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Amantiglio Toscana Bianco 2024 Tenuta San Vito


Tenuta San Vito, Montelupo Fiorentino sta sui Colli Fiorentini, 18 chilometri da Firenze: 30 ettari di vigna, 20 di olivo e 100 di bosco che circonda la tenuta e fa da barriera con i vicini. Roberto Drighi compra la terra nel 1960; nel 1980 la figlia Laura, psicologa, convince il padre e i suoi uomini a lasciare la chimica. Dal 1982 si coltiva in biologico, senza diserbanti né pesticidi di sintesi. Oggi a guidare la tenuta c’è Neri Gazulli. Uno dei primi biologici toscani, quando ancora nessuno ne parlava. L’ Amantiglio Toscana Bianco 2024 è uno chardonnay pressato delicatamente, fermentato a freddo in acciaio senza bucce e senza malolattica, poi solo acciaio e bottiglia. Si parla di circa 6000 bottiglie. Uno Chardonnay giocato sul frutto e sulla tensione, lontano dal burro e dal legno, immediato e sapido senza essere banale e che utilizza al meglio le particolari condizioni microclimatiche delle 2 sponde d’Arno.


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Il Canaccio Toscana Rosso 2025 Tenuta La Botta


Andrea e Mauro sono gli sposi titolari, con sede a Limite sull’Arno di questa cantina molto diversa dal canonico. Si definiscono piccoli, attaccati alla terra e alla tradizione, con vini naturali e biologici. La gamma gioca sui vitigni minori toscani in purezza: il Crono 62, trebbiano macerato, il Canaccio da canaiolo e L’Ottavo Nano, mammolo in quantità minuscole. Accanto ci sono Chianti Montalbano, Vermentino e un rosato di mammolo. Etichette con ironia e un bel po’ di coraggio varietale. Il Canaccio Toscana Rosso 2025 è canaiolo in purezza dedicato a Nabil, uno dei levrieri di Andrea e Mauro; nella 2023 quattro settimane sulle bucce e dieci mesi in tonneau. Loro lo chiamano il rosso più selvatico della casa, la produzione minima, in certe annate appena 600 bottiglie ed è un peccato perchè al netto di un colore non vivacissimo è vino moderno rustico e piacevole, agile fresco senza perdere in profondità. Tipicamente canaiolo con il suo centro bocca sfuggente ma anche con l’attacco trascinante di fiori e frutta fresca che si risolve in una speziatura delicata che alla cieca lo piazza in qualche village incantevole di Borgogn

I Mori Chianti Colli Fiorentini 2023 Tenuta Canneta


Tutto parte dai primi anni Settanta, quando la famiglia Giannelli rinnova le colture de I Mori, sulle colline appena fuori Firenze. La tenuta sta intorno a quel che resta del castello di Malmantile, zona famosa da secoli per l’olio, e le sue 2000 piante di olivo finiscono sotto il marchio Laudemio. Nel 1997 arriva il Podere Canneta a Montalcino per Brunello e Rosso, poi un’altra proprietà a Cinigiano in Maremma, per Montecucco e Maremma DOC. Dal 2015 tutto confluisce nella Società Agricola Canneta, sempre in mano ai Giannelli. La cantina, costruita nel 2001, è pensata anche per accogliere gruppi in degustazione. I Mori Chianti Colli Fiorentini 2023 è un sangiovese all’85% con cabernet e merlot che sommano un 15%, vigne intorno ai 250 metri e un anno di affinamento. Il Chianti di casa, quello che i fiorentini bevono a tavola e lo dimostra in piacevolezza floreale e rimandi fruttati freschissimi e intensi. Beva splendica con la croccantezza dinamica del sangiovese ben supportata dai bordolesi smussandolo dove serve senza coprire la sua spontaneità e la bella sapidità che lo percorre

