Con Mercurey: siamo in Borgogna, non è la parte diciamo d’oro — soprattutto come prezzi — ma appena fuori, nella Côte Chalonnaise, quindi una parte un po’ più a sud. Il Mercurey è un’appellazione che fra l’altro prende il nome da un tempio del dio Mercurio che c’era nel paesino, quindi anche qui ci ricolleghiamo ai romani — siamo sempre noi insomma che ci abbiamo portato le vigne. E Pinot Nero ovviamente, vinificazione naturale, un pochino di raspo…
Questa zona è una zona molto più argillosa della Borgogna. Sapete che la magia della Borgogna dipende dal calcare, dipende dai fossili, dipende da queste particelle di terreno particolari, che si trovano nel Mercurey. Soprattutto fino a pochi anni fa erano tutti vini molto inchiostrati, pesanti, decisi: se vogliamo avere un riferimento, una Côte de Nuits — Chambolle, Nuits-Saint-Georges — più che Volnay o Beaune-Manets [ndr: probabilmente Pommard], quindi vini comunque intensi, sanguigni, rocciosi, anche un po’ ferrosi. E oggi si fanno con un pochino più di grazia, di eleganza, però questo carattere è rimasto — non dico grossolano, però sicuramente deciso. Ma del resto avevamo un cinghiale, non è che avevamo un calamaro o un’aragosta in bella vista
Quindi i profumi però sono molto belli, su quei toni di quasi macchia mediterranea: amarena, ribes, mirtillo, prugna — ha un comparto fruttato molto bello, anche una nota grumosa, qualche nota ferrosa. Il vino al palato è cambiato tanto anche nel bicchiere, no? Belle note balsamiche. All’inizio era un pochino chiuso, poi piano piano si è aperto. E al palato ci regala — ecco, se al naso ci appare comunque intenso, ricco — in bocca ha quella finezza, quella potenza senza peso che spesso citiamo, a volte a sproposito, in tanti vini. Ma la Borgogna per quello ci affascina, è proprio quello, no? Vini comunque di una grande intensità — qualcosa che succede anche da noi con il Nebbiolo, no? Grandissima intensità al naso e poi in bocca rimangono impalpabili. Il Pinot Nero rispetto al Nebbiolo ha il tannino normalmente più dolce e delicato.
E anche qui in questa zona ovviamente siamo nel 2023, quindi un vino piuttosto recente, però ecco, anche qui siamo su una vecchia vigna — non vecchia, antica come quella della Barbera che bevete dopo, ma comunque ha un cinquant’anni di età. Quindi insomma, vigne di una certa esperienza, che garantiscono anche in un’annata particolare. La 2023 è stata un’annata abbastanza bassa come produzione, qualche grandinata, gelata, un’annata abbastanza falcidiata in Borgogna — un’ennesima scusa per aumentare i prezzi. Però comunque diciamo che finché i vini sono così, effettivamente hanno una piacevolezza in bocca. Secondo me al naso ancora ancora si può discutere, in bocca però ecco, quel mix particolare, quel Pinot Nero anche sull’argilla, anche in un territorio che non è quello più vocato e più incredibile, ci regala sensazioni sempre bellissime.
pinot noir
Venerdì 28 Marzo Tenuta l’Apparita, D’assolo in verticale
Inizia la primavera e torniamo ad approfondire il discorso sulla Tenuta L’Apparita, con il d’Assolo in verticale. La piccola grande chicca di Paolo Tronci da 43 filari 100% sangiovese a San Casciano nella sua prima verticale di tre annate 2018-2019-2020 accompagnato dal nuovo vino d’ingresso L’Or Già della tenuta e un Cremant de Bourgogne Carte noire d’eccezione.
Champagne Gardet Extra Brut Millesime 2013
La scelta per l’abbinamento champagne con la bistecca alla fiorentina cade su questo millesimo molto particolare per i risvolti climatici. Un vino ricco di sostanza questo 2013 della Maison Gardet e anche tanta struttura con tanto tempo sui lieviti e la capacità di esalatare l’umami della carne della fiorentina. Sette anni sui lieviti, degorgiato a febbraio 2022, questo champagne è una bella fusione della corpulenza fruttata del pinot nero con lo chardonnay a cesellare i dettagli.
