La serata di presentazione della guida dei vini più attenta al mondo e alla sostenibilità della produzione torna in trattoria a presentarsi in una serata in collaborazione con Slow Food Firenze. Menu con presidi del territorio e ospite d’onore nei bicchiere la Comunità Slow Food del Pugnitello di Maremma con Sequerciani, Enoforia, Le Stadere e Poggiolella.
Menu Crostino di cinghiale Acqua cotta Cianfagnoni alla bottarga di Orbetello (*) Spezzatino di razza maremmana (*) e polenta biancoperla (*) Necci alla farina dei Tecci di Calizzano e Muriandolo (*)
Rully è una delle zone della Borgogna nascenti per la sua capacità di rivelarsi, soprattutto nei bianchi, di una sapidità e allo stesso tempo di una ricchezza fruttata impressionanti. Questa grande prova di Jean-Baptiste Ponsot parte da note burrose di nocciola tostata e con un grandissimo ventaglio di tiglio, gelsomino, acacia, zagara, e un lato che arriva quasi all’arancio candito e al miele, con tocchi di zafferano e pepe bianco. Ma è soprattutto in bocca a coinvolgere e ad “asfaltare” qualsiasi cosa abbiate nel palato, perché tanta è la ricchezza, il corpo e la concentrazione di questo bellissimo vino affinato sapientemente in legno, sulle fecce fini, da farlo diventare subito protagonista. Abbinamento: grandioso sulle tagliatelle al colombaccio, ma davvero un vino bianco di questa potenza si spiega benissimo su tutto campo , anche le polpettine di mortadella di Prato di Paolo Gori. Grazie a questo territorio di Rully – da sempre famoso per i bianchi – che oggi gode di una straordinaria attualità grazie anche al riscaldamento climatico, abbiamo vini di struttura e personalità uniche.
Con l’azienda San Polo di Marilisa Allegrini a Montalcino siamo sul versante sud-est di Montalcino, quello che guarda l’Amiata, e soprattutto su un terreno di galestro e alberese molto povero, su cui il Sangiovese si esprime alla grande, dato che viene limitato nella sua rigogliosità dal terreno. Al naso ha arancio scuro, bergamotto, note di viola candita, rosa, e soprattutto tanta frutta rossa – ribes rosso, lamponi, fragola, un po’ di confettura. Poi tabacco dolce, pepe e una bella nota di macchia mediterranea con alloro, ginestra, ligustro e lavanda che lo pervadono. C’è anche un lato floreale dolce-amaro tipicamente toscano, con lo spigo e sfumature di arancio rosso. Ma è in bocca dove si sente il lato forte e deciso di questo versante di Montalcino, dove si mescolano benissimo le correnti fredde dell’Amiata – con la sua acidità – e il lato più calorico, ricco e festoso di Montalcino. Ecco che al sorso è pieno, potente, godereccio, ma con una vena rapida, acida e ferrosa che lo percorre tutto e porta veramente dei brividi. Una bella ricchezza iniziale, poi si irrigidisce un attimo, e infine ti lascia con una sensazione di pace, serenità e ariosità. Se avete l’occasione di andare a visitare questo vigneto, vi rendete conto veramente di come il vino riesca a rifletterlo: un terreno sassoso, con la roccia quasi affiorante, su cui ci si arrampica. E quando poi si arriva in cima alla collinetta, c’è l’Amiata davanti a voi che ti schiaccia con la sua forza e la sua presenza. È proprio questa idea di freschezza, ma anche di calore che ti viene dal territorio intorno, che il vino incarna benissimo. L’annata 2020 è stata per Montalcino bellissima: delicata, floreale, elegante, sapida. Non un’annata di grandissima intensità, ma di bella tensione. Questo vino lo stiamo vivendo molto giovane, e il Brunello ha ultimamente anche una finestra di consumo precoce. Però io non sarei di quelli che dicono che poi non durano: questo è un vino che tra 10, 15, 20 anni ce lo ritroveremo ancora in grande forma. Questo sottosuolo verrà fuori, perderà un po’ di frutto, diventerà frutta sotto spirito, ma questo bellissimo mix fra freschezza, balsamicità mediterranea e frutto lo accompagnerà praticamente per sempre.
