Nel piatto avete, dal punto di vista fisico, la grassezza del fagiolo che ha bisogno di una bollicina per pulire il palato — e avete sentito come questo Moscato faccia esattamente questo. Dal punto di vista evocativo, invece, l’acciuga rimanda al Piemonte, forse la regione che storicamente consuma più acciughe: basta pensare alla bagna cauda, alle storie dei barili in cui si trafugava il sale nascondendolo sotto le acciughe, ai vari bagnetti tipici della tradizione. Un rimando al territorio, dunque, che si sposa naturalmente con la bollicina piemontese.
Sul moscato in generale: nel libro c’è un capitolo intero. È un vino completamente universale — dalle ostriche alla pasta asciutta, sulla frutta, sui dolci (questo lo sappiamo già), ma anche in abbinamenti salati è davvero versatilissimo. Bassa gradazione — sei gradi e mezzo — dolcezza alta, e soprattutto se servito freddo, anche con il ghiaccio. Su questo sono laico anch’io: non mi lamento mai con chi lo mette. L’importante è che si beva vino. Anche abbassando la temperatura, l’aroma è talmente intenso che salta fuori dal bicchiere comunque. Il vitigno aromatico per eccellenza, in questa versione Metodo Martinotti — o Metodo Italiano, in autoclave — preserva tutta la sua fragranza.
Perché l’abbinamento funziona
L’abbinamento è secondo me molto divertente, sia sull’acciuga che sul gelato. La mia paura iniziale era che il salato dell’acciuga e la sapidità del vino — o la bollicina — stridessero. È quello che in effetti potrebbe succedere con una bollicina secca: un Metodo Classico, uno Champagne, una Franciacorta. Qui invece non succede, perché il dolce bilancia la sapidità dell’acciuga. E la bassa temperatura del gelato evita che il vino si scaldi, mantenendo il tutto in equilibrio.
In bocca si ottiene un contrasto molto piacevole: mare, terra, neve e sensazioni un po’ più esotiche. A livello aromatico, questo vino ha il musk — quella nota muschiata che ricorda la ghiandola di certi animali — insieme alla dolcezza, al floreale, alla canfora, al glicine, al tiglio, al biancospino: gli aromi classici del Moscato, molto riconoscibili. E in più qualche nota tropicale, perché ultimamente il Moscato tende a essere vendemmiato bello maturo, soprattutto nelle annate calde.
La chiusura è veloce e rapida, ma il residuo zuccherino la allunga. Ed è questo — ed è un’altra cosa che trovate nel libro — il motivo per cui l’abbinamento funziona meglio con i vini dolci: durano di più in bocca. Con i vini secchi, il cibo sopravvive sempre al vino; con i vini dolci, invece, lo zucchero trattiene quasi la molecola aromatica, prolunga la sensazione e fa sì che l’abbinamento si estenda nel tempo, tra il piatto e il bicchiere.
moscato
Moscato d’Asti Ca’ d’Gal Sant’Ilario 2016
Tra i vini più gustosi immediati e intriganti si possano trovare oggi, il Moscato d’Asti meriterebbe una rivalutazione enorme della sua qualità per merito anche e soprattutto di aziende come quella di Alessandro Boido che con i suoi cru e vinificazioni attentissime ottiene vini come questo.
I vini dolci per il prossimo Natale
Si avvicinano le feste e non ci sono scuse per non bere alcuni tra i vini più particolari e intriganti della nostra penisola ma che per vari motivi vengono sempre rimandati al dopo pranzo o dopo cena e degustati senza la dovuta attenzione. Invece il variegato mondo dei vini dolci, muffati, passiti e liquorosi offre ogni anno novità e grandi classici che si impongono all’attenzione e per questo Inverno, che ci chiede qualche caloria in più, lasciamoci tentare!
Edda Salento IGT Cantine San Marzano e cucina ebraica del mondo
Un vino più unico che raro, un moscato chardonnay espressione di un vigneto particolare nel ventoso e assolato Salento capace di restituire freschezza e fragranza, impegnato su piatti della tradizione ebraica nel mondo preparati da Jean Michel Carasso. Lo abbiamo provato sulle huevos haminados di Salonicco (uova sode cotte per 8 ore con caffè), il Gehackteleiber, pâté di fegatini e cipolle degli ebrei polacchi e russi, il Babà ganush, mousse di melanzane affumicate mediorientale, l’hummus, purè di ceci e tahina mediorientale, i Borekitas, mezzelune turche farcite con patate e feta e infine il Muhammara, crema di peperoni siriana con noci e melassa di melagrana. (altro…)
Mercoledi 8 Febbraio, la Trentina incontra la Fiorentina
Asti Vintage 2015 Fontanafredda
Una selezione delle migliori uve di moscato per Asti con ben 6 mesi di rifermentazione lunga in autoclave portano nel bicchiere una meraviglia di profumi che ci riporta indietro di anni al nostro primo sorso di vino, quasi per tutti in Italia un bicchiere proprio di Asti! Vaniglia, zucchero filato, gelsomino tiglio e pera, tocchi di sale insospettabili e sapidità che in bocca aiuta la freschezza a contrastare il dolce sempre molto presente.
Freisa e Moscato come non li avete mai sentiti! 499 dalla Langa a Genova il 5 Giugno per God save The Wine!
Conosco MArio Andrion quasi per caso ma il suo entusiasmo mi contagia subito…non è facile in Piemonte scoprire e seguire con convinzione nuove strade ma la sua 499 è un progetto che vale la pena di scoprire e assaporare come vi renderete conto venerdi 5 giugno prossimo a Genova con God Save The Wine! (altro…)
Conosciamo i Colli Euganei, vulcani solitari il 20 maggio al God Save The Wine Vini vulcanici Gallery art Hotel a Firenze
È la fascia vitivinicola più meridionale del Veneto, è costituita da un gruppo di colline di origine vulcanica ed è composta da 22 comuni per una superficie vitata di circa 2.000 ettari. L’unica DOCG di questa zona è Colli Euganei Fior d’Arancio, riconosciuta nel 2011 e presente nelle tipologie Tranquillo, Spumante e Passito. Il nome deriva dal tipico profumo di Zagara che caratterizza il vino in tutte le sue declinazioni. Il disciplinare prevede che questa DOCG sia formata da Moscato Fior d’Arancio (o Moscato Giallo) per un minimo del 95% e che possano concorrere, per il restante 5% uve aromatiche coltivate nella provincia di Padova. (altro…)
Damilano e il Barolo rock il 29 Gennaio all’Hard Rock Cafe Firenze per God Save the Wine!
Nel cuore del Barolo sorge la cantina della famiglia Damilano, praticamente impossibile da non scorgere se si ha la fortuna di passare qualche ora nelle Langhe. Proprio qui cominciò Giuseppe Borgogno, bisnonno degli attuali proprietari, a coltivare e vinificare le uve di proprietà. Giacomo Damilano, genero del fondatore, sviluppò con passione insieme ai figli il lavoro e l’amore per le sue vigne, selezionandole e curandole con abilità e attenzione e migliorando la qualità della vinificazione fino a renderla un “gioiello” da trasmettere con orgoglio ai suoi nipoti che – dal 1997 – sono alla guida dell’Azienda, gestendo le terre dei loro avi. La quarta generazione composta da Paolo, Mario e Guido Damilano ha saputo dare nuovo vigore e impulso all’azienda di famiglia, potenziando e sviluppando i frutti che un territorio così straordinario offre, con uno slancio sempre proiettato anche verso l’innovazione che non si è fermata al vino ma ha coinvolto anche altre eccellenze langarole e piemontesi in generale. (altro…)