sangiovese

Poggio al Vento Brunello di Montalcino Riserva 2001 Col d’Orcia

Effettivamente il 2001 a Montalcino è un’altra annata spartiacque. È stata un’annata in cui Montalcino è salito per la prima volta sul podio della famosa Top 100 di Wine Spectator ed è stata, diciamo, la consacrazione definitiva. Secondo me non è un caso che sia arrivato nell’annata della gelata. Questo voleva dire: “Guarda, Montalcino va bene, però dovete farne meno, perché tutta questa quantità non va bene se volete puntare al massimo”. E effettivamente, quando non ci pensa l’uomo ci pensa la natura, sembra.

È chiaro che si preferisce sempre avere la cantina piena, ma a volte il carico… soprattutto all’epoca, soprattutto oggi forse con questo caldo, si tende a tenere un pochino di più. Allora sì, ma in realtà all’epoca – che era un’epoca di abbondanza enorme – si cercava di far venire vini concentrati, ricchi, carichi. La barrique tutti la usavano all’epoca, e quindi effettivamente un’annata in cui l’uva era un po’ più scarica, un po’ meno carica, aveva tutt’altro equilibrio. Quindi una bellissima annata per un vigneto storico e dalla genesi particolare come ci racconta Santiago Marone Cinzano:

Sul colore: queste bottiglie purtroppo sono trovate a giro, non tutte sono così. Queste vengono direttamente da Santiago, quindi… Io ricordo sempre: il più grande vino che ho assaggiato probabilmente è stato un ‘61 a Bordeaux, a Saint-Émilion, ma era il Clos Jacobin, che è un’azienda che nessuno conosce. Ma quel ‘61 che è stato 80 anni – insomma quant’è – in cantina, lì sotto, è più buono di qualsiasi Cheval Blanc e Pétrus bevuto da Pinchiorri, da qualsiasi posto. Con tutto il rispetto della cantina di Giorgio, eccetera. È ovvio: se il vino non si è mosso mai e lo bevi lì, non c’è paragone. Questo si è mosso poco, si è fatto un’oretta e mezzo ed è arrivato in condizioni fantastiche.

Allora, scusate, ecco, vi dicevo: il versante sud. Ora qui chiaramente è un vino che ha qualche anno, però la nota bella che mi piace – e cosa mi fa impazzire di Col d’Orcia – è che comunque, nonostante abbia queste note carnose, ricche, calde e mediterranee, tantissimo balsamico… qui c’è la lavanda, c’è il rosmarino, c’è il ginepro, c’è il pino mugo, ci sono queste note di alloro, di mirto che effettivamente richiamano un po’ il lato mediterraneo. Però soprattutto in bocca, secondo me, non sono vini che hanno un’acidità scattante, salinità, questa nota agrumata, questa nota salina, questo finale veramente in punta di piedi. Ma soprattutto: ci si aspetta da un 2001 un vino non sfibrato ma comunque esile. Invece questo è un vino che potevate mettere accanto al 2016, ma quasi quasi al 2019 iniziale.

Quindi questo incantesimo di questo poggio… l’abbiamo visto con le ultime analisi che sono state fatte a Montalcino, guardando che è molto importante il vento, molto importante il clima, sono molto importantissime le escursioni termiche. Che si dicono, no? A volte studi, leggi… sì, e poi “escursione termica”. Invece, per esempio, un’annata come la ’21, che è stata in certi frangenti torrida, però poi a settembre ha avuto delle escursioni fra le più grandi di sempre, ed ecco la grandissima annata che è venuta fuori.

La 2001 non tutta ha avuto grandissime escursioni, ma appunto i poggi e i luoghi ventilati – ovvio – sono esposti ancora di più a questo cambio di clima. Ecco, quindi ecco perché questo vino ha questa tensione, questa spalla, questa energia.

Un vino che allo stesso tempo è indubbitabilmente toscano, senese e anche versante sud. Che è un versante che, se parli appunto con i nerd – cose, no? – “Vabbè, io bevo solo versante nord”, adesso si dice così, con tutta la felicità che si può avere per Francesco. Ma è un modo di assaggiare, prima di tutto. La maggior parte del Montalcino unisce giustamente viti, uve da più versanti, quindi già quella è una cazzata, secondo me. Poi non è una questione di qualità in senso assoluto, è questione di stile. A me questo stile fa impazzire. È uno stile che ripercorre la storia a Montalcino: questa è la zona dove l’uva maturava sempre, le altre zone no.

Questa è la zona… insomma, comunque loro hanno come vicino Argiano, hanno comunque versanti dove si affaccia Soldera, dove si affaccia… insomma, non è che versante sud però a parole sembra che sia… invece secondo me è veramente… Soprattutto i vini di Col d’Orcia hanno questa ricchezza incredibile, se non possano stare in piedi. Invece poi tirano fuori questa piccantezza particolare. E direi che soprattutto nei vini di ora, che vi invito ad assaggiare – le ultime annate – l’aiuto del biologico e del biodinamico non è indifferente.

