Le streghe sono quelle di Stefano che, con questo Valtellina Superiore proveniente da vigneti in più zone, mostra la grande capacità evolutiva e di terziarizzazione del Nebbiolo della Valtellina. Questo 2011 oggi ha un colore trasparente ma con una certa tonalità aranciata, mattone e granata.
Al naso emergono note che vanno dal cuoio al tartufo bianchetto, dal sottobosco umido alla foglia di tabacco, dalla china alla liquirizia dolce, tutte ravvivate da una centralità di frutto tra mirtillo, ribes nero e prugna secca decisamente invitanti. Non mancano sentori di rosa appassita, pot-pourri, rabarbaro candito e una delicata nota di pepe rosa e ginepro che richiamano la balsamicità montana.
In bocca ancora grande vitalità ed energia: note di bergamotto, scorza d’arancia amara, noce di cola e radice di genziana che ricordano veramente la dolcezza balsamica e piccante della montagna. Il suo andarsene sinuoso nel palato, con tannini ormai setosi e perfettamente integrati, lo rende un vino decisamente eclettico per tantissimi abbinamenti, dal bollito misto ai formaggi stagionati come il Bitto.
Biodinamica e vini naturali
Triacca e Sassella – Il Ciaz Sassella Valtellina Superiore DOCG 2021 (Donato Ruttico)
Il Ciaz è “il sasso”, ovvero la componente rocciosa che qui è fortissima. Infatti siamo molto in alto, quasi a 700 metri, ma soprattutto su pochissimo strato di terreno, e quindi da questo vino emergono note minerali veramente intense.
Note che ricordano l’affumicato, il ferroso, il rugginoso, la grafite, la pietra focaia e la polvere da sparo si mescolano a sentori di sottobosco, terriccio umido, funghi porcini e tartufo nero veramente importanti. Il tutto è accompagnato da rivoli di frutta scura: mirtillo, ribes nero, mora di rovo, prugna secca, poi note balsamiche di sandalo, mirra, incenso, resina e ginepro.
Si aggiungono un cenno leggero appena accennato di cuoio, china, liquirizia, una nota etilica (alcol di rose), pepe nero, peperoncino e noce moscata che esprimono forza, energia di montagna e una grandissima eleganza. Non manca la componente floreale di rosa appassita e viola mammola che conferisce ulteriore complessità.
In bocca è intenso, ricco, speziato, con un volume pazzesco e un tannino bello vispo ma integrato in maniera precisa nella sua struttura: non dà mai disturbo, non è mai troppo asciugante e anzi rende il sorso ritmato e appassionante. La mineralità salina e la freschezza acida donano grande bevibilità nonostante la concentrazione.
Un grande vino da stracotti, stufati e cacciagione, ma che in realtà fa la sua grande figura in tantissimi abbinamenti e tantissimi piatti, cominciando ovviamente da quelli locali a base di formaggio come il Bitto stagionato e la Casera, dove la grassezza riesce a creare un bel confronto con questo tannino, con questo frutto e con queste energie dirompenti del Nebbiolo di alta montagna.Claude è un’AI e può commettere errori. Verifica le risposte.
Jean-François Malsert Les Sabot De Coppi 2022 Cave de l’Iserand Saint Joseph
Les Sabots de Coppi 2022 è una syrah delicata ma decisa, che si muove con grazia sulle punte, come una ballerina che non ha bisogno di esibire muscoli per farsi notare. Siamo nella denominazione di Saint-Joseph, ma in una delle sue interpretazioni più sottili e floreali, lontana dai cliché carnosi e pepati che spesso associamo al vitigno. L’annata 2022, meno opulenta e più contenuta rispetto alla 2021, ha offerto l’occasione perfetta per lavorare sull’eleganza e sulla finezza, ed è esattamente quello che Jean-François Malsert ha fatto. Il vino nasce da grappolo intero, ma senza esagerare con l’estrazione: si presenta quindi fresco, vivace, trasparente nell’intenzione, ma non povero di sostanza. Il bouquet si muove su note nordiche, fredde, raffinate, Violetta in primo piano, floreale classico del Syrah in versione “alpina” – qui è pura, netta, quasi trasparente, Frutta rossa fine: lampone, ribes, ciliegia croccante, Oliva nera, tapenade e un’eco di inchiostro, che restituiscono una certa profondità, erbe aromatiche: rosmarino, salvia e una sfumatura di macchia mediterranea molto sottile. Un tocco agrumato e balsamico nel finale, quasi un bergamotto, che rinfresca il profilo.
