora direi che abbiamo appena cominciato a grattare la superficie del potenziale di quest’uva, che meriterebbe sicuramente… ha il problema del nome, ma quello non voglio tirarlo fuori, per carità, che ci sono già diversi processi in corso. Ma effettivamente è un vitigno che ha una forza incredibile: se imbrigliata, lo rende un vino straordinario e di una succulenza praticamente infinita.
Unito al Cabernet, la sua ricchezza – a volte l’acidità e il lato verde, il bacio del Cabernet – si possono ottenere meraviglie. In questo caso, per il 2021, abbiamo un vino che anche al naso sembra già pronto, dolce. Ma quando lo andate a bere, in realtà è giovanissimo. Del resto i Cabernet si bevono quando si va a Bordeaux: si bevono di cent’anni senza problemi. Un vino come questo, le prime annate del Pelago, sono ancora in forma strabiliante. E a maggior ragione ora che il Cabernet arriva a una maturazione ancora più completa.
Rispetto ai Cabernet di Toscana – dove noi ci becchiamo il sole dell’occidente, quindi quello più caldo, quello che a volte esagera anche nella ricchezza – a est, appunto in Oriente, nelle Marche, il sole è diverso. È quello dell’alba. E quindi il Cabernet ha ancora più carattere, ancora più francese, ancora più – se vogliamo – quell’eleganza balsamica che ce lo fa subito spiccare in tante batterie di assaggi.

La storia del Pelago di Umani Ronchi
Negli anni ’90 il padre di Michele Bernetti patron di Umani Ronchi era riuscito a convincere un enologo che probabilmente conoscete, perché ha scritto la storia di buona parte della Toscana e non solo, a collaborare con noi per far nascere questa idea. Questo enologo era Giacomo Tachis!
Io, Michele, ero presente quando si decise praticamente l’assemblaggio. In azienda volevamo fare un vino da taglio bordolese puro: avevamo del Cabernet e del Merlot che finalmente eravamo riusciti a portare a compimento con un’ottima, eccellente qualità. Invece, durante la degustazione, si decise al termine della valutazione di inserire questa parte di Montepulciano. Effettivamente il vino era fantastico, aveva veramente delle grandi doti, soprattutto di piacevolezza. Questa parte aromatica balsamica illuminava un po’ la componente più dolce del Montepulciano.
Nel ’97 abbiamo presentato il vino e pensato al nome, che non casualmente ricorda ed evoca l’idea del mare: “Pelago” viene dal greco pélagos, che appunto significa mare aperto. Siamo con le vigne a pochissimi chilometri dal mare e soprattutto riscontravamo queste note balsamiche aromatiche, come dicevo prima, che ricordano molto i vini prodotti vicino al mare: l’intensità della luce, la parte fresca, ventilata, che dà quella freschezza, quella verticalità tipica di questi vini rossi.
Presentammo il vino nel ’97 e, improvvisamente, all’esordio vinse quella che era a quei tempi la competizione forse più importante del mondo, quantomeno la più considerata: l’International Wine Challenge. Il Pelago vinse come miglior vino rosso italiano, miglior novità italiana e soprattutto miglior rosso di tutta la competizione – una competizione con 7.000 vini, se non sbaglio, e più di 100 Master of Wine in giuria. Questo ci portò alla ribalta anche perché le Marche erano conosciute soprattutto per i bianchi: i rossi erano un po’ meno noti, il Conero era una piccola DOC a produzione nazionale.
Da allora l’uvaggio è rimasto più o meno identico. Qualche cambiamento c’è stato, perché in realtà sono tre uve: Cabernet Sauvignon, Montepulciano e normalmente tendiamo a usarle al 45% ciascuna, con un piccolo tocco di Merlot che va a completare l’assemblaggio. L’unica variante è che ogni tanto, poiché sono uve che maturano in fasi distanti, in momenti diversi, a volte c’è un pochino più di Cabernet a seconda della maturazione. In questo caso, nel 2021, abbiamo mantenuto l’assemblaggio storico: quindi 45% di Montepulciano, 45% di Cabernet e il resto merlot.

Nobile di Montepulciano Tiberini Vigne Vecchie 2017 Pieve Caggiole

Niccolò Tiberini è la settima generazione dei Tiberini che fanno vino ormai 200 anni a Montepulciano. Hanno come fiore all’occhiello questo vino prodotto da un vigneto originariamente di 4 ettari piantato nel 1908 dalla sua famiglia nella Pievi Caggiòle. Sono 1000 bottiglie e non di più e mostra una incredibile capacità comunicativa in cui le vecchie radici ci restituiscono un giovane esperto vino che comincia a raccontare e non si ferma più…il tutto in perfetta coerenza con la Pieve nel quale nasce (floreale, frutto rosso spinto, sapidità molto gustosa) a cui aggiunge il proprio carattere e la propria esperienza di vite.