Fattoria di Piazzano Vin Santo 2011 Bianco dell’Empolese DOC

Nel 1948 Otello Bettarini, padre di Rolando che parla in questo video, industriale pratese appassionato di astronomia, si innamora di queste colline a sud di Empoli e ci si trasferisce. Qui però il vino c’era già: sono state trovate anfore del IV secolo, e il nome viene dal latino Fundus Plautianus, podere di un centurione. La proprietà sta a cavallo di una faglia, con suoli molto diversi da parcella a parcella, vinificate separatamente. Oggi Rolando segue la produzione, Ilaria estero e amministrazione, Michela il mercato italiano. Solo energia rinnovabile e vini con certificazione vegana. Il loro Vin Santo 2011 Bianco dell’Empolese DOC
ha quindici anni sulle spalle di cuii 6 passati in caratello senza l’uso della madre poggia sul vitigno bianco San Colombano oltre che su malvasia e trebbiano. Su God Save The Wine lo avevamo già indicato come uno dei migliori Vin Santo toscani, profumato e con polpa succosa. Chiusura perfetta della serata con i suoi rimandi mogano alle nocciole, alle albicocche , resine preziose, sottobosco e cumino, dolce struggente ma capace di abbinarsi alla grande sulla faraona al tartufo di Paolo Gori

Tenuta Cantagallo Chianti Montalbano Riserva Il Fondatore 2020


Tenuta Cantagallo, Montalbano è proprietà della famiglia Pierazzuoli dal 1970, 200 ettari tra vigne, olivi e boschi sulle colline tra Firenze e Vinci. Le vigne coprono 30 ettari su suoli collinari di tufo e galestro, esposti a sud, con piante tra i 10 e i 35 anni. Il motto stampato in etichetta è una bottiglia per ogni ceppo, e le uve sono certificate biologiche dal 2018. Accanto ai Chianti Montalbano ci sono il Gioveto IGT, il Vinsanto Millarium e un Laudemio prodotto nel frantoio di casa. In azienda anche 5000 olivi e un agriturismo.


Il Fondatore Chianti Montalbano Riserva 2020 è il cru di sangiovese in purezza dal primo vigneto piantato da Enrico Pierazzuoli, da cui il nome, con grappoli selezionati a mano. Acciaio per fermentazione e malolattica, almeno dodici mesi in botte da 10 ettolitri e altri dodici in bottiglia prima di uscire. Circa 2500 bottiglie l’anno, la punta della casa, un vino che fonde l’armonia delicata del Montalbano in una rocciosa creatura con i giusti spigoli tannici e la sostanza senza dimenticare una bella scossa elettrica di acidità. Sorso che si scioglie in dolcezza e rimandi mentolati, bellissimo e profondo, un vino che vi farà cambiare idea sulla zona e che apre una finestra sul futuro delle 2 Sponde d’Arno

Sangiovese 100% in Toscana | Cui prodest?

Nel secolo scorso, soprattutto fino agli anni ’80, l’idea di un vino prodotto in Toscana con il 100% di Sangiovese era qualcosa di eretico e l’unica eccezione (ovviamente Montalcino)  era giusto messa lì per confermare la regola. Troppo poche le zone dove era immaginabile e possibile ogni anno avere una qualità costante e alta da uva così bizzosa e bisognosa di cure e attenzioni grandissime e troppo ampia la sua diffusione in ogni areale possibile. Oggi però è cambiato il clima, la diffusione del vitigno ma soprattutto la conoscenza delle sue caratteristiche. Ecco quindi che da un confronto tra vini completamente ottenuti da sangiovese in quattro province toscane come Arezzo,  Firenze, Siena e Grosseto ha portato a conclusioni interessanti. (altro…)

Torna Vini d’Elite, domani domenica 20 al Castello di Oliveto per diventare tutti un pò più sommelier…

Se non sapete come spendere bene questa domenica, ma in realtà anche se avete altri programmi, fate un pensiero ad andare al Castello di Oliveto a Castiglion Castel Fiorentino, circa mezzora da Firenze per una delle più belle manifestazioni AIS, a cura della Val d’Elsa. Ne vale davvero la pena, non solo per i vini da assaggiare ma anche per le installazioni didattiche con cui mettere alla prova i vostri sensi.

Trovate dettagli e info dettagliate sul sito AIs Toscana, ma vi riporto qualcosa anche qui: (altro…)