Questo vino è una sinfonia in minore, dove ogni nota suonata è lì per creare delicatezza, non potenza. E in questo, il suo essere “femminile” – senza etichette di genere forzate – lo rende un esempio perfetto della Syrah più sottile e sussurrata. La vera magia avviene al sorso. Qui, Les Sabots de Coppi danza.
Non colpisce: accarezza. Non spinge: invita. Ha una leggerezza fragrante, quasi aerea, con una freschezza che lo avrebbe reso perfetto anche per aprire una degustazione — se non fosse stato per la quantità limitata di bottiglie, sarebbe stato il vino ideale da servire già sulla ribollita. La trama è fine, il tannino appena accennato, ma preciso. Il finale è aromatico e floreale, con ricordi di rosa, bergamotto, scorza d’arancia, e quella sensazione profumata e gentile che lo rende un Syrah davvero inusuale, quasi educato, ma tutt’altro che banale. Questo vino racconta bene la versatilità del Syrah. Mostra come, in base al terroir e alla mano del vignaiolo, si possano ottenere espressioni diversissime, senza tradire l’identità del vitigno. Qui non c’è concentrazione, non c’è legno a coprire: c’è trasparenza, equilibrio e un’armonia floreale che sorprende. Può piacere oppure no, certo — ma indifferenti non lascia nessuno
Sequerciani Pugnitello 2022 Maremma Toscana DOC
Al naso spiccano le note di prugna e ciliegia matura che si intreccia con sentori più terrosi di tabacco e sottobosco. Leggera nota di viola che accompagna un ritorno balsamico di sandalo dolce cremoso e caldo allo stesso momento. Un sorso di buona compattezza con un tannino imponente che ha bisogno di tempo per esprimere tutte le sue potenzialità. Il finale, persistente e raffinato ci regala una nota di cioccolato fondente e ritorni fumè.
Sequerciani è un’azienda giovane, nata nel 2009. Simona Viganò la racconta in prima persona:
“Siamo localizzati in Maremma, vicino al borgo di Tatti, un mini borgo medievale che conta 200 anime. Si trova in un crocevia tra Massa Marittima, Gavorrano e Roccastrada – tutti attaccati, in zona con linee metallifere.
L’azienda è il progetto di un artista e regista svizzero che si chiama Rudi Gerber. Negli anni ’90 si è innamorato delle nostre colline e ha deciso di acquistare un podere. Lui all’inizio diceva: “Ho acquistato una casa con un po’ di terra”. Poi nel 2009 ha ufficialmente iniziato un investimento importante.
Oggi contiamo 14 ettari vitati su un totale di 170 ettari, dove più della metà è bosco. E questo è molto importante perché l’azienda si basa sulla sostenibilità.
I vitigni: valorizzare gli autoctoni
Dal principio abbiamo sempre seguito delle linee guida di Rudi molto specifiche: la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Nel 2009 – quando lì non c’era alcun tipo di vitigno, c’erano solo olivi – abbiamo piantato il Vermentino, abbiamo piantato la Foglia Tonda e abbiamo piantato, per l’appunto, il Pugnitello che andremo ad assaggiare questa sera.
Negli anni, ettaro per ettaro, siamo cresciuti. Abbiamo aggiunto Ciliegiolo, Sangiovese, Alicante (Aleatico), e ultimamente Ansonica. In più abbiamo meno di un ettaro dedicato a un esperimento di recupero di vitigni antichi, in collaborazione con la Regione Toscana.
L’approccio sostenibile non è solo in cantina, ma è anche – ed è principalmente – in vigna. Noi siamo biodinamici dall’inizio. La biodinamica e l’agricoltura rigenerativa sono il nostro pilastro, proprio perché il nutrimento del suolo è quello che fa sì che la pianta, il frutto stiano bene e che il vino poi sia un vino di qualità.
In cantina da sempre seguiamo una disciplina naturale: fermentazioni spontanee, non pratichiamo alcun tipo di manipolazione durante il processo di fermentazione e affinamento, non filtriamo e, quando possibile, non aggiungiamo neanche solfiti.
Perché? Perché per noi è importante poter raccontare il vitigno, ma anche il nostro territorio.”
Terre alte di Pietramala Pinot Nero Malapietra 2023
Simone Menichetti trova con questa annata la quadratura del cerchio del suo pinot nero appennico (siamo quasi a 1000 metri…) ngrazie a una doppia vendemmia: una anticipata per preservare l’acidità e una più tardiva per avere un pochino più di corpo e struttura, e un preciso affinamento in legno che lo esalta alla maniera borgognona senza appesantirlo alla maniera, diciamo, toscana finora utilizzata.