Io sono uno scienziato, quindi alla biodinamica non ci credo. Però quando assaggio vini che vengono fatti in biodinamica in certe zone, riescono ad avere questo surplus di acidità pazzesco che, a parità di maturità, hanno questa spinta vitale che in un vino come questo risolve tutto: carico, energia, ma spinta e piacevolezza di beva.

Il Marroneto Brunello di Montalcino DOCG 2016

Il Marroneto ormai non ha bisogno di presentazioni anche dopo il nuovo recentissimo 100 punti ricevuto da Monica Larner per Wine Advocate. Ma insomma, quando ne parlavamo io e Bonucci… Il Mori era lì ancora che si arrabbiava perché nessuno lo considerava i primi anni… Però diciamo che è la dimostrazione che, sì, in primis tutto: devi avere le vigne nel posto giusto. Ma la perspicacia, l’iper-perfezionismo e la combinazione anche di quello che è un po’ il gusto oggi, no? Che è cambiato.

E Alessandro è arrivato nel momento in cui già era chiaro quello che sarebbe stato lo stile dei vini di Montalcino nel futuro. Lui se la gioca sempre un po’ pericolosa: lui gioca sempre con un po’ di volatile, con queste note un pochino selvatiche. Ora lo dico, mi sente, mi ammazza… ma insomma, mi denuncia l’avvocato, quindi sicuramente mi arriva il mandato di comparizione!

Il Marroneto ha alcuni lievissimi difetti che sono proprio le cose che te lo fanno amare. Cioè quando ci metti il naso dentro, senti questa nota… questa viscera, questa nota ferrosa, ematica, rugginosa, questa nota appena un po’ d’acciuga, un tocco di liquirizia. Ti senti ovviamente la nota pepata, ovviamente anche qui una bella nota di incenso. Anche qui la componente fresca si sente, ma si sente anche una grande massa che proprio ha bisogno di questo leggero tocco di volatile per spingerlo verso l’alto.

Quindi un naso particolare, bello, che però deve piacere. E questo è la bellezza: Alessandro è riuscito a trovare una sua personalità che oggi sembra una cosa che si dice nei corsi, si dice ai master, ma è quello che vende: la personalità, la personalità, l’originalità. È ancora più difficile avere la propria originale personalità in un territorio che sembra aver detto tutto e che se sei troppo originale, in realtà non ti premia ma ti castiga.
Quindi, ecco, a Montalcino non pensate sia facile far vino, perché ti guardano tutti intorno col cannocchiale: ogni passo che fai, occhio a quello che fai!
Ma andiamo ad assaggiarlo. E così… in bocca è un vino con una dinamica per certi versi simile a quello classico versante nord come quello di Francesco Buffi Baricci, per altri è un pochino più magro, più asciutto, più fine, un po’ più esile. Se la gioca proprio in un’eleganza diversa. Un vino che forse anche a livello di longevità, forse, può pensare a una longevità un po’ inferiore. Però sicuramente un vino che… una di una larghezza, di una bevevolezza, di una capacità di stare a tavola veramente grande.
Un vino che ha un’impalcatura rocciosa, robusta, ma che poi nel bicchiere ha una dinamica di beva piacevolissima, freschissima, quasi da vino da tutti i giorni – a poterselo permettere, lo so: tutti noi apriremmo una bottiglia al giorno!
Però la bellezza dei grandi vini – e chi di voi ha bevuto grandi, grandissimi vini lo sa – non sono concentrazione, non sono importanza, non sono opulenza: sono piacevolezza di beva. Sono i vini che la bottiglia finisce in un attimo se sei in due, sono quei vini che proprio se ne vanno nel bicchiere.
E questo secondo me ha proprio questa grinta, però questa piacevolezza, questa dinamica, questa agilità. E questo finale veramente trascinante.

Podere Torcicoda Mario IGT Toscana Sangiovese 2024

Questo vino esprime il carattere giovanile del Sangiovese della Rufina e di Podere Torcicoda e rappresenta la versione giovane dell’Argomenna da vecchie vigne. Qui il Sangiovese si esprime con una bellissima nota di viola, tocco di lavanda, arancio sanguinello, ciliegia, fragola di bosco e petali freschi. Il sorso è la cosa più particolare perché sembrerebbe questo vino bianco, tanto è leggero, fresco e capace di abbinarsi benissimo agli antipasti, ma sa dire la sua anche sulla bella carne alla griglia, perché ha tanta acidità ma il tannino è veramente delicato e gentile.

Martedì 2 Settembre Cinemadivino in Romagna da Noelia Ricci con la nostra trattoria!

Inizia Settembre e se avete voglia di godere un poco del fresco dell’Appennino vi proponiamo una serata diversa dal solito con il cinema in cantina! il prossimo martedì 2 settembre saremo infatti per la rassegna Cinemadivino a cucinare presso la bellissima Tenuta Noelia Ricci in quel di Predappio (FC) prima della proiezione del film Challengers di Luca Guadagnino, tra i film visivamente più emozionanti degli ultimi anni con una tensione erotica palpabile e potente tra i rimbalzi del tennis. Cucineremo alcune delle nostre specialità più note e avrete anche una piccola grande anteprima della Schiacciata con l’uva, il dolce di stagione più buono che ci sia! In abbinamento i grandi vini di Noelia Ricci, la solida certezza del Predappio Godenza, la freschezza del sangiovese e l’astro nascente bianco da trebbiano “Bro“.

