castellina in chianti

Terrazze Chianti Classico Riserva 2020 Castagnoli

Filippo Forte racconta la realtà su scisto e terrazze affascinanti ma faticosissime da lavorare a Castellina in Chianti. Naso accattivante fitto di resine e ribes rosso e nero, cassis e pepe , sorso pronto e vivace che risponde in armonia e grinta. Finale piccante tra sandalo tabacco resine , lunghezza notevole divertente a tavola anche su un sugo di pasta ricco di grassi e acidità come l’amatriciana di Paolo Gori con cinta senese.

Fanatico Chianti Classico Riserva 2020 Villa Trasqua

Lauretta Pianigiani racconta di Villa Trasqua a Castellina su un altopiano esposto a sud ovest . Questo “fanatico” è una Riserva ariosa e balsamico, fruttato rosso e etereo in parte. Sorso di finezza raffinata poi fragole e bergamotto, nel finale rivela un tannino curato e profondo . Un vino che pare impegnativo ma si rivela molto più versatile di quanto pensiate…

Villa Rosa Gran Selezione Chianti Classico 2019

La storia di Villa Rosa è una storia molto semplice. Ce la racconta Andrea Cecchi: “Nel 2014, quando è nata la Gran Selezione, ero uscito dal consiglio del Consorzio del Chianti Classico — quando c’era anche il padre di Giulia Zingarelli insieme a me, insieme a tanti altri — e praticamente ero molto felice quando sono uscito dalla riunione. Sento ancora le vibrazioni nel mio corpo, nel mio essere: avevamo approvato la nascita della Gran Selezione, anche con azione retroattiva. Ma quando sono salito in macchina per tornare in ufficio, in azienda, ho detto: “E io adesso la Gran Selezione dove la faccio?”
È questa la molla propulsiva che mi ha fatto pensare, durante le notti successive, a dove avrei potuto fare — a Castellina, da produttore castellinese — la Gran Selezione. Essendo un agronomo sono andato a cercare terreni, suoli che potevano dare e generare quelli che io definisco i tannini setosi, che troviamo anche in questo vino di Villa Rosa, che nasce dal vigneto in Casetto, a quasi 500 metri sul livello del mare.
Ovviamente, come diceva Giulio — che era nato nel ‘25 come mio padre, tant’è che lo scorso anno abbiamo celebrato i suoi cento anni dalla nascita — poi gaggiolese come tutta la mia famiglia, amico di mio padre: quando facevano forca, come si diceva una volta a scuola, andavano a giocare a biliardo a Poggibonsi, al bar Orazio. E mi diceva sempre: “Mi raccomando, compra Villa Rosa, perché a Villa Rosa il Sangiovese ci nasce.” E questa me la sono tenuta in testa
Quando poi è nata la Gran Selezione, ho cercato in tutti i modi di concretizzare questo mio sogno, comprando la terra buona. Perché quando ho iniziato a lavorare per la mia famiglia, quarant’anni fa, ho pensato: mi racconto la storia della famiglia, perché poi al vino ci penserà Andrea Gori, nel senso che è più bravo di tutti. Ogni generazione deve pensare qual è il proprio ruolo nelle famiglie — e immagino che anche voi operiate in aziende e in situazioni d’impresa. Quindi, quando sono entrato in azienda ho detto: devo capire fin dall’inizio qual è il mio ruolo. Era già un’azienda grande, che aveva già delle tenute, un’azienda che non si poteva segare a metà. Dovevamo solamente dare una tinta, fare qualità, ovviamente cambiare tutto quello che c’era da cambiare. Ci sono voluti solo quarant’anni. Però il mio principio era quello di comprare la terra buona. Ho sempre detto: devo portare la terra buona a bordo. E anche i vini che si trovano in una distribuzione più larga comunque hanno una nascita e un’attenzione particolare.
Questo per noi rappresenta una nicchia: sono poche migliaia di bottiglie, nasce dal vigneto Casetto, e questa sensazione gustativa — che forse si discosta dagli altri vini che abbiamo assaggiato prima — è prevalentemente una tipicità del territorio. Siamo poi confinanti con Gagliole e anche con Castagnoli. Anche se l’azienda è grande, con 1.200 ettari di cui 300 a vite, questo è un vigneto che sta a cinque chilometri da Gagliole, quindi è sempre nello stesso territorio, dove c’è la quercia, dove c’è il cerro. Però è un pochino più distante, e questa sensazione è un po’ la sensazione che prediligeva l’amico Giulio Gambelli trent’anni fa.”

