Un Orvieto che mostra esattamente come può essere incantevole e intrigante questo vino nelle giuste mani e con il giusto tempo in bottiglia. Piacevolissimo e stuzzicante al naso di pesca gialla, ananas e agrumi, lieve canfora e tiglio ma soprattutto un incalzante sorso fresco e sapido con vena salina che non lo abbandona mai neanche quando prende qualche grado di temperatura.
Paolo e Noemia d’Amico è una azienda fondata nel 1985 nella valle del Vaiano, a Castiglione in Teverina, sul versante laziale della denominazione, su colline vulcaniche dei Calanchi a 450 metri, condotta con metodo biologico non certificato. Il Noe è un blend di Grechetto 40%, Trebbiano 30% e Pinot Grigio 30% BeMa Wine, raccolto a mano. Macerazione, decantazione e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata, affinamento sempre in acciaio.
vini vulcanici
Cantina Custodi – Pertusa Vendemmia Tardiva 2022, Orvieto Classico Superiore
La vendemmia tardiva e i vini dolci e muffati sono una specialità storica dell’Orvieto doc che sta vivendo un momento di parziale rilancio negli ultimi periodi. Merito di un territorio che regala un sottofondo salino muschiato e intrigantemente saporito a vini altrimenti molto dolci e ricchi. Il naso è intensamente tropicale tra mango, papaja e frutto delle passione poi anche albicocche e pesche sciroppate, tante spezie dolci tra curry, curcuma e pepe bianco. Ottimo sulla Rocciata tradizionale ma favoloso anche in abbinamenti salati come il piccione alla leccarda o la pasta all’amatriciana dove duetta splendidamente con il rancetto umbro o la guancia laziale. La Cantina Custodi si trova in località Canale sulle colline di Orvieto, su circa 70 ettari tra oliveto, seminativo e vigneto, metà dei quali a DOC Orvieto Classico. La Pertusa è un dolce da Malvasia bianca lunga e Grechetto, da vigne con esposizioni particolari e uve soggette ad attacchi di muffa nobile, raccolte dopo il 25 ottobre fino a novembre. Pressatura soffice, fermentazione in acciaio a max 18°C arrestata col freddo al tenore zuccherino voluto, imbottigliamento l’anno successivo.
Altarocca – Albaco 2023, Orvieto Classico Superiore DOC
Altarocca è uno dei più grandi e bei resort della zona nasconde al suo interno una cantina che si sta ritaglianodo un bello spazio nell’Orvieto DOC. Siamo a Rocca Ripesena, di fronte a Orvieto città, fondata nei primi anni 2000 dalla famiglia Ceprini, 11 ettari a viticoltura biologica certificata. Albaco nasce da Grechetto, Chardonnay e Procanico (Trebbiano Toscano) su terreni vulcanici, sedimentari e argillosi a 300 metri. Pigiatura soffice con contatto sulle bucce per 12-18 ore, fermentazione in acciaio a max 16°C; affinamento di 2 mesi in barrique di rovere francese nuove per il solo Chardonnay prima dell’assemblaggio, poi 6-8 mesi in bottiglia. Note piccanti e sulfuree un poco da riduzione e un poco da terroir al naso insieme a bella frutta fresca a polpa bianca e gialla, fiori d’acacia e un tocco di legno dolce che affiora per poi sfociare in un sorso apparentemente semplice ma dotato di energia e brio perfetti anche su una palomba alla leccarda di Paolo Gori.
Argillae – Panata 2022, Orvieto Classico Superiore DOC
Giulia di Cosimo è la nipote del dott Bonollo che ebbe l’intuizione di acquistare questi terreni confinanti con il celebre Castello della Sala nell’Orvieto DOC e portare alla massima espressione il potenziale del vino su questi terreni argillosi ma non solo vista la presenza di conchiglie fossili enormi che lei ama portare sempre dietro come talismano. Il suo vino, raccontato da Filippo Lazzerini proviene dell’alto Orvietano e nasce appunto su suoli calcareo-argillosi e calanchi. Panata è la selezione di vertice di Argillae, da Grechetto 50%, Procanico 20% e Chardonnay 30%, vendemmia manuale e rese ridotte. Vinificazione separata delle tre uve con breve macerazione a freddo in pressa chiusa, fermentazione in acciaio a temperatura controllata, eccetto una piccola parte di mosto di Grechetto che fermenta e affina in barrique di rovere francese; segue un anno in bottiglia, con uscita due anni dopo la vendemmia. Pompelmo, frutti esotici, pasta di mandorla, sapido e persistente ma soprattutto una dimostrazione che ci vogliano tempo e tanto lavoro sulle fecce per avere un vino intensamente gastronomico come questo capace di stare alla grande su una amatriciana con il rancetto umbro ma anche con cacciagione di piuma e penna.