Naso di frutta di bosco, mirtillo, ribes rosso, more di rovo, gelso nero, lampone di montagna, muschio e anche tanta speziatura un po’ orientaleggiante: bergamotto, china, pepe rosa, liquirizia. Tutto giocato in chiave fresca, aromatica e briosa. Ciò che veramente lo rende indimenticabile è il sorso, dove si alternano una bellissima freschezza di montagna appenninica e un corpo, una struttura dove il dente affonda volentieri, ma l’eleganza è sempre l’aspetto principale. Ottimo sulla faraona di Paolo Gori con le patate di Firenzuola. Grande anche sui pizzoccheri del Mugello fatti da Paolo utilizzando i formaggi di Bacciotti.
Brunello di Montalcino Podere Le Ripi Amore e Magia 2019
Un Brunello di Montalcino da Castelnuovo dell’Abate che rende conto della grande potenza e intensità dell’annata, un 2019 che vuol dire potenza, intensità, ricchezza ma anche tanto tempo per essere veramente pronto. Imbottigliato, questo 2019 ha un naso stratificato molto scuro con note dark, con note di sottobosco, more di rovo e sottobosco fungino, humus, liquirizia, tabacco scuro e miele di corbezzolo. Ha un lato selvatico e ombroso che in bocca si traduce in piccantezza, altezza e profondità insieme a una bellissima nota di bergamotto e arancia sanguinella. Grande profondità e soprattutto già si deve intuire: ha ancora tantissimi anni di evoluzione in bottiglia
Terre alte di Pietramala Rosa Via Le Pangarine 2023
Pinot Grigio ramato delle terre alte di Pietramala 2023. Un bellissimo colore ambrato-grigio-ramato – chiamatelo come volete – ma effettivamente è il classico del Pinot Grigio ramato. Naso sfaccettato e variegato con note di melograno, tabacco, frutta di bosco, foglie secche, erbe aromatiche di montagna, ginepro e una speziatura particolare che è tipica del Pinot Grigio, qui elevata a un’intensità notevole grazie alla grande freschezza. Sorso di intensità, spessore e anche un discreto corpo ne fanno un vino davvero da tutto pasto. Da noi ottimo anche sui pizzoccheri alle castagne del Mugello con il formaggio del caseificio Bacciotti e i marroni di Simone Menichetti.
Pietramala Bianco Via Le Pangarine 2023
Il grande bianco italiano probabilmente nascerà da Trebbiano e Pinot Bianco, così come sta accadendo ad altissimi livelli in Alto Adige, e come dimostra anche questa bellissima prova di Simone Menichetti nelle terre alte di Pietramala. Qui siamo a Firenzuola, quasi a 1000 metri, e il Pinot Bianco si esprime con grazia ed eleganza, ma soprattutto con una forza impressionante. Vinificato in damigiana
Naso di lime, agrumi sfaccettati e yuzu, erba di montagna, fiori di sambuco, camomilla selvatica, mela verde, una bellissima nota floreale di glicine, prunus, biancospino e resina di abete. Fresco, acido, ma anche minerale. Un sorso davvero shockante che ti colpisce e ti asfalta quasi il palato, tanto è acido e travolgente. Ottimo sul pane di cinghiale dell’Artusi che Paolo Gori realizza in base al ricettario storico, ma in generale un vino capace di attraversare tanti momenti e tanti piatti grazie alla sua freschezza e sapidità travolgente ma mai aggressiva.
Bakkanali Rosa 2023 IGT Toscana Amiata
Colore fresco e vivace, color e profumo di succo di lamponi e una freschezza invitante che lo dipingono subito come il vino che tutti oggi vorrebbero fare. Un vino davvero di montagna, vulcanico addirittura: siamo sull’Amiata e Bakkanali Rosso 2023 è veramente un vino irresistibile, fresco, fragrante, con un sorso per niente banale che si abbina benissimo alla cicoria alla griglia e ai fichi, abbinamento goloso per un vino straordinariamente piacevole e dotato di spessore non banale.
Pinot Nero 2019 Grazioli
La 2019 per adesso rappresenta per Mattia Grazioli il concetto più completo per il suo vitigno preferito e nei bicchieri rappresenta un bell’omaggio alla regione dove questo vitigno è diventato re indiscusso dei rossi mondiali. Naso con bellissima florealtà di rosa e anche gelsomino, un bellissimo agrumato, tabacco, tocchi di oliva e tapenade, ciliegia e mirtillo.