Bevute

Assaggi di vino distillati con punteggio, spesso con video degustazione

Canaiolo 2023 Pieve di Campoli Igt Toscana

Dalla Pieve di Campoli della Diocesi di Firenze ecco un vino che non ti aspetti… Subito al naso ha una nota completamente diversa da altri vini del Chianti Classico. Arrivando soprattutto dal Sangiovese a questo, il frutto veramente è questa prugna, quasi questa ciliegia, queste amarene, le visciole.
Il canaiolo ha delle note che ricordano effettivamente anche il mandorlato – mandorle col caramello che si trova alle fiere. Sa un po’… c’è qualche odore di luna park, il misto quando vai ad arrivare al luna park e sentire nocciole, torrone, soffiato, la mela candita. Ecco, quel profumo lì che, però diciamo, sarà che te lo ricordi quando eri bambino, ma ti mette subito in sintonia, ti portano a spasso…
Appunto, poi le note sono semplicemente un po’ di nocciola, le note di mandorle.
È un vino – vedete – questo spiazza abbastanza. Se il Pugnitello forse è più simile al Sangiovese, perché ti aspetti… questo canaiolo è veramente un altro mondo. Soprattutto questa è una vecchia vigna, quindi in realtà c’è – anche lo sentirete in bocca – questo spessore un po’ salino, un po’ ferroso.
Andate ad assaggiare: è un vinone. Qui l’alcol è importante, siamo sui 15°, e qui l’alcol… in realtà il calore no, però l’alcol, la rotondità si sente tanto. Quindi un vino rotondo che ha bisogno del piatto, e un po’ di speziatura, anche un po’ di piccantezza che lo assorbe secondo me molto bene.
E poi ecco, anche qui la persistenza, la capacità di abbinarsi – quindi il piatto deve essere un po’ impegnativo.
Però questo sta benissimo anche a chiacchiera… Cioè, invece di un Amarone, un bicchiere di Canaiolo vi risolvete un pomeriggio

Chianti Classico Gran Selezione “Cortine” 2020 Pieve di Campoli UGA San Donato


La Gran Selezione esce dopo tre anni dalla vendemmia – almeno tre anni deve avere – e deve avere una certa struttura, estratto secco, alcol. Vabbè, oggi non è un problema avere l’alcol.
Quello che è importante è, come vedete, che si può scrivere, oltre a “Gran Selezione”, da dove proviene. Quindi è molto importante se si lavora sulle UGA del territorio. Abbiamo visto San Casciano con la Gran Selezione che uscirà, e questa invece è San Donato in Poggio

L’annata 2020: un’annata particolare

Qui siamo solo sul 2020. Il 2020 è un’annata molto particolare – è l’anno del COVID, se ricordate – quindi tutti in casa, tutti buoni, tranquilli, la natura è stata lasciata in pace. È stato un anno particolare in vigna. Fortunato chi poteva stare in vigna – Andrea a divertirsi in vigna insieme. Insomma, era buono.
Però ecco, quell’anno lì ha lasciato abbastanza il segno nelle viti e nei vini. Le annate 2020 hanno una vibrazione particolare, hanno una… non so, una naturalezza, una pulizia, ma soprattutto hanno questa vitalità particolare.
Oggi si va a ricercare: annate come la ’19, la ‘21 sono andate belle, ricche, importanti – sicuramente avviene l’invecchiamento. La 2020 ha questa leggerezza, questa particolarità.
Se ricordate dal punto di vista climatico, è stata un’annata non troppo calda, l’estate ha piovuto quando doveva piovere. Quindi, come dire, se siamo tutti buoni e fermi, qualcuno provvede a fare le cose. Se invece ci impegniamo in tutti i modi, non è detto che la vendemmia vada bene come vogliamo.

I profumi

Quindi i profumi: ecco, la bellezza di questa annata è che mette insieme profumi da vino giovane – come il Chianti Classico che abbiamo assaggiato, per esempio la fragola, la rosa, la viola e il ribes rosso. C’è un’altra rosa bella che c’è spesso in certi Chianti Classico: la rosa tea, rose rosse. E poi anche delle note però più scure, note più che vanno su mirtillo, su cassis. Sicuramente un pochino di macchia mediterranea, che spesso c’è a San Donato. Belle le note di elicriso, queste note di ginestra, di alloro, un po’ di lavanda.
In bocca c’è l’estratto secco della Gran Selezione, c’è un po’ di potere asciugante, e questo ci servirà molto quando andremo ad abbinarlo con la guancia brasata. Quindi un vino di struttura, ma anche da invecchiamento. Questo è un vino che ha la struttura di un vino importante, questo è un vino che puoi lasciar lì, è bello, fa cinque, dieci, ma anche quindici anni. Questa 2020 poi è veramente equilibrata, equilibrata, sottile. È un’annata che anche alla lunga resterà, resterà così e si affinerà molto bene.