Ma il vino come è? Si può ancora dire Gambelliano? Castellina era in effetti uno dei suoi territori d’elezione. Probabilmente la maggior parte delle sue aziende erano proprio a Castellina e Poggibonsi. Era proprio… e Villa Rosa: ci sono ancora queste bottiglie con l’etichetta nera che girano — se le trovate, non ve le fate scappare. Giulio era bravissimo a identificare: sceglieva lui le aziende, non si faceva pagare come enologo, e questo lo rendeva libero. Vinificava solo i vigneti che reputava di grande livello, e Villa Rosa è sempre stato uno di questi.
Del resto, insomma, assaggiandolo, considerate che è anche una 2019, quindi in questo momento c’è anche un vantaggio: due anni in più di bottiglia, che fanno non poco. Effettivamente un vino che va verso le note più aeree, più soave, più ineffabile come sensazioni. Al di là dell’altitudine — che comunque abbiamo visto anche in altri vini — il tempo in bottiglia l’ha reso molto essenziale, molto scarnificato, e vengono fuori proprio queste note che ricordano il corbezzolo, la rosa canina, una frutta rossa di bosco, il ribes rosso. Ci sono delle note che ricordano anche qualcosa di umami, un po’ terroso, un pochino di ruggine, una nota sanguigna, l’arancia rossa. E anche questo colore: a volte certe Gran Selezione sono molto inchiostrate, eccetera — questo è trasparente, fresco, sembra un vino d’annata, e ci inganna. Quando poi andiamo a berlo ce lo aspettiamo leggero — e infatti è leggero, è arioso anche in bocca — però poi il finale, quanto va lungo! Anche questo ve ne sarete accorti mangiando con la carne, quanto sta dietro benissimo. A un gran pezzo starebbe benissimo. Ma quando i vini sono così, hanno questa eleganza, questo vigneto un po’ particolare, riescono in realtà… Potreste ricominciare dalla torta d’erbi, potreste metterlo anche su un cacciucco, potreste metterlo anche sugli spaghetti alle vongole, e questo direbbe comunque la sua. Perché non è invadente, non entra a gamba tesa come gli altri: dice la sua, condisce l’atmosfera, condisce il piatto, e ci regala insomma un affresco veramente di Castellina, di una complessità e un’intensità veramente rara. Quindi mi fa piacere che abbiate…

Pomona Chianti Classico 2023


Nomen omen ! Pomona come la divinità dell’abbondanza cui si ispira è un vino di sole e fragranza, diretto pimpante e immediate con un naso contadino ammaliante in cui emergono melograno lamponi e ribes rosso in mezzo ad un bel floreale di campo. Il sorso è vivace ricco e con sfaccettature di freschezza agrumata . Ottimo su Carabaccia così come salumi o la torta agli Agli di Paolo Gor

Chianti Classico Gran Selezione Querceto “Sei” 2022

Jacopo di Battista racconta della sua azienda incastonata tra i boschi a 500 mt sul livello del mare e in particolare questa gran selezione su cui hanno concentrato gli sforzi, dato che non fanno la riserva. Rosso rubino intenso, bouquet di fiori scuri — violetta in primo piano — con sfumature metalliche e sanguigne, sentori di erbe mediterranee essiccate, richiami di origano, e polpa di frutta matura. Al palato si presenta pepato e avvolgente, con una beva sorretta da trama tannica intrigante che risente pochissimo della annata torrida. Ottimo sul Gran Pezzo al Forno di Paolo Gori.

Gallule Chianti Classico Gran Selezione 2021 Gagliole

Giulio Carmassi ci racconta la bella giovane e antica realtà di Gagliole con vigneti a Panzano e Castellina. Questo in particolare nasce proprio a Castellina e prende il nome da “Gallule” (dal nome antico romano del luogo, che significa “quercia”). Questa Gran Selezione 2021 mostra la voce più pacata ma profonda di Castellina: una dolcezza calda che si distende sul palato con grazia, tannini setosi che si adagiano come velluto, un’eco di eleganza che non ha fretta di svanire.

Sant’Alfonso Chianti Classico 2023 Famiglia Zingarelli


Giulia Zingarelli ci racconta la sempre più sfaccettata realtà della sua famiglia, celebre per Rocca delle Macìe cui oggi affianca una serie di vini “Famiglia” con senso del terroir ancora più profondo. In questo calice di Chianti Classico Tenuta Sant’Alfonso prevalgono i toni caldi e scuri come note aromatiche, prugna e more, un poco di macchia ed elicriso che potrebbero far pensare ad un vino impegnativo ma la bocca ha spinta su energia fruttata che non fa calare la tensione e la piacevolezza . Ottimo su antipasti e su carni bianche e minestre di una certa struttura!

Casina di Cornia Chianti Classico Riserva 2020

Julien ci racconta del vino più importante di Casina di Cornia, una riserva dal naso intrigante ed esotico , ricco di visciole ed ematico , pepe e macis miele di corbezzolo, arancia sanguinella, pomodoro confit, pepe e zenzero, sorso pieno e carnoso con finale succulento. A Tavola da Burde, ottimo anche su una amatriciana ricca di guanciale di Paolo Gori.

Famiglia Zingarelli Chianti Classico Gran Selezione Sergio Zingarelli 2017

Annata tosta e tesa la 2017 con poca pioggia ma anche bei contrasti climatici in grado di dare tono e vigore all’annata. La Gran Selezione che porta il nome della seconda generazione di Rocca delle Macìe è stata presentata da Burde dalla terza generazione ovvero Andrea Zingarelli. Tono di colore acceso e vivace, distinto con un naso con cenni di evoluzione ben presenti, amarena, frutta di bosco sotto spirito, cannella,. Tabacco marene, pepe, resine e cumino, note ematiche.

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