La Pieve di Campoli è un’azienda speciale del Chianti Classico: si estende su due comuni e due UGA (San Donato e San Casciano) e custodisce oltre 18.000 piante di olivo. In una serata unica avremo la possibilità di confrontare i vini e gli oli della Pieve più famosa del Chianti Classico, comprese le varietà autoctone delle vecchie vigne Canaiolo e Pugnitello, insieme al prosecco rosè fatto a Vittorio Veneto. Non mancherà il vin santo della Cattedrale di Firenze vero punto di riferimento del settore… Il menù sarà cucinato con i prodotti dei campi di alcune Diocesi e monasteri toscani, curato da Paolo Gori.
Menu Insalata di ceci neri e baccalà Fusilli di grano duro e briciole Risotto sul piccione in arrosto morto Guancia di maiale brasata e miele all’olio Necci, ricotta e miele di acacia
I vini in degustazione: Prosecco di Valdobbiadene Maso di Ronche 2023 Dry Chianti Classico 2022 DOCG Pugnitello IGT Toscana 2021
Chianti Classico Gran Selezione “Cortine” 2020
Canaiolo IGT 2023 Vin Santo del Chianti Classico 2017
Info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it , menu e vini tutto compreso 55€
Non solo un Verdicchio da vecchie vigne, ma un cru di Montecarotto che mette in evidenza quanto il Verdicchio sia un grandissimo vitigno, con un palato, un gusto e un sorso impressionanti per potenza tellurica, acidità e capacità di coinvolgere il palato in ogni sua sfumatura. Questo Historico 2020, appena uscito, concentra l’energia di Montecarotto in un vino che al naso offre un ventaglio di note agrumate, un floreale bianco appena accennato, tanta gessosità, sapidità e un bel lato salino affiorante. Ma è soprattutto in bocca che permette di apprezzare la sua grandissima energia, la sua forza primigenia. Con la temperatura che si alza, si affacciano anche note tropicali di mango, papaya e qualche idea di frutto della passione, ma soprattutto rimangono gli agrumi – ancora in fase molto embrionale – con pompelmo rosa, lime e arancia gialla a dettare legge. Finale lungo, persistente: un vino appena uscito che già in bocca dimostra la grandezza tellurica di Montecarotto. Abbinamenti: da noi si è rivelato perfetto sulla porrata, ma anche con le polpette di mortadella di Prato e con lo zabaione salato è stato fenomenale.
https://youtu.be/Xx298His4pQ
Qui la storia della sua nascita raccontata da Michele Bernetti
Michele Bernetti racconta come e perchè nasce Verdicchio Historical dei Castelli di Jesi: Abbiamo preso una selezione di vigne con sessant’anni di età , quindi la parte più alta, l’angolo superiore di questo vigneto che è in un posto meraviglioso nel comune di Montecarotto – che è l’altra anima storica del Verdicchio insieme a Cupramontana – ed è un po’ un cru, diciamo, di Verdicchio dei Castelli di Jesi. Sull’eleganza abbiamo cercato di non spingere troppo, perché il Verdicchio è comunque un vitigno molto generoso. A differenza di Rully, degli Chardonnay di Borgogna – che sono vini comunque che hanno una certa grassezza, hanno questa parte solare molto importante – noi cerchiamo di giocare un po’ più sulla tensione, sulla finezza, sull’eleganza, perché poi a volte i vini di Verdicchio rischiano di essere anche molto carichi, molto ricchi. E l’idea è quella proprio di un vino che abbia capacità di durata nel tempo. Qui l’annata è la 2020, che per noi è l’annata attuale e già questo significa molto …
Torna la sfida tra i due vini iconici d’Italia sulla base di un menu ricercato e speziato in grado di esaltarli a cura di Paolo Gori. Nei bicchieri i vini di San Polo con il fantastico cru Podernovi a Montalcino e l’Amarone di Villa della Torre di Marilisa Allegrini. A contorno nei bicchieri anche Soave e Valpolicella e ovviamente Rosso di Montalcino. Sorpresa dolce nel finale… da Bolgheri!