Ecco tutti i dettagli della nostra serata:

Cinemadivino torna in collina presso Noelia Ricci (Via Pandolfa, 35, 47016 Fiumana FC), in una villa ricca di storia all’interno di una tenuta che si estende per 140 ettari a Predappio, ai piedi dell’appenino Tosco-Romagnolo.



🎥il Film in Proiezione sarà Challengers (2024) di Luca Guadagnino. La trama segue la rivalità e la complessità dei rapporti tra due amici giocatori di tennis e la donna che li lega entrambi, esplorando il desiderio, la competizione e le relazioni affettive nel mondo dello sport professionistico.

🍷In degustazione saranno presentati tutti i vini della Tenuta Noelia Ricci

Godenza Sangiovese Predappio DOC 2022

Sangiovese Predappio DOC 2023

Bro Trebbiano Romagna DOC 2024

Il cibo sarà a cura della Trattoria da Burde

Pappa al Pomodoro (vincitrice Foodish) 8€
Cacciucco di Ceci 9€
Peposo alla fornacina e fagioli 12€
Lampredotto inzimino 10€
Schiacciata con l’uva (con crema all’anice) 6€


Programma:
ore 19:30 accoglienza e avvio degustazione
ore 21:30 proiezione film

🎟️Biglietti d’ingresso:

INTERO (con degustazione di tre calici di vino) 16€
SOLO FILM 8€

Riduzioni per chi viene con mezzi sostenibili, under 18, tesserati e soci di numerose associazioni convenzionate.
Info e prenotazioni: preferibilmente via WhatsApp +39 366 5925251 o anche presso la nostra mail info@daburde.it

Solo1 Davinum Toscana Igt 2021

Sangiovese e l’argilla, un rapporto complicato? Durante una serata dedicata ai vini di Davinum a Castelfiorentino, Mirko Niccolai ci ha raccontato l’eleganza possibile del sangiovese su questi suoli assaggiando il Solo1. Frutta rossa, menta, speziature balsamiche e pepate, basilico, tocchi di ebanisteria che grazie ad un bel legno ci innestano su un frutto potente e scuro.  

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d’Assolo 2018 IGT Toscana Tenuta l’Apparita

L’annata fresca, forse l’ultima di sempre, porta il sangiovese di Paolo Tronci verso eleganza e finezza notevoli. Il 100% di sangiovese di San Casciano in “assolo” mostra doti di frutto splendido e raffinato che dopo qualche anno in bottiglia mostra una bella evoluzione di spezia , pepe agrumato, sottobosco e balsamicità affiorante.

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Opal Igt Toscana 2024 Davinum sangiovese rosa

Opal è un Sangiovese in rosa di Davinum dotato di gentilezza e armonia dolce eppur sottilmente salato , un piccolo grande prodigio di tempismo che Mirko racconta nei dettagli in questo video. Siamo a Castelfiorentino terra di argille potenti per cui non basta certo anticipare la vendemmia per avere un grande vino rosa! Profumi di melograno, pesca, fragolina di bosco si mescolano ad arancio, viola e ciliegie classiche del sangiovese più altre note quasi piraziniche e tioliche di pesca e pomodoro. (altro…)

L’Or Già 2020 Igt Toscana Tenuta l’Apparita

Siamo a San Cascino, zona d’elezione per il sangiovese e Paolo Tronci fa nascere qui il suo progetto d’Assolo per un grande vino 100% sangiovese con affinamento in legno. Ma nella creazione del grand vin Paolo si accorge che il vino usato per ricolmare le botti, tenuto in acciaio, ha delle potenzialità notevoli come vino a se’ stante ed ecco che nasce L’or Già che nel nome vuole opporsi all’idea dell’assolo del sangiovese rappresentandone l’opposto…

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d’Assolo 2019 IGT Toscana Tenuta l’Apparita

L’annata grandiosa 2019 in Toscana ma non solo ha regalato vini straordinari e pulsanti di una vitalità impressionante. Questo 2019 di Paolo Tronci in quel di San Casciano ha frutto rosso e nero di notevole definizione, una solarità floreale e fruttata di marasca, melograno, ribes nero, viola, rosa e una componente agrumata felicissima.

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d’Assolo 2020 IGT Toscana Tenuta l’Apparita

La 2020 è l’annata in cui tutti siamo stati chiusi in casa o all’aperto in campagna a contemplare la natura che si prendeva una pausa dall’uomo e nel vino si è sentito tanto. Una sorta di pacifica setosità e tranquilla sostanza fruttata nitida e pulsante caratterizza i sangiovese del 2020 e a Tenuta l’Apparita Paolo Tronci. ha saputo trasmetterla al vino.

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