Decugnano dei Barbi – Mare Antico 2023, Orvieto Classico Superiore
Forse il vino più completamente espressivo tra i bianchi di Orvieto, il Mare Antico tiene fede al suo nome di mare con rimandi continui di ostrica, sale maldon e perticone sempre accompagnati da un frutto carnoso e tropicaleggiante, dalla maracuja alla papaya passando per agrumi canditi e pompelmo fresco. Sorso salino ovviamente in cui le note salmastre e iodate si alternano a frutta matura e accenni di miele e zafferano. Ce lo raccontano Enzo Barbi e Filippo Lazzerini.
Decugnano dei Barbi è una cantina fondata nel 1973 da Claudio Barbi tra Orvieto e Todi, oggi guidata dal figlio Enzo, su terreni di origine pliocenica ricchi di sabbie, argille e fossili marini. È il vino simbolo dell’azienda (fino al 2019 si chiamava “Il Bianco”), da Grechetto 55%, Vermentino 20%, Chardonnay 20% e Procanico 5% Superiore dei vigneti più vecchi. Fermentazione separata per varietà in acciaio per circa 15 giorni, con il solo 5% fermentato in barrique.
Villa Dora – Lacryma Christi del Vesuvio DOC 2024
Abbiamo toccato appunto i Greci, e qui siamo nella Magna Grecia: la vera Grecia, la Grande Grecia comprendeva il sud Italia. E i Romani — vero, il vino lo facevano anche gli Etruschi, ma i Greci erano quelli a cui si ispiravano. E fra i vini più famosi ai tempi dei Romani c’era il Falerno, e c’era anche tutta l’area del Vesuvio, dove il vino veniva prodotto. Come mai? Prima abbiamo appena citato Pompei, quindi ci sta bene: su Pompei, il Lacryma Christi. E qui siamo appunto sul Vesuvio.
Questa azienda, Villa Dora, è la prima azienda a fare biologico in una zona dove effettivamente il biologico non è difficile da fare, però diciamo che a livello culturale sono arrivati più tardi. Vigne di quarant’anni: Aglianico e Piedirosso sul rosso, su bianco invece Caprettone e Coda di Volpe sono i due vitigni che vengono utilizzati. Il Caprettone non è che sfancia le bollicine — insomma, adesso è una zona diciamo esplosiva dal punto di vista delle proposte, di quello che viene fuori
Questo invece è un prototipo molto molto interessante di vino. Lo avevamo servito con la trippa; ora col cinghiale fa un po’ fatica, ci vogliono vini più strutturati — adesso vi chiederemo o vi portiamo un altro bicchiere, perché vi versiamo anche la Barbera che ha la struttura per stare dietro al cinghiale. E invece questo è un vino rosso molto moderno in realtà, un vino vulcanico, quindi su suolo vulcanico. Che vuol dire? Ha una componente salina — non è necessariamente che i vini sul vulcano sono salati, però di sicuro hanno un diverso mix a livello di contenuto. Pensate all’acqua, no? Tutte le acque più buone vengono fuori da qualche vulcano — la Ferrarelle, eccetera — insomma, le fonti hanno proprio una diversa composizione chimica. E chiaramente il vino, che è composto per l’83-86% da acqua, è ovvio che se l’acqua è particolarmente buona e ricca, ha un sapore particolare.
Lo troviamo anche in questo vino: queste note pepate, questa piccantezza, questa piacevolezza, questa capacità di stuzzicarci il naso. Ma soprattutto è un vino di piacevolezza estrema: in bocca si beve veramente quasi come un bianco. Veramente, questa componente fruttata — questa ciliegia, ribes, queste amarene — questo floreale quasi di viola, e questa nota appunto pepata e piccante, un pochino affumicata. Quello ce lo sentiamo noi perché ci viene in mente il vulcano, ma insomma la suggestione ha la sua importanza.
E quindi adesso, se non avete un bicchiere libero ve ne portiamo un altro, così diamo anche il… sono vuoti? Allora a posto, va bene. Quindi sei già oltre la saggezza — qual era? — sei già quasi alla follia. Va bene, vabbè, ma ci piace!
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