Menu
Peverada vs crostino nero Farinata con cavolo nero Bigoli all’anatra Bollito al piatto e pearà allo zafferano Torta de puina e marroni
Vini in abbinamento Soave Castelcerino Peaks And Valleys Marilisa Allegrini 2024 Valpolicella Classico Monte Lencisa Peaks And Valleys 2024 Rosso Di Montalcino San Polo 2022 Brunello di Montalcino Podernovi DOCG 2020 Amarone Della Valpolicella Villa Della Torre Marilisa Allegrini 2020 Teos Poggio al Tesoro 2016 Igt Toscana Petit Manseng
Menu completo e tutti i vini 75€ , info e prenotazioni 055317206 oppure via mail info@daburde.it
Il bianco di chardonnay in purezza di casa Collet, casa fortemente radicata ad Ay e al pinot nero, si rivela una bellissima sorpresa di acidità e gessosità da grandi cru della Côte des Blancs ma anche di frutto e stile Montagne. Limoni, arancio, mandarino, lieve tocco tropicale poi anche note di sottobosco, spezie, miele di tiglio, acacia e rosmarino. Bello il comparto di pasticceria e speziatura che lo completano nel bellissimo finale. Ottimo in aperitivo e molto versatile a tavola, da noi su Pasta fagioli con le cozze è andato alla grande. INVECCHIAMENTO (ANNI) 5 anni, 60 mesi sui lieviti VINI DI RISERVA 25% DOSAGE 7 g/L VINIFICAZIONE IN FUSTI DI ROVERE 15% ASSEMBLAGGIO DI 5 MAGGIORITARI CRU : Oger, Avize, Cramant, Chouilly e Villers-Marmery
Può il centro Italia garaeggiare alla pari con la leggendaria Borgogna? Avremo in tavola i bianchi da chardonnay di Borgogna a confronto con il glorioso Verdicchio Castelli di Jesi e il sangiovese e montepulciano a sfidare il pinot nero della Côte Chalonnaise. Una serata imperdibile con Davantage che ci porta in tavola i vini di Torre a Cona (vincitori del miglior vino rosso Gambero Rosso 2024), Umani Ronchi e Jean Baptiste Ponsot .
Menu Polpette e Zabaione Salato Porrata Pappardella al colombaccio Manzo alla Borgognona Flamousse
Vini in abbinamento
Verdicchio dei Castelli di Jesi Historical 2020 Molesme Bourgogne Blanc Ponsot 2023 Chianti Torre a Cona Crociferro 2022 Chianti Torre a Cona Molino 2020 (miglior vino rosso d’Italia 2025 per il Gambero) Bourgogne 1er cru La Fosse Ponsot 2023 Pelago Umani Ronchi Igt Marche 2021
Menu con di ispirazione francese ma non solo a cura di Paolo Gori 75€
Un Brunello di Montalcino da Castelnuovo dell’Abate che rende conto della grande potenza e intensità dell’annata, un 2019 che vuol dire potenza, intensità, ricchezza ma anche tanto tempo per essere veramente pronto. Imbottigliato, questo 2019 ha un naso stratificato molto scuro con note dark, con note di sottobosco, more di rovo e sottobosco fungino, humus, liquirizia, tabacco scuro e miele di corbezzolo. Ha un lato selvatico e ombroso che in bocca si traduce in piccantezza, altezza e profondità insieme a una bellissima nota di bergamotto e arancia sanguinella. Grande profondità e soprattutto già si deve intuire: ha ancora tantissimi anni di evoluzione in bottiglia
Al termine della serata dedicata a Giulio Gambelli abbiamo aperto questo 1996, un Chianti Classico che mostra quanto Giulio Gambelli fosse eccezionale nell’assemblare i vini dell’annata e che non fosse particolarmente interessato a puntare su riserve, selezioni o super tuscan si voglia. La sua bravura, e qui si sente benissimo, era quella di permettere ogni anno di avere un’espressione artigianale perfetta, efficace, e a distanza di trent’anni questo vino sta qui a dimostrarlo. Il vino nasce da una vigna di cui, racconta Mathieu Ferrè che l’ha avuto come enologo, si era innamorato guardandola da lontano. Oggi ha note di sottobosco, di ciliegie sotto spirito, amarene, cipria, cuoio e una sensazione di juta di cantina, di una certa polverosità, cenere spenta e ancora una bella sensazione però di frutta in abbondanza in tutto. A sorprendere soprattutto il sorso dove il vino si mostra misurato con un tannino elegante, fine, distinto, ma con ancora una dolce dolcezza finale, un pezzo di frutto che impressionano. Un vino dotato di una sapidità pazzesca e della capacità di abbinarsi praticamente a qualsiasi cosa, ma anche di farsi apprezzare per la sua semplice eleganza e carattere inconfondibile
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