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Nobile di Montepulciano Poliziano Selezione Caggiole 2019 Pieve Caggiòle

 

Mariastella Carletti di Poliziano non ha ancora trent’anni ma ha già preso in mano il timone tecnico ed enologico dell’azienda di famiglia, una di quelle che ha reso grande la denominazione negli ultimi 30 anni. Oggi il suo entusiasmo contagioso porta avanti il progetto Pievi della DOCG di cui una proprio porta il nome di Caggiòle, la zona baciata dal sole e dal suolo che permette la produzione di vini di grande spessore ed eleganza, generalmente vini in cui predomina il floreale e tanti spunti di stampo minerale e note di frutta rosso insieme a sapidità gustosa . Questo vino da single vineyard sin instrada perfettamente nel carattere della Pieve cui prende il nome ma in particolare ha però una esposizione nord che lo rende particolarmente resiliente al cambiamento climatico ma anche difficoltoso da portare a maturazione in annate che parevano tarde a maturare come la 2019.

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Nobile di Montepulciano Riserva 2020 Gòdiolo Pieve Valardegna

Mattia Fiorini ha la sua azienda Godiolo nella Pievi Valardegna con esposizone a sud con esposizione perfetta che ritorna nel nome della zona proprio perchè sempre baciato dal sole e da dove lo si godeva di più. La nota fruttata molto presente, la viola e un certo carattere speziato dolce sono del resto delle caratteristiche di questa Pieve. Oggi questa esposizione  crea qualche problema in più rispetto ad anni fa ma la maniacale attenzione a questi 6 ettari rende i vini di Godiolo sempre un riferimento in zona. La versione Riserva viene prodotta molto raramente e si esprime in maniera solare immediata e delicata grazie alle uve mature ma ancora dotate di un bellissimo equilibrio con la parte sapida e fresca.

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Nobile di Montepulciano De’ Ricci Soraldo 2019 Pieve Ascianello

Nicolò Trabalzini racconta la storia della sua famiglia che ha rilevato una cantina attiva già nel 1337 quando il nonno Soraldo Trabalzini mezzadro acquistà la cantina dalla nobile famiglia De’ Ricci. Nicolò decide di imbottigliare in proprio solo dalla 2015 ma come enologo inizia a lavorare proprio con questa 2019. Con questo vino siamo nella Pieve di Ascianello, tante sabbie e conchiglie fossili il che vuol dire poco colore, tante sfumature agrumate e floreali e tantissima sapidità in bocca.

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Venerdì 22 novembre La Meglio Gioventù di Montepulciano in trattoria

Una serata dedicata a scoprire “La Meglio Gioventù Poliziana” ovvero i ragazzi terribili del Nobile di Montepulciano che presentano i loro cru e Pievi, le nuovi sottozone del Nobile, quella di venerdi 22 novembre.  Incontreremo De’Ricci con il Nobile Soraldo ‘19, Le Bèrne con il Nobile ‘21, Godiolo, con il Nobile Riserva ‘20 , Poliziano con il Nobile Caggiole ‘19 e Tiberini con il Nobile Vigne Vecchie ‘17, il tutto con un menu ricco e profondamente toscano come quello pensato da Paolo Gori, dall’ocio alla Chianina in versione stracotto…

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Anteprima Nobile di Montepulciano 2020: i nostri assaggi 2017 e Riserva 2016

Tappa sempre bella e stimolante quella Montepulciano durante la settimana delle anteprime toscane ed è stato intrigante scoprire tutto quello che si muove in questa apparentemente defilata e tranquilla DOCG toscana. Da sempre il Nobile è la migliore scelta per la bistecca alla fiorentina nel nostro locale e le nostre attenzioni per questa zona sono sempre altissime. L’annata 2017 in assaggio (qui tutte le mie considerazioni) non è stata sempre semplice ma ha regalato qualche bella chicca senza contare alcuni capolavori dalla 2016. Bella anche la presenza di nuovi produttori e giovani in azienda, un segnale bellissimo per il futuro!

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I miei assaggi alle #AnteprimeToscana 2019 : Il Nobile di Montepulciano 2016 e Riserve 2015

Non si può mai trascurare il sangiovese e i vini di Montepulciano quando si viene in Toscana  perché è uno dei territori più storici e famosi e quello forse più promettente in futuro visto il clima particolare che c’è in questa zona. E con il biennio 2016-2015 sono stati prodotti forse i migliori prodotti mai fatti nella città del Poliziano…

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Farnito Vinsanto del Chianti Doc 1999 Carpineto

Dopo qualcosa come 17 anni in caratello, probabilmente il tempo più lungo per un vin santo in commercio adesso, esce il 1999 Vin Santo del Chianti di Carpineto, frutto di un prezioso e certosino assemblaggio di uve malvasia e trebbiano maturate e affinate in caratelli sparsi tra Montalcino, Dudda (Chianti Classico) e Montepulciano, terra importantissima e famosa per la tipologia.

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