Champagne Brimoncourt Extra Brut Grand Cru
Questo Extra Brut è forse il vino che incarna meglio lo stile Brimoncourt. Proviene da soli village Grand Cru ripartiti in proporzione 80% pinot nero 20% chardonnay. In particolare il pinot nero viene da Ay, Ambonnay, e Bouzy , territori corposi e ricchi per il pinot nero e Mesnil, Oger e Cramant a dare il meglio della Cote de Blancs e sono talmente forti che riescono a far emergere il loro carattere gessoso, agrumeto e iodato sul potente frutto delle uve nere.
Champagne Maison Gardet Blanc de Blancs Prestige
La Maison Gardet è una maison storica radicata a Chigny Le Roses con un archivio di vecchie botti in quercia state per affinare i vin de riserve. Con circa 10 ettari di proprietà che le permettono di avere importante bacino di uve della Montagne e contratti ben condotti anche nella Cote de Blancs. Ma questo Blanc de Blancs è interessante per altri motivi, primo perchè nasce da una solare di minimo 4 vendemmie unite insieme e perchè ha carattere di montagne ben sviluppato del suo chardonnay.
Champagne Brimoncourt Brut Rosè
Eleganza soave e raffinata per questo rosa dal colore ammaliante, luminoso e acceso, uno dei prodotti simbolo di questa Maison da poco rilanciata e riportata ad un antico splendore. Siamo ad Ay e tanti vigneti di proprietà e in gestione provengono dalla Montagne dando un carattere deciso ai vini di Brimoncourt. Questo rosato nasce dall’aggiunta di un ottimo vino rosso (17%) dalla Montagne in particolare Bouzy , forse il luogo dove nascono i migliori pinot nero rossi della regione.
Champagne Geoffroy Empreinte 1er Cru 2015 100% pinot noir
La seconda annata completamente pinot nero per questo champagne ne suggella lo status di uno dei migliori blanc de noirs della regione almeno per chi ama lo stile fresco ed elegante sopra ogni aspetto. Colore chiaro dorato rosa appena accennato, note di mandarino, ribes rosso, fragola appena matura poi bergamotto, noccioline, zafferano pepe resina e cumino lo staccano da altri bdn più rossi e vinosi come toni. Anche il sorso ha grande freschezza ed è incalzante per acidità e nettezza fino a donare piacevolezza e ritmo molto duro su energie del millesimo di grande tensione.
Champagne Jamart Rosè Brut
Vino sorprendete e dalla beva pronta e scattante, ruffiana e fruttata ma non banale se abbinata a carni anche speziate. Questo rosa di Jamart è un assemblaggio di 68% Meunie, 17% Chardonnay e 15% Pinot Noir vinificato in rosso, dosato a 9 g/l dopo 24 mesi sui lieviti per preservarne intensità fruttata e vinosa. Naso leggero ma piccante, lamponi ribes rosso, melograno e arancio rosso poi fragola, tabacco, pepe nero e rimandi mentolati al palato dove duetta bene con piatti anche importanti e sa fare il suo dovere anche su dessert alla frutta se lasciato scaldare appena. In trattoria fenomenale su Crespelle pecorino e bottarga di tonno rosso di Paolo Gori con umami sinergico con la bottarga davvero fenomenale.
Champagne Claude Cazals Cuvèe Vive Grand Cru (sb. 2021)
Un vero vino grand cru e un vero champagne capace di non deludere mai chi cerca le emozioni di un grande blanc de blancs questa Cuvèe Vive di Claude Cazals. Sboccatura recente (giugno 2021, base vino 2013 più tanto vin de reserve) che offre un incantevole naso di arancio giallo e mandarino, un’idea di ananas e mango poi tanto gesso e mineralità. Ingresso nel palato con struttura e piacevolezza con rotondità regalata dall’affinamento sui lieviti molto pronunciato.
Champagne Lebeau Batiste Brut Tradition
Piglio sbarazzino ma anche una certa idea di ricchezza per uno champagne che nasce da tutti i giorni e le occasioni ma manifesta anche altre aspirazioni questo Brut Tradition. La Maison Lebeau-Batiste è una piccola Maison delle Cotes d’Epernay con sede a Chavot-Courcourt, gestita dalla stessa famiglia dal XIII secolo.