Ventitrè Tenuta Le Virtù IGT Toscana 2023


La prima vendemmia di questo blend bordolese in prevalenza Cabernet Franc e Merlot è piuttosto stupefacente, perché la zona, pur essendo sui 300 metri, è abbastanza assolata e calda. Ma il clima del Mugello risponde anche a delle serate piuttosto fresche e questo permette di non cuocere il frutt

Nonostante la giovane età delle vigne, qui c’è un bel peperone abbrustolito, humus, sottobosco, pepe nero, caramello, ribes nero, mora di rovo, muschio di quercia e un bel comparto speziato che lo rende interessante da bere a tavola, anche perché la bocca ha un discreto corredo tannico senza esasperazioni. Un vino sicuramente destinato a crescere, ma già adesso mostra un’eleganza più nordica che tosco-borghese, e questo è già una bella cifra di come il Mugello riesca a porre sul Cabernet Franc, sul taglio bordolese, una sua nota caratteristica.

Podere Torcicoda Mario IGT Toscana Sangiovese 2024

Questo vino esprime il carattere giovanile del Sangiovese della Rufina e di Podere Torcicoda e rappresenta la versione giovane dell’Argomenna da vecchie vigne. Qui il Sangiovese si esprime con una bellissima nota di viola, tocco di lavanda, arancio sanguinello, ciliegia, fragola di bosco e petali freschi. Il sorso è la cosa più particolare perché sembrerebbe questo vino bianco, tanto è leggero, fresco e capace di abbinarsi benissimo agli antipasti, ma sa dire la sua anche sulla bella carne alla griglia, perché ha tanta acidità ma il tannino è veramente delicato e gentile.

Valpolicella Classico Monte Lencisa Peaks And Valleys 2024

Ecco il vino che incarna il lato nuovo della Valpolicella, sospeso fra un rosato e un rosso, prendendo il meglio dei due mondi. Al naso questo cru Monte Lencisa (da suolo di scaglia rosa) di Marilisa Allegrini della linea Peaks And Valleys ha note di melograno, ribes rosso, fragolina di bosco, un bel floreale di rosa tea, petali di peonia, tanto arancio e una delicata nota di pompelmo rosa. In bocca ha una completezza e una delicatezza fantastica. Tannino appena accennato, bella acidità e soprattutto una caratteristica di polpa e di soavità impressionante. Un vino davvero moderno, capace di stare bene sulla pasta al sugo, ma anche su pesce e preparazioni a base di verdura.

Nel video Carlotta MAstella Allegrini ci racconta come si è arrivati a questa nuova idea della Valpolicella:

“Noi abbiamo fondato a fine 2023 il Gruppo Marilisa Allegrini, che comprende il nome di mia mamma e che riunisce tre aziende – i cui vini assaggeremo stasera: Poggio al Tesoro, che si trova a Bolgheri (non so se conoscete i vini), San Polo a Montalcino e Villa della Torre in Valpolicella, quindi Verona.
I vini che avete assaggiato ora sono i vini della Valpolicella, quindi vini di Villa della Torre e della linea Peaks And Valleys. Da circa due anni lavoriamo con Andrea Leonardi, che è uno dei tre Master of Wine italiani, e che sta seguendo la nostra produzione. Sta facendo proprio questi progetti iper-territoriali e iper-identitari del territorio.
Villa della Torre
Villa della Torre è una villa che vi invito a visitare quando avrete l’opportunità di venire in terra veronese. Si trova nella zona storica della Valpolicella. Su Verona abbiamo presentato questo progetto ad aprile di quest’anno, poco prima di Vinitaly, che comprende due linee.
Villa della Torre è questa villa di fine ‘400, quindi del Rinascimento italiano. Il vigneto che circonda la villa è presente nella zona storica di produzione della Valpolicella e ha questo terreno di argille e calcare che sono perfetti per la produzione di vini che – diciamo che negli anni la Valpolicella è sempre stata associata a vini molto con alto residuo zuccherino, molto ricchi, molto corposi – in realtà l’identità territoriale della Valpolicella… Ci sono delle aziende che stanno lavorando in quella direzione, facendo vini che puntano all’eleganza, alla verticalità. Quindi, ecco, tornare un pochino alle origini di quello che è l’origine di questi prodotti.
Accanto a questa linea, quindi, abbiamo proprio il progetto del Clos, del vigneto dentro la cinta muraria che circonda Villa della Torre, e produciamo un Valpolicella Classico Superiore e un Amarone.
Stasera assaggeremo l’Amarone, ed è un Amarone che è un po’ atipico rispetto al concetto che magari uno si immagina dell’Amarone – questi Amaroni molto pieni, con alto residuo zuccherino. È un Amarone che poi lo assaggerete, mi direte cosa ne pensate, ma punta proprio all’eleganza.
Peaks And Valleys
L’altra linea – dei due vini che avete assaggiato ora – è la linea Peaks And Valleys, e partiamo anche lì dal concetto che Verona è una città circondata da denominazioni incredibili, ma che sono ad oggi molto sottostimate a livello nazionale e internazionale: ci sono il Soave, la Lugana, il Valpolicella.
La linea Peaks And Valleys – che è proprio il logo, se vedete poi le bottiglie, non so se avete avuto modo di vederle – ha un logo che rappresenta i picchi e le vallate di quella che è Verona, quindi della provincia veronese. Sono stati selezionati dei micro-appezzamenti, quindi proprio dei territori specifici con dei suoli specifici e delle determinate caratteristiche.
Avrete assaggiato il Soave Castelcerino, che è un Soave fatto su suolo calcareo. E quindi sentite questa mineralità, questa verticalità, queste note floreali che sono proprio tipiche del suolo calcareo. Accanto a questo – stasera non ce l’abbiamo in degustazione, ma lo produciamo – c’è un Soave che invece è vulcanico. E sono due… Non so se conoscete la zona di Soave, ma è una zona meravigliosa, è una zona di viticoltura di tipo eroica: è difficilissimo arrivare nei vigneti, ma i panorami sono mozzafiato.
Diciamo, appunto, un Soave calcareo – che è quello della linea Peaks And Valleys – e l’altro invece è un Soave vulcanico. Quindi sono due vigneti proprio uno accanto all’altro, ma con caratteristiche completamente diverse.
In ogni bottiglia abbiamo le coordinate geografiche, l’altitudine, il suolo e il sistema di allevamento, proprio per andare a identificare quelle che sono le caratteristiche del suolo. E da lì vengono prodotti anche vigneti molto vicini, ma vini che poi sono completamente diversi.
E accanto a questo, il vino rosso che stiamo assaggiando è un Valpolicella Classico di un vigneto che si chiama Monte Lincisa. Il vigneto Monte Lincisa è un vigneto bellissimo che è proprio fuori dalla cinta muraria di Villa della Torre. Ma non essendo all’interno delle mura della villa, l’abbiamo inserito nella linea Peaks And Valleys e non nella linea Villa della Torre.
È un vigneto molto alto, a circa 500 metri sul livello del mare, su argilla rosa. L’argilla rosa dà a questo vino – che comunque è un vino rosso con bassa gradazione alcolica, perché non arriva neanche a 12° – un carattere molto specifico. Sentite queste note speziate e appunto questo frutto rosso. Però, ecco, è un vino rosso leggero, verticale, però che ha delle note molto specifiche.”

Chianti Classico Cortine 2022 – Pieve di Campoli San Donato in Poggio

Al bicchiere abbiamo un Chianti Classico annata 2022, e anche se non si potrebbe non si può non menzionare la UGA di riferimento ovvero San Donato in Poggio. San Donato è una zona dove ci sono grandi aziende, come Isole e Olena e Castello di Monsanto. È probabilmente una delle zone dove, se vai a vedere i punteggi del Chianti Classico più alti, molti cascano lì. Però non è una zona così famosa rispetto a Radda, rispetto a Gaiole, rispetto a Greve, che si prendono un po’ tutte le pagine dei giornali. Però poi, se vai a vedere i bicchieri e le preferenze delle persone, San Donato ha un posto particolare.
È una zona dove si raggiunge anche qui una notevole intensità, una bella struttura. Sono vini spesso dove viene usato molto legno. È una zona che viene rinfrescata dal vento – e in questo caso comincia ad arrivare, diciamo… il mare è lontano, però la Val d’Elsa riesce a incanalare questo vento, e anche qua d’estate non è così torrido. È una zona dove comunque il suolo presenta note di argilla e un grande scheletro.
Rispetto a San Casciano, dove ci sono posti con un po’ di sabbia, in San Donato c’è un pochino più di struttura, che ci assomiglia un po’ al Chianti Classico centrale. La sensazione è molto più sulla frutta scura: qui troviamo mora, prugna e magari fiori di sambuco – quasi una nota così di carrube. Sono note molto scure: sottobosco, ribes nero.
Hanno un carattere tale che non sembrano della stessa annata, e sono semplicemente due zone diverse – per fortuna. Sono fatti, Andrea, praticamente nella stessa maniera in cantina. Al di là delle uve, chiaramente le uve sono diverse, quindi la fermentazione può essere leggermente diversa, la macerazione più o meno lunga. Ma effettivamente qui è bello che si vede proprio la singolarità delle due UGA, che non sono sottozone – il Consorzio non vuole che si parli di sottozone. UGA è carino: Unità Geografica Aggiuntiva… bruttissimo acronimo. Quindi non so come si risolve, ma comunque… Chianti Classico di San Donato!

