Degustacene da Burde

Serate da Burde in compagnia di buoni vini e buon cibo…o così speriamo!

Brunello Montalcino Nastagio 2013 Col d’Orcia

Il cru Nastagio di Col d’Orcia è appena nato e ha già fatto parlare di sé imponendosi come un Brunello di nuova concezione ma di classica austerità . Uve molto ricche e intense richiedono un anno di barrique non nuove cui seguono due anni di botte grande per forgiarne il carattare e far emergere un territorio particolare ricco di intensità e grazia.

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Tenuta di Carleone Carleone 2 Igt Toscana 2015

L’idea di Sean O’Callagan Il Guercio su questo vino “second vin” della Tenuta di Carleone è quello di unire il sangiovese di Radda e Vagliagli con del merlot come si usava fare qualche anno fa un po’ in tutto il Chianti Classico. Oggi è un’altra versione del vino nel Chianti Classico oggi con un tocco di energia e ricchezza aromatica scura portata dal merlot e anche molto piacevole.

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Chianti Classico Poggio Teo Tenuta di Valiano 2015

Un terroir in grande spolvero che di recente ha scoperto la sua vocazione ovvero la Berardenga e un’annata grandiosa come la 2015 che quando non ha dato eccesso di frutto ha dato in Toscana vini di qualità notevole. Qui abbiamo un frutto solare carnoso ed energico molto scuro tra ribes nero, fragole in confettura, prugna e poi alloro, mirto, tabacco e pepe.

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Il quinto quarto di Paolo Gori con l’Austria dolce dei TBA di Kracher

Lo sapete che ci piacciono le missioni impossibili e dobbiamo ringraziare stavolta un grande appassionato e collezionista nostro cliente per averci consentito di aprire la spettacolare e rarissima cassa da 10 TBA (vini muffati) austriaci di Kracher del 1999 per allestire una cena ricca e complessa che ha messo a dura prova la cucina di Paolo Gori e le papille gustative dei fortunati avventori che hanno partecipato alla serata.  Abbinare vini dolci e ricette salate richiede impegno , qualche accorgimento e una bella dose di follia!

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Venerdi 15 novembre Etna vs Vulture e Toscana, autoctoni a confronto con Zuppa di castagne, pasta alla norma e maiale brado!

Ecco tre territori molto diversi ma che rappresentano tre dei territori più affascinanti del vino italiano riuniti a tavola il prossimo venerdi 15 novembre in trattoria. Un territorio che crediamo di conoscere (la Toscana) e due (Etna e Vulture) che hanno appena iniziato a farsi notare e che promettono meraviglie per il loro sottosuolo vulcanico, terreno promesso del vino del futuro. A “sfidarsi” nella nostra cena saranno quattro vitigni autoctoni italiani tra i più prestigiosi, due bianchi e due rossi: tra i bianchi il Vermentino che ha trovato in Maremma un habitat ideale per fare emergere al meglio le sue peculiarità farà da apripista ad un duello tannico tra Nerello Mascalese, il vitigno “principe” dell’Etna, il Sangiovese il re indiscusso dei vitigni toscani e l’Aglianico che sul Vulture sta dimostrando una sinergia speciale con il terroir del vulcano.

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Bulichella Tuscanio Igt Bianco Vermentino di Toscana 2018

Il Vermentino ormai in Toscana ha trovato la sua dimensione magica ed è diventato piuttosto semplice per fortuna imbattersi in vini molto piacevoli e accattivanti. Più raramente si trovano vini come questo di Bulichella dove il senso di territorio è così palpabile e intenso con le sensazioni marine iodate e gessose che si sposano al delicato tropicale, all’arancio, al mandarino e alla pesca.

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Tenuta di Carleone Chianti Classico 2017 DOCG Tenuta di Carleone (anteprima)

Annata tosta e difficile in Chianti Classico e in Italia in genere ma l’altitudine e i terreni di Radda contengono l’esuberanza e moderano il calore e i problemi dalla siccità portando un vino energico solare e carnoso ma senza cotture. Questo Chianti Classico 2017 in anteprima (imbottigliato da sole due settimane) rivela il talento di Sean O’Callaghan a Carleone per il frutto nitido e piccante senza cedimenti ed eccessi.

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Pietra Magica 2017 Mirafiore Langhe Rosso DOC

Il magismo entra nel campo del vino e sembra quasi un’aggiunta alla querelle attorno ai vini alchemici e altre propaggini del filone dei vini naturali e biodinamici mentre invece qui si parla di cultura contadina e dei loro “menhir” di pietra langaroli messi a proteggere filari di viti e colture da tempo immemore. In casa Mirafiore serve a vestire un vino nuovo, Pietra Magica (con 6 etichette diverse a rappresentare altrettante pietre magiche)  nato da una tecnica storica di ripasso leggero di uve nebbiolo su un cappello di barbera per una notte e l’effetto è notevole.

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