Quindi queste note scure, magari anche l’oliva, qualche nota un po’ più di macchia mediterranea. Andiamo ad assaggiarlo: chiude in bocca, effettivamente c’è un pochino più di corpo, affonda un pochino più nel dente. Effettivamente qui la struttura c’è.
Rispetto a San Casciano, che aveva una sensazione di calore e poi però era fresco, questo ha una lunghezza un pochino più di spinta. Quando poi lo dobbiamo abbinare – questo è un video, possiamo proiettare – questo va anche sulla carne un pochino più strutturata. L’altro invece è un po’ un passepartout che ci va bene in diverse situazioni.
Però, come vedete, oggi nel Chianti Classico si può veramente parlare di territorio, di tanti luoghi – non è solo una parola buttata lì per venderlo meglio.

Chianti Classico Riserva L’erta di Radda 2020

Diego Finocchi si è affacciato relativamente da poco sul palcoscenico del Chianti Classico ma i vini dell’Erta di Radda sono ormai tra i protagonisti del territorio. Diego ha saputo ben sfruttare i cambiamenti del clima e delle stagioni e ha mostrato personalità e costanza nel realizzare anno dopo anno vini di una grande godibili. LA sua riserva nasce da una singola vigna su suolo molto ferroso ed è in effetti impossibile degustare questo vino senza unire al bellissimo agrumato rosso e succulenta di frutta scura una nota ematica rugginosa che prosegue al gusto. Il sorso è di bellissima materia e tannino di giusta potenza e definizione e la sua eleganza lo rende ottimo anche su un primo piatto, magari una pasta al sugo scappato di Paolo Gori in trattoria , ma ovviamente il suo massimo lo da su carni rosse alla griglia e stracotti.

Chianti Classico Barlettaio 2021

Francesco Bertozzi e la sua anima contadina schietta e profonda hanno fatto de Il Barlettaio una perfetta rappresentazione di quanto di possa godere con i vini di Radda in Chianti. Macigno toscano, alberese e galestro, cioè arenarie, argille e calcari danno a un Chianti Classico come questo 2021 una tensione speciale e unica fatta di note floreali intense tra rose, viola e glicine e un frutto teso di amarene e more di rovo che in bocca si fa avvolgente. Finale pronto spigliato e con una dolcezza che quasi ti sorprende vista la tensione e l’acidità mostrate al primo sorso. Ottimo dagl antipasti alle carni ma anche se si ha sete di qualcosa di scattante e preciso.

Teos Poggio al Tesoro 2016 Igt Toscana Petit manseng

Una bellissima interpretazione del Petit Manseng, un’uva molto famosa per la sua acidità e anche utilizzata per le bollicine. In questo caso il sole e la grande intensità di Bolgheri a Poggio Al Tesoro vengono fusi con l’acidità del Petit Manseng, riuscendo a dare un Passito dal carattere molto vivace e piccante. Al naso ha note mediterranee di carruba, albicocca, dattero e fico, ma anche note più sensuali e tropicali di mango, papaya e maracuja. E poi tanta confettura di frutta gialla, pesca matura, albicocca sciroppata e – curiosamente – anche un richiamo alla passata di pomodoro in conserva, che aggiunge una nota sapida e solare. Un vino che sa farsi grande e piacevole, servito a bassa temperatura. E incredibilmente non va pensato solo su dolci, ma anche su piatti salati: pesce, gamberi e scampi alla catalana, spaghetti ai tre pomodori, per richiamare questo suo lato carnoso e mediterraneo. Per la nostra serata Amarone-Brunello è stata abbinato ad una Torte di Puina (ricotta) veneta e cioccolato.

Soave Castelcerino Peaks And Valleys Marilisa Allegrini 2024


Questo Soave di Marilisa Allegrini cresce su terreno calcareo. Nonostante questo, il lato gessoso, sapido e cosiddetto minerale è fortissimo, veramente intrigante quasi alla pari con quello che i Soave sviluppano su suoli vulcanici in altre zone della denominazione. Al naso si sentono bene la susina bianca, glicine, anice, un tocco di biancospino, fiori di camomilla, mandorla fresca e una delicata nota di erbe aromatiche. In bocca è soprattutto la sapidità a dominare: salina, umami, riempie tantissimo il palato e funziona da grande su crostini con i fegatini, ma anche su preparazioni un pochino più stabili e saporite. Grande immediatezza e finale agrumato – lime e pompelmo – intrigante e divertente